giovedì 24 luglio 2014

I have a dream. Meriam è stata liberata!





A volte i sogni si avverano, o se vogliamo, gli incubi svaniscono.
Abbiamo visto oggi arrivare in Italia, libera e con tutta la sua famiglia, Meriam Yehya Ibrahim.
Per lei il mondo si è mobilitato, anche quello del web, e anch’io - nel mio piccolo - ho portato il mio contributo. 


Strappare alla morte e alla barbarie islamista una Cristiana, di questi tempi, è quasi un miraggio, e per chi crede in Dio, diciamo pure un miracolo.

Abbiamo visto l’eroica Meriam scendere da un aereo dello Stato Italiano con il figlioletto neonato in braccio, mentre l’altro più grandicello era con Lapo Pistelli, viceministro degli Esteri. Il marito Daniel Wani, disabile, era in carrozzella.

Ad attenderli il Primo Ministro Matteo Renzi con la moglie Agnese, e il Ministro degli Esteri Federica Mogherini. Molto appropriate le parole di Renzi: “Questa è l’Europa che vogliamo”.




Poi  Meriam e famiglia sono state ricevute dal Papa, secondo il desiderio espresso dalla eroica cristiana sudanese. E il Papa ha elogiato proprio l’eroismo di questa donna di 27 anni, tanto fragile nel fisico, quanto forte e determinata nello spirito e nella fede.

Dico la verità. Alla vista di Meriam e della sua famiglia mi sono commossso. Ed ancor più perché la donna ha scelto di passare dall’Italia, prima di stabilirsi definitivamente negli Usa.

Oggi mi sono sentito orgoglioso di essere italiano.

Aspettiamo ancora la liberazione di Asia Bibi e delle ragazze nigeriane sequestrate dai Boko Haram, e per altri motivi, dei due nostri Marò prigionieri in India.

Un altro sogno, o miracolo, che deve realizzarsi.

Noi intanto accogliamo Meriam e i suoi cari con il festoso mottetto “Exsultate iusti in Domino” di Ludovico Grossi da Viadana (1560-1627), a 4 voci miste, uno dei brani più noti e più belli della polifonia classica. E con parole che si addicono perfettamente a questo fausto evento.

Exsultate justi in Domino:
rectos decet collaudatio.
Confitemini Domino in cithara.
In psalterio decem chordarum psallite illi.
Cantate ei canticum novum.
Bene psallite ei in vociferatione

Rep. Exsultate justi in Domino
rectos decet collaudatio.

Esultate giusti nel Signore,
ai retti si addice la lode.
Lodate il Signore con la cetra,
Con l'arpa a dieci corde a lui cantate.
Cantate al Signore un canto nuovo
Suonate la cetra con arte e acclamate.

Rip. Esultate...


(Salmo 32 [33], 1-3)


mercoledì 23 luglio 2014

La Costa Concordia è ripartita!





















La Costa Concordia ha ripreso oggi a navigare. Dopo oltre due anni dal naufragio di fronte all’Isola del Giglio, il 13 gennaio 2012, oggi ha ripreso il suo cammino in mare.

Non è più una crociera, ma il viaggio verso l’ultima meta, il porto di Genova, dove sarà demolita. Di lei rimarrà solo il ricordo. Indelebile.

Indelebile per il vergognoso comportamento del suo capitano, che è sotto processo, con altri membri dell’equipaggio.

Indelebile per le 32 vittime (e 110 feriti) del disastro.

Indelebile per il comportamento ammirevole degli abitanti dell’Isola, che non solo hanno aiutato le migliaia di persone della nave (oltre 4.000), ma anche perché hanno saputo pazientare due anni con quel gigantesco relitto nelle loro acque, con tutti i pericoli del caso.

La più grande nave da crociera del mondo naufragata ha ripreso a navigare.  Incredibile, ma vero. 
Non con le proprie forze, certo, e per fortuna senza il suo ultimo e disastroso comandante; ma trainata da potenti rimorchiatori e accompagnata da uno stuolo di altri mezzi navali.

Il raddrizzamento e il rigalleggiamento della nave sono frutto dell’ingegneria italiana, un’opera che ha lasciato tutti stupiti.

Tranne ovviamente i francesi, quelli che hanno sempre la puzza al naso, quando si tratta di genialità italiana. Il ministro Ségolène Royal ha detto à tout le monde che controllerà "di persona" il transito della Concordia presso la Corsica, per vedere se qualche goccia di nafta inquinerà la mer de la France (attention à la prononciation, s'il vous plaît, pour éviter le mot de Cambronne...).

In tal caso prenderà severi provvedimenti. Tirerà fuori di nuovo la ghigliottina?


Per la fausta occasione della ripartenza della Concordia mi piace ricordare una poesia di Giuseppe Ungaretti, che dà il titolo alla sua celebre raccolta Allegria di Naufragi (1919):


E subito riprende
Il viaggio
Come
Dopo il naufragio
Un superstite
Lupo di mare.



L’ossimoro del titolo (allegria-naufragio) vuole indicare con forza la speranza del poeta dopo il disastro della Grande Guerra.


E oggi, dopo un naufragio reale durato due anni e mezzo, la Concordia ha ripreso coraggiosamente il suo cammino in mare aperto. Un segno di speranza anche questo, per la nostra Italia.

Buon Viaggio!


domenica 20 luglio 2014

Il martirio dei Cattolici di Mossul




In questi giorni ci sono notizie tragiche che occupano le prime pagine dei giornali e dei media.
Il Boeing 777 della Malaysia Airlines abbattuto in territorio ucraino, con 298 vittime; l’ennesima ripresa della guerra tra Israele e Palestina, con oltre 300 vittime finora; i numerosi profughi che trovano la morte nel Mediterraneo su barconi strapieni diretti per lo più in Italia...  

