martedì 18 agosto 2015

Hasta siempre!





Il 14 agosto scorso a Cuba è tornata a sventolare la bandiera statunitense nella riaperta ambasciata a L'Avana.  Era stata ammainata il 4 gennaio 1961 dopo la rivoluzione castrista del 1959.

Un passo avanti verso la riconciliazione di due nazioni vicine, ma così lontane nella ideologia. Cuba addirittura, nel 1962, ospitando i missili nucleari sovietici, fece correre il rischio di una guerra nucleare.

Protagonisti della rivoluzione comunista cubana furono Fidel Castro ed Ernesto Guevara de la Serna, più semplicemente il “Che” (era un intercalare di Guevara).

Che Guevara, autentico eroe della vittoria finale, con la Battaglia di Santa Clara,  venne poi ucciso nel 1967 in Bolivia. Ma il suo ricordo non morì con lui, anzi divenne un mito.
E non solo per le sue “imprese”, ma anche per particolari circostanze che, come talvolta accade, diventano parte sostanziale di una storia.  

Mi riferisco anzitutto alla celebre foto scattata da Alberto Korda nel 1960, e finita a decorare bandiere, capi d’abbigliamento, poster e gadget di ogni tipo.

La foto fu poi rielaborata con impianto serigrafico da Andy Warhol l’anno successivo, una delle geniali serie fotografiche del maestro della pop art.

Infine la canzone “Hasta siempre, Comandante!” del cubano Carlos Puebla, del 1965, prima della partenza del Che da Cuba per la Bolivia, e che postiamo.
La canzone compie 50 anni, interpretata da un’infinità di artisti, cominciando dall’autore.

La storia ha chiuso un capitolo e ne ha aperto un altro. Hegel direbbe tesi, antitesi e sintesi; il nostro Vico parlerebbe di corsi e ricorsi storici. Ma in tutto questo ha avuto grande importanza l'opera della Chiesa, che, nonostante la persecuzione, non ha mai cessato di lavorare per il bene del popolo cubano.

Di fatto l’epoca dei “barbudos” sta volgendo alla fine.

E Che Guevara rimane soprattutto legato a un' immagine eccezionale e ad una canzone non meno bella.

Il giudizio sulle sue azioni "militari" lo lasciamo ai posteri.



Hasta siempre!

Aprendimos a quererte
desde la histórica altura
donde el sol de tu bravura
le puso cerco a la muerte.

Estribillo:

Aquí se queda la clara,
la entrañable transparencia,
de tu querida presencia
Comandante Che Guevara.

Tu mano gloriosa y fuerte
sobre la historia dispara
cuando todo Santa Clara
se despierta para verte.

Estribillo

Vienes quemando la brisa
con soles de primavera
para plantar la bandera
con la luz de tu sonrisa.

Estribillo

Tu amor revolucionario
te conduce a nueva empresa
donde esperan la firmeza
de tu brazo libertario.

Estribillo

Seguiremos adelante
como junto a ti seguimos
y con Fidel te decimos:
!Hasta siempre, Comandante!

Estribillo


Per sempre!

Abbiamo imparato ad amarti
sulla storica altura
dove il sole del tuo coraggio
ha posto un confine alla morte.

Coro:
Qui rimane la chiara,
penetrante trasparenza
della tua cara presenza,
Comandante Che Guevara.

La tua mano gloriosa e forte
spara sulla storia
quando tutta Santa Clara
si sveglia per vederti.

Coro

Vieni bruciando la nebbia
come un sole di primavera,
per piantare la bandiera
con la luce del tuo sorriso.

Coro

Il tuo amore rivoluzionario
ti spinge ora a una nuova impresa
dove aspettano la fermezza
del tuo braccio liberatore.

Coro

Continueremo ad andare avanti
come fossimo insieme a te
e con Fidel ti diciamo:
Per sempre, Comandante!

Coro


giovedì 13 agosto 2015

Un po' di fresco dalla steppa




Questo caldo tropicale ci affatica nel corpo e nella mente.

Anche il computer se n'è accorto: la tastiera giace desolatamente abbandonata per intere giornate (e nottate).

Voglio provare a refrigerarmi un po' con una ventata musicale che viene dalla steppa russa: "Polyushka Polye", O amabile pianura, o pianura... Il brano è noto anche come "Canto delle pianure" (Song of the plains).

Per la verità si tratta in origine di un canto militare, scritto per il reclutamento nell'Armata Rossa al tempo di Stalin (1934) ed è parte della IV Sinfonia di Lev Knipper, musicista di grande valore. Autore del testo è Viktor Gusev. (Nella clip postata - un arrangiamento di Irfan Kaya - il testo non viene cantato).

Ma ormai l'Unione Sovietica non esiste più e neppure l'Armata Rossa. Questo canto è diventato un classico della tradizione russa e ha perso il suo originario significato guerresco.

Lasciamoci perciò rinfrescare dal vento della steppa. 

Il vento tonificante del "Canto delle pianure".




giovedì 6 agosto 2015

Trasfigurazione. L'uomo al bivio





Il 6 Agosto è il giorno di Hiroshima. Quest'anno è il 70° anniversario.

Più della scoperta dell’America, più della Rivoluzione francese, più della caduta del muro di Berlino, più dell'11 Settembre, lo scoppio della prima bomba atomica ha cambiato la storia umana.

Ogni altro fatto ha cambiato qualcosa; la bomba atomica ha cambiato l’uomo. Gli ha fatto prendere coscienza che l’esistenza stessa del mondo è nelle sue mani, ed egli può perfino dichiararne la fine.

L’atomica lanciata dal bombardiere Enola Gay ha cancellato Hiroshima per anni dalla carta geografica. Il suo bagliore accecante, e l’orrenda colonna di fumo seguita subito dopo, sono il simbolo di una trasfigurazione di morte, opera dell’uomo.

Il 6 Agosto è però anche la festa della Trasfigurazione di Gesù. Il Figlio dell’Uomo si manifesta come vero Figlio di Dio in una luce splendente.

È questa la trasfigurazione che dobbiamo cercare. Fare della vita umana e del mondo una realtà divina, luminosa, per quanto è dato alle nostre forze, e alla nostra fede per chi crede.

