martedì 29 maggio 2012

A gloria di Dio, una musica divina



Domenica scorsa era la Pentecoste, cioè la festa dello Spirito Santo.  Domenica prossima è la festa della Santissima Trinità, cioè la contemplazione del mistero di Dio nella sua natura più intima e profonda.
 In questi giorni inoltre si conclude il mese di maggio dedicato alla Madonna.
Un periodo perciò di profonda gioia, nonostante i forti motivi di turbamento, come il sisma che sta scuotendo la terra emiliana e, in senso metaforico, anche le stanze vaticane, da dove sono state sottratte e rese pubbliche molte carte riservate.

A quest’ultimo riguardo Papa Benedetto XVI, citando la parabola evangelica (Mt 7, 24-27), ha detto che i venti hanno soffiato forte, ma la casa non cadde, perché fondata sulla roccia.

La roccia di Cristo, e di Pietro suo vicario.
Per celebrare il mistero glorioso di Dio, trinità di Persone nell’ unità nella natura divina, per onorare la Madonna e per sostenere la coraggiosa ripresa del popolo emiliano e la fede del papa, proponiamo all’ascolto una delle composizioni più belle del genio di Mozart: il mottetto “Exultate. Jubilate”, K 165, in Fa maggiore, del 1773.
Se si pensa che fu composto quando Mozart non aveva ancora 17 anni, viene da dire che il nome Amadeus sia stato davvero profetico: amato da Dio, per portare nel mondo la bellezza di una musica divina.
Del mottetto, per voce solista (soprano) e orchestra da camera, ascoltiamo l’ultima delle quattro parti, che è anche la più bella e la più famosa: l' Alleluia.
Tra le altre difficoltà, la partitura presenta nella penultima nota del canto un do acuto di 2/4. Anche se il movimento è piuttosto veloce (“Allegro non troppo”), rimane sempre una gran bella nota, che non tutti i soprani riescono ad eseguire perfettamente.
C’è chi la tiene per un attimo e subito si butta sulla nota finale, c’è chi la sfiora appena.

Ho scelto perciò l'esecuzione di Leontyne Price, celebre per l’estensione di voce, che affronta la nota senza timori reverenziali.

Perfino leggermente crescente!
Una musica divina, cantata divinamente.

Accompagnano i Wiener Philharmoniker diretti da H. von Karajan.


Solo a Dio gloria, come direbbe Bach.




mercoledì 23 maggio 2012

Ho viaggiato con i Bee Gees (e con Alan Sorrenti, Patty Pravo, Bonnie)





Negli anni 70 ogni estate con un gruppo di 5 o 6 amici facevo una bella girata in qualche paese europeo, unendo l’utile della conoscenza dei luoghi al dilettevole di un periodo in libertà.

Nel 1978 la meta era Istanbul.

Con l'allora mitico Ford Transit, stipato all’inverosimile di cibarie, tenda militare e tutto quanto fa campeggio (senza dimenticare il gas per cucinare e una damigiana di vino nostrale toscano), si cominciava l’avventura.

Sopra il cruscotto l’armamentario musicale: mangiadischi e mangianastri, con le ultime (e penultime) novità musicali, in dischi e cassette registrate.

Alla frontiera bulgara ci accattivammo le simpatie dei minacciosi doganieri con la damigiana del vino: nell’attesa dei visti sul passaporto, a turno i gabellieri ci gabellarono un bel po’ di Chianti.

I turchi a loro volta, tranne il prosciutto e il salame, vollero assaggiare di tutto: nutella, formaggio, banane, grissini... Fu risparmiato un ulteriore e fatale attacco alla damigiana del vino, secondo l’insegnamento del Profeta.

Alla frontiera greca ci presero per hippies e ce la cavammo dal far scaricare tutti i bagagli (in cerca di eventuale roba) recitando chi l’inizio dell’Iliade, chi dell’Odissea: “Mènin aèide, theà, Pelèiadèo Achìleos”. “Ándra moi ènnepe mùsa polýtropon ‘os mala pòlla” (traslittero alla meglio).

Potenza degli esametri omerici! I gabellieri si fermarono impressionati, come se avessero udito una voce dall’oltretomba. Ci fecero segno che tutto andava bene e si ritirarono in buon ordine.

E poi dicono che il greco non serve...

Ma nel macinare le migliaia di chilometri, in strade allora semideserte e con la carreggiata tutta a nostra disposizione, ci era di accompagnamento, oltre al rumore del motore, la musica a tutto volume.

La più gettonata era “Stayin’ alive” dei Bee Gees. In quella estate caldissima, con il Transit che ansimava in quelle strade dimenticate da Dio e dalle concessionarie, la canzone dava sprint a noi e al motore.

Ci piaceva anche “Pensiero stupendo” di Patty Pravo, con tutta quella sfilza di pronomi che sembrano una esercitazione grammaticale, e quelle frasi ermetiche da far invidia a Ungaretti:
“E tu, e noi, e lei, fra noi, vorrei, non so, che lei, o no, le mani, le sue”... La bellezza dell’assurdo.

Si riprendeva la carica e ci faceva sognare la bella canzone di Alan Sorrenti: “Figli delle stelle”:
“Noi siamo figli delle stelle, non ci fermeremo mai per niente al mondo. Noi siamo figli delle stelle, senza storia, senza età, eroi di un sogno. Noi stanotte figli delle stelle ci incontriamo per poi perderci nel tempo”.

Sembrava scritta per il nostro vagabondare spensierato nel Sud Europa.

Quando ci prendeva un po' di stanchezza si ascoltava “It's a heartache”, con la rauca voce di Bonnie Tyler.

E poiché la stanchezza a quest’ora della notte è sempre possibile per chi sta sveglio, ripropongo la canzone di Bonnie.

Anche per ricordare la bellezza di una musica senza tempo.

