venerdì 23 luglio 2010

Un premio che colpisce al cuore...



L'amica carissima Stella, sempre attiva anche in questo periodo di caldo micidiale, mi ha voluto dedicare il Premio Dardo.

L'ho accolto volentieri, anche per le motivazioni che lo accompagnano: http://stella-premi.blogspot.com/2010/07/premio-dardos.html

Purtroppo in questo periodo seguo poco il web, per cui mi sdebito con Stella dedicandole uno strambotto.

Con affetto.



Ho visto in ritardo
il Premio del Dardo;
lo espongo allo sguardo
di ogni bloggardo.

Un grazie e un riguardo
al sito gagliardo
di Stella.  È il suo dardo
sul mio pericardo...

Amicusplato

mercoledì 21 luglio 2010

La Vallée vs Canicula



Il Sole sta entrando nella costellazione del Leone, per cui possiamo dire, come i nostri vecchi, che questo sole implacabile è il "solleone".

In questo periodo inoltre il Sole sorge e tramonta in compagnia della stella Sirio, la più luminosa del firmamento.
Gli antichi latini chiamavano questa stella "Canicula", ovvero Piccolo Cane, perché apparteneva alla costellazione del Cane. Si pensava così che la luce splendente di Sirio, cioè di Canicula, assommata a quella del Sole, ne accrescesse anche il calore. Da qui la parola "canicola", per indicare il caldo torrido del luglio-agosto.

Per combattere il caldo canicolare e il solleone non ci rimangono che le nevi eterne delle Alpi, le più belle e le più alte d'Europa.

Buona parte di queste sono in Val d'Aosta, nella Vallée, come si dice da quelle parti.

E il canto "Montagnes Valdôtaines" , uno dei più bei canti alpini, ci porta sul Cervino, sul Gran Paradiso, sul Monte Bianco.

Prepariamo il maglione di lana...

Devo fare un'osservazione sull'esecuzione del canto.
Forse perché è stato scelto come inno della Regione autonoma, viene eseguito con troppo sussiego. E anche l'armonizzazione (da corale di Bach) mi lascia molto perplesso.

Un po' più di brio, specie nelle strofe iniziali, sarebbe stato auspicabile. È un gioioso canto della montagna, non il Va' Pensiero...



Montagnes Valdôtaines

Montagnes Valdôtaines
Vous ètes mes amours.
Hameaux, clochers, fontaines
vous me plairez toujours.

Rien n'est si beau que ma Patrie!
rien n'est si doux que mon amie!
 
Oh montagnards, oh montagnards,
chantez en choeur, chantez en choeur
de mon pays, de mon pays
la paix et le bonheur.

Halte-là! Halte-là!
Les montagnards, les montagnards.
Halte-là! Halte-là!
Les Montagnards son là.
Les montagnards, les montagnards sont là!

Montagne Valdostane

Montagne Valdostane
voi siete i miei amori;
villaggi, campanili, fontane,
voi mi piacerete sempre.
Niente è così bello come la mia patria!
Niente è così dolce come la mia amica!
O montanari, o montanari,
cantate in coro, cantate in coro
la pace e la felicità
del mio paese.
Alto-là, Alto-là!
i montanari, i montanari.
Alto-là, Alto-là,
i montanari sono là!


martedì 20 luglio 2010

In cammino per Compostella. Ultreia!




Il 2010 è l’Anno Santo compostellano, o se vogliamo, giacobeo.
La festa dell’apostolo S. Giacomo, 25 luglio, quest’anno cade di domenica, e quando accade questo, nella Cattedrale di Compostella dedicata a S. Giacomo (Santiago) viene aperta la Porta santa del Giubileo.

Pochi luoghi della terra hanno il fascino di Santiago.

I pellegrini nel Medioevo vi giungevano da ogni parte d’Europa, percorrendo “el Camino”, la strada che da Roncisvalle, nei Pirenei, portava per il Nord della Spagna fino alla Cattedrale di Santiago, posta alla fine del mondo, presso Finisterre, appunto, dove l’Oceano segnava il termine delle terre conosciute.

Oggi sono migliaia e migliaia le persone che da ogni parte del pianeta si mettono “in cammino” per giungere a Santiago di Compostella. Naturalmente i mezzi di avvicinamento sono radicalmente cambiati; si va in aereo, in nave, in treno, in pullman, in auto, in bicicletta…
Ma non mancano coloro che fanno centinaia di chilometri a piedi; e comunque tutti fanno almeno le ultime centinaia di metri del “Camino” con le proprie gambe, da bravi pellegrini.

L’uomo è un viandante, in cammino verso la patria eterna. Per questo il cammino verso i luoghi santi attira ancora. Perché la vita senza il desiderio della purificazione e della santità non ha significato, è insipida, banale, assurda.

E la santità non è un miraggio, ma la realizzazione piena del bene che è in ciascuno di noi, con l’aiuto di Dio e l’esempio dei santi, come S. Giacomo, fratello di Giovanni, che per primo dette la vita per testimoniare la sua fede in Cristo.

Allora il cammino diventa un gioioso andare avanti e in alto, come dice il motto dei pellegrini compostellani: “Ultreia et Suseia”, avanti e in alto.

Una conchiglia, presa nella spiaggia dell’Oceano a Capo Finisterre era la prova dell’avvenuto pellegrinaggio.

Un piccolo segno; ma che veniva dalla fine del mondo.

Buen Camino!


Del musicista e tenore tolosano Ruben Velasquez presentiamo il canto da lui composto per i pellegrini compostellani nel 2009.

Ultreia et suseia!

Allons partons ce matin à Saint-Jacques
Oui mais suivons l’étoile du berger
Chantons l’Europe des chemins de Saint-Jacques
C’est la voix de Compostelle.

Voie lactée a qui nourrit l’univers
Nous te suivrons mais ensemble toujours
Nous bâtirons les ponts de l’Europe
C’est la voix de Compostelle.

Ultreia et suseia
L’amour est là
Ultreia,
La paix, la tolérance.

Soleil divin, toi qui brilles à ton zénith,
Notre espérance nous libèrera
Et quand bientôt touchant le Finistère
Vive la voix de Compostelle.

Ultreia et suseia!
L’amour est là
Ultreia
La paix et la lumière

Ultreia et suseia!
L’amour la joie
Ultreia
La vie, la tolérance.
Ultreia
Ultreia
Et suseia
Et suseia
Ultreia et suseia!

lunedì 19 luglio 2010

Taizé. La preghiera si fa respiro



Nel cuore della Borgogna, non distante da Cluny, il celebre monastero da cui partì una poderosa riforma del monachesimo e della vita della Chiesa nel secolo X, è nata l’esperienza monastica e religiosa di Taizé.