“L’umanità è entrata in una nuova era in cui la potenza della tecnologia ci pone di fronte a un bivio”. “Mai l’umanità ha avuto tanto potere su sé stessa e niente garantisce che lo utilizzerà bene, soprattutto se si considera il modo in cui se ne sta servendo. Basta ricordare le bombe atomiche lanciate in pieno XX secolo”. “Tutto è connesso. Se l’essere umano si dichiara autonomo dalla realtà e si costituisce dominatore assoluto, la stessa base della sua esistenza si sgretola, perché invece di svolgere il suo ruolo di collaboratore di Dio nell’opera della creazione, l’uomo si sostituisce a Dio e così finisce col provocare la ribellione della natura” (Papa Francesco,Lettera Enciclica Laudato si’, nn. 102, 104, 115).

In memoriam della immane tragedia del 6 Agosto 1945, la mesta, ma non disperata, “Élégie” in Do minore per violoncello e pianoforte (1880) di Gabriel Fauré.

Al violoncello la grandissima (appena diciassettenne) Jacqueline du Pré, in una esecuzione del 1962. Al piano Gerald Moore, un vero artista nell'accompagnamento.


venerdì 31 luglio 2015

Finire luglio in bellezza




Per ristorarci dal caldo micidiale di questo luglio che volge al termine, e per dimenticare le miserie dei tempi presenti, ascoltiamo uno degli strumenti più adatti a riposare mente ed orecchie: il clavicembalo.

Il suo suono garbato, mai eccessivo, sempre spassionato per costituzione, fa singolare contrasto con i toni accesi, esasperati, talora nauseanti della società attuale nei suoi principali esponenti.

Ne abbiamo già ampiamente parlato negli ultimi post. Et de hoc, satis.

Ora è il momento di rilassarsi un po', al suono del clavicembalo, e con l'aiuto di due mostri sacri della musica barocca: Domenico Scarlatti e Giorgio Federico Händel.

Assisteremo alla sfida (storica) tra i due coetanei (ambedue nati nel 1685, come Bach), che si svolse a Roma nel 1709 nel Palazzo del Card. Pietro Ottoboni che possedeva una bella serie di clavicembali (sedici!) e un organo da camera.

L'idea della pubblica sfida venne al principe Francesco Maria Ruspoli, ammiratore di Händel che in quel periodo soggiornava presso di lui.

Come riportano i cronisti, al clavicembalo piacque di più Scarlatti, per il suo tocco elegante e leggero, mentre all'organo vinse nettamente Händel , come riconobbe "sportivamente" lo stesso Scarlatti.

Nel film che narra la vita del genio anglo-tedesco, e che riportiamo, Händel afferma di essere stato lui il vincitore assoluto.

In realtà non fu così; come sicuramente non fu suonata nel certame la "Passacaglia in Sol minore" dello stesso Händel, composta successivamente nel 1720 (è l'ultimo movimento della Suite VII in Sol minore, HWV 432).

Ma il celebre brano si presta bene per ragioni sceniche al confronto tra i due; infatti ogni variazione (la passacaglia è un tema con variazioni) è ripetuta obbligatoriamente in ritornello. Così  il raffronto è facile: ognuno dei due suona in successione lo stesso episodio.

Si può anche notare come nel film Scarlatti sembri più anziano del rivale. In realtà era un po' più giovane e non aveva ancora compiuto 24 anni. 

Buon fine luglio e inizio di agosto!


La clip è tratta dal film inglese "God rot Tunbridge Wells!", del 1985, nel 300° anniversario della nascita di Händel. Il titolo ("Dio faccia marcire Tunbridge Wells") si riferisce a una frase che talvolta il musicista diceva negli ultimi suoi anni, per un'operazione alla vista andata male nella località di Tunbridge Wells (e nel film, per una orrenda esecuzione del "Messia" dai coristi e orchestrali di quella cittadina del Kent).





mercoledì 29 luglio 2015

Scherzi del solleone




Sarà il solleone, sarà soprattutto la qualità del legno, ma ormai coloro che stanno nei palazzi del potere ci propinano ogni giorno i loro stucchevoli proclami.

Dall’alto delle loro poltrone, e soprattutto dei loro vergognosi stipendi e privilegi, fanno a chi le spara più grosse.

Renzi dice che tutto va bene e che le tasse diminuiranno, dal prossimo anno. Naturalmente il prossimo anno ripeterà le stesse parole.

La Boldrini ovviamente ripete a pappagallo; in particolare, per lei non esiste un’emergenza immigrazione, i clandestini sono pochissimi (stamani ne sono arrivati altri mille) e bisogna costruire ponti (nel Mediterraneo?) 

I giudici si divertono a prendere per il culo la gente: tartassano le suore di Livorno e mettono in libertà delinquenti e pregiudicati.

Marino, il sindaco di Roma, è la somma della protervia del potere. Tutto intorno gli sta crollando, la città è allo stremo, ma lui sembra il titolare di un bar d’Arezzo, noto per essere il ritrovo di stomaci di ferro: “Barkollo, ma non mollo”.

E noi, vil plebe? Tutti buoni e zitti. Siamo di sotto, si prende quel che viene; soprattutto bollette. 

Proprio come scriveva il 21 gennaio 1832 il Belli nel suo 362esimo Sonetto romanesco: “Li soprani der Monno vecchio”. Mario Monicelli ne prese lo spunto per Il Marchese del Grillo.

Da allora il mondo è cambiato poco. Giudicate voi.



Li soprani der Monno vecchio

C'era una vorta un Re che dar palazzo
mannò fora a li popoli st'editto:
"Io sò io, e vvoi nun siete un cazzo,
sori vassalli bbuggiaroni, e zitto.

Io fo ddritto lo storto e storto er dritto:
posso vénneve tutti a un tant' er mazzo:
io, si vve fo impiccà, nun ve strapazzo,
ché la vita e la robba io ve l'affitto.

Chi abbita sto monno senza er titolo
o dde Papa, o dde Re, o dd'Imperatore,
quello nun pò avé mmai voce in capitolo".

Co st'editto annò er boja pe ccurriero,
interroganno tutti in sur tenore;
e arisposeno tutti: "È vvero, è vvero".