E per un po' di amarcord.


lunedì 21 maggio 2012

C’erano una volta i Bee Gees. Anche Robin se n’è andato



In questi giorni le brutte notizie non si contano. Alcune sono così tragiche che fanno passare in second’ordine ogni altra cosa.
L’attentato alla scuola di Brindisi, il terremoto in Emilia, la follia distruttiva di un padre di famiglia che ha  scaraventato dalla finestra i due figlioletti e si è poi suicidato nello stesso modo, ci lasciano sgomenti.
Eppure non si può passare sotto silenzio la morte di Robin, uno dei fratelli Gibb, che insieme a Barry e Maurice, ha fondato nel 1960 il mitico gruppo dei Bee Gees.
Se n’è andato ieri sera, 20 maggio, senza clamore, verrebbe da dire “in falsetto”, come era il suo modo di cantare negli anni di successo.
Una morte parallela a quella di Donna Summer, avvenuta tre giorni prima: stessa età (62 e 63 anni), stessa brutta malattia, stesso genere di canzoni: la disco music.
La rivoluzione musicale degli anni 70 ha nei Bee Gees il punto di riferimento indiscutibile, con la colonna sonora del film “La febbre del sabato sera” (1977); e nel gruppo Robin fu l’autentico protagonista vocale, quasi il frontman.
Inutile ricordare il successo strepitoso di alcuni dischi, che hanno fatto la storia della musica leggera, e che hanno spazio anche in questo blog.
Dei fratelli Gibb ora rimane solo Barry. E il ricordo di una band leggendaria.
In memoriam di Robin voglio riproporre uno dei primissimi successi dei Bee Gees, molto prima che diventassero famosi.
Si tratta della canzone Massachusetts, del 1967.
Il video è del 1989. 

domenica 20 maggio 2012

Un maggio autunnale e insanguinato




Attentato criminale in una scuola di Brindisi, devastante terremoto in Emilia, nella cornice di una stagione più autunnale che primaverile.
Non un maggio odoroso, quest’anno, ma un maggio di lacrime e sangue. In senso vero, non solo come retorico modo di dire.
Per la giovane Melissa uccisa davanti alla sua scuola e per le sue amiche ferite. Per gli operai sepolti nei crolli del terremoto in Emilia e per le altre vittime del sisma, il mio omaggio e la mia preghiera a Dio.
Voglio anche esprimere tutto il mio sgomento per questi tragici avvenimenti con la drammatica “Totentanz” (Marcia funebre) di Franz Liszt, che riprende il tema del “Dies irae” gregoriano.
Con la morte non si scherza.

venerdì 18 maggio 2012

Da Chopin per Donna Summer


Si è spenta ieri la bellissima voce di Donna Summer. La cantante americana è stata una delle protagoniste della musica degli anni 70, regina della disco, e non solo.
Tutti la ricordiamo almeno per Hot Stuff (1979), la sua canzone di maggior successo e che in certo senso ha rappresentato un’epoca: ha costituito il sottofondo sonoro di film, serial televisivi, spot pubblicitari ed altro ancora, senza parlare delle numerose cover.
Il mio omaggio è però con un brano di Chopin: il Preludio op. 38, n. 20, in Do minore, del 1839; una marcia funebre, che ha ispirato molti celebri musicisti, tra i quali Rachmaninoff con le sue  "22 Variazioni".

Su questo appassionato Preludio nel 1973 più modestamente Barry Manilow compose il song “Could It be magic”, che ebbe come formidabile interprete nel 1976 Donna Summer.

Da Chopin per Donna Summer. 

La grande musica non muore mai.

Per chi volesse ascoltare (e confrontare) il brano cantato da Donna Summer, ecco il link:



domenica 13 maggio 2012

Er Papa a Arezzo (l'Aretin Pietro e Pasquino)

















“Senti, te devo di’, caro Pasquino,
che ‘l Papa oggi v'ha fatto uno scherzino:
s’è stufato de stare 'n Vaticano
ed è venuto a Arezzo in aeroplano”.

“Er Papa de San Pietro è ‘r successore
e ha fatto er su dovere de pastore.
Le pecorelle bbrave lasciò ‘ndietro
pe’ annare a convertì l’Aretin Pietro”.





Amicusplato


lunedì 7 maggio 2012

La luna e il pigmeo













Ieri sera, cinque maggio,
sono uscito all’aria fresca;
mi ha colpito col suo raggio
una luna gigantesca.

Tutta tonda, bella piena,
ha raggiunto il perigeo;
è padrona della scena
e mi fa sentir pigmeo.

Questa luna madornale
non sarà solo impressione?
È davvero un fatto astrale,
o è la terra in recessione?


Amicusplato

martedì 1 maggio 2012

1° Maggio. Il pane quotidiano



La mancanza o la perdita del lavoro è una delle piaghe della società attuale. Guadagnarsi il pane quotidiano sta diventando sempre più problematico. Lo dimostrano anche i tragici episodi di cronaca di questo inizio 2012; in tre mesi 23 suicidi per motivi di carattere economico.
In modo particolare per i giovani il futuro non si presenta tanto roseo e anche se la spensieratezza e un po’ d’incoscienza sono le caratteristiche dell’età, le prosaiche ed aride cifre parlano chiaro: la disoccupazione giovanile è in forte aumento. In Italia ha superato il 31 per cento: un giovane su tre (tra i 15 e i 25 anni) non trova occupazione.
La cura da cavallo per risolvere questa durissima crisi è in atto; speriamo che l’operazione riesca perfettamente e il paziente non muoia. Ce lo auguriamo, per il bene di tutti.
È di moda in questi ultimi anni festeggiare il 1° Maggio con un megaconcerto in Piazza S. Giovanni a Roma.
La musica è sempre un segno di speranza.  Quindi è la benvenuta.
Ma io penso che non basti né la cura da cavallo del governo tecnico Monti, né la musica pop.
Occorre tornare ai valori fondamentali del vivere civile, che sono la giustizia, la solidarietà e l’equità. E con essi, il rispetto della vita, della famiglia, dei principi morali espressi in modo esemplare nei comandamenti di Dio.
Senza il riferimento a Dio Padre di tutti, senza la riscoperta di Dio, l’uomo si perde e la società diventa sempre più disumana, come è davanti agli occhi di tutti.

