Sono uno che ricerca la verità e che non si accontenta di wikipedia.
Se dici che la verità non esiste, sbagli, perché ne hai già affermata una.
Se poi dici che la ricerca della verità non ti interessa, allora non te la prendere troppo quando qualcuno ti vuole ingannare.
Mentre l'Italia batteva stasera la Spagna negli ottavi di finale di Coppa Europa, è venuto a mancare uno dei più grandi attori del nostro cinema: Bud Spencer, cioè Carlo Pedersoli. Aveva 86 anni.
Per quanto mi riguarda, i suoi film sono in assoluto tra i miei preferiti, sia in coppia con Terence Hill che da solo.
Anche soltanto la sua figura mi metteva di buonumore, e l'innumerevole serie dei suoi film è stata per me una fonte inesauribile di spassose risate. E di vera umanità.
Un attore che ha saputo far ridere senza mai cadere nel volgare, che ha battuto i "cattivi" non con le armi né a calci (come ha fatto oggi l'Italia con la Spagna), ma con le sue nude mani, autentiche armi improprie. Ma sempre a fin di bene.
Lo saluto con una clip del suo primo capolavoro: "Lo chiamavano Trinità", del 1970, il film che lo rese subito famoso.
Fantastica la colonna sonora di Franco Micalizzi.
"Mescal non dimentica!". (Terence Hill) "Lo credo bene".
A 400 anni dalla sua morte (23 aprile 1616) le sue opere sono più vive che
mai. Sono diventate leggendarie, come la Divina Commedia, l’Iliade, l'Odissea, l’Eneide, l’Edipo
Re...
Costituiscono quasi un inconscio collettivo, per usare un’espressione
cara a Jung, sono patrimonio comune della nostra cultura, sono archetipi sui
quali possiamo leggere la nostra stessa personalità.
I personaggi shakespeariani sono scolpiti con la potenza e la
perfezione michelangiolesca. Ogni aspetto della natura umana, dal più nobile al
più orrendo, compreso il comico e il grottesco, viene scandagliato e portato
alla luce con un’introspezione degna del miglior Freud.
Il mondo è un teatro, e Shakespeare ha saputo aprirne il
sipario per offrirci uno spettacolo di cui noi stessi siamo gli attori, nel
bene e nel male, nelle certezze più assolute e nei dubbi più angosciosi.
Straordinario nei dialoghi, il Bardo raggiunge la perfezione
in espressioni fulminee (divenute proverbiali) e nei monologhi.
Riporto qui, per onorare la sua arte, il monologo di Macbeth (Atto V, Scena V), al culmine della tragedia. Una tragedia cupa, la tragedia del potere che distrugge
coloro che iniquamente se ne vogliono appropriare.
Una lezione sempre valida.
La musica di sottofondo è del compositore, chitarrista e didatta argentino Julio Salvador Sagreras (1879-1942), Lezione n. 46, vol. I, della sua monumentale opera "Lecciones de guitarra" in 6 volumi.
Nello scritto del video c'è qualche errore di apostrofo. Non è colpa di Shakespeare...
Le 6 Partite per Clavicembalo di J. S. Bach, pubblicate nel
1731, rappresentano il vertice di quel tipo di composizione detta più comunemente “suite”.
La suite è una composizione tipicamente barocca che si
articola in vari movimenti: inizia con un preludio e termina comunemente con
una giga. Non mancano quasi mai l’allemanda, la corrente, la sarabanda, con alternanza di tempi binari
e ternari, lenti e veloci.
Bach aveva già composto le sei Suites inglesi e le sei Suites
francesi.
Le sei Partite del 1731 rappresentano il punto di arrivo e la summa
artistica di questo genere musicale.
La 6 Partita in Mi minore, BWV 830, si apre con una geniale "Toccata",
quella che presento. Non c'è bisogno di sottolineare l'originalità della composizione.
Perfetta (ovviamente) l’esecuzione di Glenn Gould, il più grande
interprete di Bach al pianoforte.
