domenica 31 agosto 2014

Finire agosto in bellezza





È stato un agosto “horribilis” sotto molti punti di vista.

Del tempo è meglio non parlare, specialmente con i vacanzieri e gli albergatori. Speriamo nel settembre.

L’economia, stando ai dati, sembra fare acqua da tutte le parti. In linea con il tempo. Speriamo nello "sblocca Italia".

Drammatica la situazione in Ucraina, e tra l’Ucraina e la Russia. Nazionalismi sopiti con la forza dall’ex Unione Sovietica, ora vengono a galla. Speriamo che prevalga la diplomazia e tacciano le armi. Cedant arma togae, direbbe Cicerone (e il Manzoni). Riuscirà la Mogherini, nuova Lady Pesc, nell’impresa? Ce lo auguriamo tutti di cuore.

È riesplosa in tutta la sua crudezza la lotta tra Israele e la Palestina, ma che ora sembra aver trovato l’ennesima tregua. Speriamo che duri.

Ma ciò che più ha caratterizzato in peggio questo mese è il terrorismo islamista in Iraq, con la proclamazione addirittura di un “califfato”. Se non fosse una cosa tragica, sarebbe comica. Voler riportare l’orologio della storia indietro di oltre un millennio è come voler tornare a viaggiare col cammello e con il mulo.

Massacri in massa, “pulizia” etnica e religiosa, conversioni forzate, esecuzioni capitali pubbliche e trasmesse in diretta. Nemmeno nei film dell’orrore si è mai vista tanta barbarie.

Particolarmente orrenda la sorte delle donne. Già di per sé nel mondo musulmano hanno un “trattamento di sfavore” da parte dei signori maschi, e non starò qui a fare la litanie delle umiliazioni che il mondo femminile deve subire. Basterà dire che il vicepremier turco (!) ha perfino “invitato” le donne a non ridere in pubblico (?).  Egli ha fatto poi marcia indietro, ma solo “la pensata” è illuminante... E siamo nella ex laica Turchia, quella che dovrebbe entrare a far parte della Comunità Europea.
Le donne turche (in gran numero) hanno risposto twittando scarpe femminili, come risposta alla provocazione maschilista: una “rivolta delle scarpe”, quasi a dire: state attenti, cari uomini, che alla fine ve le tiriamo in faccia.

Penso proprio che il fanatismo islamista finirà, o almeno perderà la sua battaglia, non solo con l’orrore che suscita in tutte le menti sane, ma soprattutto quando il mondo femminile islamico prenderà piena coscienza della propria condizione sociale e comincerà a tirare le scarpe, non solo in senso virtuale. 

Quando vedremo una pianista araba suonare il piano alla stazione ferroviaria di Saint Pancras di Londra musiche di Liszt, Chopin, Beethoven, come ha fatto Valentina Lisitsa il 12 marzo 2013 in attesa del treno in ritardo per neve, allora sarà difficile che venga in mente a qualcuno di fare attentati.
La bellezza della musica e la bravura della pianista fanno passare ogni cattivo pensiero.

Per la precisione, la grande pianista ucraina esegue nel video El Contrabandista di Liszt (parte iniziale), il 2 Notturno di Chopin (op. 9), un brano dal 1 mov. dell’Appassionata di Beethoven (Sonata 23), uno dalla Totentanz di Liszt e la parte finale del Contrabandista

In realtà la Lisitsa ha eseguito i brani completi, come si può vedere in You Tube, ed altri brani ancora, di Liszt e Rachmaninov). Un vero e proprio “Street Concert” su di un pianoforte sgangherato (oltre all’accordatura, manca nel terzo Sol perfino la copertura!), che solo i grandi e veri artisti hanno l’intelligenza e l’umiltà di fare.

Buon mese di Settembre!


venerdì 29 agosto 2014

L’orrore continua. Il volto (incappucciato) dell’islam


















Finora nel mondo islamico erano solo le donne a coprirsi il volto.

Ora sono anche gli uomini, o almeno, una parte di essi.

Il volto, la parte più comunicativa dell’essere umano, ciò che indica relazione, apertura all’altro, condivisione, viene nascosto da macabri cappucci, oltre che dai soliti burqa e loro assimilati.

Nasconde il volto colui che si vergogna, oppure chi non vuole entrare in relazione con gli altri, o chi si accinge a commettere un delitto.

Questo è sempre più il volto di una parte del mondo islamico attuale: un volto da nascondere.

In questi giorni sono stati massacrati dall’Isis a colpi di arma da fuoco  250 soldati siriani, islamici, dopo essere stati denudati, sbeffeggiati e costretti a camminare nel deserto in mutande.
Sono stati decapitati in Egitto da militanti di Al Qaeda altri quattro islamici, considerati spie. Con i soliti coltellacci e cappucci da beccamorti.
Ogni venerdì, nelle città occupate dall'Isis, vengono eseguite in piazza sentenze capitali e torture (tra cui crocifissioni) a cui la gente è costretta ad assistere.
E vengono arruolati per la “guerra santa” bambini di 10 anni (!). 
Forse comincia a scarseggiare la manodopera. Non credo infatti che tanta violenza e crudeltà possa entusiasmare le menti adulte sane.

Lo scopo di questi fanatici jihadisti è di far credere di combattere contro i “crociati” dell’Occidente, mentre in realtà stanno facendo pulizia etnica e religiosa a proprio uso e consumo. Vogliono imporre cioè la loro idea fanatica dell’islam, anche contro altre confessioni islamiche diverse.
Per questo non si deve cadere nel trabocchetto del nuovo “califfo” al-Bagdadi, che cerca la guerra e "lo scontro di civiltà" con gli americani, per poter chiamare a raccolta gli islamici sotto la sua bandiera.

Come invece ha lucidamente avvertito Papa Francesco, la legittima difesa delle minoranze e dei popoli deve essere portata da un' intesa internazionale, e cioè non solo dall’Occidente cristiano (cristiano di nome), ma anche dai paesi musulmani e di altre religioni.
Così la maschera dei tagliagole dell’Isis verrebbe tolta, e apparirebbe il loro vero volto: crani vuoti, come le zucche di Halloween, ma con un coltello in mano.