E pensare che ci sono persone che sono convinte che la perdita di Dio sia un guadagno. Direbbe Gesù: ciechi che guidano altri ciechi e che finiscono in una fossa (cfr. Mt 15, 14).
Inutile illudersi sugli aumenti delle tasse e delle accise, o sugli incentivi alle imprese. Imu, Iva, Spread e compagnia bella diventano idoli e feticci, se pensiamo che solo da loro venga la salvezza.
Senza il Padre nostro che è nei cieli, che ci fa riscoprire il significato e la gioia del vivere in questo mondo da fratelli e da figli di Dio, non può arrivare il pane quotidiano, e la buona volontà per guadagnarlo e condividerlo.
Vogliamo perciò fare un’aggiunta al megaconcerto sindacale di Piazza S. Giovanni. Aggiungiamo il “Padre Nostro” della "Messa dei Giovani" di Marcello Giombini.

La preghiera che Gesù ci ha insegnato, e le note del mondo beat.

Perché non manchi a nessuno, neanche oggi, il necessario per vivere.







Buona festa!



sabato 28 aprile 2012

Poesia per una notte di primavera



Mentre sto scrivendo, dalla finestra aperta entra nel mio studio con un alito di brezza il fascino di una notte quasi estiva, con i suoi profumi, la sua luminosa oscurità, i suoi sogni misteriosi.

E i rumori ormai attutiti di un quartiere di periferia.

Solo un Notturno di Chopin potrebbe descrivere questi 21 gradi di dolcezza alle ore 23, 46 del 28 aprile 2012. E non un notturno qualsiasi, ma il primo o il secondo, suonato rigorosamente da Rubinstein. Una cascata di note cristalline, come perle che si sfilano da una collana.

In una notte come questa, se si parla di pianoforte, viene in mente anche “Nu pianefforte  ‘e  notte” di Salvatore Di Giacomo, del 1892.

Musica e poesia sono solo modi diversi di esprimere i sentimenti e le passioni, e tutto ciò che la ragione con la sua logica non sempre riesce a definire.

Impossibile sottrarsi alla bellezza espressiva ed evocativa di questo stupendo notturno poetico.

Lo presento arricchito dalle note del canto di Fausto Cigliano, in un arrangiamento musicale del M° Rino Alfieri, bravo anche come pianista (dal CD "L'Oro di Napoli 2", del 2010).

Un po’ di emozione in più.

“Dio, quanta stelle ‘n cielo...”

Bolle speculative




Quando si parla di bolle speculative si pensa subito alla borsa e alla finanza.
Ormai queste bolle sono tristemente di moda.  Fanno la loro misteriosa comparsa, poi scoppiano in maniera altrettanto misteriosa e  scompaiono nel nulla, lasciando  un bel nulla in mano agli incauti investitori.
Sembrano le bolle di sapone dei ragazzi.  Belle e simpatiche a vedersi, si librano nell’aria con i colori dell’iride, attirano l’attenzione e senza fare il botto svaniscono nella loro inconsistenza.
Purtroppo l’andamento della borsa e del mercato finanziario sembra condizionare anche l’andamento atmosferico.
Il tempo soffre di bolle speculative. Non procede più con andamento lineare, ma con improvvise bolle d’aria: fredde se vengono dalla Siberia, calde se vengono  dall’Africa.
Qualche giorno fa, come si può vedere dal mio ultimo post, eravamo dentro una bolla di aria fredda e umida: il termometro del quartiere segnava a mezzogiorno 11 gradi. Un ritorno all’inverno, con tanto di nevicate.
Ieri il medesimo termometro segnava 30 gradi. Un’estate vera e propria, che ha obbligato gli “investitori” a vendere i vestiti e a viaggiare in brache di tela...
Anche il tempo ormai  è preda degli speculatori che, dopo aver sovvertito ogni movimento economico terrestre, stanno facendo di tutto per spostare da un continente all’altro enormi masse di valuta atmosferica con azzardati movimenti di cui noi, comuni mortali, facciamo le spese.
Riuscirà il governo Monti a evitare insolazioni o polmoniti, e altri malanni derivanti da questi improvvisi cambi d’umore della borsa e del tempo?
Oppure, con la Merkel, si diverte a soffiare  sulla schiuma di sapone per fare le mille bolle blu?



Ma in questo Mina era più brava (Festival di Sanremo, 1961).



mercoledì 25 aprile 2012

Pioggia e lacrime musicali



Continua la stagione delle piogge.
Le previsioni dicono però che da oggi stesso ci sarà bel tempo, addirittura quasi estivo. Staremo a vedere...
Intanto ascoltiamo anche un supplemento di pioggia musicale.
Si tratta di una bella aria per contralto castrato dall’opera “Tieteberga” (nonché da “Il Giustino”) di Antonio Vivaldi: “Sento in seno ch’in pioggia di lacrime”, RV 737, Atto II.
Lacrime di pioggia e lacrime d'amore è un luogo letterario di antica data, come si vede. Rain and tears...
La presento in una trascrizione per doppio pianoforte.  Il pizzicato dell’orchestra d’archi è reso nel piano con un sapiente uso del sordino  e di un tocco battente.
L’aria dell’evirato cantore  è sostituta dal suono libero dal pedale smorzatore, eseguita da Greg Anderson; ottimo l'accompagnamento di Elisabeth Joy Roe.
Un’originale trascrizione e una bella esecuzione di questo emergente duo pianistico statunitense.

Buona Festa di S. Marco e della Liberazione, col sole!


domenica 22 aprile 2012

Il cuculo ha cantato...




Ieri mattina, armato di ombrello, ho fatto una bella camminata in collina. Pioveva e spioveva, aprivo e chiudevo, e negli squarci  di sole la natura faceva sfoggio della sua giovanile bellezza.
La prima cosa che in questo periodo colpisce chi sale un po’ in alto (a piedi, ovviamente) non è il panorama, ma il profumo della primavera. Ti avvolge da ogni lato, ti libera le vie respiratorie  e ti inebria di dolcezza.
Un profumo che supera ogni tentativo di imitazione umana, e perfino quello sublime del caffé che viene su dalla moka.
Si tratta di una fragranza in cui sei totalmente immerso e in cui ti muovi  libero e beato.
Nel camminare in questo “spirabil aere” ho visto finalmente lo scorrere dell’acqua nei fossi, ritornati gorgoglianti e rumorosi.
Improvviso e solitario  si è alzato da qualche parte della collina boscosa il canto del cuculo.
È la prima volta quest’anno. Un canto che apre ufficialmente la stagione primaverile.
Come sempre, mi sono incantato ad ascoltare. Era un cuculo mezzosoprano, faceva la terza minore Re4-Si3.
Una terza perfetta, intonata come quella di una cantante della Scala o del Maggio Fiorentino.
Se vogliamo essere pignoli, il cuculo sapeva solo quella.
Ma non vi pare abbastanza per un pennuto autodidatta, che non ha studiato solfeggio e che si esibisce in uno sperduto angolo di mondo senza chiedere nemmeno il rimborso spese?
Ascoltato il concerto del cucco sono tornato a casa, pensando a quanti altri concerti ha ispirato.
Ad esempio, quello di Giorgio Federico Händel : "The Cuckoo and the Nightingale" (Il cuculo e l'usignolo), in Fa maggiore, HWV 295.
Qui propongo il II movimento: Allegro. 
Buon domenica, e buon ascolto con il cucco.