G. G. Belli




venerdì 24 luglio 2015

Voglio un figlio. Col piccione viaggiatore
















Una coppia italiana che voleva un figlio si è fatta spedire un embrione congelato dalla Spagna tramite corriere espresso. Insomma, per posta.

Una volta si diceva che erano le cicogne a portare i bambini. La favola non era poi così lontana dalla realtà. Non è la cicogna a portare i bambini, ma il piccione viaggiatore.

Una volta si diceva che di mamme ce n’è una sola. Ora si scopre che di mamme ce ne possono essere due, tre, perfino quattro.  

Una volta si diceva che i figli sono dono di Dio; ora si scopre che sono una merce in libero mercato. Il supermarket degli esseri umani, come quello dei polli, dei cetrioli, dei piselli...

Una volta pensavo che le leggi fossero per il bene della società. Oggi scopro che le leggi nella “civile” Europa permettono qualsiasi abominio: dall’uomo assemblato in provetta, al figlio eliminato dai genitori con l’aborto, al disabile che viene “aiutato” a morire, all’anziano malato che viene “amorevolmente” invitato a togliere il disturbo.

Ma non erano queste le idee del nazismo e della razza pura? Ma non faceva così la troupe di Mengele, “il dottor Morte”, nella Germania di Hitler?

Si condanna per razzismo chi esprime le sue opinioni contrarie ai matrimoni gay, alla paradossale teoria del gender, alla fecondazione eterologa (bocciata da un referendum popolare).

E si considera civile una nazione che elimina i figli con l’aborto, che li manipola in provetta come cavie, e che se li fa spedire per posta.

Se non fosse una tragica realtà, si direbbe una farsa.




martedì 21 luglio 2015

Grazie, James Last!




È passata quasi inosservata la morte di James Last (17 aprile 1929-9 giugno 2015), il poliedrico musicista tedesco (il vero nome era Hans), famoso soprattutto per i suoi arrangiamenti orchestrali di brani classici e moderni.

Oggi il suo nome a molti forse dirà poco, ma negli anni 70-80 i suoi dischi hanno avuto un successo straordinario e ne sono sono stati venduti milioni di copie.

Per quanto mi riguarda (ma penso che così sarà accaduto a tanti altri) ho imparato a conoscere e ad apprezzare la musica classica anche attraverso i suoi arrangiamenti, sempre affascinanti.
Dotato di gusto raffinato, ha saputo offrire ad una generazione di ascoltatori “storditi” da un rock sempre più duro, un’oasi di pace e di serenità.

Una “happy music”, come talvolta è stata definita; definizione molto limitativa però, che non tiene conto della varietà degli interessi e degli ambiti di lavoro di Last.  Non si possono dimenticare infatti musiche per colonne sonore di celebri films (American Gigolo, Kill Bill) e di spettacoli televisivi, nonché brani per artisti famosi, tra cui Tom Jones e gli ABBA.

Con Richard Clayderman e Stephen Schlaks è stato un punto di riferimento per chi voleva ascoltare buona musica per rilassarsi un po’, e magari sognare...

Grazie, James Last! 


Dall'album del 1981 "Die schönsten Melodien der letzten 100 Jahre"  (Le più belle melodie degli ultimi 100 anni), questa bella musica che conclude i 28 brani dell'album:
"Santa Maria" (1980)canzone degli Oliver Onions, cioè Guido e Maurizio De Angelis, i geniali autori e interpreti delle colonne sonore di molti films di Bud Spencer e Terence Hill.

martedì 14 luglio 2015

Un caldo da Mezzogiorno di fuoco




Questo caldo micidiale, che non dà tregua e allunga i suoi tentacoli soffocanti su chiunque metta il naso fuori di casa, mi fa venire in mente "Mezzogiorno di fuoco" (High Noon), il celebre film di Fred Zinnemann del 1952, uno dei capolavori della storia del cinema.

Ci sentiamo un po’ come lo sceriffo Will Kane (Gary Cooper) che da solo, abbandonato vilmente da tutti, ma non dalla sua giovane moglie (Grace Kelly), deve affrontare una banda di fuorilegge, battendoli.

Lì il caldo è quello degli spari. 

Il film si svolge in tempo reale, secondo i canoni classici di unità di tempo, di luogo e di azione; circa un’ora e mezza di proiezione, tanto per vederla da spettatori, quanto per viverla con i protagonisti. Memorabile in particolare l’intensa interpretazione di Gary Cooper (premio Oscar), il primo sceriffo western che al termine del film getta per terra la stella, con stupore e disapprovazione del pubblico americano.

Non meno scandalizzati gli antichi greci (per rimanere nel mondo classico), quando Archiloco si vantò in una sua poesia di aver gettato via lo scudo in battaglia, senza il quale non si poteva tornare a casa, vivi o morti (“o con questo o su questo”).

Intanto noi, combattenti solitari sotto i dardi infuocati dello stellone, cercheremo di salvare la pelle. Almeno dalle scottature.

A differenza del film, che si regge tutto su di una drammatica attesa, la bella colonna sonora è una celebre canzone di Dimitri Tiomkin con testo di Ned Washington ("Do not forsake me, oh my darling", Non abbandonarmi, mia cara) che forse starebbe meglio in una vicenda meno "infuocata".

Ma rimane anch'essa un classico, specialmente cantata da Frankie Laine. 

Nella soundtrack la voce è quella baritonale di Tex Ritter.



High Noon

Do not forsake me, oh my darlin'
On this our weddin' day
Do not forsake me, oh my darlin'
Wait, wait along

I do not know what fate awaits me
I only know I must be brave
And I must face a man who hates me
Or lie a coward, a craven coward
Or lie a coward in my grave

Oh, to be torn 'twixt love and duty
S'posin' I lose my fair-haired beauty
Look at that big hand move along
Nearin' high noon

He made a vow while in state prison
Vowed it would be my life or his'n
I'm not afraid of death but oh
What will I do if you leave me?

Do not forsake me, oh my darlin'
You made that promise as a bride
Do not forsake me, oh my darlin'
Although you're grievin', I can't believin' 
Now that I need you by my side

Wait along, wait along
Wait along, wait along




mercoledì 8 luglio 2015

Fa caldo... (anche a me)



















Flegetonte è nominato
questo caldo esagerato.
È un calore tropicale
che a moltissimi fa male.