Con le parole del Samo
117/118 (vv. 6-7) Dietrich Buxtehude
ci offre la stupenda Cantata “Der Herr ist mit mir (Il Signore è con me). Una cantata
gioiosa, adatta in modo particolare a questo tempo di Pasqua, in cui
celebriamo la Risurrezione di Cristo.
La Cantata si conclude con un Alleluia così geniale da apparire una musica moderna.
Buxtehude fu un vero rinnovatore dell'arte musicale. Non per niente il giovane J. S. Bach nel 1703 fece 400 km a
piedi per andare a Lubecca ad ascoltare per quattro mesi le composizioni di Buxtehude, considerato
in quel momento il più grande musicista tedesco.
E Bach tornò da quella “trasferta” trasformato nello stile
compositivo.
Buon ascolto di tutta la Cantata, con l'Alleluia finale!
Der Herr ist mit mir,
darum fürchte ich mich nicht,
was können mir Menschen tun?
Der Herr ist mit mir,
mir zu helfen,
und ich will meine Lust sehen an meinen
Feinden.
Alleluia!
Il Signore è con me,
non ho timore,
che cosa può farmi l'uomo?
Il Signore è con me, è mio aiuto, sfiderò i miei nemici (Salmo
117-118, vv 6-7). Alleluia!
Dobbiamo ancora una volta parlare di un altro orrendo crimine compiuto
dagli islamici contro i cristiani, questa volta in Pakistan a Lahore.
Proprio nel giorno di Pasqua, cuore della fede cristiana, giornata di gioia e di salvezza, la piccola comunità cristiana di Lahore è stata praticamente distrutta
da un attacco (dicono) kamikaze, che in un parco giochi ha fatto almeno 69 morti, quasi tutti cristiani, in maggior parte donne e bambini. Anche tra gli oltre 200
feriti, la quasi totalità sono cristiani.
Qui non si tratta di islamici mal integrati, di islamici
europei delle banlieux che bla, bla, bla... Qui si tratta di islamici di una
nazione pressoché totalmente musulmana, che intendono annientare la piccola
minoranza cristiana, come ormai è prassi comune dove i musulmani sono al
potere. L’Isis ne è l’esempio più orrendo ed evidente.
Dopo aver espresso la nostra esecrazione e dopo aver detto che non è più accettabile questo stato di
cose, ora però bisogna aggiungere qualcos'altro.
L’islam mostra sempre più chiaramente che non si tratta di una religione, ma di una ideologia totalitaria e aberrante. Non si venga a dire che si tratta
di “islamici che sbagliano”. È l’islam che nel suo DNA ha la radice dell’intolleranza,
della sopraffazione, dell’eliminazione dell’ “infedele”. È scritto nel corano, e
Maometto nel suo comportamento lo ha dimostrato con chiarezza, eliminando fisicamente i suoi
nemici.
Il mondo cristiano a sua volta, a cominciare da Papa
Francesco, che ammiro e seguo come cattolico,
deve dire le cose come stanno nella loro integrezza, e non ripararsi
dietro a generici piagnistei e “meravigliate” lamentele.
L’islam, fin dal suo nascere,
ha conquistato con la scimitarra intere nazioni cristiane, ha eliminato
fisicamente interi popoli, ha stretto nel corso dei secoli in una morsa mortale
la cristianità che si è salvata solo grazie a coraggiose lotte di resistenza,
tra cui quelle di Carlo Martello e di Carlo Magno, quella del Cid Campeador in
Spagna, la Lega Santa di Lepanto e il coraggioso e vittorioso attacco di
Giovanni Sobieski all’assedio di Vienna, per ricordare solo i fatti più noti.
È ora di farla finita con la storiella di un islam “moderato”
e di un islam “estremista”. L’islam non è né moderato né estremista. È
semplicemente intollerante, per cui il vero musulmano non accetta l’infedele,
come vuole il corano; se può, lo fa
fuori, anche fisicamente, e comunque non si integra con il Vangelo e con il suo insegnamento, che
parla di amore, fratellanza universale e unità del genere umano nel rispetto dei diritti umani.