Che la primavera abbia inizio!

mercoledì 18 aprile 2012

Il "bodyguard" del Papa



Quando si parla di bodyguard, viene subito in mente Kevin Costner, protagonista del film omonimo con la bella (e sfortunata) Whitney Houston.

Ma quando si parla di realtà, il volto più famoso è quello di Domenico Giani, guardia del corpo di Benedetto XVI, e di Giovanni Paolo II negli ultimi anni di vita.















Mi fa piacere ricordare che il dott. Giani è aretino. Un aretino accanto al Papa, per difenderlo da eventuali aggressori (è già accaduto un paio di volte), riempie di orgoglio la sua città, battagliera e generosa.

Quando Benedetto XVI, il prossimo 13 maggio, sarà ad Arezzo e percorrerà Corso Italia e Piazza Grande, avrà un valore aggiunto accanto a sé. Non parlo dello Spirito Santo: quello ce l’ha sempre.

Parlo dell’aretino dott. Domenico Giani, classe 1962, Ispettore Generale del Corpo della Gendarmeria dello Stato della Città del Vaticano; il bodyguard del Papa.

E sarà una bella rimpatriata.


Nel video: "Terra d'Arezzo, un cantico", Inno della "Giostra del Saracino", musica di Giuseppe Pietri (1886-1946), parole di Alberto Severi (1883 - 1958).

lunedì 16 aprile 2012

85 anni. Viva il Papa!

















Una delle espressioni più semplici e care al popolo è “Viva il Papa!”

È il momento di usarla, in questo 85° compleanno di Benedetto XVI. Un compleanno molto significativo.

Se non altro per la cifra in sé stessa. Non sono molti i papi che hanno raggiunto questa bella età. In tutto, solo 11. Ricordiamo che il Beato Giovanni Paolo II si è fermato a 84 anni.

Ma soprattutto per la persona festeggiata. Benedetto XVI ha dovuto “studiare” da papa. Non aveva certo le doti naturali di trascinatore di folle come Giovanni Paolo II. Era un grande teologo, un insigne professore, un attento custode dell’ortodossia cattolica; ma era anche piuttosto timido, talvolta perfino impacciato in mezzo alla gente.

Tutto, meno che un trascinatore.

Eppure lo è diventato. Non ha voluto fare la concorrenza al suo inimitabile predecessore. Ha voluto essere sé stesso, con il suo approccio da teologo, con la sua naturale timidezza, perfino con le sue “gaffes”. Ma ha saputo trascinare le moltitudini, ha saputo coinvolgere il mondo intero, non meno di Giovanni Paolo II.

Il suo segreto sta nella forza della ragione. In un mondo che sa solo urlare le proprie opinioni per sovrastare quelle degli altri, egli ha saputo parlare con toni pacati, argomentanto con sapienza, quella sapienza a cui “non è possibile resistere” (At 6, 10).

L’uomo è fatto per la verità, e quando qualcuno la indica con chiarezza, rimane conquistato.

È accaduto perciò il miracolo di un uomo che ha saputo conquistare il mondo, compreso quello giovanile, senza tanti fronzoli e gesti eclatanti, ma con la semplicità e il coraggio del vero. E la timidezza è diventata sempre più una dote: l’affabilità.

C’è un terzo motivo per cui voglio festeggiare questo compleanno. Il prossimo 13 maggio Benedetto XVI farà visita alla mia città, Arezzo. La città di Domenico Giani, Ispettore Generale del Corpo della Gendarmeria del Vaticano. In altre parole, il bodyguard del Papa, come si vede anche nella foto in alto.

Perciò mi preparo con un bel “Viva il Papa!”

domenica 15 aprile 2012

Il dito di S. Tommaso Apostolo


In questa domenica dopo Pasqua si legge nel Vangelo l’episodio dell’apostolo Tommaso che non voleva credere alla risurrezione di  Gesù.
“Se non vedo, non credo...”
Chi accusa i cristiani di essere creduloni, di confondere la realtà con la fantasia, trovano nell’apostolo S. Tommaso un ostacolo insuperabile.

Tommaso era uno scettico. Non aveva visto, né toccato Gesù Risorto, quindi non voleva credere. Non gli bastava la testimonianza degli altri compagni, neanche quella di Simon Pietro. Su di un fatto così superiore a ogni legge della natura non faceva sconti a nessuno, neppure al capo.
Entrò Gesù a porte chiuse e disse: “Metti qua il tuo dito nel foro dei chiodi e non essere incredulo, ma credente.”

E Tommaso, lo scettico, dovette arrendersi di fronte a ciò che stava vedendo e toccando con mano: Gesù era davanti a lui, risorto e glorioso. “Signore mio e Dio mio!” (Gv 20, 19-31).
Tommaso si è lasciato alle spalle lo scetticismo, minando alla base quello dei suoi futuri emuli.

Chi non vuol credere a Cristo Risorto, deve chiudere gli occhi davanti a quel dito indagatore.