Oggi è la memoria liturgica di S. Giovanni Battista decapitato (S. Giovanni Decollato).

Ci raccomandiamo a lui, perché finisca questa barbarie e il sangue dei martiri sia fermento di una nuova umanità riconciliata.



Nella foto: "Decollazione di San Giovanni Battista", di Caravaggio (1608). Concattedrale di S. Giovanni Battista, La Valletta, Malta


venerdì 22 agosto 2014

Remembering Jim




“Infinita è la turba degli sciocchi”, scrive Galileo nel Saggiatore.  

Un’ennesima prova della verità di questa affermazione sono gli sproloqui del deputato (?) italiano Alessandro Di Battista di fronte agli orrori compiuti dai jihadisti dell’Isis contro popolazioni innocenti dell’Iraq e alla decapitazione del giornalista statunitense James Foley.

L’inqualificabile deputato, addirittura  vicepresidente della commissione Affari esteri, ha cercato di giustificare i crimini dell’Isis, quasi come se fossero azioni di guerra contro poteri tirannici, non accorgendosi che le vittime sono poverissime minoranze, esistenti da millenni in Iraq, e non certo “poteri forti”.

Poi ha cercato di addossare la colpa della decapitazione del giornalista americano agli... americani, che hanno lasciato l’Iraq da un bel po’, e non piuttosto al fanatismo di una ideologia islamista folle, ripudiata perfino da Al Qaeda.

Il deputato (?), di cui ho perfino vergogna ripetere il nome, trasforma i carnefici in vittime e le vittime in carnefici. Il genocidio di minoranze etniche e religiose, così come la decapitazione di un giornalista che fa il suo dovere in situazioni drammatiche, è evidentemente per questo tizio qualcosa che può essere in certo modo giustificata.

Ha proposto infine, per risolvere la situazione, il dialogo con i jihadisti, cioè con coloro che tagliano la gola agli "infedeli" (noi) e sterminano i loro compatrioti.

È una proposta intelligente: ci vada lui. 

Intanto io mi associo a tutto il web civile per non dimenticare il martirio di James (Jim) Foley: Remembering Jim. 

Ricordare Foley è un dovere morale, per non essere sopraffatti dal fanatismo criminale islamista e dalla barbarie di ritorno.























Nei momenti in cui la libertà e i diritti dell’uomo sono calpestati, gli USA hanno sempre dimostrato eroico coraggio. A loro dobbiamo anche la nostra libertà, contro regimi feroci come l’Isis, e molto più potenti. Non dimentichiamolo!

Voglio onorare la memoria di Jim Foley, ricordando altri famosi martiri americani per la libertà: gli eroi di Alamo. “Ballad of the Alamo”, di Marty Robbins (1960).

"Lie asleep on the arms of the Lord". Dormono nelle braccia del Signore.

Remember the Alamo! Remembering Jim Foley!



L'orrore in diretta. Il martirio di James Foley
















Le raccapriccianti immagini della decapitazione del giornalista statunitense James Foley da parte di un fanatico islamico dell’Isis hanno fatto il giro del mondo e hanno suscitato lo sdegno di tutte le nazioni civili.

Anche l’Europa si è mossa questa volta, compresa la Germania, e ha deliberato l’invio di armi  e mezzi di ogni genere per combattere questi feroci assassini e per soccorrere le popolazioni martoriate, cristiane, yazite e di altre minoranze religiose.

La cosa che mi ha impressionato in quell'orrendo video, oltre alla macabra scena di quel povero Cristo (tra l’altro Foley era cattolico) legato e in ginocchio accanto al suo carnefice incappucciato e con un coltellaccio in mano, è stata proprio quell'arma brandita dal boia nel farneticante sproloquio contro gli Stati Uniti; come se l'assassino avesse in mano un pennarello...

E poi si è accinto, con brutale indifferenza, a tagliare il collo al povero giornalista. Quindi ha deposto la testa ai suoi piedi.

Ma qual è quell'ideologia così folle che fa compiere simili azioni? 

Durissime le parole di Papa Francesco, che ha parlato di opporre una legittima difesa contro l’ingiusto aggressore.
Più esplicito l’arcivescovo di Lione Philippe Barbarin: “Adesso è il momento di agire, mettere tutto in opera: sovvenire ai bisogni immediati delle popolazioni sfollate, far sparire l’ISIS, trovare una soluzione politica per il futuro dell’Iraq con delle azioni politiche e militari. E non dimentichiamo che anche noi dobbiamo agire!”

La storia è maestra di vita, diceva Cicerone. Citerò perciò un episodio del lontano passato.

Nel 1570 i turchi, allora in piena espansione nel Mediterraneo,  assaltarono Cipro, che apparteneva alla Repubblica Veneta. Dopo aver conquistato la capitale Nicosia e sterminata l’intera popolazione della città (!), costrinsero alla resa, dopo lungo assedio, anche la fortezza di Famagosta. Contro gli accordi della capitolazione, uccisero i difensori e spellarono vivo il comandante, il veneziano Marcantonio Bragadin. Ne impagliarono la pelle e la portarono a Istanbul come trofeo. 
I Veneziani, che fino ad allora non si erano mai impegnati nella lotta contro i turchi (anche perché facevano affari pure con loro), quella volta non lasciarono correre. Con un blitz trafugarono il macabro trofeo e lo riportarono a Venezia; quindi la Serenissima, con la sua poderosa flotta, si unì alla “Lega Santa” europea e  il 7 ottobre 1571 la flotta turca venne annientata nella grande battaglia di Lepanto, che segnò l’inizio della fine dell’impero ottomano.

La barbarie, come il crimine, non paga. 




lunedì 11 agosto 2014

Il primo plenilunio!

















Non le stelle cadenti, ma la luna stanotte sta dando spettacolo.