Alla Grecia innanzitutto,
che si gioca il rischiatutto.
All’Italia: prima o poi,
dopo i greci tocca a noi.

Roma: il sol picchia fortino,
e fa sciogliere Marino.
Puglia: per i forti raggi
Emilian vede miraggi.

A Milano il sol letale
ha colpito il tribunale,
ed ancora quel palazzo
del Berlusca indaga il caxxo.

E che dir della Boldrini?
troppo sole col bikini.
E per Fatima la turka
niente sole, solo burka.

Una bella scottatura
è per Conte la procura.
Ed il sole, amici cari,
ha lessato la Ferrari.

Chi si salva andando al fresco
è il Pontefice Francesco;
ha lasciato quest’ inferno;
ora è al Sud, dov’è l’inverno.

Per salvarmi dal calore
scrivo il post a tarde ore.
E così, fresco e assonnato,
vi saluto. Amicusplato.




sabato 4 luglio 2015

Ho visto cose...




Sono portato per temperamento e per convinzione a vedere sempre un aspetto positivo in tutto ciò che accade nel mondo e nella vita.

Ma in questi ultimi anni si stanno manifestando segnali poco incoraggianti (per usare una litote!), che lasciano sbigottiti, e che solo gli sciocchi possono interpretare come progresso.

Non bastano le conquiste tecnologiche, l’ultimo Ipod della Apple o l’ultima App informatica per risollevare la situazione. Un mondo che sembra giocare con i palloncini colorati e  non accorgersi che si tratta di bolle d’aria.

Fanatismo, terrorismo, persecuzioni, uccisioni, violenze di ogni genere, disgregazione familiare e sociale, egoismo eretto a sistema, ingiustizie di ogni tipo, disprezzo della vita, ivi compresa ora anche l’eutanasia giovanile...

Dall’utopia di un progresso inarrestabile si sta passando alla distopia di un un mondo in declino, e per molti aspetti alla deriva. La Grecia in questo momento ne è una drammatica prova.

Vengono in mente perciò le drammatiche parole dell’androide Roy Batty (Rutger Hauer) al termine del film "Blade Runner" (1982) di Ridley Scott:

“Ho viste cose che voi umani non potreste immaginarvi: navi da combattimento in fiamme al largo dei bastioni di Orione e ho visto i raggi B [raggi C] balenare nel buio vicino alle porte di Tannhäuser. E tutti quei momenti andranno perduti nel tempo, come lacrime nella pioggia. 
È tempo di morire.”

L’androide salva però la vita di colui che gli dava la caccia (nel film il blade runner Rick Deckard/Harrison Ford).

Nel sottofondo la soundtrack di Vangelis.

Un augurio per la salvezza della Grecia.


Il breve e memorabile monologo, oltre che recitato, è stato in parte scritto dall’attore stesso Rutger Hauer, che ha legato indissolubilmente il suo volto a questo film, e in particolare a questa scena cult.


Roy Batty:
"Quite an experience to live in fear, isn't it? That's what it is to be a slave."  (Bella esperienza vivere nella paura, eh? Questo è ciò che vuol dire essere uno schiavo).

“I've seen things you people wouldn't believe,
attack ships on fire off the shoulder of Orion,
I watched the c-beams glitter in the dark near the Tannhäuser Gates.
All those moments will be lost in time,
like tears in rain.
Time to die.”





lunedì 29 giugno 2015

La tragedia greca, antica e attuale





La Grecia è la patria della tragedia. Basterà ricordare i sommi autori di questo genere letterario: Eschilo, Sofocle, Euripide.

La nascita della tragedia affascinava il pensiero di Nietzsche, che proprio a questo argomento ha dedicato un’opera famosa (1872).

Nietzsche sosteneva che due sono gli aspetti che caratterizzano l’essere umano: l’ apollineo, cioè l’amore  per la perfezione, l’ordine e la misura (Apollo era il dio della bellezza e della proporzione), e il dionisiaco, cioè l’orgiastico, il pathos, il “disordine”, tutto ciò che è sregolato (Dioniso era il dio del vino e della fantasia più sfrenata, nonché della musica).

Sembra impossibile far convivere contemporaneamente i due aspetti; la prevalenza dell’uno o dell’altro determina quella disarmonia e sproporzione che spesso caratterizza l’arte e la realtà umana. Ma, secondo Nietzsche, c’è stato un momento in cui i due aspetti hanno trovato, “quasi per miracolo”, una sintesi perfetta; e ciò è accaduto in Grecia, nel periodo attico (V secolo a. C.), proprio con la nascita della tragedia.

La tragedia attica infatti è al tempo stesso un’esplosione di sentimenti e di comportamenti estremi, espressi in una mirabile bellezza e armonia formale. Terribili contenuti compresi in un equilibrio espressivo che non è stato mai più raggiunto nella storia umana.

Pensiamo, ad esempio, alle tragedie di Edipo Re e di Antigone, capolavori di Sofocle, colui che più di ogni altro è riuscito in questa mirabile conciliazione tra apollineo e dionisiaco.

Nietzsche conclude la sua riflessione guardando a Wagner e all’opera tedesca come possibile rinascita dello spirito della tragedia attica. Ma sappiamo che il Parsifal (1882) deluse le sue aspettative, perché l’opera venne considerata troppo vicina allo spirito cristiano; e Nietzsche, come noto, non amava troppo il Cristianesimo...

La tragedia attuale che la Grecia sta vivendo è di ben altro genere, e ben poco ha di apollineo e di dionisiaco. È comunque un segno della grave disarmonia che esiste nella nostra Europa.

L’opera tedesca può fare molto per sanare questa situazione. Non l’opera di Wagner, ovviamente, ma quella più prosaica della Merkel.


Nel video, il potente e fascinoso "Prologo" del "Crepuscolo degli dei" (1876) di Richard Wagner, con le voci di Birgit Nilsson per Brunilde e di Wolfgang Windgassen per Sigfrido. Dirige i Wiener Philharmoniker Georg Solti. 
I massimi livelli dell'interpretazione di Wagner, come auspicio per una pronta rigenerazione della Grecia, che tanto ha dato alla nostra civiltà occidentale.



sabato 27 giugno 2015

Io sono Obama, e voi...