Nella foto: "Gesù Risorto e l'apostolo Tommaso", Codex Arcus Epternacensis, sec. XI, Germanisches Nationalmuseum, Norimberga

domenica 8 aprile 2012

Una Pasqua insanguinata


La Pasqua è il centro e il fondamento della fede cristiana.
Se Cristo non fosse risorto, vana sarebbe la nostra fede. Ma Cristo è risorto, primizia di coloro che sono morti (1 Cor 15, 14-20).
La Pasqua dà significato a tutta la nostra esistenza, anche ai momenti più bui. Solo nel Risorto la vita umana trova il suo significato pieno e la sua inesauribile speranza.
Anche nel giorno in cui decine di cristiani in Nigeria a Kaduna (si parla di una quarantina di persone!) sono state massacrate da un’autobomba islamista accanto ad una Chiesa.
Una Pasqua insanguinata, di fronte alla quale rimaniamo esterrefatti.
Di fronte al male assoluto non c’è che da aggrapparsi al Cristo, vincitore della morte e della barbarie più atroce. Al tempo stesso invochiamo giustizia da parte delle autorità nazionali e internazionali.
Che si ponga fine a questa infinita persecuzione contro i cristiani, in ogni parte ormai della terra!
Il cristiano è colui che non piega la schiena al "politicamente corretto" e ai potenti di turno, ma proclama ovunque il diritto e la giustizia. Per questo, come Cristo, viene perseguitato.
Ma alla fine, vince.
Per questo vogliamo ribadire la nostra fede, opponendo alla barbarie disumana del fanatismo islamista la grandezza della fede cristiana, espressa nel Credo.
Ascoltiamo perciò il Credo (RV 592) di Antonio Vivaldi, nella sua completezza. Una decina di minuti di musica sublime.
Invito ad ascoltarlo tutto. Nella festosità del suo inizio, nella drammaticità del “Crucifixus”, nell’esultanza del “Resurrexit” e della parte finale.
Buona Settimana di Pasqua, e un grande abbraccio ai cristiani della Nigeria: "Nigra sum, sed formosa!"


venerdì 6 aprile 2012

Crucifixus!



Nel giorno della passione e morte di Nostro Signore Gesù Cristo il silenzio è forse la preghiera più adeguata.
Ma anche una bella composizione musicale può aiutare a contemplare questo grande avvenimento che ha redento il mondo e ha dato senso alle nostre sofferenze.
Sono praticamente infiniti i brani musicali che si potrebbero ricordare. I canti in gregoriano, i “Responsori” di T. L. da Victoria, le “Passioni” di J. S. Bach, per fare qualche esempio, offrono mirabili motivi, alcuni dei quali ho già postato.
La polifonia mi sembra la musica che più si avvicina al silenzio della contemplazione. In particolare la polifonia a cappella: solo la voce umana, senza strumenti.
Per questo mi viene in mente il “Crucifixus” di Antonio Lotti (1667-1740), un'appassionata composizione musicale a 8 voci (bassi I-II, tenori I-II, contralti I-II, soprani I-II), che ogni coro polifonico di valore ha nel suo repertorio.
La partitura, presente nel video, ci aiuta a capire la struttura del brano e a gustarne la sublime bellezza.
Il canto, in tonalità di Do minore, inizia dalla sezione dei bassi secondi e continua con l’entrata in successione delle altre sezioni fino ai soprani primi, in una scala ascendente e con dissonanze che fanno pensare al doloroso supplizio e all'innalzamento della croce (“Crucifixus”) fino alla sua completa installazione, in cima al monte Calvario, espressa con un grande accordo di Sol maggiore che conclude la prima parte.
Poi le sezioni procedono a gruppi con ritmo più serrato (“crucifixus etiam pro nobis”), per ripartire in sordina col nome di Pilato (“sub Pontio Pilato”) su cui poi il canto insiste con mesta meraviglia, e diventa incontenibile pathos sulle parole “passus et sepultus est” (patì e fu sepolto). I soprani arrivano al Sol sopra il rigo e iniziano una lenta scala discendente che si conclude con il grande accordo di Do maggiore finale, che è come la pietra tombale posta da Giovanni di Arimatea sul sepolcro di Gesù.
Ma l’accordo in tonalità maggiore dà anche il senso della speranza. Quella pietra tombale sarà tra poco rovesciata dal Cristo Risorto.
Noi, come Antonio Lotti, sappiamo che a quel "Crucifixus" segue il Resurrexit!

mercoledì 4 aprile 2012

Nel nome di Gesù Cristo



Ci sono principalmente due modi di pregare.
C’è quello liturgico, pubblico, comunitario.
C’è quello personale, “privato” (ma non esiste una preghiera solo privata; anche da soli diciamo Padre “nostro”, non Padre mio. Il cristiano è sempre in comunione con tutti, anche nel segreto della sua stanza).
Le due forme di preghiera sono complementari; simul stant aut simul cadunt, stanno insieme o cadono insieme. La vita è fatta di momenti comuni e di momenti di intimità. E la preghiera rispecchia nel profondo ciò che è la nostra struttura esistenziale.
La pretesa di limitare l’espressione della fede cristiana alla sola sfera privata è, oltre che sbagliata, assurda. Sarebbe come obbligare una persona a mettersi un “burqa laico” quando esce di casa.

Infinite poi sono le espressioni di preghiera personale. C’è chi si affida a preghiere “tradizionali” o a forme devozionali, oppure a libere espressioni verbali, a letture sacre, a momenti di silenzio o di contemplazione.

Tra queste forme espressive, “la preghiera del cuore” è un modo molto efficace per fare spazio in noi alla presenza di Dio, e per allontanare angoscia e tristezza dal nostro cuore.

Consiste nella ripetizione di brevi frasi, o nella invocazione del nome di Gesù: “Signore Gesù!”

Il nome di Gesù non è solo un fiato di voce, né un mantra da ripetere ossessivamente per autoconvincersi di qualcosa.
Il nome è invece la rivelazione della natura divina del Cristo: Gesù significa “Dio salva” (Mt. 1, 21), e questo significato svela e porta con sé la  divina potenza, che è salvezza.

Per lo stesso motivo, quando nel Vangelo Gesù scaccia i demoni e gli spiriti del male dalle persone che ne sono prigioniere, li scaccia chiamandoli per nome, cioè rivelando la loro natura malvagia, smantellando così il loro dominio sull’uomo.

Freud ha cercato di riprodurre con la psicoanalisi questa verità evangelica (lo dice Freud stesso), ma con modalità puramente umane: liberare la psiche da ciò che la tormenta facendo emergere con le parole il “male”sepolto nell’inconscio.

Il limite della psicoanalisi è la parola umana; in quanto analoga a quella divina può operare anch’essa positivamente, se ben usata. In quanto semplicemente umana, non può avere la potenza creatrice e liberatrice del Verbo di Dio.