Quando i cristiani sono stati intolleranti, ed è accaduto purtroppo nella storia, sono andati contro il Vangelo.
Quando i musulmani sono intolleranti, seguono i dettami del corano.
È questa la differenza di fondo.
Teniamo presente ciò, nell’accoglienza dei seguaci del
profeta con la scimitarra.
I due tragici attentati di Bruxelles di ieri da parte dei
terroristi islamici hanno fatto 31 morti e oltre 200 feriti.
È stata colpita al cuore la capitale europea, il simbolo di
quell’unione politica e di quella integrazione sociale che appaiono sempre più
utopistiche.
Di fronte a un delitto così orrendo non c’è da fare tanti
discorsi. Solo due riflessioni.
1. Niente può giustificare simili attentati.
Gira e rigira, la causa principale è il fanatismo islamico.
L’islam è una religione (se così si può chiamare) che ha in sé il germe
ineliminabile dell’intolleranza. È scritto nel corano: gli infedeli vanno o
convertiti o eliminati o sottomessi (schiavitù, tassazione, ecc.).
Anche l’islam “moderato”, quello che cerca di smussare i
passi più indigesti del libro, ha una visione intollerante perfino nei
confronti dei propri fedeli. La donna è proprietà dell’uomo, la libertà di
pensiero e di conversione è punita con la morte, così come la blasfemia, e via
dicendo.
2. È possibile un’integrazione di questa visione della
vita con il mondo dei diritti civili?
I fatti indicano una risposta
negativa. E non parlo solo degli orrendi attentati, ma anche delle numerose enclaves islamiche
ormai esistenti nelle città europee, dove vige la legge coranica e non quella
dello stato che li accoglie.
Sarà possibile l’integrazione quando il corano verrà letto
solo nelle parti più propriamente “religiose” (monoteismo, fede in Dio e nella
giustizia eterna, spirito di carità verso i poveri), e il resto considerato
residuo storico di una società arcaica.
Ma forse è proprio questo ciò che temono i fanatici del
terrore e i loro occulti ma potenti sostenitori (Arabia Saudita, Qatar e altri
stati islamici). Una perdita di potere sulle masse sottomesse.
Mi auguro che il sangue innocente dei veri martiri di questi
attentati faccia capire che il terrorismo non paga, perché suscita sdegno e
disprezzo per gli islamici, anche in chi crede nell'integrazione.
E l’islam, se vuol sopravvivere, compri un orologio e torni
al futuro.
Per le vittime degli attentati di Bruxelles, e per le vittime della sciagura stradale di Tarragona, l'accorata musica della Morte di Aase, dal Peer Gynt (1867) di Edvard Grieg.
Non posso lasciar passare questi primi giorni di marzo senza
ricordare colui che insieme a Fabrizio De André è stato il più grande “cantautore”:
Lucio Battisti. Senza dimenticare Mogol, ovviamente.
Non voglio far confronti con cantautori stranieri, ma
Battisti li batte tutti, o quasi. Non lasciamoci fuorviare dalle classifiche e dalla lingua
anglo-americana. Lucio rimane il più grande, o almeno, tra i grandi.
Il 5 marzo scorso avrebbe compiuto 73 anni. Questo mese poi ha
dato nome alla sua canzone più bella, quei “Giardini di Marzo” che ogni anno
fioriscono con invariata mia commozione.
Caro Lucio, cosa devo dire a uno che ha contribuito a
rendere luminosi e indimenticabili i miei anni giovanili?
La scomparsa due giorni fa di Nikolaus Harnoncourt
(1929-2016) grande direttore d’orchestra austro-tedesco e raffinato cultore di musica barocca, mi impone di
postare un brano di J. S. Bach.
Harnoncourt ha dedicato gran parte della sua attività
musicale alla valorizzazione del barocco, e soprattutto all’opera di Bach. Sono
rimaste memorabili le sue direzioni dei Concerti Brandeburghesi, della Passione
secondo Giovanni, della Passione secondo Matteo, nonché l’esecuzione di tutto
il corpus delle Cantate (oltre 200!)