Dalla mia finestra aperta posso ancora vedere, in alto nel cielo, il magnifico plenilunio di una notte di mezz’estate.

Ci vuole qualcosa di sublime per descrivere questo spettacolo affascinante. Per la verità, ci hanno già pensato Chopin, Beethoven, Leopardi, Mendelssohn, Debussy...

Ma la prima ad aver cantato lo splendore di un plenilunio è stata una donna, la poetessa greca Saffo, vissuta tra il VII e il VI secolo avanti Cristo, più volte da me ricordata nei miei post “notturni”, della quale ora voglio qui riportare una breve lirica.

Si tratta di una sola strofa di metro “saffico”, il Fr. 34 Voigt, che faceva parte di una poesia forse di carattere nuziale, un epitalamio. Lo splendore della luna al plenilunio, che oscura con la sua luminosa bellezza le altre stelle, è quasi certamente una similitudine della sposa di fronte alla quale nessun’altra donna può competere.

Splendido elogio!

Di fatto rimane solo la strofa che esalta la bellezza della luna al suo culmine. Il primo “notturno” della storia letteraria...  

La riporto nell'originale scrittura greca, che è già un’opera d’arte in sé stessa; e poi ovviamente la traduco, rispettando alla lettera il testo, ma cercando di riprodurre il ritmo di una strofa saffica:  tre versi di uguale metro (in questo caso ho usato decasillabi) e un adonio finale (un quinario).


ἄστερες μὲν ἀμφὶ κάλαν σελάνναν
ἂψ ἀπυκρύπτοισι φάεννον εἶδος
ὄπποτα πλήθοισα μάλιστα λάμπῃ
γᾶν <ἐπὶ παῖσαν>


(Traslitterazione:
àsteres mèn amfì kàlan selànnan
àps apykry’ptoisi fàennon èidos
òppota plèthoisa màlista làmpe(i)
gàn epì pàisan)


Le stelle intorno alla bella luna
perdono sempre la lucentezza
quand’ ella, sopra tutta la terra,
risplende piena.


(Traduzione: Amicusplato)

Dedico la poesia a tutti i notturni navigatori del web (ed anche a quelli diurni...). 


domenica 10 agosto 2014

S. Lorenzo. Altro che stelle cadenti!















Ciò che sta accadendo nel Nord Iraq è qualcosa di allucinante. La barbarie islamista del sedicente “califfato” dell’Isis sta sterminando intere popolazioni, ree unicamente di avere una fede diversa da quella islamica.

Sono in fuga dalle loro città e dai loro villaggi almeno 300.000 persone,  che non hanno più un “ubi consistam” e vagano disperate in cerca di cibo, di acqua e di riparo.

Oltre alle uccisioni in massa, questi islamici stuprano donne, le vendono come schiave, ne fanno oggetto di violenze efferate. È ben noto il “rispetto” per il mondo femminile nel mondo islamico: burqa, poligamia, lapidazioni, frustate, matrimoni combinati, divieti di ogni genere. Figuriamoci la sorte delle prigioniere “in tempore belli”...  Questi gentiluomini hanno sequestrato e rapito donne dai dodici ai 35 anni. Chissà perché.

Una tragedia che sta finalmente scuotendo il mondo occidentale, il quale ha iniziato a prendere provvedimenti anche militari, oltre che umanitari. Bombardamenti americani su postazioni belliche jiadiste, lancio di viveri e medicinali da parte anche di aerei della Gran Bretagna e della Francia. Speriamo che l’Italia, l'Europa e l’Onu facciano la loro parte.

Nel giorno del martirio di S. Lorenzo, invece di guardare per aria le stelle cadenti, sarebbe bene guardarsi intorno nel mondo e prendere atto che stanno cadendo a terra, stremate o uccise, migliaia di persone per la loro fede.
Il tempo dei martiri non solo non è finito, ma – come ricorda spesso Papa Francesco – oggi si è fatto ancor più drammatico.

Mi rincuora il fatto che il neo califfo Abu Bakr al-Baghdadi, dopo aver dichiarato un mese fa "guerra  santa" all’Occidente e preannunciato la conquista di Roma, alle prime avvisaglie militari americane ha ridimensionato le sue mire e ha proclamato che conquisterà... Istanbul.

Mi viene in mente un episodio accaduto ad Anghiari, presso Arezzo. In questa illustre cittadina, famosa per la battaglia del 1440 tra Fiorentini e Milanesi, e per il dipinto perduto di Leonardo in Palazzo Vecchio, c’ è una statua dedicata a Garibaldi con il lapidario motto: “O ROMA  O MORTE!” Per un certo lasso di tempo la scritta, a causa di una granata durante l'ultima  guerra, aveva perso la M e si leggeva: “O ROMA O   ORTE!”

Forse qualche lancio militare “intelligente” farà capire ad Abu Bakr al-Baghdadi che il tempo dei califfi è finito da un pezzo.



mercoledì 6 agosto 2014

Il 6 agosto di Google





Google rende omaggio, con il doodle di questo 6 agosto, al 94° anniversario della nascita di Anna Castelli Ferrieri, designer di fama (Milano, 6 agosto 1920-Milano, 22 giugno 2006).

Fa piacere che il made in Italy e il design italiano vengano valorizzati, specialmente di questi tempi.

È bene inoltre far conoscere persone di talento, specialmente se poco note al grande pubblico.

Ma ci sono alcune date nel calendario che, a mio modesto avviso, non ammettono alternative di sorta.
Per fare solo un esempio, l’11 Settembre evoca necessariamente in tutti, come un riflesso condizionato, l’orrendo crimine delle Torri Gemelle di New York del 2001.  O si commemora quella tragedia, o si lascia bianca l’HP. Mi sembrerebbe indecoroso (uso un eufemismo) ricordare con un logo in quel giorno la nascita o la morte di Tizio e Caio.