Confidare unicamente nella parola dell’uomo, significa rimanere prigionieri della nostra umana finitezza.

I canti di Taizé riprendono l’antico stile monastico della “preghiera del cuore”: brevi invocazioni a Dio, ripetute più volte fino a diventare una cosa sola con il respiro.

Taizé del resto è stato fondato da un monaco, Frère Roger Schutz, con un’apertura ecumenica che lo ha portato a valorizzare ogni espressione religiosa.

Propongo un canto di Taizé come esempio di preghiera del cuore: “Cristo Jesùs” (“Jésus le Christ”; in italiano “Cristo Gesù, o luce interiore”, Canti di Taizé, Elledici, 2005). Musica di Jacques Berthier, ovviamente.

Facciamo spazio in noi a Cristo Gesù, in questi giorni di Passione, per trovare la gioia della Risurrezione!


domenica 1 aprile 2012

Domenica delle Palme. "Restate con me"




È la Domenica delle Palme.

Inizia la Settimana Santa, i sette giorni che hanno cambiato la storia umana, e la nostra vita.

La Croce di Cristo è nostra gloria!

Quel sangue sparso per noi ci ha fatto capire che il Signore ci ha amato “fino alla fine”, e dalla sua Risurrezione è nata una vita nuova.

La morte non è più l’ultima parola sulla nostra esistenza. Con Cristo risorto, tutta la vita risorge.

Lasciamoci pervadere dalla potenza di Cristo, che ci ha strappati da una vita insignificante e senza speranza e ci ha ridonato la salvezza, qui e ora.

La preghiera è il modo migliore per sperimentare la gioia di essere salvati.

Lo facciamo con un bel canto di Taizé: "Stay with me" ("Bleibet hier").
In italiano è pubblicato con il titolo "Resta qui e veglia con me" (Canti di Taizé, Elledici, 2005).

Sono le parole dette da Gesù nel Getsemani a Pietro, Giacomo e Giovanni; ma qui rivolte a ciascuno di noi.

La musica è di Jacques Bertier.


sabato 31 marzo 2012

... e c'è la Gianna!













Il blog "Il bene in noi" della carissima amica Gianna compie quattro anni.


Un blog di successo meritato, perché, a differenza di tanti altri siti, lì troviamo un ambiente accogliente e ricco di sollecitazioni positive, come lo stesso titolo del blog lascia intuire.
Per questo bisogna festeggiare; e io lo faccio con quattro strofe, per ricordare i quattro anni.




C’è chi vede soltanto negativo,
c’è chi pensa che il mondo sia cattivo,
c’è chi nei blog a criticar si affanna;
e c’è la Gianna!


C’è chi va a ricercare in blogosfera
tutto il male che avvien, da mane a sera;
e c’è chi posta da quattr’anni, poi,
“Il bene in noi”.


Mia cara Gianna, un grande battimani
per questi quattro anni internettiani!
tu che passasti dalla penna a sfera
alla tastiera.


Maestra nella scuola, e in web adesso
con il tuo blog, che ha sempre più successo.
Ti auguro un futuro fortunato!
Amicusplato.



venerdì 30 marzo 2012

Viole... in concerto



Quest’anno la primavera è arrivata un po’ in ritardo, dopo i lunghi rigori invernali; ma ora sta recuperando alla grande il tempo perduto e si sta arrampicando sulla vetta Celsius con l’agilità di un grimpeur.

Oggi è arrivata a quota 26...

Non vorrei che all'improvviso le venissero i crampi ai polpacci e sia costretta a scendere di sella. Sarebbe un bel guaio.

Ma intanto, al suo passaggio, tutto riprende vita e colore. Magari, non farebbe male un bel rifornimento d’acqua nella borraccia, vuota da un bel pezzo, o meglio ancora una bella secchiata d’acqua addosso da parte di qualche pietoso spettatore.

Stamani, con tanto sole in cielo, non potevo starmene di certo nel chiuso della città, e così mi sono fatto una bella camminata in collina, tra boschi, prati e campi.

Insieme a tanti altri fiori, compresi glicini e lillà in largo anticipo, ho visto viole dappertutto, in forte ritardo.

E allora, con tante viole, occorre fare un bel concerto. Con la viola protagonista, ovviamente.

Ascoltiamo perciò un concerto per viola di Antonio Vivaldi, in un arrangiamento synt.

È bellissimo lo stesso.

domenica 25 marzo 2012

Un mondo nuovo inizia. Magnificat anima mea!




25 marzo, Festa dell'Annunciazione: il Figlio di Dio si fa uomo nel grembo della Vergine Maria.

In questo giorno, con la venuta di Gesù nella nostra carne mortale, inizia un mondo nuovo. Un mondo in cui l'umanità trova finalmente il suo punto di riferimento, la sua salvezza.

Chi si affida a Cristo, Figlio di Dio fatto uomo, sperimenta da subito la salvezza. Non solo quella futura, ma anche quella del tempo presente. Il presente viene inserito nella realtà onnipotente di Dio.

Festeggiando l' Incarnazione di Gesù, nove mesi prima del Natale (25 marzo-25 dicembre), la Chiesa ci fa inoltre capire con chiarezza  che l'essere umano inizia la sua vita dal concepimento.

Questo vale per Gesù, per Maria Santissima (8 dicembre-8 settembre), e per ciascuno di noi.

L'inizio della vita non è a nove a mesi, né a tre mesi, né a uno. L'inizio della vita è il concepimento, come tutti ben sappiamo, e specialmente le donne.

Per questo oggi bisogna festeggiare. Il mondo nuovo è già cominciato.

Possiamo dire perciò con Maria: "Magnificat anima mea Dominum!" l'anima mia magnifica il Signore!

E lo facciamo con la stupenda musica di Francesco Durante, o di Giovanni Battista Pergolesi suo allievo (per modo di dire...).

L'opera è attribuita a entrambi. Chiunque dei due l'abbia composta, ha certamente preso il motivo iniziale dal Magnificat di Monteverdi.

Posto tutto il Cantico, perché in certo senso sia anche di accompagnamento al viaggio apostolico di Papa Benedetto in Messico e a Cuba.