Nei giorni in cui altre orrende stragi islamiste hanno insanguinato il suolo di questo nostro povero mondo, intendo rivolgere la mia attenzione ad un personaggio che considero un vero disastro per tutti noi: Barack Obama, presidente degli Stati Uniti d’America.

Con la sua politica (?) estera ha destabilizzato il Nord Africa e il Medio Oriente, favorendo le cosiddette “primavere arabe” guidate da fanatici islamisti, con i tragici risultati che sappiamo e purtroppo vediamo.

Assieme a Francia e Inghilterra ha eliminato Gheddafi, l’unico personaggio in grado di tenere unita (con la forza) la Libia. Ha fatto di tutto per togliere di mezzo Mubarack, in Egitto (per fortuna che l’Egitto è ritornato sui suoi passi). In Siria ha aiutato le fazioni anti-Assad, con il risultato di frantumare quello stato e far nascere dalle sue rovine e da quelle dell'Iraq l’Isis, cioè il califfato che terrorizza mezzo mondo.

In Europa ha “esportato” e scaricato il crack finanziario americano del 2008, quello delle bolle speculative, che ci ha condotto alla più grande recessione mai vista, tuttora in corso. Per gli interessi strategici americani, ha voluto indurci alla guerra (per ora) economica contro la Russia; così ci ha fatto perdere altri miliardi di capitali e un prezioso partner europeo, anche nei confronti del terrorismo islamico.

Ieri infine ha dato l’annuncio “urbi et orbi” che famiglie (ripeto, famiglie) gay e eterosessuali sono equiparate in tutti gli “States”; per cui avremo come segno di nuova civiltà bambini con due mamme, con due babbi, o con altre varie persone non meglio precisate sessualmente.
E se la natura umana dice il contrario, tanto peggio per la natura.
E se Freud, Jung, Erikson, Harlow, e tutti i più grandi psicologi, e la scienza, dicono che il bambino ha bisogno dei due genitori, maschio e femmina, non solo per nascere, ma per crescere e svilupparsi in modo equilibrato, lui dice: Io sono Obama, e voi non siete un...

Once upon a time, c’era una volta in cui amavo l’America. I suoi grandi valori di vera libertà erano ben raffigurati dalla statua che domina la baia di New York.

C’era una volta...  Oggi c’è Barack Obama, “paladino” di coloro che negano il diritto ai bambini di avere i propri genitori.

Un’America che non mi piace più.

Purtroppo.



Sometimes I feel like a motherless child...  A volte mi sembra di essere un bambino senza madre. Così inizia il bellissimo e celebre "Negro Spiritual".

Oggi in America è diventato una tristissima realtà.



domenica 21 giugno 2015

Il nulla esiste (l'hanno filmato!)
















Ho anch’io un debole per la Boldrini. Lo riconosco.

Quando la vedo, mi vengono in mente, chissà perché, i pensieri più sciocchi e più strani. Tipo: se può essere nominata presidente della Camera (terza carica dello Stato italiano) questa tizia, la barista siciliana del bar sotto casa mia potrebbe salire con orgoglio al Quirinale. Non come barista, ma come Capo dello Stato.

Ieri abbiamo avuto la conferma video della nullità boldriniana. Qualcuno potrebbe obiettare che il nulla non si può vedere, perché il nulla non esiste.

Eppure Laura Boldrini riesce perfino a sovvertire il principio di non-contraddizione, quello su cui si regge tutta la logica umana. Il nulla esiste, e un reporter del giornale La Repubblica l’ha filmato.

Il ridicolo nulla è ovviamente la Boldrini. Ad una domanda di un giornalista sulla polemica con Salvini riguardante gli immigrati in Italia, donna Laura si accinge tutta seriosa ad “argomentare” una risposta. Alle sue spalle, cercando di non farsi notare, si vede (e si sente) la sua portavoce che le dice due volte: “Sorridi. Sorridi...”

La terza carica dello Stato cancella subito il volto corrucciato e, sorridente, comincia ad emettere suoni articolati in forma di frasi, che nessuno ovviamente prende in considerazione, stupefatto da un simile comportamento infantile.

Lo ripeto. Preferirei al suo posto la barista siciliana. Fa un ottimo caffè; e quando si esce dal suo bar, saluta sorridendo.

Senza bisogno di suggerimenti.


Nella foto: Laura Boldrini uno-due, e dietro le spalle la suggeritrice (Valentina Loiero).


venerdì 19 giugno 2015

Di qui non si passa!





Parafrasando Marx, uno spettro si aggira per l’Europa: l’Europa.

Una volta era un mito, poi è diventata realtà, ora è un incubo.

Nazioni che chiudono le frontiere perché “non passi lo straniero”, nazioni che vogliono alzare muri contro lo straniero, nazioni che rimandano indietro (in Italia) gli stranieri, nazioni che eleggono governi contro gli stranieri, nazioni che non vogliono “neanche uno straniero”.

E c’è l’Italia, che di “stranieri” è ormai stracolma, come in un barcone che sta per affondare.

E poi, nazioni a rischio default, nazioni coi missili puntati, nazioni in armi...

Non siamo più l’Europa dei popoli, pensata e voluta dai padri fondatori (De Gasperi, Adenauer, Schuman); siamo ormai semplicemente una carta geografica.

Per essere più schietti, siamo una carta igienica.

Con rispetto parlando, s’intende.


Quanto sembra lontana l'epoca di Wind of change degli Scorpions. Era il 1989. 
Allora cadde un muro...