Solo in taglio basso possiamo leggere, ma non in tutti i giornali, che a Mossul (l’antica Ninive) in Iraq non ci sono più Cristiani dopo 2000 anni. Il territorio è in mano ai musulmani dell’Isis, cioè del nuovo “califfato”, che hanno raso al suolo anche la sede del Patriarcato siro-cattolico.
I tolleranti seguaci di “Allah il misericordioso e di Maometto suo profeta” hanno annunciato che passeranno per le armi i pochi Cristiani rimasti se non si convertiranno all’islam (lettera piccola, per favore!).

"Le ultime notizie sono disastrose", dice alla Radio Vaticana il patriarca Younan. "Noi con rammarico ripetiamo ciò che abbiamo sempre detto: non si deve mischiare la religione con la politica - sottolinea -. Se ci sono inimicizie tra sciiti, sunniti e non so chi altro, questo non deve essere assolutamente una ragione per attaccare innocenti cristiani e altre minoranze a Mosul e altrove". Noi con rammarico diciamo che il nostro arcivescovado a Mosul è stato bruciato totalmente: manoscritti, biblioteca. E hanno già minacciato che, se non si convertiranno all'islam, tutti i cristiani saranno ammazzati. E' terribile! Questa è una vergogna per la comunità internazionale".

E così una gloriosa comunità Cristiana, risalente addirittura al tempo degli Apostoli, viene cancellata da criminali islamisti, che intendono conquistare il mondo e convertirlo all’islam (sempre lettera piccola, per carità!), compresa Roma, come ha annunciato il nuovo califfo Abu Bakr, “urbi et orbi”.

A parte il proclama del califfo (!),  la notizia della epurazione dei Cattolici di Mossul  è orrenda.

Si tocca il cuore di uno dei più grandi aspetti della realtà umana: la libertà, di cui quella religiosa è la massima espressione.

In Iraq, prima della sciagurata guerra voluta dagli americani, e profeticamente condannata da S. Giovanni Paolo II, c’erano 2 milioni di Cristiani che convivevano in pace. Oggi stanno scomparendo, per l’intolleranza islamica. In Nigeria ogni giorno ci sono attentati contro persone e chiese Cristiane, per imporre la famigerata sharia. In Egitto, in Libia, in Tunisia, dopo le “primavere” favorite dai soliti americani e da qualche cretino europeo (vedi Sarkosy), i Cristiani sono perseguitati o addirittura scomparsi, i governi nel caos, le fazioni in lotta. E i profughi vengono in Italia.

Sono solo pochi esempi. Ma dovunque i musulmani sono al potere, per i Cristiani la vita è pressoché impossibile. Basti pensare ad Asia Bibi (qualcuno se ne ricorda?), ancora in carcere per blasfemia in Pakistan, e a Meriam Yehya Ibrahim, la donna sudanese condannata a morte per apostasia, e ora liberata, perché ha la fortuna di avere un marito con passaporto americano.

I paladini laicisti della libertà alzano la voce solo contro i Cristiani, anzi, contro i Cattolici, tanto sanno che il Cristiano, anzi, il Cattolico, prende gli schiaffi e porta a casa.

Quando si tratta di musulmani sono invece incredibilmente cauti. Anzi, fanno finta di niente, anche se la donna è vista nell'islam come proprietà dell’uomo, anche se un cristiano o un laico vengono impiccati, se un’adultera o un omosessuale vengono lapidati, e via dicendo.

Il fatto è che i musulmani menano. Ora hanno anche il califfo...

Non saranno certo i laicisti, paladini a corrente alternata, a salvarci dalla barbarie; ma gente seria come Shabaz Bahtti, Asia Bibi e Meriam Yehya, e l’innumerevole schiera dei martiri e dei testimoni Cristiani di questa nostra epoca.

Contro la barbarie islamista e per i Cattolici di Mossul perseguitati e dispersi, alzo la mia voce indignata.  

Vergogna!


Amicusplato



Nella foto: gli ultimi Cattolici di Mossul in fuga dalla loro città.




sabato 19 luglio 2014

Hanno assolto Berlusconi (era ora!)






    Hanno assolto Berlusconi:
    niente sesso o concussioni;
    nell’appello il Cavaliere
    ha salvato il suo sedere.

   Hanno fatto a pezzettini
   la signora Boccassini;
   sarà ancora più bruttina
   versus Ruby marocchina.

   Ora è tempo che il diritto
   torni ad esser come è scritto.
   I teoremi, a casa mia,
   me li studio a geometria.





   Amicusplato





lunedì 14 luglio 2014

Germania sopra tutti. Quando non c'è l'Italia...



















La Germania ha vinto il Campionato mondiale di Calcio 2014, battendo l’Argentina 1-0 al Maracanà di Rio de Janeiro, ieri 13 luglio.

Solo un'azione  eccezionale poteva mettere fine ad una battaglia (anche con qualche spargimento di sangue e alcuni contusi) tra due squadre pronte a morire piuttosto che arrendersi.

Ha vinto la Germania perché ha sbagliato di meno, con una prodezza del giovane Mario Götze, classe 1992, a 3 minuti dalla fine dei tempi supplementari: stop di petto di un cross da sinistra, mezza girata al volo e palla che trafigge l'incolpevole portiere Romero.

L’Argentina ha avuto più di un’occasione per passare in vantaggio, ma ha clamorosamente sbagliato davanti al portiere avversario, il formidabile Neuer. E nel calcio, come nella vita, chi sbaglia paga.