Così è (o dovrebbe essere) per il 6 Agosto. È il giorno di Hiroshima e della prima bomba atomica. Solo questo dovrebbe avere l’onore della HP di Google; oppure niente, neppure  la talentuosa designer italiana Castelli Ferrieri. Alle 8, 15 di quel 6 agosto 1945 il bombardiere B 29 “Enola Gay” sganciò sulla città giapponese il suo carico di morte, una bomba atomica con il grottesco nome di “Little Boy”.
In quel giorno, e il 9 agosto successivo, scomparvero dalla faccia della terra due intere città.
69 anni or sono l’umanità ha preso coscienza che può autodistruggersi. 

Per un cattolico, il 6 Agosto è anche la festa della Trasfigurazione: Gesù Cristo nel santo monte anticipa la gloria della Risurrezione con lo splendore che promana dal suo volto e dalla sua realtà di uomo.

Di fatto il 6 Agosto ci fa capire che esistono due trasfigurazioni opposte: una che porta alla distruzione e una che porta alla vita.

E proprio nel giorno della Trasfigurazione, il 6 agosto 1978, moriva papa Paolo VI, colui che ha portato a compimento il Concilio Ecumenico Vaticano II, rendendo più luminoso e splendente il volto della Chiesa. Anche per questo verrà tra poco beatificato, il 19 ottobre prossimo.


Il 30 luglio scorso è morto all'età di 93 anni Theodore Van Kirk, l'ultimo membro dell'equipaggio dell'Enola Gay. Un motivo in più per ricordare in questo 6 Agosto il lancio della bomba atomica su Hiroshima.

Per ulteriori notizie su Enola Gay e sulla canzone degli OMD, del 1980 (con il testo), vedi anche   




lunedì 4 agosto 2014

Agosto, si fa per dire...




Agosto è sinonimo di riposo, di rilassamento, di fiacca; il mese del “dolce far niente”. Sole splendente, clima torrido, fuga verso i luoghi di villeggiatura.

Ma se confrontiamo i parametri suddetti con quello che vediamo, dobbiamo modificare di molto questi concetti.

Più che bagni di sole abbiamo bagni di pioggia, e talora bombe d’acqua che portano devastazione e fanno vittime.

Del clima è pressoché inutile parlare. In un giorno abbiamo tutte le  4 stagioni, come la pizza.

I meteorologi navigano a vista (nel senso che anche loro scrutano l’orizzonte dal finestrino) e si affidano a previsioni che fanno pensare al gioco del lotto.

La gente non ha più voglia di incolonnarsi in autostrada, e continua a ingorgare le strade cittadine come un mese qualunque.

Perfino i politici sono al lavoro in Parlamento. Usiamo qui il termine “lavoro” nel senso più leggero possibile; ma di fatto, almeno un buon numero sono chiusi là dentro. Cosa combinino, non è ancora chiaro. La politica è più nebulosa di Andromeda.

Se poi allarghiamo lo sguardo oltre i confini italici, di caldo vediamo solo le zone di guerra: Libia, Ucraina, Iraq, Siria, Israele, Palestina... Razzi, missili, aerei che cadono, colonne di fumo che si innalzano, città rase al suolo, e al sottosuolo.

Come si fa allora a postare uno dei soliti tormentoni musicali estivi, se l’estate ancora non è arrivata e di tormentone c’è solo la situazione generale?

Voglio invece onorare le vittime delle guerre e dei disastrosi fenomeni atmosferici di questi giorni con la drammatica e solenne “Pièce héroïque”, in Si minore, di César Frank (1878).


All’organo di Notre-Dame di Parigi il grande Pierre Cochereau, in una storica registrazione del 1958.


lunedì 28 luglio 2014

Nibali e gli altri. L'arte della fuga





Domenica di forte emozioni, quella di ieri.

Vincenzo Nibali ha vinto il Tour de France, dopo 16 anni dalla vittoria di Pantani. 
Lo "Squalo dello Stretto (di Messina)" ha portato in Italia la maglia gialla della "Grande Boucle" rinnovando l'impresa dell'indimenticabile "Pirata".
Solo i veri campioni possono vincere il Tour, la più massacrante  e spettacolare corsa a tappe del ciclismo. Basti pensare alle tappe dei Vosgi, delle Alpi e dei Pirenei. Specialmente la vittoria pirenaica sul Tourmalet, il simbolo stesso della "Grande Boucle", con una fuga irresistibile, ha consacrato Nibali autentico campione.

Un'altra spettacolare fuga, giunta in porto nel senso vero e proprio, è quella della Costa Concordia. Il percorso dall'Isola del Giglio al Porto di Genova Voltri è stato compiuto in modo perfetto in quattro giorni. Anche in questo caso i francesi hanno dovuto riconoscere che questi italiani sono bravini...

In fuga finalmente anche la Ferrari, e fino all'ultimo quasi imprendibile nel Gran Premio d'Ungheria di Formula 1. Poi Fernando Alonso si è dovuto accontentare del secondo posto. Sempre di gran pregio e di buon auspicio, considerando quello che finora le "rosse" di Maranello hanno combinato.

Una domenica di fughe, dunque, che non può essere festeggiata se non con l'Arte della Fuga di J. S. Bach, il capolavoro del contrappunto musicale, uno dei vertici del genio umano.

Propongo proprio l'inizio, cioè la prima Fuga ("Contrapunctus I"), da cui si sviluppa poi tutta l'opera. È una fuga a quattro voci.

Noi finora abbiamo però ricordato solo tre voci di fuga: quella di Nibali, della Concordia e di Alonso. Ne manca una.

Purtroppo è quella del "capitano coraggioso" Francesco Schettino. È una fuga "retrograda" direbbe Bach, che nella sua opera viene pure presa in considerazione. 

Meno musicalmente, una fuga da incoscienti.

Ma sarà meglio ascoltare Bach.



giovedì 24 luglio 2014

I have a dream. Meriam è stata liberata!





A volte i sogni si avverano, o se vogliamo, gli incubi svaniscono.
Abbiamo visto oggi arrivare in Italia, libera e con tutta la sua famiglia, Meriam Yehya Ibrahim.
Per lei il mondo si è mobilitato, anche quello del web, e anch’io - nel mio piccolo - ho portato il mio contributo. 


