lunedì 20 aprile 2015

Tragedia in mare, di notte. L'Europa dorme












Doveroso un gran lutto, per la morte di centinaia di naufraghi nel Mediterraneo, sabato notte.

Insieme al pianto, l’indignazione nei confronti dell’Unione Europea che sta lasciando sola l’Italia  a gestire un’impressionante migrazione di popoli nel suo ormai saturo territorio.

Questo continuo flusso umano nel Canale di Sicilia deve essere comunque fermato, sia per l’impossibilità di ospitare tutti gli esuli dell’Africa e dell’Asia, sia per stroncare il traffico di esseri umani dei nuovi schiavisti e dei loro associati (anche italiani, a quanto pare!) che lucrano sulla pelle degli esuli, sia per evitare pericoli di vario genere, non ultimo il terrorismo e l’estremismo islamico; non dimentichiamo che quattro giorni fa 12 cristiani sono stati gettati  in mare per motivi religiosi ad opera dei loro “compagni di viaggio” musulmani...

Ma come fermare questo flusso? Ovviamente, prima della partenza dalla Libia e dalle coste africane, (ci sono varie proposte al riguardo), e comunque con il pattugliamento dei porti da dove si muovono i barconi, come suggerisce anche l’ONU, e come estrema ratio con i respingimenti.

Ora è il momento del dolore. Ma con gli occhi lucidi di pianto dobbiamo pure guardare verso il futuro.

Che non può essere l’invasione dell’Italia.

Ma il governo pensa alle poltrone (vedi legge elettorale), la Boldrini alla sua personale riforma della grammatica e della storia dell’arte, e l’Unione Europea, contraria ai respingimenti, respinge alle sue varie frontiere i profughi provenienti dall’Italia.

E qualcuno si meraviglia se gli italiani, brava gente, stanno perdendo la pazienza...



domenica 19 aprile 2015

La Boldrini ci riprova



















Dopo la riforma grammaticale, il presidente della Camera Laura Boldrini (pardon, la presidente) tenta ora la riforma storico-artistica dell’Italia.

Anzitutto, eliminazione dall’obelisco del Foro Italico - di epoca fascista - della scritta  che lo caratterizza: “Mussolini Dux” (tra l’altro, l’unica opera rimasta in Italia con questo nome).

Ohibò! Siamo vicini al 25 aprile 2015 e ancora, dopo 70 anni, non è stata cancellata una simile provocazione?!

Al solito, la sortita storico-artistica boldriniana ha fatto ridere quasi tutti, perfino i più sinistri.

Forse la Boldrini-iconoclasta è stata contagiata dal virus dell’Isis, quello che distrugge statue e città, retaggio di popoli “infedeli”. 
Oppure la Boldrini non sa che Via della Conciliazione, l’Eur, intere città (Latina, Sabaudia, Carbonia, ecc), stadi, stazioni, palazzi pubblici, ecc. ecc. ecc., sono opere di epoca fascista, tra l’altro oggi assai rivalutate dagli studiosi d’arte ("razionalismo italiano").

Madama la Boldrini ovviamente non lo sa. Lei sa una sola cosa: di credersi intelligente, da quando le hanno messo un’ importante, quanto inaspettata, poltrona sotto il sedere.

Da qui, le sue stronzate.



giovedì 16 aprile 2015

Auguri, Papa emerito Benedetto!




Benedetto XVI, Papa emerito, compie oggi 88 anni.

Non intendo ricordare quanto questo pontefice, straordinario come uomo, come studioso e come pastore supremo, abbia contribuito alla chiarificazione del pensiero teologico e morale e alla purificazione della Chiesa, in un mondo segnato dal relativismo, dal pensiero debole (anzi, debolissimo) e da comportamenti aberranti.

Non ce n’è bisogno di fargli il panegirico. Ogni persona che abbia un minimo di onestà intellettuale non può che ammettere la sua grandezza e la sua umiltà. Lo testimoniano se non altro le sue storiche “dimissioni”, l’11 febbraio 2013.

Voglio festeggiare il compleanno con un brano di W. A. Mozart, autore che Benedetto XVI, Joseph Ratzinger, ama particolarmente.

È la Sonata K 448 in Re maggiore, per due pianoforti. Mi immagino al secondo pianoforte il fratello del papa emerito, il Rev. Georg Ratzinger, esperto musicista.

Nella clip abbiamo invece Radu Lupu e Murray Perahia. Mi pare giusto aver invitato questi due grandi pianisti per la fausta ricorrenza...

Oltretutto, si dice che ascoltare la Sonata K 448 di Mozart migliori il quoziente intellettivo. La ricerca è stata pubblicata addirittura da Nature nel 1993, con successive conferme.

Magari non sarà vero, ma nel dubbio sarà meglio prestare orecchio a questa celebre e bellissima sonata.

Auguri, Papa emerito Benedetto XVI!






Mamma, li turchi!

















Mentre un ragazzo cristiano di 14 anni, Nauman Masih, per la sua fede viene cosparso di benzina e dato alle fiamme da musulmani a Laore in Pakistan, il presidente della Turchia Erdogan minaccia addirittura Papa Francesco per aver ricordato il genocidio degli Armeni (cristiani) agli inizi della I Guerra mondiale.

“Non faccia più l’errore di offendere i Turchi, altrimenti...!” Che fa il novello sultano? Manda un altro Alì Agca?

Permalosi ‘sti turchi! Hanno sterminato quasi un intero popolo (un milione e mezzo di persone!) per la loro fede cristiana, ma si offendono se glielo ricordi e se definisci questo sterminio un genocidio.

Per fortuna che questa volta l’Europa si è fatta sentire: il Parlamento europeo ha definito esattamente genocidio lo sterminio del popolo armeno da parte dei turchi, ha elogiato l’intervento del Papa, ha reso onore alle vittime, e ha stabilito di dedicare un “giorno della memoria” per questo primo genocidio del XX secolo.