La grande tenda, che accoglie nella preghiera ogni persona di qualunque confessione religiosa o in cerca della verità, ha preso in certo senso il posto dell’antica Abbazia benedettina, la più grande d’Europa, autentico faro di civiltà, e che la Rivoluzione francese nella sua follia anticlericale rase praticamente al suolo.

Ma il desiderio di Dio è nell’uomo insopprimibile e non basta abbattere delle muraglie per cancellare la struttura interiore dell’essere umano, che trova realizzazione piena solo nel rapporto con l’Assoluto.

L’iniziativa di frère Roger Schutz (1915-2005) che fondò a partire dal 1945 la comunità monastica interconfessionale di Taizé, ha avuto proprio questo significato. L’uomo ha bisogno di Dio, e la preghiera è la manifestazione più propria di questa realtà. Anche le divisioni religiose (lui era calvinista) devono cedere il passo al primato di Dio.

Una preghiera che si esprime in modo libero, spontaneo. Ma che si pone comunque di fronte a Cristo Crocifisso e Risorto.

Il canto è una componente essenziale di questa esperienza.
Gli antichi monaci indicavano nella “preghiera del cuore” il modo più semplice per tenersi sempre vicini a Dio. Brevi invocazioni, ripetute frequentemente, fino a diventare respiro.

A Taizé in certo senso si riprende questa consuetudine: brevi preghiere, ripetute più volte nel canto, finché l’anima ne è pervasa.

I canti-preghiera di Taizé hanno avuto nel musicista parigino Jacques Berthier (1923-1994) il geniale “trovatore”.

E sono molte le persone che conoscono Taizé almeno per i suoi canti: Magnificat, Jubilate Deo, Nada te turbe

Buon ascolto, anzi, buona preghiera!

Lord Jesus Christ

Lord Jesus Christ
Your light shines within us.
Let not my doubts nor my darkness speak to me.
Lord Jesus Christ, your light shines within us.
Let my heart always welcome your love.

(J. Berthier)

domenica 18 luglio 2010

Solaris!




Anche oggi una giornata di fuoco. Colonnine di mercurio impazzite dal caldo.

Possiamo ormai considerarci abitanti del pianeta Solaris...

E allora ascoltiamo la colonna sonora del film "Solaris" di Andrej Tarkovskj, del 1972.

In realtà si tratta di un mirabile corale per organo di J. S. Bach:

“Ich ruf' zu dir, Herr Jesu Christ”, Io grido a te, Signore Gesù Cristo.

In Fa minore, BWV 639, del 1713.

Una pagina di intensa, ma serena, meditazione.

Per un confronto con l'originale organistico di Bach: http://www.youtube.com/watch?v=vMnrjQK2Z8Y&feature=related

Buona domenica a tutti, su Solaris!

sabato 17 luglio 2010

Contro i 44 gradi di oggi, la musica di D. Scarlatti




Oggi la colonnina di mercurio ha raggiunto nella mia città toscana i 44 gradi centigradi!

Mai vista una cosa simile. Una febbre da cavallo.

Mentre sto scrivendo questo post, all’una di notte, il termometro esterno indica 28 gradi.

Urge perciò continuare con note di freschezza.

Se c’è un autore la cui musica è freschezza assoluta, questi è Domenico Scarlatti (1685-1757), il genio del clavicembalo.

Già lo strumento per il quale compone le sue sonate , anzi i suoi “essercizi”, è per sua natura sinonimo di vivacità e “leggerezza”. Il clavicembalo infatti, anzi il “gravicembalo” come Scarlatti lo chiamava, suona mediante il pizzicato delle corde.

Inoltre il grande compositore veniva dalla scuola napoletana, che è sempre stata sinonimo di luce e colore.

Ma come tutti i geni, Domenico Scarlatti va ben oltre i limiti del suo tempo.

Egli riesce a ottenere da uno strumento salottiero e a prima vista un po’ monotono, una varietà e una bellezza tematica mai udite prima, usando ogni genere di accorgimenti tecnici, e soprattutto inserendo nelle composizioni un’intensità di pathos che lascia stupefatti.

Bach completerà la rivoluzione clavicembalistica, ma non riuscirà a superare Scarlatti nella gioiosa libertà espressiva.

Come poteva un genio tedesco imitare la solarità di un genio napoletano?

Contro i 44 gradi di oggi postiamo di Scarlatti la Sonata in Re maggiore, K 29.

Una bella doccia rinfrescante.

Il brano è eseguito al pianoforte. Non essendoci la seconda tastiera, come invece era comune nel clavicembalo, l’incrocio delle mani appare necessariamente ancor più accentuato.


venerdì 16 luglio 2010

Momento musicale (per intenditori)



In questa caldissima notte d’estate, come una brezza ristoratrice ci viene in soccorso la musica di Franz Schubert (1797-1828).

È uno dei sei Momenti Musicali, il secondo, in La bemolle maggiore, op. 94, n. 2, "Andantino".

Bisogna ascoltarlo tutto, assaporando i chiaroscuri sentimentali del brano.

Un capolavoro che solo chi è dotato di “spirito di finezza” può gustare appieno.

Schubert non è un heavy metal…

mercoledì 14 luglio 2010

14 luglio. Bastiglia e ghigliottina


Ci sono alcune date che non possono essere passate sotto silenzio.

Il 14 Luglio (1789) è una di queste. Nel bene e nel male indica un cambiamento epocale nella storia umana.

Libertà, Uguaglianza, Fraternità sono tre parole che riassumono gli “immortali principi dell’89”, e cioè i 17 articoli della “Dichiarazione dei diritti dell’uomo e del cittadino”.

Il 14 luglio fu assaltata e presa dai rivoluzionari parigini la Bastiglia, simbolo del potere regio. 

Sappiamo che la fortezza-prigione era poco più di un simbolo; pochi i prigionieri, e il potere regio non era certo quello di Luigi XIV, colui che aveva detto: “Lo stato sono io”.

Ma si era fatta strada ormai una nuova concezione dell’autorità politica: non solo doveva essere divisa tra poteri diversi, ma doveva venire dalla volontà popolare.

Montesquieu e Rousseau avevano lasciato questa eredità di pensiero, che ora si cerca di realizzare, anche con metodi brutali.

Caddero le teste del re e della regina, caddero le teste di migliaia e migliaia d’innocenti, caddero le teste degli stessi rivoluzionari…

Con il Terrore la rivoluzione contraddice sé stessa e i suoi stessi “immortali principi”, secondo cui ognuno aveva libertà di pensiero e di associazione.

La persecuzione religiosa, oltre che politica, fu uno degli aspetti più vergognosi e criminali dell’ideologia giacobina. In particolare, lo sterminio del popolo vandeano, fedele al re e alla religione cattolica, fu il primo genocidio dell’epoca moderna.