Dopo i brasiliani, ora sono gli argentini a piangere. Avevano invaso Rio a decine di migliaia, pensando di fare doppia festa: vincere il campionato e umiliare gli odiati padroni di casa in casa sua.

Hanno avuto una duplice indimenticabile lezione. Hanno perso, e sono stati canzonati.

La festa, meritatissima, è stata tutta per la nazionale tedesca.

Capita sempre così, quando questa non incontra la nazionale italiana...



domenica 13 luglio 2014

Siamo tutti brasiliani!
















Non ci voleva il dono della profezia per immaginare la sconfitta del Brasile nella finale per il terzo posto con l’Olanda.

Si trattava di capire se mai quante reti avrebbe incassato. Una tripletta, a zero.

Veder perdere il Brasile così, ci fa sentire tutti brasiliani. Troppa è la sofferenza che oggi il Brasile deve sopportare, per non essere solidali con lui.

Antipatico agli inizi del torneo, per gli evidenti aiuti arbitrali e per la spocchiosa presunzione dei suoi giocatori, dopo la perdita di Neymar, la disfatta con la Germania e la sconfitta con l’Olanda (propiziata da gravi errori arbitrali) anch’io mi unisco al pianto del popolo verdeoro.

L’Olanda invece è una squadra per me incomprensibile. Ha giocato la finalina per il terzo posto come se fosse la finalissima, e non ha giocato la vera partita, quella con l’Argentina, che la poteva portare dritta in finale. Nettamente superiore ai sudamericani - con un Messi spento e senza Di Maria infortunato- si è voluta abbassare alla roulette dei calci di rigore.

Deve essere una sindrome da “paesi bassi”. Ha paura di arrivare in alto, in cima.

E così l’eterna seconda del calcio mondiale questa volta è arrivata terza.



venerdì 11 luglio 2014

Dopo il dramma, la noia: Argentina-Olanda




Dopo il diluvio di reti abbattutosi sui brasiliani l'8 luglio scorso a Belo Horizonte, Argentina e Olanda si sono premunite e sono scese in campo il giorno dopo a San Paolo con l'ombrello.

Per due ore abbiamo assistito ad una partita che per varietà di azioni mi ha fatto venire in mente "Il deserto dei Tartari", e come strategia complessiva "Aspettando Godot". 

In effetti i 120 minuti (tempi regolari+tempi supplementari) sono stati interpretati da ambedue le parti come una pallosa (è proprio il caso di dirlo!) pratica da sbrigare per giungere alla squallida - se pur sempre spettacolare- soluzione dei calci di rigore.

Così, dopo lo psicodramma brasiliano della prima semifinale, abbiamo assistito allo psicofarmaco della seconda: un noiosissimo 0-0 che è riuscito a far addormentare anche me. 

Chi ha visto Messi? Qualcuno ha osato paragonarlo a Maradona... Sarà meglio che Messi si accontenti del suo nomignolo: "la Pulce". Comunque, vedremo meglio con i tedeschi in finale.

Qualcun altro ha visto Robben? In realtà una volta è riuscito a minacciare la porta argentina. Ma non sarà un po' troppo, in due ore di gioco?

I portieri sono entrati in azione solo sui calci di rigore. Mai impegnati durante la partita.

Le ragnatele della porta sono state ripulite dai rigoristi albiceleste con infallibile mira. Risultato finale: 4-2.

Il povero portiere orange, inoperoso per tutta la gara, ha continuato la sua inattività anche nella serie dei rigori.  Non ne è parato uno.

Invece Romero, vero eroe della serata, con due strepitose parate ha portato l'Argentina in finale: domenica prossima, al Maracanà di Rio de Janeiro, nel tempio del calcio carioca.

Così lo psicodramma del Brasile continua.  Da una parte, la Germania che lo ha eliminato, e dall'altra l'odiata (calcisticamente) Argentina. 

Senza parlare della finalina di sabato: riuscirà il Brasile (questo Brasile...) a battere l'Olanda?

Prepariamoci a due scontri da western all'italiana: regia di Sergio Leone, musica di Ennio Morricone.

Per una rete in più.




martedì 8 luglio 2014

Indimenticabile lezione di tedesco a una squadretta di Scolari























Scolari è il cognome del commissario tecnico del Brasile, che è riuscito nell'impresa di farlo diventare realtà effettiva di tutta la sua squadra, la Seleçao: 11 scolari di prima elementare, alle prese con il pallottoliere.

Nomen omen (leggere velocemente il detto latino, per favore; si apprezza di più la voluta allitterazione), il nome è un presagio. Mai in campo calcistico un nome fu più presago di questo. Presagio funesto, purtroppo. 

Prendere in casa 7 reti e realizzare quella della bandiera solo all'ultimo minuto (forse perfino i teutonici avranno avuto pietà) ha fatto apparire la Seleçao di Scolari una squadretta da oratorio o, se vogliamo, di scapoli e ammogliati.

I brasiliani, senza Neymar e Thiago Silva, hanno affrontato in semifinale la Germania, squadra ordinata, organizzata e tosta, con una superficialità pari alla presunzione: pensavano che la Coppa del mondo spettasse loro per diritto divino, e non conquistata con lacrime e sangue.

Così, dopo solo  mezz'ora di gioco, si sono ritrovati con ben 5 reti nel sacco: la classica "squadra materasso", di cui nel mondo del calcio si erano perse le tracce. Alla fine 7-1.

Uno shock che dal punto di vista sportivo supera ampiamente il famigerato Maracanaço del 1950. Lì si trattò della finale sconfitta (onorevole) al Maracanà con il grande Uruguay di Schiaffino e Ghiggia. 