Erdogan, che evidentemente si sente erede dei sultani ottomani che volevano conquistare il mondo con la scimitarra, e per i quali gli “orrori turchi” erano fatti di ordinaria amministrazione, ha risposto che le parole del Parlamento europeo gli entrano da un orecchio e gli escono dall’altro.

Certo, con la testa vuota di cervello che si ritrova, la cosa non mi meraviglia.

Per di più ha aggiunto che potrebbe cacciare dalla Turchia i centomila armeni che vi si trovano, perché non sono turchi.

Non si accorge nemmeno di confermare, con questa tragicomica minaccia, la verità del genocidio perpetrato dai suoi predecessori: “far fuori” in qualsiasi modo gli Armeni, che sono cristiani.

Il mondo musulmano mostra sempre più la sua faccia impresentabile e feroce. 

E la Turchia dice di essere "laica" e vorrebbe entrare a far parte dell'Europa...

Mamma, li turchi!

Imperterrito e sereno, Papa Francesco ha detto che bisogna avere il coraggio di dire sempre la verità (questo per Erdogan), e ha ricevuto in udienza il padre e la madre di Asia Bibi, la pakistana innocente accusata di blasfemia, ancora incarcerata in Pakistan e che rischia la pena morte.

Questo è l'islam. E il Papa da qualche tempo ce lo ricorda sempre più spesso.

E se lo dice lui...





lunedì 13 aprile 2015

In memoriam sororis meae




Venerdì scorso mia sorella, quella che abitava con me da tanti anni, è deceduta e ieri è stata sepolta.

Per cercare di colmare un po’ il vuoto che ha lasciato nella mia vita, la voglio ricordare con una canzone di Lucio Dalla che amava particolarmente: Caruso (1986).

Amava questa canzone sia per la bellezza del canto in sé stesso, ed anche perché, come cassiera in una stazione di servizio dell’Autosole tra Firenze e Roma, aveva avuto occasione di conoscere Lucio Dalla, così come tanti altri personaggi celebri: Liz Taylor, Richard Burton, Enrico Berlinguer (in genere sempre serioso), da cui ricevette invece apprezzati complimenti,  Pertini (che perfino le baciò la mano), Maradona con 50 pullman di tifosi al seguito,  e così via.

Di Liz Taylor ricordava i famosi occhi viola, e il fatto che impegnò il personale femminile dell’Autogrill (allora Mottagrill) in un lungo lavoro di toilette, ricompensato alla fine con una lauta mancia.

Di Lucio Dalla invece la colpì il grande affetto per la madre, che viaggiava con lui. E il pranzo, a base di fagioli all’uccelletto.

Mia sorella era particolarmente bella, e non aveva nulla da invidiare a Liz Taylor (che tra l’altro – mi diceva - era piuttosto piccola di statura). Ma la grande star possedeva  in effetti un fascino straordinario.

Tuttavia, tra i moltissimi personaggi che si erano fermati in quella stazione autostradale, Lucio Dalla era quello che più le era rimasto impresso. Per quei fagioli all’uccelletto, e soprattutto per il tenero affetto che dimostrava verso sua madre.

E così mia sorella, ogni volta che sentiva cantare “Caruso”, mi guardava sorridendo e anche lei “ricomincia(va) il canto”.

Con una voce bellissima, come il suo volto. E soprattutto, come la sua anima.




martedì 7 aprile 2015

La misericordia di Dio




Abbiamo contemplato la Passione e Morte di Gesù con gli occhi della Madre, nello Stabat Mater di Vivaldi.

Vogliamo esprimere ora la gioia della Risurrezione del Cristo con le parole di Maria Santissima, quelle del Magnificat.

La musica è di John Rutter, composta nel 1990.

Proponiamo un solo versetto, sufficiente a farci apprezzare la bellezza della composizione, per Solo (Soprano), Coro misto (SCTB) e Orchestra.

“Et misercordia eius a progenie in progenies timentibus eum”.
La sua misericordia, di generazione in generazione, per quelli che lo temono.

Il famoso compositore inglese costruisce tutto il brano sulla ripetizione della parola "misericordia", che in effetti è quella da sottolineare. 
Davvero geniale!

Buona settimana di Pasqua!



venerdì 3 aprile 2015

La morte di Dio. Venerdì Santo





Venerdì Santo. La morte di Dio.

Ma il mondo sembra quasi non accorgersene. In realtà molti lo hanno già fatto fuori dalla loro vita.

Eppure senza di Lui non è possibile vivere. Non ha senso la nostra esistenza.

Tutto si riduce ad una ripetizione meccanica di gesti, oppure ad una affannosa ricerca di felicità che ci sfugge tra le dita come granelli di sabbia.
O peggio, alla perdita di ogni valore, al vuoto esistenziale, ai gesti più insensati, fino all’autodistruzione.

La morte di Dio sulla Croce, paradossalmente, è l’inizio della nostra speranza. 
Quella morte dà un significato nuovo alla nostra vita, alle sue sconfitte, alle sue fragilità, alla sua disperazione.
La morte di Dio non è la fine di tutto, ma il principio di una vita nuova. La vita del Risorto.
La Croce di Cristo apre il passaggio alla Risurrezione, alla Pasqua.

L’esistenza umana non è un “essere per la morte” come diceva Heidegger, ma una vita da risorti.
Dio è morto, ma non come pensava Nietzsche, nel suo nichilismo.
Dio è morto. Ma il terzo giorno risorge!

La contemplazione del mistero doloroso di Cristo morente diventa più intensa e commovente se  vista con gli occhi della Madre, Maria Santissima.