Non era più la ragione degli illuministi che guidava la rivoluzione, ma un nuovo fanatismo, quello dell’ideologia laicista.

Si dice che questo era il prezzo da pagare per un rinnovamento della società e dello stato.

Ma in Inghilterra, ad esempio, in quel periodo non c’era certo l’assolutismo: “Il re regna, ma non governa”.
In Toscana il granduca Pietro Leopoldo aveva addirittura abolito nel 1786 la pena di morte e la tortura, oltre ai privilegi feudali ancora rimasti.
L’impero asburgico non era certo la “prigione di popoli” che l’Ottocento italiano ha voluto far credere; era in realtà un efficientissimo governo illuminato…

Il 14 luglio, e cioè la Rivoluzione francese, ha certamente introdotto novità decisive nella vita politica e sociale; ma questo non ci deve far dimenticare “di che lacrime grondi e di che sangue”.

La Rivoluzione sovietica del 1917 fu una ripresa in grande stile dell’ideologia giacobina e antireligiosa. Ne abbiamo visto le tragiche conseguenze.

Oggi ci sono ancora dei nostalgici del giacobinismo settario e intollerante.
Il motivo è semplice: hanno idealizzato il 14 luglio, e cioè non conoscono la storia, se non per luoghi comuni e frasi fatte.

E chi non conosce la storia è destinato a ripeterne gli errori. Anzi, gli orrori.

Il 14 luglio non basta ricordare la Bastiglia. Bisogna ricordare anche la ghigliottina.




martedì 13 luglio 2010

Un notturno poetico



Non esistono solo notturni musicali. Ce ne sono anche in poesia.

Uno dei più belli è di Giulio Salvadori (1862-1928), finissimo poeta e letterato toscano, amico fraterno di D’Annunzio, anche se in seguito alla riscoperta della fede cattolica se ne distaccò idealmente.

Il Salvadori fu il primo docente di Letteratura Italiana all’Università Cattolica di Milano, nel 1923, e fu il revisore letterario del Catechismo di S. Pio X, un catechismo "con la musicalità data da un poeta" (L. Nordera).

“La gran Risposta”, tratta dall'opera "Canzoniere Civile" ( 1889), è un magnifico notturno, molto adatto anche per una fresca riflessione in questa torrida estate.

Un intimo legame unisce il mare e il cielo che vi si riflette: sono ambedue una chiara testimonianza della gloria di Dio. E l’anima umana che pensa con umiltà non può che unirsi a questa “gran risposta”  di fede.

Solo il pensiero umile, e non quello superbo della scienza fine a sé stessa, può ascoltare il linguaggio del creato, espresso mirabilmente nel simbolo del “mare infaticabile” e nella biblica immagine della “milizia de le stelle immensa”.  Il poeta ci fa intuire con sobrio tratto la sua esperienza personale.

Per il Salvadori la contemplazione della natura non è semplicemente una visione idilliaca in cui si placa il dolore, come per il Leopardi; né il volto affascinante di un mistero insondabile, come nel Pascoli, o puro estetismo di gusto dannunziano. 

E’ invece il colloquio della creatura con il suo Creatore.


La gran Risposta


Ondeggia il mare sotto lo stellato:
non una nube ha il cielo immacolato;
non una vela il mare.

Ma le case che veglian tra le piante
il ciel sul mare quieto scintillante
paiono interrogare.

E la milizia de le stelle immensa,
quasi echeggiando all’anima che pensa
con intimo tremore,

dicono; e, nel voltar l’arco dell’onde,
il mare infaticabile risponde:
“Tu sei gloria, o Signore”.


(Giulio Salvadori)

lunedì 12 luglio 2010

Gli eterni secondi


La medaglia d’argento è sempre un bel risultato, in qualsiasi competizione.

Salire sul podio, alla destra del vincitore, è sempre bello.

Sempre, tranne in un caso, e cioè quando al secondo posto uno ci fa l’abbonamento. Allora si diventa gli “eterni secondi”, cioè i soliti perdenti.

È quello che sta capitando all’Olanda nel calcio. Tre finali mondiali, tre secondi posti, cioè tre sconfitte. Con la Germania nel 1974, con l’Argentina nel 1978, con la Spagna ieri sera.

Non deve essere una bella impressione. Il gesto di stizza con cui il selezionare olandese Van Marwijk si è tolto la medaglia d’argento dal collo subito dopo averla ricevuta, la dice lunga al riguardo.

Lo sport ha alcuni casi emblematici. Il più famoso, tanto da diventare proverbiale, è stato il caso di Gaetano Belloni, “l’eterno secondo”, sempre dietro a Girardengo.

Ma tra Belloni e Girardengo c’era in effetti almeno un punto di distacco…

Invece l’Olanda è stata proprio sfortunata. Non questa volta, perché la diga non ha retto di fronte agli assalti finali dei tercios spagnoli.

Fu sfortunata la prima volta, nel 1974, quando non riuscì a battere i panzer tedeschi con Cruijff, Neeskens, Krol e soci, cioè con il “calcio totale”, e in vantaggio fin dal primo minuto…

E così uno spettro continua ad aggirarsi per l’Europa. È quello di Guglielmo I d’Orange, il “padre della patria” dell’Olanda.

Non a caso era detto il Taciturno.


Foto in alto: Stemma di Guglielmo I d'Orange (1533-1584).

giovedì 8 luglio 2010

Contro il caldo estivo... Debussy!




Contro il caldo torrido di questi giorni ognuno mette in atto i meccanismi di difesa che considera più adeguati.

Vestiario leggero, aria condizionata, bibite, gelati...

L’acqua rimane però l’elemento essenziale per battere la calura estiva. Un bel bagno al mare, in piscina, nella doccia, nella tinozza...

Quando poi siamo davanti al computer, fonte di calore non indifferente (almeno il mio!), occorre una musica adeguata.

Che cosa c’è di meglio allora che ascoltare “Reflets dans l’eau”, di Claude Debussy? È dal 1905 che questi “riflessi nell’acqua” musicali in re bemolle maggiore diffondono note di freschezza nell’ambiente.

Se poi è Arturo Benedetti Michelangeli a eseguire il brano, possiamo spegnere anche il condizionatore.

Don Chisciotte contro i Mulini a vento


E così sarà Spagna-Olanda la finale del Campionato del Mondo di Calcio 2010.

Domenica 11 luglio, ore 20,30, a Johannesburg avverrà lo scontro decisivo.

Don Chisciotte contro i Mulini a vento. I mulini a vento dell’Olanda, questa volta, e non della Mancia.

Se guardiamo le maglie, le “Furie rosse” contro “Arancia meccanica”.