"Grandi cose ha fatto Colui che è potente, e Santo è il suo nome!"

lunedì 19 marzo 2012

S. Giuseppe. Auguri a...






La festa di S. Giuseppe mi “obbliga” anzitutto a fare gli auguri a tutti coloro che portano questo nome.

In particolare voglio ricordarne alcuni che fanno o hanno fatto onore a questo nome familiare e impegnativo

Comincio “dal nome del Padre”, come si dice in Toscana quando si inizia a fare una cosa di un certo impegno.

Il “Padre” in questo caso è il Papa, Benedetto XVI, che ha il nome di battesimo Joseph. Il mio augurio, perché continui a custodire con vigile e premurosa attenzione la Chiesa di Cristo, come fece S. Giuseppe con la Santa Famiglia.

Gli metto accanto un Giuseppe che invece della Chiesa e dei preti ne avrebbe fatto un sol boccone, ma è stato un padre fondatore dell’Italia unita: l' “eroe dei due mondi” Giuseppe Garibaldi. Speriamo che sia un eroe anche nell’altro mondo, quello in cui non credeva.

Va il mio pensiero con le ali dorate a uno che l’unità d’Italia l’ha fatta invece, e meglio, con le note del pentagramma: Giuseppe Verdi. E non solo l’unità d’Italia. La sua musica spazia ancora in ogni angolo del mondo, ed ha raggiunto il sublime nella "Messa di Requiem". Lui era un uomo che nella vita eterna ci credeva davvero.

Tra i nomi di Giuseppe, al femminile, mi piace ricordarne uno forse dei meno noti, ma non per questo meno importante: S. Giuseppina Bakhita (1869-8 febbraio 1947) che, “nata nella regione del Darfur in Sudan, fu rapita bambina e, venduta più volte nei mercati africani di schiavi, patì una crudele schiavitù; resa, infine, libera, a Venezia divenne cristiana e religiosa presso le Figlie della Carità e passò il resto della sua vita in Cristo nella città di Schio nel territorio di Vicenza prodigandosi per tutti” (Martirologio Romano). Lei sì che ha fatto onore al suo nome!

Chi invece l’ha disonorato è un certo Iosif Vissarionovic, in arte Stalin. E poi dicono che l’ateismo rende liberi...

Buon Onomastico a chi porta il nome di Giuseppe e Giuseppa, con tutte le varianti e in tutte le lingue!

E auguri ai papà!

domenica 18 marzo 2012

Arrivederci, ragazzi!



La settimana trascorsa è stata funestata dal terribile incidente stradale di martedì sera a Sierre (Svizzera), in cui hanno perso la vita 28 persone, di cui 22 ragazzi quasi tutti dodicenni (11 maschi e 11 ragazze), di ritorno da una gita scolastica nelle montagne della Svizzera.

Una settimana bianca che è finita nel rosso del sangue, per una fatalità o imprudenza dell’autista.

Di fronte a fatti che superano la nostra umana comprensione, e quando lo strazio è talmente grande che le parole diventano inutili e perfino fastidiose, allora si sente solo il bisogno di pregare.

Per i familiari, perché non li vinca la disperazione.

Per i 24 feriti, di cui alcuni in gravi condizioni, affinché possano tornare presto a scuola.

Per i ragazzi e i sei adulti morti, tra cui i due autisti, perché siano tutti accolti tra le braccia del Padre.

Questa è la nostra meta, dopo il viaggio della vita, breve o lungo che sia, doloroso o sereno.


Durante il funerale di un mio caro amico, morto giovane tanti anni fa per una grave malattia, il complesso parrocchiale eseguì “Ho lottato tanto” di Marcello Giombini. Erano gli anni delle chitarre elettriche e delle batterie in chiesa.

Questa preghiera mi commosse allora, e non posso ascoltarla senza che la commozione mi vinca ancor oggi.

Arrivederci, ragazzi!

sabato 10 marzo 2012

Un magnifico quartetto di quinte (Haydn)



Il quartetto d’archi acquista la sua forma definitiva nel XVIII secolo con Franz Joseph Haydn (1732-1809), autore di ben 83 quartetti.

Due violini (violino I e II), una viola e un violoncello: il minimo indispensabile per avere un’estensione sonora completa, dal soprano al basso; al tempo stesso, la possibilità di un vero dialogo tra le parti, con una ricchezza di soluzioni che il genio di Haydn riesce a sfruttare alla perfezione.

Perfezione. È questa la parola più adatta per definire i quartetti di Haydn. Sia Mozart che Beethoven ne rimarrano conquistati, e muoveranno i loro passi sulla strada da lui indicata.

Un ottimo quartetto femminile di Filadelfia esegue di Haydn il Quartetto op. 76 n. 2, in Re minore, primo movimento, Allegro. L’opera 76 è stata pubblicata nel 1799. Siamo nella piena maturità dell'artista. Al n. 3 troviamo il quartetto dal quale è stato ricavato l'inno nazionale tedesco (da un compositore austriaco!). 

Il quartetto 76 n. 2 è conosciuto con il nome “Le Quinte” (Quinten Quartet) perché, come si potrà subito notare, il tema iniziale espresso dal violino I è caratterizzato da due belle quinte discendenti: La-Re, Mi-La.

Le quinte sono ripetute all’ottava superiore ancora dal Violino I, poi dalla viola, dal violino II e infine dal violoncello. Tutto il primo movimento ne è caratterizzato.

La festa della donna è passata. Ma noi la festeggiamo ora con questo magnifico concerto.

Auguri e buon ascolto!

mercoledì 7 marzo 2012

Manzoni e Tommaso d’Aquino. Il valore della cultura













Oggi Google, con il suo logo, ci ha ricordato la nascita di Alessandro Manzoni (7 marzo 1785-22 maggio 1873).

Non starò a fare gli elogi di questo genio letterario. Sarebbe come fare l’elogio dell'ovvio.

Mi piace però sottolineare un aspetto, non sempre ricordato. La sua opera ha contribuito a formare l’unità d’Italia; senza le baionette, ma con un’arma più potente, quella della lingua nazionale. Il suo romanzo, studiato e commentato parola per parola, rigo per rigo, in tutte le scuole del Regno, ha unito Nord e Sud, “dall’Alpi alle Piramidi”; scusate, alla Sicilia (mi sono lasciato prendere la mano...).