Lo Stabat Mater è un mirabile componimento di Jacopone da Todi,  di poesia e di fede.

I grandi musicisti lo hanno poi arricchito con le loro note. Su tutti Giovanni Battista Pergolesi (1736). In epoca moderna, Zoltan Kodaly.

Ma oggi desidero ascoltare lo Stabat Mater di Antonio Vivaldi (1712). La sua musica geniale, anche se affronta temi drammatici, non è mai “deprimente”.
Nella passione di Cristo e nel dolore della Madre egli non perde di vista il valore di tanta sofferenza: per la nostra salvezza tutto questo è accaduto. 

Propongo perciò le strofe centrali.

Pro peccatis suae gentis
vidit Jesum in tormentis,
et flagellis subditum.

Vidit suum dulcem Natum
moriendo desolatum,
dum emisit spiritum.

Eja, Mater, fons amoris
me sentire vim doloris
fac, ut tecum lugeam.

Per i peccati della sua gente
vide Gesù nei tormenti
e sottoposto ai flagelli

Vide il suo dolce Figlio
morire desolato
mentre emise lo spirito.

Orsù, Madre, fonte di amore,
fammi provare la forza del dolore
affinché possa piangere con te.


giovedì 26 marzo 2015

Per le vittime della sciagura aerea in Provenza





Sgomento, angoscia, dolore  straziante di fronte all'immane sciagura aerea di due giorni fa, che è costata la vita a 150 persone.

Non sappiamo ancora nulla delle cause del terribile schianto dell'Airbus A 320 della Germanwings nelle montagne della Provenza, durante il volo Barcellona-Dusseldorf, che non ha lasciato scampo a nessuno dei viaggiatori, tra cui un neonato e una scolaresca di 16 ragazzi.

Voglio onorare le vittime ed essere vicino al dolore immenso dei familiari con uno dei corali più belli della Passione Secondo Matteo, di J. S. Bach: "O Haupt voll blut und wunden" 

O capo insanguinato...

È la passione di Cristo che continua nella storia umana.
Speriamo che questa volta sia solo una tragica fatalità e non ci sia invece anche qui la mano assassina dell'uomo.


giovedì 19 marzo 2015

La strage di Tunisi. Talebani musulmani e nostrani













Mentre alcuni talebani laicisti italiani, per “rispetto delle minoranze religiose (musulmane)”, prendono in ostaggio la stragrande maggioranza dei cattolici, impedendo in varie scuole di ricevere in questi giorni la Benedizione di Pasqua, da secoli presente nella nostra tradizione e nella nostra cultura, in Tunisia i musulmani sparano e ammazzano 4 italiani, oltre a 13 feriti, per rendere onore ad allah il misericordioso, tollerante e rispettoso delle minoranze.

Piango ovviamente per le vittime, non solo italiane, dell'orrendo attentato musulmano a Tunisi: 22 morti e almeno 44 feriti, di varie nazionalità europee.

Ma manderei volentieri i nostri talebani laicisti nel Califfato dell’Isis, in Pakistan, in Arabia, in Iraq,  a parlare di rispetto delle minoranze cristiane, naturalmente vestiti da cristiani, con croci, stendardi e panini al prosciutto. 

E acqua santa.

Che dite? il TAR della Mecca darà loro ragione?

O li vestirà d'arancione?


venerdì 13 marzo 2015

Due anni con Papa Francesco





Due anni con Papa Francesco. 

Tutto è iniziato con quel “Cari amici, buonasera”, il giorno dell’elezione, 13 marzo 2013, che ha meravigliato e poi conquistato tutti i cuori, o almeno, quasi tutti.

Voglio festeggiare il lieto anniversario non con delle parole, ma con un canto. Il più antico canto in onore di S. Francesco, tratto dal Laudario Cortonese.

Siamo nel XIII secolo, il secolo stesso di S. Francesco. Il Poverello di Assisi è già venerato dal popolo di Dio come santo. I più grandi artisti di allora e del secolo successivo gli erigono una Basilica che non ha eguali: Frate Elia, Cimabue, Giotto, Simone Martini, Pietro Lorenzetti...

Anche la musica fa la sua bella parte. Nascono i primi canti in suo onore. Il primo in assoluto è quello che riportiamo, dal Laudario di Cortona: “Sia laudato San Francesco”.

Come si può notare, è un canto sempre attuale; con qualche aggiustamento (“Fratello sole, sorella luna”) viene cantato anche oggi.
Non è di Riz Ortolani o di Claudio Baglioni. È un canto del 1200.

Così come Francesco. Non è un personaggio del 1200. È sempre con noi.

Oggi per esempio si chiama Jorge Mario Bergoglio.

Auguri, Papa Francesco!



giovedì 12 marzo 2015

Le motivazioni della sentenza (in versi)















Hanno di nuovo assolto Berlusconi.
Dopo anni di sentenze e di processi,
dopo migliaia d’intercettazioni,
microspie nelle camere e nei cessi,

il Cavaliere ha vinto la sua guerra.
Chi ha perso è stata Ilda Boccassini,
rossa di pel e tessera, la sgherra.
Ci ha fottuto  milioni di quattrini

per dimostrar che Silvio copulava
con Ruby, marocchina giovincella.  
La storia è un’altra: a Ilda non andava
che Ruby fosse sì formosa e bella,

mentre lei sembra il cul della padella.



sabato 7 marzo 2015

La riforma della Boldrini (Boldrini chi?)




















Mentre un milione (!) di immigrati dall’Africa sta per invadere l’Italia, mentre l’Isis – oltre alle solite orrende nefandezze - sta distruggendo immensi patrimoni storici e artistici dell’umanità come Ninive e Nimrod (la città della Torre di Babele), mentre l’Italia è alle prese con una criminalità sempre più spudorata, e mentre il mondo politico e amministrativo sta affogando nell' indecenza di sprechi, mazzette, privilegi e vergognosi emolumenti, il Presidente della Camera Laura Boldrini ha emanato un provvedimento d’urgenza atteso da tutto il popolo italiano, ignorante e ciuco.