A differenza di quanto si sente ripetere, come un ritornello, non è questa la prima volta che avviene uno scontro finale tra Spagna e Olanda.

Quello che vedremo domenica è uno scontro di 90 minuti e deciderà l’assegnazione di un trofeo sportivo.

Ma l’Olanda ha combattuto con la Spagna uno scontro ben più lungo e sanguinoso, per la propria indipendenza: una guerra durata 80 anni (1568-1648).

La “guerra degli 80 anni”, che si concluse con la Pace di Westfalia, segnò il distacco dello stato olandese dal dominio spagnolo.

Iniziatore di questa lunga lotta fu il principe Guglielmo d’Orange. Il piccolo stato olandese riuscì alla fine a sconfiggere una delle più grandi potenze di allora, la Spagna di Filippo II e dei suoi successori. 
Nasce da qui l'amore per il colore Orange...

In questa guerra ci furono per l’Olanda anche cocenti sconfitte, come la capitolazione di Breda, nel 1625. L’assedio fu portato a termine vittoriosamente dagli spagnoli, guidati dal generale genovese Ambrogio Spinola.

"La Resa di Breda" è immortalata da un capolavoro di Velàzquez (1635), una grande tela a olio, oggi al Prado di Madrid, nella quale si può ammirare il grande senso cavalleresco del vincitore Ambrogio Spinola, che appoggia la mano sulla spalla dello sconfitto Giustino di Orange-Nassau, mentre questi gli sta consegnando le chiavi della città.

Le lance dei formidabili tercios spagnoli caratterizzano la scena, tanto che il quadro è noto anche con il nome “Le lance”.

Velàzquez si è voluto mettere dalla parte degli sconfitti, e guarda verso lo spettatore, come a sottolineare il nobile gesto del generale spagnolo, che impedisce al rivale di inginocchiarsi.

Un gesto davvero “sportivo”. Sembra più un incontro tra vecchi amici, che una umiliante capitolazione.

Riusciranno questa volta le Lance spagnole a vincere la resistenza degli Orange, o se vogliamo, le Furie Rosse avranno ancora una volta ragione dell’Arancia Meccanica, come a Breda?

?Quién sabe?

Importante che sia una battaglia combattuta e vinta con sportività, come piacerebbe certamente anche a Velàzquez.


Foto in alto: "La resa di Breda", di Diego Velàzquez (1635), Museo del Prado, Madrid

lunedì 5 luglio 2010

Pasquinata pallonara





In questi campionati pallonari
Argentina e Bbrasile han fatto floppe;
credevon d’esse’ l’asso de ddenari
e, anvedi, sono stati er due de coppe.

L’Olanda, la Ggermania co’ la Spagna
cantan già come ggalli ne’ pollai.
Chi canta troppo, a l’urtimo se lagna;
attenti ar culo, ché cc’ è l’Uruguai.



sabato 3 luglio 2010

A porta vuota!



L’umiliazione più grande in una partita di calcio è prendere un goal a porta vuota.

Ciò significa che il portiere è andato a farfalle, la difesa a ramengo e gli attaccanti avversari a nozze.

È la sorte delle squadre più deboli, quelle cosiddette “materasso”.

Ormai è una rarità vedere una rete a porta vuota, specialmente in un campionato del mondo.

Ma proprio oggi ne abbiamo vista una, subita dalla grande Argentina, grande evidentemente solo nei pronostici, ridimensionata e umiliata (0-4) da una Germania “űber alles”.

Klose davanti alla porta argentina spalancata sembrava quasi incredulo nel dover depositare il pallone in fondo al sacco, e lo ha fatto con un tocco il più delicato possibile…

Mi è tornato alla mente “Il secondo tragico Fantozzi”, costretto a vedere le 18 bobine della Corazzata Potiomkin mentre l’Italia stava vincendo 20 a zero; aveva segnato anche Zoff, di testa, su calcio d’angolo…

Anche la rete a porta vuota di Klose stava bene nel film di Fantozzi del 1976.

Ma appartiene all'Argentina di Messi e Maradona di oggi pomeriggio.

Brasile d'Africa e d'America, lacrime di addio


Ho seguito la partita Uruguay-Ghana (5-3) in un bar.

C’erano molte persone, e tutte a fare il tifo per il Ghana.

Un razzismo alla rovescia. Nessuna comprensione per nomi di sicura progenie italica come  il biondo Forlan, Cavani, Scotti, Fucile... Entusiasmo invece per i vari Asamoah, Boateng, Mensah, Muntari, Appiah…

Sembravano meravigliati anche gli africani presenti; alcuni nigeriani e magrebini e di certo qualche ghanese.

Alla rete di Muntari il bar è esploso, come se avesse segnato  finalmente Gilardino; grida, applausi, abbracci. A quella di Forlan invece il gelo è sceso nella sala, senza bisogno del condizionatore.

Il rigore sbagliato dal ghanese Gyan all’ultimo minuto della partita (!), e poi l’eliminazione dal dischetto, con tanto di "cucchiaio", sono stati delle mazzate tremende, anche per un popolo abituato a secolari batoste.

Il "Brasile d'Africa" esce dal mondiale, come il Brasile vero, quello d'America.

Gli ultimi e i primi della classe bocciati ugualmente.

Questa volta però la Gelmini non ha colpe...



Nella foto:  il pianto di Gyan






venerdì 2 luglio 2010

In attesa...


Per noi italiani del pallone, o forse meglio nel pallone, l’attesa non c’è più. I campionati del mondo 2010 sono finiti nel nascere. Tutti a casa.

Ma ci sono milioni, anzi miliardi di persone, che aspettano e sperano…

Se il Brasile non vince ci sarà il lutto nazionale. Le lacrime scorreranno a fiumi, e faranno esondare il Rio delle Amazzoni.

Se non vince l’Argentina cadrà il governo e torneranno a circolare i famigerati bond argentini. Sparirà invece dalla circolazione Maradona, misteriosamente, come un desaparecido.

Il Ghana fa stare in apprensione un intero continente. È rimasto da solo, unica mosca bianca (per modo di dire), a rappresentare l’Africa. 
E l’Africa, dal Golfo della Sirte a Città del Capo, suonerà le vuvuzelas per Muntari e soci.

Se non vincerà il Paraguay non vedremo lo spogliarello biancorosso di Larissa Riquelme. 
Temo che il tifo dell’universo maschile sia fortemente condizionato da questa “proposta indecente”.

Germania, Olanda, Spagna…

Come europei dovremmo pendere da questa parte. Ma è noto il detto italico, accomodato per l’occorrenza: Germania o Spagna, basta che se magna…

mercoledì 30 giugno 2010

Grazie, Stella!