Oggi però si ricorda anche la morte di un altro gigante della cultura: S. Tommaso d’Aquino (1225-7 marzo 1274).

Anche di lui, come per il Manzoni, e anzi a maggior ragione, appare superfluo tessere le lodi. Chi invece crede di poterlo trascurare, appare simile alla esopica volpe con l’uva.

Il Cristianesimo ha trovato nella filosofia di Tommaso una “via maestra” per giungere alla scoperta della verità; ma anche il mondo intero gli è debitore di acquisizioni definitive.

E che cosa ha portato al mondo intero? La fiducia nella potenza della ragione, che ha il compito di indagare la natura nelle sue leggi e nelle sue strutture.

Le verità soprannaturali, cioè la rivelazione di Dio, sono oggetto precipuo della fede.

Ragione e fede sono, nel loro ordine, sovrane. Questa distinzione (non separazione!) è fondamentale per gli sviluppi di tutta la cultura moderna; la ragione indaga il mondo della natura, e la fede indica quei valori finali che l’indagine scientifica non sempre riesce a precisare. "Gratia non tollit naturam, sed perficit" (Sum. Th., I, 1, 8), la fede non distrugge la natura, ma la porta a compimento.

Ragione e fede, senza invasione di campo, sono ambedue alla conquista della verità tutta intera.

Nel secolo XIII, in cui Tommaso è vissuto, sono state poste le basi dello studio della natura e i fondamenti moderni della civile convivenza.

Tutti coloro che, o in nome della fede o in nome della ragione, hanno voluto sopprimere o mettere in contrasto queste facoltà più nobili dell’essere umano, hanno dato un calcio alla filosofia tomista, e soprattutto hanno provocato guasti indicibili alla società umana.

In che cosa Manzoni e S. Tommaso si possono perciò unire, oltre alla data del 7 marzo?

Ambedue, educati dalla fede cristiana, hanno contribuito a formare una coscienza di grandi valori umani, sempre più attuali in una società che vorrebbe reggersi con il pensiero debole e il linguaggio da messaggini telefonici.




lunedì 5 marzo 2012

Un blog affidabile, spero!

Il Blog Affidabile


La cara, carissima amica Gianna ha voluto nominare il mio sito, insieme ad altri quattro, per il premio “Il Blog Affidabile”.


Il premio viene dato al blog che:

- E' aggiornato regolarmente

- Mostra la passione autentica del blogger per l'argomento di cui scrive

- Favorisce la condivisione e la partecipazione attiva dei lettori

- Offre contenuti ed informazioni utili e originali

- Non é infarcito di troppa pubblicità

Se dovessi mettere in ordine decrescente questi aspetti per il mio blog, al primo posto metterei senz’altro la “passione”. Quando scrivo un post lo faccio unicamente “per passione”, come Bocca di Rosa (mutatis mutandis, ovviamente).

Al secondo posto “contenuti originali”. Tutto ciò che viene scritto qui, è farina di questo sacco. Magari qualche volta sarà di grano un po’ duro, ma mai OGM. Tanto meno sottratta ad altri mulini. Impastata normalmente di notte, il pane e i cornetti vengono sfornati presto; pronti per la colazione mattutina.

La "partecipazione dei lettori" è un auspicio. Chiunque arriva, qui è a casa sua. Qui però non si fuma, non si sputa per terra e non si bestemmia. Per il resto, va bene anche il fantozziano “rutto libero”.

L’ "aggiornamento" lascia un po’ a desiderare. Una volta era quasi quotidiano (come è nell’etimologia di aggiornamento); ora è più aleatorio. Come avveniva nei giornalini di scuola: “esce quando può”.

La poca "pubblicità" mi serve unicamente per segnalare la fine del post e la fine della pagina. Tutta in basso perciò, contro ogni regola pubblicitaria che si rispetti. Per incassare il meno possibile. Cosa che mi riesce alla perfezione.

Ringrazio la blogger Gianna per questo premio che mi ha fatto molto piacere, perché parla di “affidabilità”. In effetti, l’unica cosa che qua conta è la ricerca della verità.

Qualunque verità.

Non ci sono sconti, né saldi di fine stagione.



venerdì 2 marzo 2012

Buon Compleanno, Annamaria!
















Con un po’ di ritardo mi sono accorto che oggi è il compleanno della carissima amica Annamaria, grande blogger di musica classica.

Sono auguri quasi fuori tempo massimo, ma spero siano graditi ugualmente.


Prima che il 2 di marzo passi al tre
mi sono ricordato, amici, che
oggi finisce gli anni Annamaria.
E festa sia!

Meglio tardi che mai, dice l’adagio,
(non quello di Albinoni!), ed a mio agio
mi trovo se compongo - quanto prima -
gli auguri in rima.

Annamaria carissima e graziosa,
che ci allieti di musica preziosa
e scrivi bene, come pochi fanno,
Buon compleanno!

Noi qui riuniti in allegra brigata,
se vuoi, ti facciam pure una cantata
di Bach, di Händel o di Palestrina,
oppur di Mina.

Forse il coretto non sarà perfetto,
l’intonazione avrà qualche difetto,
ma puoi star certa che le onde sonore
vengon dal cuore!


Amicusplato



giovedì 1 marzo 2012

Lucio Dalla "ricomincia il suo canto"




La canzone “Caruso” è così bella che non ci si stanca di ascoltarla.

Fino a quella canzone, del 1986, Lucio Dalla era per me uno dei grandi cantautori italiani, con tante belle canzoni, ma senza quella canzone “perfetta” che lo avrebbe definito compiutamente e consegnato alla storia della musica.

È morto stamattina, a 68 anni, a Montreux, tre giorni prima del suo sessantanovesimo compleanno, di quel 4/3 che ci era ben noto dal titolo di una sua celebre canzone.

Ma la “prima tappa” della sua vita (come lui, credente, chiamava) era evidentemente ormai conclusa.

Il compleanno lo festeggia in un luogo dove il canto è di casa.

Lucio Dalla è tornato proprio a casa sua.

“Ma sì, è la vita che finisce ma lui non ci pensò poi tanto,
anzi si sentiva già felice e ricominciò il suo canto”.