Da ora in poi non dovremo più dire Il Presidente della Camera, ma La Presidente della Camera; addirittura, spiega la Boldrini, “a tutela della dignità della persona, in conformità a quanto previsto dagli articoli 2 e 3 della Costituzione”.

Nientemeno! Ci voleva una riforma grammaticale (sgrammaticata) per riformare l’Italia, per dare dignità alle donne, per portare finalmente la giustizia nel nostro scandaloso Parlamento.

Così non dovremo più dire Il Ministro, ma La Ministra, e via dicendo, ove si tratti di una donna: chissà perché questo termine al femminile mi fa pensare alla cucina, e al brodo Star.

Non conosco gli studi fatti dal Presidente della Camera Boldrini; ma si dà il caso che in italiano non tutto può essere femminilizzato con un articolo o con una desinenza –a. Ci sono ad esempio delle parole che hanno il femminile diverso dal maschile, per cui al termine Presidente (usato comunemente anche per il femminile, ovviamente) corrisponde il termine Presidentessa, come al termine Professore quello di Professoressa. È così, se la Presidentessa Boldrini vuole rispettare la grammatica, oltre che la Costituzione (che ha ben altro per la testa con gli articoli 2 e 3).

Vedi ad esempio, il Vocabolario Zingarelli, voci Presidente e Presidentessa.

Sul termine “ministro” bisogna che si metta l’anima in pace: il femminile "ministra" è cacofonico e fa pensare alle pentole che bollono in cucina (non si vorrà riportare le donne “emancipate” del parlamento al ruolo di casalinghe...). La Boldrini potrà imporre con la sua ordinanza che negli atti parlamentari si scriva: "la ministra tal dei tali...", ma sarà a ridicola memoria di questa donna vanitosa e insipida.

E il termine "sindaco", al femminile, come dovrà essere declinato? E quello di "governatore"? governatrice? governante? 

Inoltre la neo-riformatrice della grammatica italiana dovrebbe sapere che ci sono dei termini maschili ormai entrati in uso per il genere femminile: quali “soprano”, “mezzosoprano”, “contralto”; la Callas era un soprano  e non si offendeva; la Podles e la Garança non si offendono se sono considerate magnifici contralti e mezzosoprani. Si sentirebbero prese in giro se fossero dette soprane e contralte.

Capisco che per lo stipendio che prende, per la vanità che la distingue, per la nullità di cui è la quintessenza, il Presidente della Camera qualcosa deve fare e qualcosa deve dire.
Ma la grammatica è più complessa di un regolamento parlamentare.

E mi sembra che il Presidente non sappia cavarsela né con l’una né con l’altro.

Mi consola il pensiero che oggi è la festa (con il 28 gennaio) di S. Tommaso d’Aquino. Un pensatore sommo: acutezza di pensiero, chiarezza di esposizione, umiltà assoluta.

Il contrario della Boldrini, insomma.





mercoledì 25 febbraio 2015

Auguri, Gianna!


















Il tempo passa e non s’arresta un’ora,
ma oggi 25 di febbraio
fa un’eccezione per una signora,
e si sofferma con aspetto gaio.

C’è una gran festa nella blogosfera;
gli invitati son tanti, bella gente,
per omaggiare, ognuno a sua maniera,
Gianna che compie gli anni bellamente.

Anch’io mi fermo un po’ per festeggiarti,
carissima e diletta Amica mia,
e solo questi versi ho da donarti,
povera cosa, per la tua Maestria.

E mi siedo alla mensa già imbandita,
mangio qualche dolcetto e del salato,
brindo per augurarti lunga vita,
prendo un caffè, e ti bacio. Amicusplato.



sabato 21 febbraio 2015

Er sacco de Roma 2 (pasquinata)


 









Me credevo che a Roma l’invasori
venissero, mortacci, giù dal mare.
‘Na cifra de barconi pien de Mori
pe ddistruggere tutto e devastare.

Invece, anvedi te, sono arivati
in treno, da l’Olanda, un po' d'ariani.
Biondi, ‘mbriachi, e pure disarmati,
han fatto da padroni alli Itajani.

Hanno orinato in piazza e nella via;
monumenti distrutti, vetri rotti;
bersajato caramba e polizia;
so’ annnati poi a vedé giocare Totti.





sabato 14 febbraio 2015

Romeo, Romeo...





“Romeo, Romeo. Perché tu sei Romeo? Rinnega tuo padre e rifiuta il tuo nome. O se tu non vuoi, legati con giuramento al mio amore. E io non sarò più una Capuleti...
Quella che noi chiamiamo rosa, anche con un altro nome avrebbe lo stesso odore soave".

Grandissimo Shakespeare!

Ma non meno grande il tema musicale con cui Nino Rota ha saputo accompagnare queste indimenticabili frasi, nel film “Romeo e Giulietta” di Franco Zeffirelli del 1968.

Nel giorno di S. Valentino ripresentiamo il bellissimo tema musicale nella versione discografica di un altro grande musicista, Henry Mancini (1969), che ottenne un successo strepitoso.

Buon San Valentino!



giovedì 12 febbraio 2015

Il silenzio delle femministe




Penso che siano molti oggi i motivi per essere "indignati" (non uso altre parole più colorite e più di moda...).