Non so chi vincerà la Coppa del Mondo dei Campionati di Calcio 2010, ma intanto l’amica Stella, dal suo blog “Premi”, mi ha assegnato una magnifica Coppa d’Oro (virtuale, ovviamente!) che viene dalla Spagna: il “Premio Oro”.


Ringrazio per la stima nei miei confronti.


Non sappiam chi vincerà
la World Cup dei pallonari,
se il Brasile di Kakà
od il Ghana di Muntari.

Per intanto un po’ di alloro
è arrivato fino a qui.
Stella ha dato il Premio Oro
al mio blog. Grazie, Stellì!

Amicusplato

La sfida del samurai


Lo ammetto. Nella sfida tra Paraguay e Giappone (5-3) ho fatto il tifo per i “musi gialli”.

Mi accade tutte le volte che un David incontra un Golia; anche se il Paraguay non è certo un gigante del calcio. Ma una nazione stretta tra Brasile e Argentina ha necessariamente il calcio nei suoi cromosomi.

Nel caso del Giappone inoltre, sono affascinato da un popolo che è riuscito in pochi decenni a passare dal feudalesimo ad una società post-moderna.

Quando poi si sentono pronunziare nomi come Honda e Abe, non sai più se sei in un circuito o in un campo di calcio, e l’interesse sportivo aumenta.

A dir la verità, la partita è stata noiosa, ma il finale per decidere il passaggio ai quarti è stato degno di una squadra di samurai: un mortale duello ai rigori.

Purtroppo uno dei samurai ha fatto harakiri, mentre sono stati infallibili i cinque pistoleros guaranì.

Al contrario di quanto accade nel film del grande Akira Kurosawa, "Yojimbo" ("La sfida del samurai"), il pistolero ha battuto il samurai con la spada.

Toshiro Mifune questa volta è stato sconfitto.


Nella foto in alto: Un'immagine di Toshiro Mifune, protagonista di "Yojimbo" (1961).


martedì 29 giugno 2010

Come Volevasi Dimostrare. Euclide in campo



Dopo i primi due ottavi di finale del Campionato del Mondo 2010, di domenica scorsa, in cui ha dominato la variabile “impazzita” arbitrale, oggi il calcio è tornato ad essere una scienza esatta.

L’Olanda ha fatto ciò che doveva fare l’Italia, cioè ha spedito a casa la Slovacchia (2-1), e il Brasile ha messo al tappeto il volenteroso Cile (3-0), come è accaduto tutte le volte che le due squadre si sono incontrate.

La logica euclidea torna così a dominare nei rettangoli di gioco, dove abbiamo visto brillare perfette geometrie brasiliane ed efficaci triangolazioni olandesi.

Un vero manuale di trigonometria piana e sferica.

Sulla quale questa volta gli arbitri, per fortuna, non hanno messo il becco (per fischiare).

lunedì 28 giugno 2010

La Waterloo dei giudici sportivi



È stata una "tragica" domenica per gli arbitri e i giudici sportivi.
Nemmeno Fantozzi e il cecuziente ragionier Filini avrebbero potuto fare "mostruosamente" peggio.

Tutto è cominciato nel primo pomeriggio col Gran Premio di Formula 1, a Valencia, in Spagna.
La Safety Car, fatta entrare dal direttore di gara in maniera scriteriata, ha determinato l’arretramento delle Ferrari, che lottavano per il podio, e l’avanzamento di macchine già tagliate fuori dalla gara.
Le penalizzazioni comminate dai giudici hanno aggiunto al danno anche la beffa. Le sanzioni per i furbetti del circuito sono state praticamente ininfluenti.
Una gara grottesca.

A seguire, nelle due partite degli ottavi di finale del Campionato del Mondo di Calcio c’è stata la sagra delle papere.

Nella sfida Inghilterra–Germania l’arbitro uruguaiano Larionda e il suo collaboratore di linea non hanno concesso la rete del 2-2 all’Inghilterra per un pallone che è entrato di almeno mezzo metro in porta. Lo hanno visto tutti, anche il ragionier Filini.
La rete non concessa ha determinato poi il tracollo della squadra di Capello, battuta 4-1.
Qualcuno ha pensato alla compensazione del famoso errore contrario nella finale del 1966 in Inghilterra tra le medesime squadre. Allora un pallone che non era entrato fu giudicato goal, e determinò la vittoria inglese del mondiale.
Ma Larionda non voleva certo fare il giustiziere a 44 anni di distanza. Ha semplicemente fatto la più grossa delle papere, che grida vendetta al cospetto di Dio.
L'arbitro stesso, nello spogliatoio, quando ha visto il replay dell'azione, ha esclamato: “Mio Dio!”

Qual è l’altro errore che un arbitro e il collaboratore di linea non dovrebbero mai commettere? Concedere un goal segnato in fuorigioco.
Bisogna dire che talvolta il fuorigioco è millimetrico, e in tal caso la tolleranza è inversamente proporzionale all’errore.
Ma quando il fuorigioco è plateale, smaccato, abbagliante in modo tale che disturba la vista, allora è un delitto imperdonabile.

È ciò che hanno fatto il nostro arbitro Rosetti e il suo segnalinee Airoldi nella sfida tra Argentina e Messico, finita 3-1. Non hanno visto il giocatore argentino Tevez solo come un cane, fermo davanti al portiere, insaccare di testa, distante le mille miglia da ogni difensore messicano.

Ciò che non si riesce a capire è come mai due arbitri internazionali tra i più quotati (erano in predicato per dirigere la finale) non abbiano visto ciò che perfino tutti noi da casa, dal televisore, abbiamo visto chiaramente.

I casi sono due: o gli arbitri sono come il ragionier Filini, mezzi ciechi, e allora diamo loro la pensione di invalidità e teniamoli a casa.

Oppure ci vedono, ma non sanno arbitrare, non sono cioè nel posto giusto al momento giusto. E allora teniamoli ugualmente a casa, a guardare le partite in TV.

Ma ci vuol tanto a capire che basta un sensore per segnalare la palla in rete, ed è sufficiente guardare un breve replay per accertarsi di un fuorigoco?

Sarebbe come se si volesse scrivere ancor oggi un post con penna d’oca e inchiostro, e spedirlo con il piccione viaggiatore.



domenica 27 giugno 2010

Cronache Marziane: il Ghana sottomette gli USA


Si tratta solo di una partita di calcio, ma l’avvenimento ha un grande valore simbolico.

Questa volta sono stati i negri di un piccolo stato africano a sconfiggere gli USA (2-1) e a ricacciarli dall’Africa.

Uno sportivo “Go Home!”

L’antica “Costa degli Schiavi” oggi è in festa per essersi liberata mentalmente da una secolare sottomissione, ed è entrata a pieno titolo nei quarti di finale di un campionato mondiale e nei quarti di nobiltà dei popoli calcisticamente più forti.