Stasera, a Belo Horizonte, nello stadio Mineirão, si è trattato di una sconfitta umiliante e da Guiness dei primati. La nazionale più blasonata del mondo, cinque volte campione, ridotta al rango di squadra materasso.

Speriamo che il dramma sportivo  non si ripercuota su altri aspetti della vita politica e sociale. Il "Mineiraço" si limiti al settore calcistico e alla rinascita di un grande Brasile.

Suggerisco ovviamente di cambiare anzitutto il Commissario tecnico. Con un nome più allettante.





giovedì 3 luglio 2014

In attesa di sorprese sportive, una musica sorprendente





In attesa della parte finale dei Mondiali di Calcio 2014 (domani iniziano i quarti), mi pare opportuno limitare il commento scritto e affidarsi piuttosto a quello musicale.

È stato un Campionato per molti aspetti sorprendente e spettacolare. 

Per questo è un Campionato che non ha ancora trovato la squadra regina, come invece è quasi sempre accaduto in questa parte terminale della competizione. 

Non lo è il Brasile, che pur gioca in casa, e neppure l'Argentina. Non basta Neymar al Brasile per fare una squadra, né all'Argentina Messi.

Germania, Olanda, Francia e Belgio (nell'ordine) sono forse più squadre, ma se guardiamo quanta fatica hanno fatto per passare l'ultimo turno, vengono dubbi amletici.

Colombia e Costa Rica costituiscono le sorprese più clamorose. Vedremo cosa combineranno però domani la Colombia contro il Brasile e postdomani la Costa Rica (che ci ha battuti) contro l'Olanda.

Un vero peccato lo scontro fratricida (domani) tra Germania e Francia. Ma meglio in un campo di calcio che sulle Ardenne.

Incertezza, sorprese e gioco spettacolare: il Mondiale brasiliano 2014 è stato finora tutto questo.

Mi pare opportuno perciò ascoltare una musica sorprendente e spettacolare nella sua "incertezza" armonica: il Preludio  (e Fuga) XX in La minore del Clavicembalo Ben Temperato (II volume) di J. S. Bach (1744). 

Così commenta Alfredo Casella, che ha curato un'importante edizione dei due volumi: 

[In questo Preludio] "la dodecafonia bussa alla porta, tanta è l'imprecisione tonale e la nebulosità sonora raggiunta da codesta musica che già profetizza le 'dissociazioni atomiche' della futura arte schönberghiana".  [Il brano è di] "un'attualità miracolosa, attualità che va intesa nel senso di 'modernità' assoluta".

La Fuga non è pari al Preludio. Rientra negli schemi tonali della musica classica. 

Così potrebbe accadere anche nel Mondiale. Magari vince la Germania: pochi fuoriclasse, ma la solita "Panzer-Division".

Ascoltiamo perciò sia il prodigioso Preludio XX, sia la bella Fuga che segue. 

Al pianoforte c'è Glenn Gould. What else?


domenica 29 giugno 2014

Il Brasile vince doppio
















Il Brasile ieri sera ha festeggiato doppiamente.

In primis perché ha battuto il Cile dopo una gara epica (4-3), vinta ai rigori, e dal portiere Julio Cesar (che ne ha parati due) attribuita addirittura all’intervento divino.

Certo, considerando che all’ultimo minuto dei tempi supplementari, sull’1 a 1, il cileno Pinilla ha colpito in pieno la traversa a portiere battuto, Julio Cesar un cero al Cristo del Corcovado lo accenderà di sicuro. Cinque centimetri sotto, e in Brasile si sarebbe assistito a un suicidio di massa.

Secundo loco, perché è stato sconfitto dalla Colombia l’odiato (calcisticamente) Uruguay; tra l’altro con due reti del bomber James Rodriguez, la prima delle quali è una delle cose più belle viste finora al Mundial 2014.

Cosa significhi l’Uruguay per il Brasile bisogna essere brasileiros per capirlo. Nel lontano 16 luglio 1950 ai campionati del mondo che si svolsero proprio in Brasile, di fronte ai 200.000 spettatori del Maracanà (record di presenze ancora imbattuto) l’Uruguay sconfisse la squadra di casa con reti di Schiaffino e Ghiggia, due grandi nomi che agli italiani dicono ancora molto, perché poi hanno militato nel Bel Paese (nel Milan e nella Roma)  e perfino nella Nazionale Italiana, come “oriundi”. Ghiggia è ancora vivente (87 anni), ma non è stato invitato a presenziare alle celebrazioni inaugurali di questo Mundial. Chissà perché...

Forse si temeva un altro “Maracanaço”, cioè un’altra fatale sconfitta in finale al Maracanà di Rio de Janeiro. Il “Maracanaço” fu un evento tragico: venne proclamato il lutto nazionale, ci furono suicidi collettivi  ed anche una vera e propria crisi economica (molti si erano indebitati con le scommesse).

Se invece della Colombia ieri avesse vinto l’Uruguay, il calendario avrebbe fatto scontrare nella prossima partita dei quarti di finale proprio Brasile-Uruguay. Roba da infarto...

Postremo, anch’io sono contento per la sconfitta dell’Uruguay. È la squadra che ci ha mandati a casa, e dunque mi pare giusto che qualcuno abbia subito "lavato" l’offesa. Specialmente l’ingiusta espulsione di Marchisio, che ha permesso a Cavani e soci di passare il turno. Per non parlare del morso di Suarez a Chiellini.

Non mi piacciono i pitbull. Schiaffino era un’altra cosa.




mercoledì 25 giugno 2014

Una brutta rimpatriata!

 













L’Italia di Prandelli non è riuscita a superare le qualificazioni ai campionati mondiali del Brasile, sconfitta dalla Costa Rica (!) e ieri sera dall’Uruguay.