Strappare alla morte e alla barbarie islamista una Cristiana, di questi tempi, è quasi un miraggio, e per chi crede in Dio, diciamo pure un miracolo.

Abbiamo visto l’eroica Meriam scendere da un aereo dello Stato Italiano con il figlioletto neonato in braccio, mentre l’altro più grandicello era con Lapo Pistelli, viceministro degli Esteri. Il marito Daniel Wani, disabile, era in carrozzella.

Ad attenderli il Primo Ministro Matteo Renzi con la moglie Agnese, e il Ministro degli Esteri Federica Mogherini. Molto appropriate le parole di Renzi: “Questa è l’Europa che vogliamo”.




Poi  Meriam e famiglia sono state ricevute dal Papa, secondo il desiderio espresso dalla eroica cristiana sudanese. E il Papa ha elogiato proprio l’eroismo di questa donna di 27 anni, tanto fragile nel fisico, quanto forte e determinata nello spirito e nella fede.

Dico la verità. Alla vista di Meriam e della sua famiglia mi sono commossso. Ed ancor più perché la donna ha scelto di passare dall’Italia, prima di stabilirsi definitivamente negli Usa.

Oggi mi sono sentito orgoglioso di essere italiano.

Aspettiamo ancora la liberazione di Asia Bibi e delle ragazze nigeriane sequestrate dai Boko Haram, e per altri motivi, dei due nostri Marò prigionieri in India.

Un altro sogno, o miracolo, che deve realizzarsi.

Noi intanto accogliamo Meriam e i suoi cari con il festoso mottetto “Exsultate iusti in Domino” di Ludovico Grossi da Viadana (1560-1627), a 4 voci miste, uno dei brani più noti e più belli della polifonia classica. E con parole che si addicono perfettamente a questo fausto evento.

Exsultate justi in Domino:
rectos decet collaudatio.
Confitemini Domino in cithara.
In psalterio decem chordarum psallite illi.
Cantate ei canticum novum.
Bene psallite ei in vociferatione

Rep. Exsultate justi in Domino
rectos decet collaudatio.

Esultate giusti nel Signore,
ai retti si addice la lode.
Lodate il Signore con la cetra,
Con l'arpa a dieci corde a lui cantate.
Cantate al Signore un canto nuovo
Suonate la cetra con arte e acclamate.

Rip. Esultate...


(Salmo 32 [33], 1-3)


mercoledì 23 luglio 2014

La Costa Concordia è ripartita!





















La Costa Concordia ha ripreso oggi a navigare. Dopo oltre due anni dal naufragio di fronte all’Isola del Giglio, il 13 gennaio 2012, oggi ha ripreso il suo cammino in mare.

Non è più una crociera, ma il viaggio verso l’ultima meta, il porto di Genova, dove sarà demolita. Di lei rimarrà solo il ricordo. Indelebile.

Indelebile per il vergognoso comportamento del suo capitano, che è sotto processo, con altri membri dell’equipaggio.

Indelebile per le 32 vittime (e 110 feriti) del disastro.

Indelebile per il comportamento ammirevole degli abitanti dell’Isola, che non solo hanno aiutato le migliaia di persone della nave (oltre 4.000), ma anche perché hanno saputo pazientare due anni con quel gigantesco relitto nelle loro acque, con tutti i pericoli del caso.

La più grande nave da crociera del mondo naufragata ha ripreso a navigare.  Incredibile, ma vero. 
Non con le proprie forze, certo, e per fortuna senza il suo ultimo e disastroso comandante; ma trainata da potenti rimorchiatori e accompagnata da uno stuolo di altri mezzi navali.

Il raddrizzamento e il rigalleggiamento della nave sono frutto dell’ingegneria italiana, un’opera che ha lasciato tutti stupiti.

Tranne ovviamente i francesi, quelli che hanno sempre la puzza al naso, quando si tratta di genialità italiana. Il ministro Ségolène Royal ha detto à tout le monde che controllerà "di persona" il transito della Concordia presso la Corsica, per vedere se qualche goccia di nafta inquinerà la mer de la France (attention à la prononciation, s'il vous plaît, pour éviter le mot de Cambronne...).

In tal caso prenderà severi provvedimenti. Tirerà fuori di nuovo la ghigliottina?


Per la fausta occasione della ripartenza della Concordia mi piace ricordare una poesia di Giuseppe Ungaretti, che dà il titolo alla sua celebre raccolta Allegria di Naufragi (1919):


E subito riprende
Il viaggio
Come
Dopo il naufragio
Un superstite
Lupo di mare.



L’ossimoro del titolo (allegria-naufragio) vuole indicare con forza la speranza del poeta dopo il disastro della Grande Guerra.


E oggi, dopo un naufragio reale durato due anni e mezzo, la Concordia ha ripreso coraggiosamente il suo cammino in mare aperto. Un segno di speranza anche questo, per la nostra Italia.

Buon Viaggio!


domenica 20 luglio 2014

Il martirio dei Cattolici di Mossul




In questi giorni ci sono notizie tragiche che occupano le prime pagine dei giornali e dei media.
Il Boeing 777 della Malaysia Airlines abbattuto in territorio ucraino, con 298 vittime; l’ennesima ripresa della guerra tra Israele e Palestina, con oltre 300 vittime finora; i numerosi profughi che trovano la morte nel Mediterraneo su barconi strapieni diretti per lo più in Italia...  

Solo in taglio basso possiamo leggere, ma non in tutti i giornali, che a Mossul (l’antica Ninive) in Iraq non ci sono più Cristiani dopo 2000 anni. Il territorio è in mano ai musulmani dell’Isis, cioè del nuovo “califfato”, che hanno raso al suolo anche la sede del Patriarcato siro-cattolico.
I tolleranti seguaci di “Allah il misericordioso e di Maometto suo profeta” hanno annunciato che passeranno per le armi i pochi Cristiani rimasti se non si convertiranno all’islam (lettera piccola, per favore!).