Wind of change

I follow the Moskva
Down to Gorky Park
Listening to the wind of change
An August summer night
Soldiers passing by
Listening to the wind of change

The world closing in
Did you ever think
That we could be so close, like brothers
The future's in the air
I can feel it everywhere
Blowing with the wind of change

Take me to the magic of the moment
On a glory night
Where the children of tomorrow dream away
In the wind of change

Walking down the street
Distant memories
Are buried in the past forever

I follow the Moskva
Down to Gorky Park
Listening to the wind of change

Take me to the magic of the moment
On a glory night
Where the children of tomorrow dream away
In the wind of change

The wind of change blows straight
Into the face of time
Like a stormwind that will ring
The freedom bell for peace of mind
Let your balalaika sing
What my guitar wants to say

Take me to the magic of the moment
On a glory night
Where the children of tomorrow dream away
In the wind of change  

(Klaus Meine, autore del brano e vocalista)




Il vento del cambiamento

Seguo la Moscova
fino a Gorky Park
ascoltando il vento del cambiamento
una notte d'estate di agosto,
mentre i soldati mi passano accanto
ascoltando il vento del cambiamento.

Il mondo si avvicina.
Avresti mai pensato
che potessimo essere così vicini, come fratelli?
Il futuro è nell’aria,
posso sentirlo ovunque
soffiare con il vento del cambiamento.

Portami nella magia del momento
in una notte di gloria,
dove i ragazzi del domani fantasticano
nel vento del cambiamento.

Camminando per la strada
lontani ricordi
sono seppelliti nel passato per sempre.

Seguo la Moscova
fino a Gorky Park
ascoltando il vento del cambiamento.

Portami nella magia del momento
in una notte di gloria,
dove i ragazzi del domani fantasticano
nel vento del cambiamento.

Il vento del cambiamento
soffia dritto in faccia al tempo,
come una tempesta che suonerà
la campana della libertà
per la pace della mente.
Lascia che la tua balalaika canti
ciò che la mia chitarra vuole dire.

Portami nella magia del momento
in una notte di gloria,
dove i ragazzi del domani fantasticano
nel vento del cambiamento.





sabato 13 giugno 2015

Un postino molto particolare





Considero Papa Francesco un dono di Dio alla Chiesa e al mondo. 

Con lui è iniziato un profondo rinnovamento nella Curia romana (il Vaticano), nella realtà ecclesiale e nel rapporto con il mondo. 

Ci sono espressioni che ormai fanno parte del nostro patrimonio umano e spirituale:

“Andare verso le periferie del mondo e dell’esistenza”. 
“Chi sono io per giudicare il mio prossimo?” 
“È in atto la terza guerra mondiale, a pezzetti”. 
“Il vero pastore ha l’odore della pecora”. 
“Non dobbiamo costruire muri, ma ponti”.
"Siamo la società dello scarto".
“Per trovare i martiri non è necessario andare alle catacombe o al Colosseo: oggi, nel secolo XXI, la nostra Chiesa è una Chiesa dei martiri”. 
“Cari amici, la gioia! Non abbiate paura di essere gioiosi! Non abbiate paura della gioia! Quella gioia che ci dà il Signore quando lo lasciamo entrare nella nostra vita, lasciamo che Lui entri nella nostra vita e ci inviti ad andare fuori noi alle periferie della vita e annunciare il Vangelo. Non abbiate paura della gioia”. 

E si può continuare a lungo, iniziando da quel “Fratelli e sorelle, buona sera!” del 13 marzo di due anni fa, giorno della sua elezione.

Papa Francesco parla in modo diretto, senza retorica e senza tante sottigliezze “gesuitiche” (lui che è gesuita!). 

Per questo mi ha un po’ sorpreso in questi giorni quel suo riferimento a presunti veggenti che fanno della Madonna “una postina” che manda messaggi “alle 4 del pomeriggio”. 
Se queste parole intendono riferirsi a quei cristiani che per vivere la loro fede hanno bisogno di messaggini o sms della Madonna (come in effetti sembra di capire dal contesto in cui queste frasi sono state pronunciate), allora anche in questo caso le parole di Papa Francesco hanno colto nel segno con efficacia. La fede in Cristo non ha bisogno di additivi ed edulcoranti. 

Ma se si riferiscono in particolare alle apparizioni di Medjugorje e ai milioni di pellegrini che lì trovano pace interiore e magari riscoprono la fede o ottengono grazie, allora la frase non mi pare pertinente. Infatti in tutte le grandi apparizioni mariane moderne, come Lourdes e Fatima, approvate dalla Chiesa e i cui veggenti (dopo varie incomprensioni) sono stati dichiarati santi e beati, la Madonna ha fatto proprio da postina, dando appuntamento a date fisse ai suoi fedeli, come ben noto. 

Non sempre la voce del popolo è voce di Dio, e non sempre la voce del papa è quella di Pietro.

In cose opinabili, ovviamente.


Non sembri una qualche ironia la colonna sonora de Il Postino (1994) di Luis Bacalov, premio Oscar per questo film, e stesso autore delle musiche di "Concerto Grosso" dei New Trolls, di due post fa.
Voglio solo alleggerire la questione con un po' di humor.

Buona festa di S. Antonio da Padova!


mercoledì 10 giugno 2015

L'Europa che non mi piace





Questa Europa non mi piace più.

Consideravo l’Unione Europea un’utopia, poi  un’idea affascinante,  infine una realtà a portata di mano. Tutto questo tra gli anni ‘60 e il 2000.

Mi ricordo ancora i primi temi d’italiano sull’argomento, da liceale. Non sapevo quasi cosa scrivere, tanto mi sembrava impossibile l’eliminazione delle barriere tra francesi  e tedeschi, italiani e austriaci, nord e sud Europa. Non parliamo poi di est ed ovest.

Poi il '68 ha aperto nuovi orizzonti, grazie ai movimenti studenteschi, ai viaggi nelle varie nazioni, magari in tenda e in sacco a pelo, con il nostro broken English o un français comme ci comme ça, che comunque ci permetteva la sopravvivenza materiale, e qualche piacevole avventura.

La mia meraviglia nel constatare che mezza Europa parlava invece il tedesco; ho capito allora che l’impero asburgico in 500 anni aveva già fatto un notevole lavoro di sintesi...

Ma con l’inglese, e con i giovani, c’era sempre modo di intendersi. Do you speak English? Where do you come from? erano le due espressione più gettonate del periodo e permettevano di iniziare una qualche conversazione, tra errori (orrori) grammaticali e simpatici strafalcioni di pronuncia. Gli scandinavi e gli olandesi, invece, parlavano un inglese fluente. 
Con i francesi la cosa migliore, se potevi, era tentare di parlare en français. Avevi subito la loro attenzione.