Non ho voglia di scrivere il post. Su chi? Su Prandelli, su Mister uno-nessuno-centomila? Aveva una squadra vincente, l’ha smontata in tante altre, perdenti.

Sull’arbitro dell’Uruguay? Basta dire il nome e la nazionalità: Moreno, messicano. A volte gli incubi ritornano. Come dimenticare l’altro Moreno, equadoriano, che riuscì nell’ardua impresa di farci fuori nei campionati nippo-coreani del 2002?
Deve essere un difetto di fabbricazione. La ditta arbitrale centroamericana dovrebbe ritirare dal commercio tutti quelli che si chiamano, o di nome o di cognome, Moreno.

Il morso (!) di Suarez a Chiellini ha fatto impressione (guarda il web), ma non è stato sanzionato. Siccome è recidivo, dovrebbe giocare con la museruola. Ma è stato sanzionato con l'espulsione il fallo veniale di gioco di Marchisio. 

Detto questo, rimane da dire solo una cosa.

Uno dei detti più noti nel mondo del calcio era, una volta, “palla a terra e pedalare”. Non so se i nostri superpagati "campioni" (si fa per dire) conoscano il detto. 

Sarà stato il clima, sarà stato il fuso orario, sarà stato che erano fusi dalla presunzione...

Ma di corridori in campo neanche l’ombra.

Solo 11 signori a passeggio in mutande, che prendevano il sole brasiliano.
A nostre spese, ovviamente.

Ma non è meglio, allora, una bella (brutta) rimpatriata?



venerdì 20 giugno 2014

L'Italia a Brandelli...




















Con l’Italia pallonara tutto è possibile: vincere con il Brasile e perdere con la Corea del Nord.

È la nostra caratteristica di fondo: siamo creativi, e perciò imprevedibili.

Stasera abbiamo perso imprevedibilmente con la Costa Rica (0-1). Considerata inizialmente la cenerentola del girone, è arrivata la prima, battendoci come tappeti. Complimenti!

C’è una regola d’oro nel gioco del calcio: “squadra che vince, non cambia”. Non è una legge scritta, qualche eccezione può essere concessa, ma non bisogna esagerare.

Il Signor Cesare Prandelli (il Mister, come si dice in gergo, in questo caso il c.t.) aveva trovato una formazione quasi perfetta contro l’Inghilterra. Non ho capito perché i vincitori della battaglia di Manaus non dovevano essere inizialmente confermati (tranne Paletta). Non erano certo stanchi, dopo 6 giorni di riposo.

Avrei, ad esempio, lasciato in porta Sirigu, in forma smagliante; non mi sarei fatto condizionare dalle smanie di Buffon, acciaccato fino a ieri, e comunque utile se mai alle prime avvisaglie critiche del portierone sardo.

Con Sirigu, il traversone che ha portato Ruiz a colpire di testa e mettere in rete, sarebbe stato intercettato da una sua tempestiva uscita. Mentre invece Buffon, incerto nelle uscite, s’è trovato il pallone dietro le spalle dopo un goffo tentativo di parata.

Non parliamo dell’esclusione di Verratti e dell’inclusione di Thiago Motta. 

Non vorrei che Prandelli si sia montato la testa, con quel nome che si ritrova. Si limiti il c.t. a creare una squadra (che già aveva) e ad apportare solo quei ritocchi necessari nelle singole partite.

Mi dite ora, di grazia, chi metterà contro l’Uruguay? Farà un altro turn over o tornerà sui suoi passi?

È riuscito a sciupare un giocattolo che andava a meraviglia.

Martedì prossimo, con l’Uruguay, basterebbe un pareggio per qualificarsi.

Speriamo che Cavani e Suarez (“il pistolero”) siano d’accordo.

E Mister Tabarez, cioè il c.t. uruguagio, anche.

Dimenticavo la Costa Rica. Una vittoria meritatissima. David che abbatte Golia.

Non è la prima volta...



giovedì 19 giugno 2014

La Spagna torna a casa. Col primo aereo





















La Spagna, campione del mondo in carica, è stata subito eliminata.

Dopo l’inizio disastroso con l’Olanda, è venuto il colpo di grazia del Cile che ha vinto 2-0 e ha rispedito i castigliani in madrepatria.

Ormai le colonie non esistono più, neppure calcisticamente.

Il Cile è una nazione simpatica ed unica dal punto di vista geografico e sociale. Il suo territorio va dal Tropico del Capricorno alla Terra del Fuoco, quasi al Circolo Polare Antartico; dai cactus ai pinguini. 4.300 km di lunghezza, per appena 180 di larghezza: uno stato filiforme, una situazione di emergenza anoressica.

Mi immagino i camionisti e gli autisti in genere che, o per lavoro o per diletto, percorrono quella terra. Dovranno portarsi dietro gli infradito e gli scarponi da sci, la maglietta sportiva e il cappotto. Non mi azzardo a parlare del guardaroba femminile; preparare le valigie deve essere un’impresa eroica.

Impresa meno eroica è stata battere la Spagna di ieri sera: un’ombra di quella squadra che quattro anni fa incantò il mondo della pelota.

Devo dire però il vero motivo per cui mi è dispiaciuta la sconfitta della Spagna, anzi, la vittoria del Cile. Il fatto è che quando in campo calcistico sento parlare di Cile, mi viene in mente, come riflesso pavloviano, quel tal Leonel Sánchez, cileno che nel campionato mondiale in Cile del 1962, nella partita con l’Italia, sferrò un pugno micidiale all’italiano Humberto Maschio, fratturandogli il  naso. Lo stesso Sánchez colpì con un altro pugno al volto il nostro Mario David, riuscendo poi nel capolavoro di farlo anche espellere, lui impunito.