Ecco un bestiario minimale:
Le vergognose sperequazioni tra i lauti appannaggi della casta e i salari (e pensioni) da fame della vil plebe.
Le esose tasse su ogni genere, compreso ora anche “l’erbatico”, cioè la tassa sul proprio terreno. Nemmeno Quintino Sella aveva osato tanto.
Le infinite dispute parlamentari sulle riforme, che da montagne di parole, partoriscono il “ridiculus mus”, il ridicolo topo, di Fedro. Avete presente l’abolizione delle province? del senato? degli enti inutili? delle auto blu? Sono sempre lì.
Gli inverecondi traslochi di poltrone (e poltronieri occupanti) tra le varie sezioni di camera e senato, secondo il vento che tira. 
Lo stillicidio quotidiano dei furti e delle rapine a mano armata, anche con armi da guerra e con famiglia al seguito. Proibito difendersi o dare soccorso, perché il bandito può sbagliare mira, lo Stato no: lui colpisce sempre, la vittima ovviamente.

Se poi allarghiamo l’orizzonte e guardiamo fuori casa, allo sdegno si aggiunge la pelle d’oca.
La guerra civile in Ucraina (che sembra giungere a conclusione, finalmente!), le vittime del Mediterraneo in questi giorni.

E continuano a tenere banco le atrocità dell’Isis, che fanno impallidire anche la barba di Barbablù. 
Le ultime dall’inferno dei jihadisti ci mostrano il rogo medievale del pilota giordano, 21 cristiani copti decapitati ieri, 15 donne irakene sfregiate in faccia con l’acido da altre donne-poliziotto perché trovate senza velo, la ragazza americana forzata all’unione con un tagliagole e poi eliminata.

In particolare, questa violenza cieca e brutale contro le donne è ciò che più mi ripugna.
Ma non vedo intorno a me tanta indignazione nel mondo femminile. 
Dove sono finite le “femministe” che scendevano in piazza contro la società maschilista, contro la Chiesa, contro ciò che (a loro dire) impediva il libero esercizio dei loro “diritti”?

La Chiesa non faceva paura, ma l’islam sì. La Chiesa era capace di opporsi in alcune pretese considerate crimini (come l'aborto), nel rispetto della democrazia. L’islam no. Considera la donna proprietà del marito, e la mette a tacere. Con le buone e (soprattutto) con le cattive.

Non hanno niente da dire ora quelle femministe, tutte ormai ben sistemate nelle varie poltrone di comando e lautamente remunerate, contro lo scempio che viene fatto dell'universo femminile in buona parte del mondo, e soprattutto nel mondo musulmano, anche in Italia?

Silenzio di tomba. Nel senso vero del termine: gli islamisti lapidano, tagliano le gole, riducono in schiavitù, emettono sentenze di morte personali, impediscono l’istruzione femminile, insaccano le donne nel burka per tutta la vita, negano loro la patente d'auto... 

Visto che le femministe hanno perso la voce, facciamo sentire quella “indignata” di Cecilia Bartoli, che interpreta la Juditha triumphans (Giuditta trionfante) di Antonio Vivaldi (1716).

Giuditta, l'eroina biblica che tagliò la testa al generale Oloferne. 

Un pezzo di bravura della Bartoli. E un atto di ribellione femminile contro ogni forma di sopraffazione.

L'Oratorio fu composto da Vivaldi per la liberazione di Corfù dall'assedio dei Turchi. Sarà bene ricordare che la nostra civiltà è stata difesa con eroici sacrifici da valorosi combattenti.

Non esiste una civiltà senza eroi.





venerdì 30 gennaio 2015

Il calcio dell'asino alle mura di Ninive


















Ci sono dei nomi di luogo che hanno la forza di evocare i sentimenti più profondi del nostro spirito. 

Memorie viscerali, che fanno parte della nostra esistenza e dell'umanità intera.

Ninive è uno di questi nomi. 

Forse perché il suo nome è stato appreso in età infantile, ai miei tempi in terza elementare, quando si studiava la storia antica. E insieme al suo nome quello dell’Assiria, di cui era capitale, quello di Babilonia, quello della Mesopotamia, la terra tra i due fiumi, culla della civiltà e della nostra cultura.

Poi quel nome è diventato familiare con la lettura della Bibbia; in particolare il libro di Giona e i Vangeli, con le elogiative parole di Gesù nei suoi confronti: “Gli abitanti di Ninive si convertirono alla predicazione di Giona; ed ecco, qui c’è uno maggiore di Giona” (Lc 11, 32).

Ninive, la grande città di tre giornate di cammino, con 120.000 abitanti al tempo del profeta Giona.

Una città circondata da 12 km di mura costruite da Sennacherib (VIII-VII sec. a. C.), con il famoso tempio di Astarte (Ishtar), dea dell’amore e della guerra, e la celebre biblioteca, opera di Assurbanipal (VII sec.), i cui “libri” erano costituiti da migliaia di tavolette d’argilla incise con caratteri cuneiformi. 

Proprio alla biblioteca di Ninive Alessandro Magno si ispirò per realizzarne una simile nella città da lui fondata, Alessandria d’Egitto, la celebre Biblioteca di Alessandria.

Una di quelle antichissime e mitiche città che hanno fatto la storia, in perenne lotta con i potenti imperi confinanti, ferocissima in guerra, fino alla definitiva sconfitta ad opera dei Medi e dei Babilonesi nel 612 a. C.

Di lei rimaneva ancora in piedi, segno della passata grandezza, la chilometrica cinta muraria, come una corona a ricordo della sua regalità.

Oggi ha dovuto subire anche l'oltraggio del "calcio dell’asino" di fedriana memoria. Quelle mura millenarie, presso l'attuale Mossul in Iraq, sono state in gran parte distrutte dai fanatici islamisti dell’Isis che ne hanno il controllo.

La giustificazione? Quelle mura sono un segno dell’antico paganesimo, non possono convivere con la moschea.

“Due cose sono infinite, diceva Einstein, l’universo e la stupidità umana. Ma sull’universo ho ancora qualche dubbio”.