Dei “brasiliani d’Africa” noi conosciamo l’ex-juventino e ora bolognese Appiah, l’interista Muntari, l’udinese Asamoah e poco più. La maggior parte di loro gioca in squadre modeste.

Ma è proprio la modestia, unita alla voglia di emergere, che fa di questa unica squadra africana rimasta in lizza un esempio da imitare.

Non so come andrà a finire con l’Uruguay, nel prossimo incontro di venerdì; l’Uruguay ha nomi più famosi; e anche la fantasia di Ray Bradbury, quello di Cronache Marziane, ha i suoi limiti.

Ma sognare non costa nulla.

E nella Costa degli Schiavi è ormai caduta ogni catena...

sabato 26 giugno 2010

E ora per chi tifo? Ma è ovvio...


Dopo la débacle sudafricana degli “azzurri”, il Campionato del Mondo di Calcio 2010 per molti italiani ha perso il suo fascino.

Le bandiere tricolori sono sparite dalle finestre e dai balconi, l’inno di Mameli non sarà più motivo di dissertazioni filosofico-politiche, il ministro Brunetta e la Marcegaglia non dovranno più preoccuparsi della pandemia tifoidea…

Gli sportivi sono disorientati e in crisi. Ma la crisi di astinenza da calcio azzurro va superata con qualche succedaneo; e alla svelta, perché già negli ottavi incombono partite di pregio: Inghilterra-Germania, Spagna-Portogallo, Brasile-Cile, Argentina-Messico.

C'è solo l'imbarazzo della scelta.

Qualcuno seguirà l’Inghilterra, perché guidata da Capelllo.

Qualcun altro tiferà Argentina, magari per la presenza di Maradona allenatore, o di giocatori “italiani”, come Milito, Samuel, Burdisso, o per la presenza di un fuoriclasse (forse l’unico in questo campionato) come Lionel Messi.

Per analoghi motivi, i raffinati del calcio non potranno non apprezzare il Brasile, dove anche lì le presenze “italiane” sono importanti e numerose: Julio Cesar, Maicon, Felipe Melo, Thiago Silva, Lucio…

Altri seguiranno “per simpatia” le squadre più deboli, gli outsiders; in particolare i samurai giapponesi o l’unica superstite del colonialismo bianco, il Ghana.

Magari qualcuno giungerà a tifare Corea del Sud per motivi politici… Una volta accadeva, in senso contrario, con la squadra dell’Unione Sovietica.

Altri infine seguiranno lo svolgersi degli eventi con sportività olimpica, del "vinca il migliore".

Una cosa è certa. Io non tiferò per la Slovacchia.

venerdì 25 giugno 2010

Sud Africa, addio! Il suono triste di una vuvuzela



L’Italia, campione del mondo di calcio in carica, è stata eliminata dal Campionato del Mondo dalla Slovacchia. Fosse stata la Cecoslovacchia, transeat. Ma è bastata la metà di quella ex Repubblica popolare per farci fuori, e questo è troppo.

Mi torna in mente la Corea del Nord, nel Campionato del 1966.
Anche allora bastava un pareggio con una squadra di “zero tituli”. Ci mandò a casa il dentista Pak Doo Ik con la sua famigerata rete.

Sud Africa, addio! I nostri ex-campioni non sentiranno più il ronzante suono delle vuvuzelas…

Li accogliamo perciò con il mesto suono della tromba di Ninì Rosso.

È del 1961; ci ricorda così le due eliminazioni in successione del 1962 in Cile e del 1966 in Inghilterra.

Siamo nel 2010, 24 giugno, S. Giovanni Battista.

Oggi come allora, quella tromba “suonava, io piangevo”…

giovedì 24 giugno 2010

Il Ghana perde... ma vince!


Il linguaggio calcistico è fatto spesso di luoghi comuni e frasi stereotipate, anche perché i funambolici eroi della pedata non sembrano altrettanto abili nei fraseggi verbali.

“Il pallone è tondo”, “la partita dura 90 minuti”, “noi faremo la nostra partita” (?), “scendiamo in campo per vincere”… Perfino Lapalisse rimarrebbe sorpreso.

Ad un linguaggio così banale, nella realtà corrisponde invece una varietà di situazioni che lascia non meno sconcertati.

Una squadra domina per tutta la partita, ma perde per un’unica azione di contropiede, o per un errore arbitrale. Un’altra squadra vince con la più forte, ma perde con la più debole…

Il girone della Germania (Gruppo D) in questi Campionati del Mondo 2010 è stato la sagra dell’imponderabile calcistico.

La Croazia, ultima del girone, ha vinto con la Germania, prima del girone; ma ha perso con l’Australia, penultima e anch’essa eliminata.
Il Ghana, perdendo con la Germania, è arrivato secondo, ma incontrerà l’abbordabile squadra degli Stati Uniti; la Germania invece, vincendo il girone, dovrà vedersela con i leoni d’Inghilterra (e di Capello).

Era meglio se la Germania questa volta non avesse vinto (1-0); e in effetti avrebbe desiderato farsi fare un golletto dal Ghana, che ovviamente non era intenzionato a fare.

Eh sì, il pallone è tondo, ognuno fa la sua partita, che dura 90 minuti (più ovviamente il recupero)...

Ma non sempre si scende in campo per vincere, a quanto pare.

Per l'Italia invece oggi è d'obbligo la vittoria. Le altre frasi fatte questa volta non sono valide.

mercoledì 23 giugno 2010

Argentina, hacia el Mundial!




Per complimentarmi con la fortissima squadra dell'Argentina di Maradona in versione allenatore, che a punteggio pieno è passata agli ottavi di finale nel Campionato Mondiale di Calcio in Sud Africa e sta già allungando le mani sulla Coppa 2010, voglio riproporre l’Inno Ufficiale di “Argentina ‘78”, ben impresso nella mia mente.

Anzitutto perché è un bellissimo brano di Ennio Morricone.

E poi perché non ho mai capito il significato del grido iniziale che vi è inserito.
Stasera l’ho scoperto nel web: “!Argentina, hacia el Mundial!”: Argentina verso il Mondiale!

Il campionato del 1978 fu vinto (con qualche aiuto arbitrale) proprio dall’Argentina, ma l’Italia l’aveva battuta nelle fasi iniziali con una rete di Bettega su magnifico assist di tacco di Paolo Rossi.

C’è forse qualcuno che non lo ricorda? http://www.youtube.com/watch?v=s5nsREBszGo&feature=related

Le opere d’arte non sono solo quadri o monumenti. Sono anche più pedestri, ma incantevoli, colpi di tacco e splendide reti come quella di Roberto Bettega del 10 giugno 1978.
 


martedì 22 giugno 2010

La Spagna "mata" l'Honduras



Lo dico subito. Sono contrario alla corrida.