"Le ultime notizie sono disastrose", dice alla Radio Vaticana il patriarca Younan. "Noi con rammarico ripetiamo ciò che abbiamo sempre detto: non si deve mischiare la religione con la politica - sottolinea -. Se ci sono inimicizie tra sciiti, sunniti e non so chi altro, questo non deve essere assolutamente una ragione per attaccare innocenti cristiani e altre minoranze a Mosul e altrove". Noi con rammarico diciamo che il nostro arcivescovado a Mosul è stato bruciato totalmente: manoscritti, biblioteca. E hanno già minacciato che, se non si convertiranno all'islam, tutti i cristiani saranno ammazzati. E' terribile! Questa è una vergogna per la comunità internazionale".

E così una gloriosa comunità Cristiana, risalente addirittura al tempo degli Apostoli, viene cancellata da criminali islamisti, che intendono conquistare il mondo e convertirlo all’islam (sempre lettera piccola, per carità!), compresa Roma, come ha annunciato il nuovo califfo Abu Bakr, “urbi et orbi”.

A parte il proclama del califfo (!),  la notizia della epurazione dei Cattolici di Mossul  è orrenda.

Si tocca il cuore di uno dei più grandi aspetti della realtà umana: la libertà, di cui quella religiosa è la massima espressione.

In Iraq, prima della sciagurata guerra voluta dagli americani, e profeticamente condannata da S. Giovanni Paolo II, c’erano 2 milioni di Cristiani che convivevano in pace. Oggi stanno scomparendo, per l’intolleranza islamica. In Nigeria ogni giorno ci sono attentati contro persone e chiese Cristiane, per imporre la famigerata sharia. In Egitto, in Libia, in Tunisia, dopo le “primavere” favorite dai soliti americani e da qualche cretino europeo (vedi Sarkosy), i Cristiani sono perseguitati o addirittura scomparsi, i governi nel caos, le fazioni in lotta. E i profughi vengono in Italia.

Sono solo pochi esempi. Ma dovunque i musulmani sono al potere, per i Cristiani la vita è pressoché impossibile. Basti pensare ad Asia Bibi (qualcuno se ne ricorda?), ancora in carcere per blasfemia in Pakistan, e a Meriam Yehya Ibrahim, la donna sudanese condannata a morte per apostasia, e ora liberata, perché ha la fortuna di avere un marito con passaporto americano.

I paladini laicisti della libertà alzano la voce solo contro i Cristiani, anzi, contro i Cattolici, tanto sanno che il Cristiano, anzi, il Cattolico, prende gli schiaffi e porta a casa.

Quando si tratta di musulmani sono invece incredibilmente cauti. Anzi, fanno finta di niente, anche se la donna è vista nell'islam come proprietà dell’uomo, anche se un cristiano o un laico vengono impiccati, se un’adultera o un omosessuale vengono lapidati, e via dicendo.

Il fatto è che i musulmani menano. Ora hanno anche il califfo...

Non saranno certo i laicisti, paladini a corrente alternata, a salvarci dalla barbarie; ma gente seria come Shabaz Bahtti, Asia Bibi e Meriam Yehya, e l’innumerevole schiera dei martiri e dei testimoni Cristiani di questa nostra epoca.

Contro la barbarie islamista e per i Cattolici di Mossul perseguitati e dispersi, alzo la mia voce indignata.  

Vergogna!


Amicusplato



Nella foto: gli ultimi Cattolici di Mossul in fuga dalla loro città.




sabato 19 luglio 2014

Hanno assolto Berlusconi (era ora!)






    Hanno assolto Berlusconi:
    niente sesso o concussioni;
    nell’appello il Cavaliere
    ha salvato il suo sedere.

   Hanno fatto a pezzettini
   la signora Boccassini;
   sarà ancora più bruttina
   versus Ruby marocchina.

   Ora è tempo che il diritto
   torni ad esser come è scritto.
   I teoremi, a casa mia,
   me li studio a geometria.





   Amicusplato





lunedì 14 luglio 2014

Germania sopra tutti. Quando non c'è l'Italia...



















La Germania ha vinto il Campionato mondiale di Calcio 2014, battendo l’Argentina 1-0 al Maracanà di Rio de Janeiro, ieri 13 luglio.

Solo un'azione  eccezionale poteva mettere fine ad una battaglia (anche con qualche spargimento di sangue e alcuni contusi) tra due squadre pronte a morire piuttosto che arrendersi.

Ha vinto la Germania perché ha sbagliato di meno, con una prodezza del giovane Mario Götze, classe 1992, a 3 minuti dalla fine dei tempi supplementari: stop di petto di un cross da sinistra, mezza girata al volo e palla che trafigge l'incolpevole portiere Romero.

L’Argentina ha avuto più di un’occasione per passare in vantaggio, ma ha clamorosamente sbagliato davanti al portiere avversario, il formidabile Neuer. E nel calcio, come nella vita, chi sbaglia paga.

Dopo i brasiliani, ora sono gli argentini a piangere. Avevano invaso Rio a decine di migliaia, pensando di fare doppia festa: vincere il campionato e umiliare gli odiati padroni di casa in casa sua.

Hanno avuto una duplice indimenticabile lezione. Hanno perso, e sono stati canzonati.

La festa, meritatissima, è stata tutta per la nazionale tedesca.

Capita sempre così, quando questa non incontra la nazionale italiana...



domenica 13 luglio 2014

Siamo tutti brasiliani!
















Non ci voleva il dono della profezia per immaginare la sconfitta del Brasile nella finale per il terzo posto con l’Olanda.

Si trattava di capire se mai quante reti avrebbe incassato. Una tripletta, a zero.

Veder perdere il Brasile così, ci fa sentire tutti brasiliani. Troppa è la sofferenza che oggi il Brasile deve sopportare, per non essere solidali con lui.