Sottoscrivo.


mercoledì 28 gennaio 2015

Dopo il male assoluto, il Bene assoluto




Il Bene assoluto è Dio, ovviamente.

Dopo l'orrore dell'olocausto, il calendario celebra S. Tommaso d'Aquino (1225-1274), colui che più di ogni altro ha dato alla fede in Dio una convincente motivazione razionale.

Nei campi di sterminio Dio è sembrato latitante. Il "silenzio" di Dio ha fatto impressione. Molti ne sono rimasti disorientati.

In realtà Egli continuava la sua passione sulla croce; e da quel sommo male ne sarebbe uscito un mondo rinnovato, come dal sacrificio del Golgota, la gloria della Pasqua.

"Lauda Sion Salvatorem", Loda Sion il Salvatore! Ecco il grido di gioia che S. Tommaso ha anticipato, contro ogni male assoluto o relativo che si presenti nel corso della storia umana.

Un inno alla gioia che viene non soltanto dalla fraternità umana (che da sola non basta, evidentemente), ma anche e soprattutto dalla potenza invincibile di Dio.

E tutti coloro che cercano di cancellare Dio dall'orizzonte della loro esistenza, e perfino da quello della storia umana, non si sono mai confrontati seriamente con la limpida e avvincente lezione di S. Tommaso d'Aquino.

Coloro a cui interessa conoscere qualcosa del suo pensiero, troveranno in questo blog vari spunti di riflessione,  cercando la voce Tommaso d'Aquino.

Per onorare S. Tommaso, e festeggiare la vittoria del Bene assoluto sul male, posto l'inno scritto proprio da S. Tommaso, nel 1264: Lauda Sion. 

La musica, per coro misto, soli e orchestra, è di Felix Mendelssohn Bartholdy, op. 73, anno 1846.   
Solo il coro iniziale, trattandosi di una lunga (se pur bellissima) sequenza; sufficiente comunque per apprezzarne tutta la bellezza.



Lauda Sion Salvatorem,
lauda ducem et pastorem,
in hymnis et canticis.

Loda Sion il Salvatore,
loda la guida e il pastore,
con inni e cantici.












martedì 27 gennaio 2015

70 anni dal male assoluto




Per non dimenticare l’Olocausto del popolo ebraico nei campi di sterminio nazisti, che vide l’inizio della fine 70 anni fa, con la liberazione dei prigionieri di Auschwitz da parte dell’Armata Rossa, propongo all’attenzione un canto del musicista ebreo francese Elie Botbol.

Il testo è costituito dal versetto 4 del Salmo 23 (22), "Il Signore è il mio pastore". Si tratta quindi di una notissima preghiera biblica.

"Se dovessi camminare in una valle oscura, non temerei alcun male, 
perché tu sei con me; il tuo bastone e il tuo vincastro mi danno sicurezza".

Il canto ("Gam Gam Gam") è scritto per un coro di bambini; per questo ha l’andamento tipico delle filastrocche.
Ma è proprio questo il suo fascino, e la sua drammatica bellezza.
L’innumerevole strage di quegli innocenti è nell'orrore della Shoah il crimine più aberrante.

Il canto fa parte della colonna sonora del bel film “Jona che visse nella balena” del regista Roberto Faenza (1993), tratto dall'autobiografico libro “Anni d'infanzia" (1978)  dell’olandese Jona Oberski, che racconta la sua tragica vicenda di bambino nel campo di concentramento di Bergen-Belsen, dove perse entrambi i genitori (e dove morì Anna Frank).

L’arrangiamento musicale del brano è di Ennio Morricone, che ha curato la colonna sonora del film. Ancora una volta, in modo perfetto.


lunedì 26 gennaio 2015

I AM KENJI














Tagliare il collo a persone innocenti è l’unica cosa di cui sembrano capaci i musulmani dell’Isis.

Questa volta le vittime sono giapponesi. Una testa è già rotolata. Un’altra è in lista d’attesa.

Conosciamo bene il popolo giapponese. È stato piegato solo dalle bombe atomiche.
Non saranno certo i tagliagole islamisti a fargli paura.  

Alla fine, e spero presto, vedremo rotolare la testa anche di quel testa-di-cazzo con un condom in capo, vestito di nero, che smanetta con un coltellaccio in mano davanti ad una telecamera, prima del suo macabro rito.

In attesa che il tagliagole islamista subisca il meritato contrappasso, mi unisco al popolo del web e a tutto il mondo civile, nel chiedere la liberazione dell’ostaggio giapponese Kenji Goto.

“I AM KENJI”

E attenti, tagliagole dell’Isis! La katana dei samurai è lunga e affilata...




lunedì 19 gennaio 2015

Là dove non batte il sole



















Papa Francesco ha battuto ogni record di ascolti e ci stupisce sempre di più con il suo linguaggio “colorito”.

Sette milioni di fedeli alla sua S. Messa a Manila, ieri 18 gennaio 2015. Mai accaduto nella bimillenaria storia della Chiesa. Nella mia chiesa siamo in genere sette gatti.

Il segno “Ti voglio bene” fatto nell’alfabeto giovanile con la mano (pollice-indice-mignolo alzati). Qualche giornalista ha scritto che il Papa ha fatto le corna. Probabilmente quel giornalista pensava alle sue.

Un pugno (metaforico, ha spiegato) a chi offende la mamma. Io, per un’offesa simile, mi sono limitato a cancellare l’account con tutti i miei post e i miei oltre tremila commenti da un (a)social network, di cui per compassione non faccio il nome.