Non vi ho mai assistito e non sopporto neppure l’idea di un simile “spettacolo”.

Ma amo la Carmen di Georges Bizet e in particolare la Marcia del Toreador (“Voici la quadrille”, Ecco la squadriglia), all’inizio del IV Atto, quando entrano nell’arena i protagonisti della corrida (banderilleros, picadores, etc.) e il torero Escamillo con al fianco Carmen, “radieuse et dans un costume éclatant”.

Sembra incredibile, ma il capolavoro di Bizet alla sua “prima” parigina del 3 marzo 1875 venne  fischiato.

È anche significativo che una delle opere più celebri che parla della Spagna sia stata scritta da un francese. E sappiamo che tra i due popoli non è mai corso buon sangue.
“Faire des chateaux en Espagne” è sempre stato il sogno della Francia, “fare castelli in Spagna”, conquistarla; senza mai riuscirci, né con il Re Sole, né con Napoleone.
L’espressione è infatti idiomatica e significa “fare castelli in aria”.

Dedico la Marcia e il Coro di Escamillo Toreador alla bella vittoria della Spagna nei Campionati del Mondo di Calcio in Sud Africa. La “cuadrilla”, la squadra delle “furie rosse” questa volta ha “matato” il povero Honduras.

Ma deve ancora guadagnarsi il passaggio al turno successivo; deve insomma tagliare la coda al toro, e non sarà facile.

Intanto ascoltiamo la celebre marcia di Bizet.


Voici la quadrille

Voici la quadrille
Les voici, les voici,
voici la quadrille!
Les voici!
Les voici!
Les voici!
Oui, les voici!
Voici la quadrille!
Les voici! voici la quadrille,
la quadrille des toreros.
Sur les lances, le soleil brille!
En l'air,
en l'air toques et sombreros!
Les voici, voici la quadrille,
la quadrille des toreros!
Les voici!

Défilé de la quadrille. Pendant ce défilé, le choeur chante le morceau suivant. Entrée des alguazils.

Voici, débouchant sur la place,
voici d'abord, marchant au pas,
voici d'abord, marchant au pas,
l'alguazil à vilaine face.
À bas! à bas! à bas! à bas!
À bas l'alguazil! à bas!
À bas! à bas! à bas! à bas!
Oui, à bas! à bas! à bas!
à bas!

Entrée des chulos et des banderillos.

Et puis saluons au passage,
saluons les hardis chulos!
Bravo! viva! gloire au courage!
Voici les hardis chulos!
Voyez les banderilleros,
voyez quel air de crânerie!
Voyez!
Voyez!
Voyez quels regards, et de quel éclat
étincelle la broderie
Voyez!
Voyez!
de leur costume de combat!

Entrée des picadors

Une autre quadrille s'avance!
Une autre quadrille s'avance!
Voyez les picadors! Comme ils sont beaux!
Comme ils vont du fer de leur lance
harceler le flanc des taureaux!

L'Espada!
L'Espada!
L'Espada!
L'Espada!

Escamillo!
Escamillo!
Escamillo!
Escamillo!

Paraît enfin Escamillo ayant près de lui Carmen radieuse et dans un costume éclatant.

C'est l'Espada, la fine lame,
celui qui vient terminer tout,
qui paraît à la fin du drame
et qui frappe le dernier coup!
Vive Escamillo! Vive Escamillo! ah! bravo!

Les voici, voici la quadrille,
la quadrille des toreros!
Sur les lances, le soleil brille!
En l'air,
en l'air,
en l'air,
en l'air toques et sombreros!
Les voici, voici la quadrille,
la quadrille des toreros!

Escamillo!
Bravo!
Escamillo!
Bravo!
Vive Escamillo!
Vive Escamillo! Vive Escamillo!
Bravo!

lunedì 21 giugno 2010

È arrivata l'estate. Chi l'ha vista?



Google fa bene a ricordarci nel suo logo che siamo entrati in estate, perché francamente non ce ne siamo accorti.

Acqua, vento, freddo e perfino neve; oggi è caduto di tutto in Italia, tranne che i sospirati raggi di sole.

Temperature in picchiata, ombrelli invece degli ombrelloni, maglie che rispuntano fuori dagli armadi dove riposavano il sonno del giusto, raffreddori e cervicali invece delle noiose ma indifese zanzare tigri.

Se poi ci mettiamo anche la magra figura dell’Italia con la Nuova Zelanda ai Campionati del Mondo in Sud Africa, non ci resta che pregare…

Sta di fatto che oggi è il giorno più lungo dell’anno. È il solstizio d’estate, il sole raggiunge il suo apice sul firmamento, nel suo moto apparente. Da domani le giornate saranno un po’ più corte e le ombre torneranno ad allungarsi…

Ma “il giorno più lungo” va festeggiato, e lo facciamo con la colonna sonora dell’omonimo e celebre film del 1962.

Un gran bel tema musicale di Paul Anka.

domenica 20 giugno 2010

Voilà la Marsigliese; pardon... Mozart! (pardon, Viotti!)




Il Concerto n. 25 in Do maggiore per Pianoforte e Orchestra, K 503, è stato composto da W. A. Mozart nel 1786, e oltre alla sua bellezza intrinseca racchiude anche una perla di storia.

Infatti all’interno del I Movimento, “Allegro Maestoso”, appare il tema iniziale della “Marsigliese”.

Poiché l’inno dei rivoluzionari francesi, e poi della Francia, è stato composto da Rouget de l’Isle nel 1792, è evidente che il “cantautore” e patriota francese aveva in mente il marziale tema inventato dal genio di Mozart.

Ma i rivoluzionari francesi sapevano che il loro inno di battaglia contro l’Austria era stato scritto da un Austriaco? 

Mozart comunque non poté mai rivendicare i suoi diritti. Morì qualche mese prima della composizione della Marsigliese (5 dicembre 1791).

Presentiamo il I movimento “Allegro Maestoso” del Concerto 25 nella bella trascrizione per pianoforte di Alfred Schnittke.

L’esecuzione lascia a desiderare, ma rende ugualmente l’idea di ciò che abbiamo detto.


PS. Devo qui aggiungere (come mi ha fatto presente l'amica Annamaria, blogger di Gioire in Musica) che in realtà anche Mozart aveva "copiato". La musica della "Marsigliese" appartiene al musicista italiano alla corte del re di Francia Giovanni Battista Viotti.  E non si tratta di uno spunto soltanto; è proprio tutta la musica dell'inno!
È una clamorosa scoperta recente, in occasione della pubblicazione dell'opera omnia di Viotti. In questo caso si tratta del "Tema e Variazioni in Do maggiore", del 1781.

https://youtu.be/hRDKpNjGcgs

Per uno strano caso, una bellissima musica per il re e la sua corte è diventata l' inno rivoluzionario contro il regime e i suoi alleati!



venerdì 18 giugno 2010

I bleus sono là (quasi fuori)



La sconfitta dei “bleus”, cioè della squadra francese di calcio, ad opera della vivace squadra del Messico mi ha fatto venire in mente alcune cose.