Antipatico agli inizi del torneo, per gli evidenti aiuti arbitrali e per la spocchiosa presunzione dei suoi giocatori, dopo la perdita di Neymar, la disfatta con la Germania e la sconfitta con l’Olanda (propiziata da gravi errori arbitrali) anch’io mi unisco al pianto del popolo verdeoro.

L’Olanda invece è una squadra per me incomprensibile. Ha giocato la finalina per il terzo posto come se fosse la finalissima, e non ha giocato la vera partita, quella con l’Argentina, che la poteva portare dritta in finale. Nettamente superiore ai sudamericani - con un Messi spento e senza Di Maria infortunato- si è voluta abbassare alla roulette dei calci di rigore.

Deve essere una sindrome da “paesi bassi”. Ha paura di arrivare in alto, in cima.

E così l’eterna seconda del calcio mondiale questa volta è arrivata terza.



venerdì 11 luglio 2014

Dopo il dramma, la noia: Argentina-Olanda




Dopo il diluvio di reti abbattutosi sui brasiliani l'8 luglio scorso a Belo Horizonte, Argentina e Olanda si sono premunite e sono scese in campo il giorno dopo a San Paolo con l'ombrello.

Per due ore abbiamo assistito ad una partita che per varietà di azioni mi ha fatto venire in mente "Il deserto dei Tartari", e come strategia complessiva "Aspettando Godot". 

In effetti i 120 minuti (tempi regolari+tempi supplementari) sono stati interpretati da ambedue le parti come una pallosa (è proprio il caso di dirlo!) pratica da sbrigare per giungere alla squallida - se pur sempre spettacolare- soluzione dei calci di rigore.

Così, dopo lo psicodramma brasiliano della prima semifinale, abbiamo assistito allo psicofarmaco della seconda: un noiosissimo 0-0 che è riuscito a far addormentare anche me. 

Chi ha visto Messi? Qualcuno ha osato paragonarlo a Maradona... Sarà meglio che Messi si accontenti del suo nomignolo: "la Pulce". Comunque, vedremo meglio con i tedeschi in finale.

Qualcun altro ha visto Robben? In realtà una volta è riuscito a minacciare la porta argentina. Ma non sarà un po' troppo, in due ore di gioco?

I portieri sono entrati in azione solo sui calci di rigore. Mai impegnati durante la partita.

Le ragnatele della porta sono state ripulite dai rigoristi albiceleste con infallibile mira. Risultato finale: 4-2.

Il povero portiere orange, inoperoso per tutta la gara, ha continuato la sua inattività anche nella serie dei rigori.  Non ne è parato uno.

Invece Romero, vero eroe della serata, con due strepitose parate ha portato l'Argentina in finale: domenica prossima, al Maracanà di Rio de Janeiro, nel tempio del calcio carioca.

Così lo psicodramma del Brasile continua.  Da una parte, la Germania che lo ha eliminato, e dall'altra l'odiata (calcisticamente) Argentina. 

Senza parlare della finalina di sabato: riuscirà il Brasile (questo Brasile...) a battere l'Olanda?

Prepariamoci a due scontri da western all'italiana: regia di Sergio Leone, musica di Ennio Morricone.

Per una rete in più.




martedì 8 luglio 2014

Indimenticabile lezione di tedesco a una squadretta di Scolari























Scolari è il cognome del commissario tecnico del Brasile, che è riuscito nell'impresa di farlo diventare realtà effettiva di tutta la sua squadra, la Seleçao: 11 scolari di prima elementare, alle prese con il pallottoliere.

Nomen omen (leggere velocemente il detto latino, per favore; si apprezza di più la voluta allitterazione), il nome è un presagio. Mai in campo calcistico un nome fu più presago di questo. Presagio funesto, purtroppo. 

Prendere in casa 7 reti e realizzare quella della bandiera solo all'ultimo minuto (forse perfino i teutonici avranno avuto pietà) ha fatto apparire la Seleçao di Scolari una squadretta da oratorio o, se vogliamo, di scapoli e ammogliati.

I brasiliani, senza Neymar e Thiago Silva, hanno affrontato in semifinale la Germania, squadra ordinata, organizzata e tosta, con una superficialità pari alla presunzione: pensavano che la Coppa del mondo spettasse loro per diritto divino, e non conquistata con lacrime e sangue.

Così, dopo solo  mezz'ora di gioco, si sono ritrovati con ben 5 reti nel sacco: la classica "squadra materasso", di cui nel mondo del calcio si erano perse le tracce. Alla fine 7-1.

Uno shock che dal punto di vista sportivo supera ampiamente il famigerato Maracanaço del 1950. Lì si trattò della finale sconfitta (onorevole) al Maracanà con il grande Uruguay di Schiaffino e Ghiggia. 

Stasera, a Belo Horizonte, nello stadio Mineirão, si è trattato di una sconfitta umiliante e da Guiness dei primati. La nazionale più blasonata del mondo, cinque volte campione, ridotta al rango di squadra materasso.

Speriamo che il dramma sportivo  non si ripercuota su altri aspetti della vita politica e sociale. Il "Mineiraço" si limiti al settore calcistico e alla rinascita di un grande Brasile.

Suggerisco ovviamente di cambiare anzitutto il Commissario tecnico. Con un nome più allettante.





giovedì 3 luglio 2014

In attesa di sorprese sportive, una musica sorprendente





In attesa della parte finale dei Mondiali di Calcio 2014 (domani iniziano i quarti), mi pare opportuno limitare il commento scritto e affidarsi piuttosto a quello musicale.

È stato un Campionato per molti aspetti sorprendente e spettacolare. 

Per questo è un Campionato che non ha ancora trovato la squadra regina, come invece è quasi sempre accaduto in questa parte terminale della competizione. 

Non lo è il Brasile, che pur gioca in casa, e neppure l'Argentina. Non basta Neymar al Brasile per fare una squadra, né all'Argentina Messi.

Germania, Olanda, Francia e Belgio (nell'ordine) sono forse più squadre, ma se guardiamo quanta fatica hanno fatto per passare l'ultimo turno, vengono dubbi amletici.