Esperienze affascinanti, in cui anche la musica ha avuto il suo valore. Per i Beatles, Rolling Stones, Deep Purple, Bee Gees, Queen, Pink Floyd, altre band e singoli singers, se volevi capire qualcosa, dovevi masticare un po’ d’inglese.

Con l’arrivo di Internet l’idea di Europa sembrò addirittura piccola. Ora si pensava nell’ordine della connessione mondiale.

Quando l’Unione Europea è stata ufficialmente costituita, mi ha trovato perciò pienamente convinto. Anche la moneta unica rientrava in quest’ordine di idee.

Dopo il 2000  sono venuti fuori i primi dubbi, le prime diffidenze.

L'Europa mi è sembrata sempre più un'associazione di banchieri e di burocrati, senza riferimenti alle radici culturali che l’hanno formata, principalmente quelle cristiane.

Ora poi sono ritornate in piena funzione le frontiere. I migranti che sbarcano in Italia sono respinti ai confini di Stato dalle altre nazioni.

Il parlamento europeo ha stabilito proprio ieri che non esiste un solo tipo di famiglia, ma ci sono altri tipi di famiglie: gay, lesbo, trans, equiparate alla prima. Cioè, l’Europa mi vorrebbe far credere che i bambini possono avere due babbi, due mamme, oppure né babbo né mamma, per diritto.

Ma per favore!

L’Europa dei banchieri e dei burocrati, l’Europa che chiude le frontiere a chi ha bisogno,  l’Europa che vuole imporre una morale aliena, togliendo ai bambini il diritto naturale di avere un padre e una madre, non è la mia Europa.

Voglio scendere.


La tremenda invettiva di Rigoletto nei confronti di coloro che hanno portato al disonore sua figlia Gilda ("Cortigiani, vil razza dannata") mi pare un degno commento alla delibera del parlamento europeo di ieri.

Con la voce del grande baritono Renato Bruson.



lunedì 8 giugno 2015

Dormire, forse sognare...




Concludo questa giornata solenne e bellissima del Corpus Domini in maniera analoga a come l’ho cominciata. Non con un canto religioso, ma con un brano di musica leggera e con il medesimo complesso dei New Trolls.

Quando si parla dei New Trolls bisogna ricordare che sono stati il primo gruppo italiano di rock progressivo. Il complesso di Nico Di Palo e Vincenzo De Scalzi ha avuto perciò un merito non indifferente nel panorama musicale degli anni ’70.

Forse proporre un brano di “rock progressivo” a conclusione di una solennità religiosa potrà sembrare irriverente. 

Tutt’altro! Il rock progressivo, o se vogliamo, il “prog rock”, è quanto di più vicino ci sia alla musica classica. Per essere più precisi, è stato il tentativo di unire i ritmi e le sonorità del rock con le forme e i suoni della musica classica, la Fender Stratocaster al violino.

"Concerto Grosso" dei New Trolls, del 1971, è forse il più bell’esempio di rock progressivo in Italia, e non solo. Come indica il titolo, si tratta di una vera e propria suite musicale, di gusto barocco, in 5 movimenti, della durata di  ben 37 minuti. Chiamatela musica leggera!

Si sentono echi di Vivaldi e dei Jethro Tull nel primo movimento (Allegro), di Albinoni nel secondo movimento, il bellissimo Adagio che proponiamo; nel terzo movimento si percepisce ancora Vivaldi (Cadenza-Andante con moto). Il quarto movimento (Shadows) è un tributo a Jimi Hendrix, morto l'anno precedente. Una lunga Improvvisazione conclude il Concerto. 
Le musiche sono del famoso Luis Bacalov, futuro premio Oscar per la colonna sonora de Il Postino, tanto per gradire.

Nell’Adagio, insieme alla musica dell’orchestra (violini, flauti, etc.), c’è anche un brano cantato: sono le parole dell’Amleto: To die, to sleep, maybe [perchance] to dream (morire, dormire, forse sognare)...

Sognare! con una musica stupenda, pronti poi per affrontare la nuova settimana che si apre.

Buona ascolto!


Le parole cantate da Nico Di Palo e Vittorio De Scalzi sono di Shel Shapiro, concluse dalla celebre frase shakespeariana.

Wishing you to be so near to me 
Finding only my loneliness 
Waiting for the sun to shine again 
Finding that it's gone to far away.  

To die, to sleep, maybe [perchance] to dream. 



domenica 7 giugno 2015

Un regalo per il Corpus Domini




Oggi è la solennità del Corpus Domini

Per molti ragazzi è il gran giorno della Prima Comunione.
Grande festa, grande gioia, e tanti regali... Forse un po’ meno di qualche decennio fa, ma certamente sempre tanti, e rigorosamente di ultima generazione.
   
Eppure, insieme al Pane Eucaristico, che viene associato (guarda un po’...)  a costosi regali, mi pare opportuno ricordare il pane quotidiano che comincia a scarseggiare o manca in tante tavole; e qualche regalo di vecchia generazione, come una bicicletta, magari usata, per andare al lavoro.

Questa volta perciò invece di un bel canto eucaristico, magari firmato da S. Tommaso d’Aquino, voglio riascoltare un' indimenticabile canzone dei New Trolls, del 1968: "Signore, io sono Irish".

Più che una canzone è una preghiera, una simpatica e commovente preghiera. Una richiesta al Signore di una bicicletta. Non per farci le giratine. Ma per guadagnarsi il pane quotidiano.

Nella festa del Corpus Domini non mi sembra sconveniente.

Per tutti gli Irish che sono costretti ad andare a piedi...



Signore, io sono Irish,
quello che non ha la bicicletta.
tu lo sai che lavoro, e alla sera
le mie reni non cantano.
Tu mi hai dato il profumo dei fiori,
le farfalle, i colori.
E le labbra di Ester create da te,
quei suoi occhi incredibili solo per me.

Ma c'è una cosa, mio Signore, che non va.
Io che lavoro dai Lancaster
a trenta miglia dalla città
io nel tuo giorno sono stanco,
sono stanco come non mai,
e trenta miglia più trenta miglia
sono tante a piedi, lo sai.