In quella partita, passata alla storia calcistica come “la battaglia di Santiago” (2 giugno 1962), i giocatori cileni picchiarono come fabbri, e gli italiani rimasero in nove, con Maschio completamente intontito dal pugno ricevuto.

Senza citare i nostri radiocronisti (ancora ho in mente quella veemente radiocronaca!), un cronista inglese definì quella partita di calcio “la più stupida, spaventosa, sgradevole e vergognosa, possibilmente, nella storia di questo sport”.

Il Cile di ieri sera è stato tutt’altra cosa, ovviamente: una gran bella squadra; e senza bisogno di usare il pugilato, ha steso gli spagnoli a regolari pedate (sul pallone).

Ma nonostante tutto, e nonostante Vidal (non so se mi spiego...), quando gioca il Cile, io parteggio per la squadra opposta.

Mi scuso con il paese più lungo del mondo.




domenica 15 giugno 2014

Un'Italia con le palle (due naturalmente!)





Un missile terra-terra di Marchisio e un’incornata a schiacciare di SuperMario hanno fatto fuori la squadra dei Three Lions.

In un linguaggio meno metaforico e più prosaico, l’Italia ha battuto l’Inghilterra 2-1.

Ogni volta che l’Italia batte l’Inghilterra (e negli ultimi decenni è accaduto spesso) un po’ mi dispiace. Non perché gli inglesi mi rimangano particolarmente simpatici, ma perché battere l’Inghilterra è come commettere un parricidio.

Gli inglesi sono gli inventori del football. Le regole, i termini usati, i campionati sono iniziati con loro. Perfino le prime squadre italiane portano nomi inglesi: Genoa Football Club, Juventus (nome latino) F.C., etc.

Poi mi viene in mente un giocatore come Bobby Charlton, che io considero il più grande playmaker della storia calcistica, insieme a Luisito Suàrez.

Infine, battere l’Inghilterra è stato fino agli anni 70 del secolo scorso (Torino, 14 giugno 1973) un mito irraggiungibile. In quell’anno per la prima volta gli inglesi vennero battuti in Italia per 2-0, e l’anno successivo in casa loro, il 14 novembre, nel tempio del calcio di Wembley, con rete indimenticabile di Fabio Capello.

Dopo quelle vittorie, i Tre Leoni sono stati addomesticati, e per l’Italia battere l'Inghilterra è diventata quasi la norma.

Come il successo, molto incoraggiante, di stanotte; una partita che in Italia è avvenuta il 15 giugno, ma in realtà il 14,  per la differenza  di fuso orario: mezzanotte in Italia, ore 18 a Manaus, alle soglie della foresta amazzonica, dove si giocava.

Decisamente il 14 giugno non porta bene agli inglesi. Hanno perso anche questa volta.

Mi dispiace per Bobby Charlton, ma l’Inghilterra di oggi non è più quella mitica e (per noi) invincibile dei suoi tempi.


L’Italia è più forte.



venerdì 13 giugno 2014

L'Olandese Volante! (Van Persie)




















Non si tratta del fosco melodramma wagneriano, ma della trionfale vittoria per 5-1 della squadra orange contro quella spagnola ai campionati del Brasile.

Qualcosa che ha del surreale: gli olandesi hanno fatto in 5 pezzi l’invincibile armata,  campione del mondo in carica, nonché campione europeo nelle ultime due edizioni (la “triplete”).

Oltre a ciò, si sono presi una gran bella rivincita sulla finale di quattro anni fa a Johannesburg (ricordate?), in cui proprio la Spagna si laureò “campione del mondo”, vincendo per 1-0 sull’Olanda, “eterna seconda”.

Anche la partita di stasera era iniziata sotto cattiva stella per gli abitanti delle Terre Basse. Possesso di palla degli spagnoli, un po’ di tiki-taka, poi un guizzo in area orange di Diego Costa, steso in tutta la sua lunghezza (m. 1, 88 x 85 kg) da un maldestro difensore arancione e susseguente rigore, trasformato da Xabi Alonso.

Ho pensato che la partita, con un’Olanda in stato comatoso e una rete al passivo, fosse già finita. Ma allo scadere del primo tempo accade l’episodio determinante: compare all’improvviso l’olandese volante, cioè Robin Van Persie.

È noto a tutti gli appassionati di calcio, e ancor più a coloro che l’hanno praticato, che fare una rete con un pallonetto, uccellando il portiere, è quanto di più “libidinoso” si possa immaginare.
In genere il pallonetto si ottiene colpendo da terra il pallone e facendolo passare sopra la testa e le mani del portiere, quanto basta per insaccare.

Ma questa volta non è andata così. Si è visto arrivare dalle retrovie olandesi un lancio aereo di 40 metri, fino al limite dell’area di rigore avversaria, e prima che il pallone toccasse terra Robin Van Persie si è alzato in volo, ha colpito di testa in tuffo e ha confezionato un pallonetto aereo, che ha “uccellato” il portiere spagnolo Casillas, fuori dai pali, e si è depositato bellamente nel sacco.

Una rete di quelle che rimarranno nella storia del calcio e che in questa partita ha risvegliato dal coma la squadra orange e l'ha galvanizzata.

Il secondo tempo infatti è stato a senso unico. Gli olandesi si sono scatenati. Robben, Van Persie e gli altri compagni di squadra hanno cominciato a smantellare la difesa e lo stucchevole tiki-taka delle ex “furie rosse”. Sotto una pioggia battente, nel campo spagnolo ha cominciato a grandinare.