Colombia e Costa Rica costituiscono le sorprese più clamorose. Vedremo cosa combineranno però domani la Colombia contro il Brasile e postdomani la Costa Rica (che ci ha battuti) contro l'Olanda.

Un vero peccato lo scontro fratricida (domani) tra Germania e Francia. Ma meglio in un campo di calcio che sulle Ardenne.

Incertezza, sorprese e gioco spettacolare: il Mondiale brasiliano 2014 è stato finora tutto questo.

Mi pare opportuno perciò ascoltare una musica sorprendente e spettacolare nella sua "incertezza" armonica: il Preludio  (e Fuga) XX in La minore del Clavicembalo Ben Temperato (II volume) di J. S. Bach (1744). 

Così commenta Alfredo Casella, che ha curato un'importante edizione dei due volumi: 

[In questo Preludio] "la dodecafonia bussa alla porta, tanta è l'imprecisione tonale e la nebulosità sonora raggiunta da codesta musica che già profetizza le 'dissociazioni atomiche' della futura arte schönberghiana".  [Il brano è di] "un'attualità miracolosa, attualità che va intesa nel senso di 'modernità' assoluta".

La Fuga non è pari al Preludio. Rientra negli schemi tonali della musica classica. 

Così potrebbe accadere anche nel Mondiale. Magari vince la Germania: pochi fuoriclasse, ma la solita "Panzer-Division".

Ascoltiamo perciò sia il prodigioso Preludio XX, sia la bella Fuga che segue. 

Al pianoforte c'è Glenn Gould. What else?


domenica 29 giugno 2014

Il Brasile vince doppio
















Il Brasile ieri sera ha festeggiato doppiamente.

In primis perché ha battuto il Cile dopo una gara epica (4-3), vinta ai rigori, e dal portiere Julio Cesar (che ne ha parati due) attribuita addirittura all’intervento divino.

Certo, considerando che all’ultimo minuto dei tempi supplementari, sull’1 a 1, il cileno Pinilla ha colpito in pieno la traversa a portiere battuto, Julio Cesar un cero al Cristo del Corcovado lo accenderà di sicuro. Cinque centimetri sotto, e in Brasile si sarebbe assistito a un suicidio di massa.

Secundo loco, perché è stato sconfitto dalla Colombia l’odiato (calcisticamente) Uruguay; tra l’altro con due reti del bomber James Rodriguez, la prima delle quali è una delle cose più belle viste finora al Mundial 2014.

Cosa significhi l’Uruguay per il Brasile bisogna essere brasileiros per capirlo. Nel lontano 16 luglio 1950 ai campionati del mondo che si svolsero proprio in Brasile, di fronte ai 200.000 spettatori del Maracanà (record di presenze ancora imbattuto) l’Uruguay sconfisse la squadra di casa con reti di Schiaffino e Ghiggia, due grandi nomi che agli italiani dicono ancora molto, perché poi hanno militato nel Bel Paese (nel Milan e nella Roma)  e perfino nella Nazionale Italiana, come “oriundi”. Ghiggia è ancora vivente (87 anni), ma non è stato invitato a presenziare alle celebrazioni inaugurali di questo Mundial. Chissà perché...

Forse si temeva un altro “Maracanaço”, cioè un’altra fatale sconfitta in finale al Maracanà di Rio de Janeiro. Il “Maracanaço” fu un evento tragico: venne proclamato il lutto nazionale, ci furono suicidi collettivi  ed anche una vera e propria crisi economica (molti si erano indebitati con le scommesse).

Se invece della Colombia ieri avesse vinto l’Uruguay, il calendario avrebbe fatto scontrare nella prossima partita dei quarti di finale proprio Brasile-Uruguay. Roba da infarto...

Postremo, anch’io sono contento per la sconfitta dell’Uruguay. È la squadra che ci ha mandati a casa, e dunque mi pare giusto che qualcuno abbia subito "lavato" l’offesa. Specialmente l’ingiusta espulsione di Marchisio, che ha permesso a Cavani e soci di passare il turno. Per non parlare del morso di Suarez a Chiellini.

Non mi piacciono i pitbull. Schiaffino era un’altra cosa.




mercoledì 25 giugno 2014

Una brutta rimpatriata!

 













L’Italia di Prandelli non è riuscita a superare le qualificazioni ai campionati mondiali del Brasile, sconfitta dalla Costa Rica (!) e ieri sera dall’Uruguay.

Non ho voglia di scrivere il post. Su chi? Su Prandelli, su Mister uno-nessuno-centomila? Aveva una squadra vincente, l’ha smontata in tante altre, perdenti.

Sull’arbitro dell’Uruguay? Basta dire il nome e la nazionalità: Moreno, messicano. A volte gli incubi ritornano. Come dimenticare l’altro Moreno, equadoriano, che riuscì nell’ardua impresa di farci fuori nei campionati nippo-coreani del 2002?
Deve essere un difetto di fabbricazione. La ditta arbitrale centroamericana dovrebbe ritirare dal commercio tutti quelli che si chiamano, o di nome o di cognome, Moreno.

Il morso (!) di Suarez a Chiellini ha fatto impressione (guarda il web), ma non è stato sanzionato. Siccome è recidivo, dovrebbe giocare con la museruola. Ma è stato sanzionato con l'espulsione il fallo veniale di gioco di Marchisio. 

Detto questo, rimane da dire solo una cosa.

Uno dei detti più noti nel mondo del calcio era, una volta, “palla a terra e pedalare”. Non so se i nostri superpagati "campioni" (si fa per dire) conoscano il detto. 

Sarà stato il clima, sarà stato il fuso orario, sarà stato che erano fusi dalla presunzione...

Ma di corridori in campo neanche l’ombra.

Solo 11 signori a passeggio in mutande, che prendevano il sole brasiliano.
A nostre spese, ovviamente.

Ma non è meglio, allora, una bella (brutta) rimpatriata?