Anzitutto, che non sempre i pronostici nel calcio sono rispettati. La Francia, vice-campione del mondo, è stata praticamente eliminata al primo turno dal Campionato mondiale 2010.
Se così sarà, si tratterebbe di una vera lezione di umiltà per Platini e soci.

In secondo luogo, oggi i “bleus” sono i giocatori di calcio che indossano una innocua maglietta blu.
Ma al tempo della Rivoluzione erano i soldati della “grande Nation”, che indossavano una divisa militare di quel colore. Eroici nel difendere la Francia dagli assalitori, intollerabili e imperialisti quando pretesero di imporre con la punta delle baionette le idee giacobine.

Particolarmente detestabile fu l’azione dei “bleus” nei confronti dei propri connazionali della Vandea, della Britannia e della Normandia che non vollero accettare le idee giacobine, ma rimasero fedeli al re e alla fede cattolica.

Furono sterminati a decine di migliaia. Si trattò del primo genocidio della storia moderna, finora quasi dimenticato dalla storiografia di regime laicista.

Al bellicoso canto della Marsigliese, i vandeani opposero un coraggioso canto di resistenza e di fede: “Les bleus sont là” (1793), i bleus sono là, pronti a uccidere.

Un bellissimo canto, da ricordare.


Les bleus sont là

Les bleus sont là, le canon gronde,
Dites les gars, avez-vous peur ?
(bis)
Nous n'avons qu'une peur au monde,
C'est d'offenser Notre-Seigneur
(bis)

Vos corps seront jetés à l'onde,
Vos noms voués au déshonneur
(bis)
Nous n'avons qu'un honneur au monde,
C'est l'honneur de Notre-Seigneur
(bis)

Les bleus chez vous dansant la ronde
Boiront le sang de votre coeur
(bis)
Nous n'avons qu'un espoir au monde,
C'est le coeur de Notre-Seigneur
(bis)

Allez les gars, le canon gronde,
Partez les gars, soyez vainqueurs
(bis)
Nous n'avons qu'une gloire au monde,
C'est la victoire du Seigneur
(bis).


I bleus sono là, il cannone tuona,
dite giovanotti, avete paura?
Non abbiamo che una paura al mondo,
quella di offendere Nostro Signore.

I vostri corpi saranno gettati nelle onde,
i vostri nomi destinati al disonore.
Non abbiamo che un onore al mondo,
è l'onore di Nostro Signore.

I bleus nelle vostre case, danzando intorno,
berrano il sangue del vostro cuore.
Non abbiamo che una speranza al mondo,
è il cuore di Nostro Signore.

Andate ragazzi, il cannone tuona,
partite ragazzi, siate vincitori.
Non abbiamo che una gloria al mondo,
è la vittoria del Signore.

lunedì 14 giugno 2010

Così batteremo il Paraguay. A martellate (sportive)



Stasera l'Italia affronta il Paraguay nella partita di esordio per il Campionato Mondiale di Calcio 2010 del Sud Africa, a Città del Capo.

Speriamo ovviamente nella vittoria dei nostri.

Ci vuole per questo un "trovatore" del goal: Iaquinta, Gilardino, De Rossi..., ma va bene anche Chiellini.

Il Coro del Trovatore mi pare perciò di buon auspicio. Come nel coro zingaresco verdiano, anche la nostra squadra dovrà prendere il Paraguay a "martellate" (sportive, s'intende).

In bocca al lupo, e vinca il migliore, cioè l'Italia, Campione del mondo in carica (non dimentichiamolo!).



sabato 12 giugno 2010

Il primo amore...



Stanotte, rientrando a casa, ho avvertito lungo i viali un intenso profumo di tigli in fiore.

Ho respirato a pieni polmoni, poiché è un profumo che amo particolarmente. So che ad alcuni invece non è gradito. E me ne dispiace. È un profumo che mi inebria.

Inoltre, mi fa sempre venire in mente il momento più bello dell'anno: la fine della scuola, le belle serate a finestre aperte sulla "gran serenità d'estate".

E mi fa venire in mente la musica di Chopin del  mio primo disco di vinile di questo grande musicista, che acquistai tanti anni fa (negli anni 60).

Erano i Notturni, suonati da Arthur Rubinstein.

Nessun altro pianista è riuscito in seguito a eguagliare quella perfetta esecuzione: limpidezza ed espressività insieme. Due aspetti che sembrano confliggere, un vero ossimoro musicale; ma non per Rubinstein.

Da giovane amavo soprattutto i primi due notturni (quelli dell'opera 9). In particolare il primo.

Il mio cruccio era che nel web finora il primo Notturno, suonato da Rubinstein, non esisteva.

Stanotte invece, con il profumo dei tigli, è comparso anche il primo Notturno, in Si bemole minore, op. 9, suonato dal grande pianista.

Il primo amore non si scorda mai... Tanto più se è un amore ben riposto.

Ognuno giudichi da sé...

giovedì 10 giugno 2010

Quando un'acciaccatura non è solo un pestone...



L’acciaccatura, oltre al prosaico pestone, è anche un abbellimento musicale e consiste nell’appoggiare rapidamente una nota alla nota reale da abbellire.

La distanza tra le due note è normalmente minima, un semitono o un tono.

L’acciaccatura viene indicata con una nota breve, in carattere minuto, con un taglio diagonale nella coda, e legata alla nota principale.

Si usa questo abbellimento per rendere più graziosa una linea melodica, o darle un tono scherzoso e leggero, come avviene ad esempio nella musica barocca, specialmente francese.

Altre volte invece si vuole ottenere un effetto di struggente malinconia. Nella musica romantica gli abbellimenti di questo tipo, e altri similari, sono tipici dei notturni di Chopin.

La Sonata per Pianoforte in La minore, K 310, di W. A. Mozart, inizia con un’acciaccatura che la caratterizza immediatamente e cattura subito l’attenzione.

Inserita in un ritmo incalzante, accentua il tono drammatico e comunque fortemente espressivo del I Movimento, “Allegro Maestoso”.
Nel brano ci sono anche momenti di serena contemplazione; ma ad ogni ritorno della figura inziale, si ripropone e si accentua la forza espressiva del pezzo, fino al potente finale.

L’opera è del 1778, composta dopo la morte della madre.

In questa stupenda sonata mozartiana l’acciaccatura sembra quasi un singhiozzo di pianto.