Tre figli. È il numero che il papa indica come “ideale” per una famiglia di cattolici, che comunque sono chiamati a una paternità e maternità responsabile, e non a mettere al mondo figli “come conigli”. Qualcuno potrà meravigliarsi di questo linguaggio schietto, realistico, da periferia. Ma lui viene dalle periferie del mondo e della vita, e sa che il futuro del mondo si gioca proprio lì. Se poi i figli sono di meno o di più, benvenuti in questo mondo!

Si cerca di colonizzare i popoli con la “teoria del gender” (cioè negando la distinzione naturale tra maschi e femmine). E si vorrebbe imporre nelle scuole.  È il metodo, dice il papa, che usavano “le dittature del secolo scorso, si pensi ai balilla e alla gioventù hitleriana”. In effetti, mi dispiacerebbe dover buttar via la grammatica e il dizionario per far contento qualche analfabeta...

Un calcio “dove non batte il sole” ai corrotti. Se dovessimo prendere alla lettera anche questa battuta di Papa Bergoglio, in Italia lo sport nazionale non sarebbe più il calcio al pallone, ma il calcio nel sedere ai politici (e associati).

Papa Francesco, più lo conosco, più mi piace.



giovedì 15 gennaio 2015

Per fortuna che il Papa c'è!


















In un mondo che sembra uscito fuori di senno, la parole e le azioni di Papa Francesco costituiscono un autorevole richiamo all'uso della ragione.

Nella visita apostolica di questi giorni in Sri Lanka e nelle Filippine, con grande forza egli ha fatto appello ai valori dell'unità e della pace tra gli uomini.

In effetti i crimini islamisti in Francia, in Nigeria e altrove sono il sonno della ragione che genera mostri.

Anche la satira blasfema è un'offesa ai valori inviolabili delle coscienze; e pur senza fare vittime, provoca indignazione e rabbia, i cui esiti sono sempre imprevedibili. 

La pretesa poi di eliminare dai libri di scuola inglesi ogni immagine di Peppy Pig, la celebre maialina rosa, come vorrebbe la Oxford University (!) Press, per non offendere la sensibilità di musulmani ed ebrei, raggiunge il top del ridicolo.

Nei confronti dei primi Papa Francesco ha detto che non si può uccidere per nessun motivo; ma ancor più aberrante è uccidere in nome di Dio. I capi religiosi e i governi devono condannare con fermezza questi gesti criminali e blasfemi, e difendere la libertà di religione, origine di ogni altra libertà.

Nei riguardi della satira il Papa ricorda che, se uno offende sua madre, "si aspetti un pugno". Eh sì, Papa Francesco non è così buonista come qualcuno lo vorrebbe dipingere.

Ai terzi il Papa dice che tra due giorni è la festa di S. Antonio Abate, protettore degli animali, ed è sempre raffigurato con un bel porcello ai suoi piedi. Che facciamo? Cancelliamo anche quello? 

Per la verità, quest'ultima cosa Papa Francesco non l'ha detta... Più modestamente la dico io. 

Chi pretende di cancellare dai libri, oltre che dalla tavola, il maiale e i suoi derivati, si merita un solo epiteto: "Salame!" Con tanto di laurea.

Ma non certo quella dell'Università di Bologna.



Nella foto in alto: Papa Francesco in Sri Lanka (13 gennaio 2015), tra un corteggio di elefanti.





martedì 13 gennaio 2015

Il trionfo della morte: Boko Haram



Bambine di 10 anni fatte esplodere per uccidere altre persone nei supermercati; un paese intero distrutto e duemila persone massacrate a colpi di mannaia; 200 ragazze rapite, brutalizzate e fatte schiave; Chiese incendiate, cristiani trucidati...

Cos’è, la fiaba della nonna per far star buoni dalla paura i propri nipotini? O qualche inedito racconto dell’orrore di Edgar Allan Poe?

No, semplicemente l’islam in Nigeria. L’islam versione Boko Haram, ma sempre di islam si tratta; come quello che massacra 17 persone in Francia, perché vignettisti satirici del profeta (?) o perché ebrei, o perché poliziotti.

Non parliamo del califfo e del “suo” territorio, perché occorrerebbe non il lapis di Charlie Hebdo, ma il pennello di Bruegel il Vecchio, quello del “Trionfo della Morte”.

“Je suis Charlie” perché, mentre il politically correct europeista è stato finora quello di glissare sugli orrori islamisti e su quelli islamici della sharia, i coraggiosi vignettisti satirici francesi di "Charlie Hebdo" hanno preferito cadere sotto i colpi dei mitra islamici con la penna in pugno, piuttosto che abbassare la saracinesca del giornale, o i loro pantaloni.

Qualcuno dice: ma erano blasfemi... In Toscana, se vai in un bar dove si gioca a carte, avrai un’idea più chiara del 2° Comandamento. 

Ma non per questo mi è mai venuto in mente di prendere un mitra.

Semplicemente esco, magari dopo aver detto a quei tali: “bande de cons”, banda d’imbecilli, o - se permettete il francesismo - banda di coglioni.

La stessa frase, a parti rovesciate, detta dal direttore di Charlie Hebdo, Charb, agli islamisti che lo hanno crivellato di proiettili.



Nella foto in alto: "Il trionfo della morte", Pietro Bruegel il Vecchio, 1562, Museo del Prado, Madrid (cliccare sulla foto per ingrandire).



giovedì 8 gennaio 2015

In memoriam!





Voglio onorare l’eroica morte degli otto giornalisti francesi dello Charlie Hebdo e delle altre 4 vittime dell’orrendo attentato di ieri a Parigi, e della poliziotta parigina uccisa stamani, con il Libera me Domine della Messe de Requiem (1888) di Gabriel Fauré.

Un grande maestro francese del pentagramma per dei maestri francesi della matita satirica.