Alla fine Casillas ha raccolto una "manita" di  palle gelate, una di queste per la verità dovuta alla disattenzione del nostro arbitro Rizzoli (che nel complesso non mi è piaciuto).

Speriamo che stanotte-domani l'Italia faccia meglio di Rizzoli con i sudditi inglesi di Sua Maestà la Regina.

Che Dio la salvi, e a noi ci faccia vincere.



L'arbitro Nishimura batte la Croazia 3-1. Il Brasile ringrazia


Questa volta il Brasile non mi è piaciuto. Né come squadra, né come comportamento in campo.

Ho sempre ammirato il Brasile per i suoi “fenomeni”; e ne ha avuti in passato una bella schiera.
Ma al tempo stesso la “Seleçao” mi ha sempre impressionato per il  suo fair play, per il suo gioco pulito, senza le “astuzie” e le “cattiverie” tipiche di quasi tutte le squadre del mondo (tranne forse l’Inghilterra e la Germania).

Pulito non significa non combattivo, ma solo senza i meschini mezzucci per ingannare gli arbitri o per danneggiare gli avversari.

Da poche ore è terminata la partita iniziale di questo Campionato del Mondo, in cui il Brasile ha sconfitto la Croazia per 3 a 1.

Eravamo (è un modo di dire, io ero davanti alla TV) nel nuovo stadio di San Paolo del Brasile, davanti a 120.000 spettatori. La squadra brasiliana ha in progetto di arrivare fino in fondo e di vincere, ovviamente, davanti al pubblico di casa.

Lo Stato ha tutto l’interesse che ciò avvenga, se non altro per placare le critiche delle spese folli  per organizzare l’evento.

Anche la Fifa (la Federazione Internazionale del Calcio) ha tutto l’interesse che ciò avvenga. Ve lo immaginate un campionato del mondo in Brasile, senza il Brasile? E chi va a vedere l’Argentina? o l’odiato Uruguay? Stadi semivuoti, fallimento assicurato.

Tutto questo mi sta perfino bene e posso anche capirlo.

Ciò che  non capisco è come si intenda arrivare a questi traguardi. Con i metodi visti nella partita iniziale? Cioè, da una parte la vittima sacrificale  e dall’altra il Brasile vincitore a prescindere?
Abbiamo visto al 27’ del 1° tempo un fallo da espulsione nettissimo da parte di Neymar, sanzionato solo con un cartellino giallo (l’avversario, dopo aver ricevuto una gomitata, è stato cinturato al collo con violenza e volontariamente!). Qualunque arbitro di calcio europeo, e perfino brasiliano, avrebbe estratto il rosso.

Il Brasile perdeva 1 a 0. Due minuti dopo, Neymar (che non doveva essere più in campo) ha segnato invece il pareggio (una rete bellissima). Nel secondo tempo ancora Neymar ha segnato su rigore, concesso graziosamente dall’arbitro giapponese Nishimura per un fallo inesistente in area croata; un giocatore brasiliano si è gettato a terra appena sfiorato da un avversario. Perfino un arbitro di terza categoria avrebbe dato punizione contro il Brasile e ammonito il brasiliano per simulazione.

Così il Brasile ha vinto. La terza rete è venuta all’ultimo minuto, mentre tutta la Croazia, incazzata come una bestia, dava l’assalto a Fort Apache.

Di quelle tre reti, due sono state segnate da un “espulso”. Con il Brasile fin dal primo tempo ridotto in dieci, la partita avrebbe avuto ben altro epilogo. Molto triste per la Seleçao, per i Brasiliani, per la Presidenta Roussef, e per la Fifa. La prossima volta la Fifa chi manderà ad arbitrare il Brasile, un coreano?

Ma ciò che mi ha lasciato di più l’amaro in bocca è il comportamento della Seleçao: astuzie, meschinità, fallacci  volontari...

Non esiste più il Brasile di Pelé, Ronaldo, Kakà, Ronaldinho...

I miti scompaiono. Rimangono solo le vergogne coperte da foglie di fico.

Che prima o poi cadono a terra.





giovedì 12 giugno 2014

Il calcio d'inizio dei pentastellati (brasiliani)










Il Campionato del Mondo di Calcio mi mette sempre in fibrillazione.

Mi tornano in mente tutti i campionati precedenti, da quando la mia memoria è stata in grado di apprezzare il fatto. Ricorderò solo quelli più lontani.

Il primo è stato quello del 1958, giocato in Svezia, dove un diciassettenne brasiliano di nome Pelé seppellì di reti a Stoccolma (5-2; due reti di Pelé) la favorita Svezia di Liedholm, Hamrim, Gren, Skoglund... In semifinale Pelé e compagni avevano fatto fuori la Francia di Just Fontaine con lo stesso punteggio (tre reti di Pelé).

Dopo aver imparato in nome di Pelé, quattro anni dopo nei campionati del Cile del 1962 imparai un altro nome: Leonel Sànchez, il picchiatore cileno che ne combinò di tutti i colori, rimanendo impunito. Ruppe il naso con un pugno al nostro Humberto Maschio, colpì con un altro pugno il nostro Mario David, e provocò l’espulsione dello stesso David. Considerando che già era stato espulso Ferrini, la “battaglia di Santiago” fu giocata dagli italiani in nove, di cui uno col naso rotto. Solo alla fine fummo battuti (2-0) dopo strenua resistenza. Mi sembra ancora di ascoltare, fremente di sdegno, la radiocronaca di quella battaglia sanguinosa...