E Irish, tu lo ricordi, Signore,
non ha la bicicletta.

Nel tuo giorno le rondini cantano
la tua gloria è nei cieli.
Solo io sono triste, Signore,
la tua casa è lontana.
Devo stare sul prato a parlarti di me,
e io soffro, Signore, lontano da te.

Ma tu sei buono, tra gli amici che tu hai
una bicicletta per il tuo Irish
certamente la troverai,
anche se è vecchia non importa,
anche se è vecchia mandala a me,
purché mi porti nel tuo giorno
mio Signore fino a te.

Signore, io sono Irish,
quello che verrà da te in bicicletta.


venerdì 5 giugno 2015

Elezioni: chi ha vinto e chi ha perso




















Son finite le elezioni,
tutti han vinto, che congrega!
5 stelle, Renzi, Lega,
e perfino Berlusconi.

Ma qualcuno invece ha perso,
ed è stato ancor trombato:
siamo noi, volgo disperso,
munto, becco e bastonato.





Amicusplato


sabato 30 maggio 2015

Una fine di maggio, con Chopin





Era una fine di maggio di molti anni fa.  Ero uno studente liceale, alla fine del corso, in vista della maturità.

La notte stava calando e io me ne stavo appoggiato alla finestra del mio studio guardando le luci della città, mentre i miei sogni giovanili si liberavano dal mio inconscio come da una gabbia aperta.

Un odore di glicine e di rosa portato da una dolce brezza primaverile mi inebriava, mentre le note dei Notturni di Chopin suonati da Rubinstein inondavano la stanza e mi facevano fremere di emozione.

Di quella serata così particolare potrei dire la data esatta, tanto è rimasta viva nella mia memoria, e tanto ha determinato la mia esistenza.

Non sempre è facile dare libero spazio ai nostri sentimenti più profondi; magari ci accontentiamo di quelli immediati e più superficiali.

In un mondo chiassoso e rumoroso, non sempre è facile capire le suggestive note di Chopin o della musica classica, se non c'è nessuno che te le faccia apprezzare.

E non sempre il maggio è “odoroso”, o il suo clima accettabile. Quest’anno, per esempio, ha lasciato molto a desiderare.

Ma ciò che è irripetibile di quella esperienza è la data.
L’età giovanile, con i suoi sogni ad occhi aperti, è data una volta per sempre.

Importante non perderne la memoria. 


Di rigore, il 1 Notturno (op. 9) di Fryderyk Chopin in Si bemolle minore, suonato ovviamente da Arthur Rubinstein.

Meminisse iuvabit...




domenica 24 maggio 2015

Pentecoste! Lo Spirito di verità





Pentecoste! La Pasqua Rosa. 

La discesa dello Spirito Santo, in lingue di fuoco, sopra gli Apostoli (Atti degli Apostoli, 2, 1-11).

Gli Apostoli sono ricolmi di Spirito Santo e iniziano la loro missione: portare il lieto annunzio di Cristo Risorto a tutti i popoli.

Il lieto annunzio della salvezza per tutti, e non per pochi. Il lieto annunzio della giustizia, e non della sopraffazione. Il lieto annunzio della pace, e non della guerra. Il lieto annunzio dell'unità del genere umano, e non delle discriminazioni razziali.

Il lieto annunzio che l'uomo è figlio di Dio, destinato a incontrare il suo Creatore e Padre, e non un personaggio in cerca d'autore.

C'è chi, come nell'Areopago di Atene dopo il discorso di Paolo, non crede nella Risurrezione e ci ride sopra. C'è chi rimane perplesso e la sua vita rimane nel dubbio. C'è chi invece, come Dionigi l'Areopagita ed altri con lui, rimane affascinato da questo annuncio, e illuminato dallo Spirito Santo, diventa cristiano (Atti degli Apostoli, 17, 22-34).

Anche nell'Areopago del mondo di oggi si tratta di fare una scelta decisiva. 
O Dio o gli idoli, o Cristo Risorto o il nulla dopo la morte, o lo Spirito di verità o il caso cieco.

Ognuno se la vedrà con la propria coscienza.

Un bellissimo canto di Taizé, in inglese (lo Spirito Santo è uno Spirito poliglotta...), ci aiuterà nel fare la scelta giusta. 

Holy Spirit, come to us,
kindle in us the fire of your love.
Holy Spirit, come to us,
Holy Spirit, come to us.

In origine il canto è in latino: 

Veni, Sancte Spiritus, 
tui amoris in nobis (in eis) ignem accende.
Veni, Sancte Spiritus.

Vieni Santo Spirito,
accendi in noi (in essi) il fuoco del tuo amore.
Vieni, Santo Spirito! 

La musica è del grande Jacques Berthier, of course.


Buona Pentecoste a tutti!



venerdì 22 maggio 2015

Palmyra, città di sogno che svanisce


















L’inizio della distruzione di Palmyra da parte dell’Isis, insieme al massacro dei suoi difensori siriani, mi ha colpito come una pugnalata alla schiena. 

E ogni essere umano non può che provare sdegno e dolore insopportabile.

Non ci sono più parole per esprimere il ribrezzo per questi fanatici islamici, che in nome di una ideologia folle e sanguinaria, vogliono distruggere non solo il presente, ma anche il nostro passato.

Palmyra, la mirabile città delle palme, il miracolo di una città perfetta innalzata in un' oasi in mezzo al deserto della Siria, punto di partenza e di arrivo degli antichi mercanti di spezie e di seta, e di ogni altra ricchezza d’Oriente.

La città della regina Zenobia, che osò competere a lungo con la potenza romana, rimanendone alla fine sconfitta.

La città capolavoro d’arte, patrimonio dell’umanità, sopravvissuta allo scorrere del tempo e delle generazioni.

Ma non a quella di oggi.

Quella di oggi che ne ha preso possesso è talmente devastata mentalmente dal fanatismo, che, con la distruzione della città e dei suoi abitanti, mette in crisi anche quel sentimento di stima e di rispetto che finora avevo per il mondo musulmano.  

In ogni caso, i delitti contro l'umanità devono essere fermati. Prima che sia troppo tardi.


In alto e in basso il sito archeologico di Palmyra. (Cliccare sulle foto per allargare le immagini).