Un capolavoro musicale e una preghiera appassionata a Dio, amante della vita. Chi uccide nel nome di Dio, oltre al crimine contro l’umanità, offende orribilmente Dio.
E chi ha ucciso ieri, lo ha fatto bestemmiando il nome di Dio.

La barbarie degli islamisti contro l’equilibrio, l’armonia e la bellezza della musica di Fauré, e la caustica penna dei vignettisti dello Charlie Hebdo.

La penna dell'intelligenza contro la brutalità degli imbecilli.

È questa la parola che il direttore del settimanale, Stéphane Charbonnier,  aveva scritto nei confronti degli islamisti che lo minacciavano di morte: "Banda di imbecilli!"




“Liberami, Signore, dalla morte eterna, in quel giorno tremendo, quando il cielo e la terra saranno sconvolti, quando verrai a giudicare il mondo con il fuoco.
Sono tremante e pieno di timore, mentre sta per venire il giudizio e la collera. 
Quel giorno sarà un giorno d’ ira, di calamità e di miseria, un giorno molto amaro. L'eterno riposo dona loro, Signore, e splenda ad essi la luce perpetua. 
Liberami Signore, dalla morte eterna, in quel giorno tremendo, quando il cielo e la terra saranno sconvolti, quando verrai a giudicare il mondo con il fuoco.
Liberami, Signore, dalla morte eterna. Liberami, Signore!”


mercoledì 7 gennaio 2015

Nous sommes tous Charlie!
















Questo blog si unisce all’esecrazione e alla condanna senz’appelli dell’orrendo massacro di 12 persone nell’attentato al settimanale satirico parigino “Charlie Hebdo” da parte di un commando di tre fanatici islamisti, ora arrestati.

Sono state massacrate a colpi di mitra e al solito grido di “allah u akbar” le penne più prestigiose del giornalismo satirico, tra cui Georges Wolinski.

L’islam mostra sempre più il volto dell’intolleranza e della barbarie.

Se gli islamici cosiddetti “moderati” pensano di poter prendere le distanze solo a parole da questi crimini efferati, sempre più frequenti in ogni parte del mondo, allora l’islam “moderato” è solo "chiacchiere e distintivo", e dunque un pericolo da cui guardarsi bene.

Se invece vogliono condannarli sul serio,  e cioè con i  fatti, devono, nei luoghi dove sono maggioranza, aprirsi alla libertà religiosa e abrogare ogni altra legge in contrasto con i diritti universali dell’uomo, della donna e dei bambini.

Gli islamisti hanno ucciso dei vignettisti satirici. Hanno tentato di uccidere il riso, ciò che distingue l’uomo dall’animale.

Hanno ucciso anche il direttore Stéphane Charbonnier, noto come Charb, 47 anni. 
Nel 2012, già nel mirino del fanatismo islamico, aveva detto: «Non ho paura delle rappresaglie. Preferisco morire in piedi che vivere in ginocchio».

"Siamo tutti Charlie Hebdo", e saremo sempre in piedi! Nessuno ci toglierà l'humour e la libertà.


Nella foto in alto: Stéphane Charbonnier



sabato 3 gennaio 2015

Ci vorrebbe un eroe. Anche due o tre...




Come aprire il nuovo anno 2015?

È quasi d’obbligo un brano musicale, possibilmente gioioso. Almeno all’inizio di un’impresa, grande o piccola che sia, non può mancare la fiducia nella buona riuscita; altrimenti perché iniziare?

Se si parla di  musica gioiosa, e magari anche solenne, come si conviene per l’apertura dell’Anno Domini  MMXV, viene subito in mente la musica barocca, e in particolare Giorgio Federico Händel.

Il coro  See, the Conqu’ring Hero Comes! (Ecco, viene l’eroe conquistatore!) tratto dall’Oratorio Judas Maccabaeus (1747-1751) mi pare quanto mai opportuno.

Anzitutto perché c’è bisogno di qualcuno che risollevi le sorti anche dell’Italia, come fece Giuda Maccabeo con il popolo d’Israele in un momento di disastro generale.

Inoltre perché non penso che questo stupendo e famosissimo brano musicale, usato in tutte le salse, anche in quelle al pomodoro, sia conosciuto nella sua vera origine.
È il grido di gioia del popolo d'Israele che finalmente ha trovato un grande condottiero, e più esattamente un eroe.

E non ditemi che non c’è bisogno di eroi, seguendo la retorica e un po' stucchevole frase di Brecht.
Gli eroi sono sempre necessari. Guai a quel popolo che non ha bisogno di eroi!

Ciò di cui non abbiamo bisogno sono invece i prepotenti e i vili.
Due (brutte) facce della stessa medaglia.




See, the conqu'ring hero comes!
Sound the trumpets! Beat the drums!
Sports prepare! The laurel bring!
Songs of triumph to him sing!

(Virgins)
See the godlike youth advance!
Breathe the flutes and lead the dance!
Myrtle wreaths and roses twine
to deck the hero's brow divine!

(Israelites)
See, the conqu'ring hero comes!
Sound the trumpets! Beat the drums!
Sports prepare! The laurel bring!
Songs of triumph to him sing!
See, the conqu'ring hero comes!
Sound the trumpets! Beat the drums!




Ecco, viene l’eroe conquistatore!
Suonate le trombe, battete i tamburi!
Preparate giochi, portate la corona di alloro,
cantategli canti di trionfo!
Coro di fanciulle
Ecco, avanza il giovane simile a un dio!
Fate risuonare i flauti e guidate la danza;
intrecciate corone di mirto e di rose
per cingere la divina fronte dell’eroe.
Coro di Israeliti
Ecco, viene l’eroe conquistatore!
Suonate le trombe, battete i tamburi!
Preparate giochi, portate la corona di alloro,
cantategli canti di trionfo!
Ecco, viene l’eroe conquistatore!
Suonate le trombe, battete i tamburi!