I campionati inglesi del 1966 sono da “damnatio memoriae”. Con nomi altisonanti in campo (Albertosi, Facchetti, Bulgarelli, Mazzola, Rivera...), fummo ridicolizzati da Pak Doo Ik, un dentista nordcoreano che ci fece rete e ci buttò fuori dal torneo. Meglio dimenticare... Non si può dimenticare però il clamoroso non-gol assegnato all’Inghilterra nella finale vinta con la Germania.

I campionati messicani del 1970 sono così vivi nella mente che non c’è nessun buon cristiano che non ricordi le epiche battaglie contro la Germania (Ovest) in semifinale e il Brasile di Pelé in finale.

Ho iniziato con il diciassettenne Pelé e concludo  con Pelé al termine della sua carriera luminosa.

Stasera, 12 giugno 2014, a San Paolo del Brasile si aprono e iniziano i campionati del mondo, nella patria di Pelé e dei pentastellati del calcio. 

Non c’è Pelé oggi nella squadra. Ma c’è Neymar...

Di fronte al Brasile ci sarà la Croazia. Sono ossi duri. Attenti a Rakitic e Modric.


Attenti a quei due!



venerdì 6 giugno 2014

Metti il denaro nella borsa! (Il “Mose” di Venezia)















Ciò che è accaduto a Venezia per la costruzione del “MOSE” fa impallidire EXPO 2015 e le altre Tangentopoli italiche.

Coinvolte le massime autorità della città lagunare e della regione. Arrestato il sindaco Orsoni, accusato di concussione, corruzione e riciclaggio, e con lui altre 34 persone. Almeno 100 gli indagati. Impressionante il genere di categorie coinvolte: oltre agli imprenditori, si tratta di politici di ogni colore, di funzionari statali, di magistrati (!), di appartenenti alle forze dell’ordine.
Secondo il Gip Alberto Scaramuzza, questi hanno “asservito totalmente l’ufficio pubblico che avrebbero dovuto tutelare, agli interessi del gruppo economico criminale, lucrando una serie impressionante di benefici personali di svariato genere». 

Non si salva nessuno, nelle 711 pagine dell’ordinanza con cui il Gip ha chiesto i provvedimenti disciplinari. Chiesti pure gli arresti  per l’ex Governatore del Veneto, e ora parlamentare, Galan.

Secondo le Fiamme Gialle si tratterebbe di una truffa da 20 milioni di euro. 
[Aggiornamento del 7/6/14: un miliardo di euro!)

Mi è venuto in mente il dialogo-monologo di Jago dell’Otello shakespeariano, quello in cui il cinico  alfiere consiglia malignamente a Roderigo di riempire il più possibile la borsa di denaro, per i suoi illeciti scopi. 
La frase è come un ritornello ossessivo: “Put the money in thy purse!” Geniale il martellante refrain, quasi un letterario lavaggio del cervello. Con esiti disastrosi.

E poi, guarda caso, siamo nella trama del “Moro di Venezia”. E la scena si svolge proprio a Venezia.

Forse questi tali sono stati a scuola di Jago...

Ma esistono sempre i “Piombi” e il “Ponte dei sospiri”?...  Dalla foto in alto, parrebbe di sì.



“OTHELLO, THE MOOR OF VENISE” (SHAKESPEARE)
ATTO I. Sc. III
JAGO (a Roderigo)

Io mi son dichiarato amico tuo e mi sento legato alla tua causa con vincolo tenace e duraturo;
non ho potuto mai esserti utile come in questo momento.
Senti a me: riempiti la borsa di denaro,
camuffati con una barba finta, e vieni al nostro seguito alla guerra.
Ma, ti dico, riempiti la borsa.
L’amore di Desdemona pel Moro non può durare a lungo...
(pensa a metter denaro nella borsa)
così come l’amore suo per lei. Per lei è stato un inizio violento,
e la rottura seguirà, vedrai, altrettanto violenta.
(Metti, metti denaro nella borsa).
Questi mori sono d’umor volubile
(fa che la borsa sia ben riempita)
e il cibo che gli è ora delizioso come carrube, gli sarà amarissimo
come la coloquintide tra poco. Ella dovrà cambiare, perché è giovane;
e, sazia che sarà del di lui corpo, s’accorgerà della scelta sbagliata
e sentirà il bisogno di cambiare.
Perciò metti denaro nella borsa.
Se poi sei proprio deciso a dannarti, fallo almeno in un modo più elegante
che non quello d’andarti ad affogare. 
[Procurati tutto il  denaro che puoi].
Se la sua santimonia ed un labile voto maritale
tra un barbaro selvaggio giramondo ed una superfina veneziana
non sono ostacoli troppo difficili da superare per la mia scaltrezza,
tu la godrai.
Procurati il denaro.


(Traduzione di Goffredo Raponi)




I have professed me thy 695
friend and I confess me knit to thy deserving with 
cables of perdurable toughness; I could never 
better stead thee than now. Put money in thy 
purse; follow thou the wars; defeat thy favour with 
an usurped beard; I say, put money in thy purse. It 700
cannot be that Desdemona should long continue her 
love to the Moor,— put money in thy purse,—nor he 
his to her: it was a violent commencement, and thou 
shalt see an answerable sequestration:—put but 
money in thy purse. These Moors are changeable in 705
their wills: fill thy purse with money:—the food 
that to him now is as luscious as locusts, shall be 
to him shortly as bitter as coloquintida. She must 
change for youth: when she is sated with his body, 
she will find the error of her choice: she must 710
have change, she must: therefore put money in thy 
purse. If thou wilt needs damn thyself, do it a 
more delicate way than drowning. Make all the money 
thou canst: if sanctimony and a frail vow betwixt 
an erring barbarian and a supersubtle Venetian not 715
too hard for my wits and all the tribe of hell, thou 
shalt enjoy her; therefore make money.