In particolare gli dobbiamo l’appassionata ricerca dell’autentico
modo di eseguire la musica del periodo oggetto dei suoi studi. In altri termini,
egli ha sempre cercato un’esecuzione filologicamente corretta, a cominciare
dagli strumenti, che nel corso degli ultimi secoli sono molto cambiati, e con
essi anche i timbri musicali. Per questo nelle sue esecuzioni ritornano – per fare
qualche esempio - il liuto, la viola da gamba, il flauto ligneo, la tromba naturale, le voci bianche, nonché i controtenori.
Il brano musicale che mi piace ascoltare in sua memoria è la
Fuga in Sol Minore, tratta dalla 1 Sonata per Violino Solo, BWV 1001, anno
1720.
Le Sei Sonate per Violino Solo di Bach costituiscono un monumento di
arte e di difficoltà tecnica, “l’Himalaya dei violinisti”, come sono state
definite da George Enescu. Tra di esse, per intenderci, c’è anche la Ciaccona
in Re Minore, nella 2 Sonata.
Bach ha volutamente escluso il Basso Continuo (cioè l’accompagnamento con un clavicembalo o un liuto, o altro
ancora, come era prassi comune) per dimostrare che anche il solo violino
è in grado di costruire un’armonia, un contrappunto e una fuga completi.
Considerando che normalmente il violino permette con il suo
arco il suono contemporaneo di due note, si intuisce che la partitura bachiana
di questi concerti appariva allora praticamente “insuonabile”, dal momento che in
essa appaiono accordi di tre o addirittura di quattro note, senza considerare
altre difficoltà tecniche.
Forse solo il più grande violinista del tempo, J. G.
Pisendel, avrebbe potuto cimentarsi nell’esecuzione. Di fatto si dovette
aspettare il secolo successivo per la pubblicazione di questo capolavoro (1802)
e si dovette attendere ancora decenni prima che Joseph Joachim lo eseguisse.
Dopo di lui, nel secolo XX, i grandi violinisti hanno fatto un punto di orgoglio
confrontarsi con quest’opera mirabile.
Bach, come per altre sue composizioni, ha in seguito trascritto
per organo e per liuto (BWV 539, BWV 1000) questa Fuga per Violino Solo.
Qui la presento ovviamente nella versione “originale” (ne rimane
la partitura manoscritta!). Altrimenti Harnoncourt avrebbe qualcosa da dire...
E non avrà da ridire nulla dello strumento: un "Guarneri del Gesù" del 1740, in braccio al grande Isaac Stern.
La conquista dell’Oscar 2016 da parte di
Ennio Morricone per la miglior colonna sonora, nel film “The Hateful Eight”
diretto da Quentin Tarantino, non può essere passata sotto silenzio in questo
blog, che ama la bella musica e che ritiene Morricone un genio.
È il secondo Oscar per il Maestro delle colonne sonore; ma
il primo, del 2007, fu un doveroso, riconoscimento
alla carriera. Questo, di domenica scorsa, è invece riferito ad un film in concorso ed acquista un
significato di valore assoluto.
Mi piace aprire il mese di Marzo con questa bellissima
notizia (ci voleva una buona nuova dopo tante brutture) che fa onore all’Italia e soprattutto ad
un artista che, oltre ad essere entrato nella leggenda, è rimasto un vero uomo,
con i piedi per terra. Sono ben note le due doti di umiltà e di schiettezza.
Tanto per non smentirsi, ha detto che non considera la colonna
sonora che gli ha dato l’Oscar la sua migliore composizione (ed è vero, anche se
bellissima).
Ha dedicato la vittoria a sua moglie Maria, compagna di una
vita, sposata nel lontano 1956.
Del resto lui è del 1928 e questo Oscar è venuto a 87 anni.
Una freschezza d’inventiva che a quanto pare non si è affatto esaurita.
Non starò qui a ricordare quali siano le colonne sonore più
belle delle sue oltre 500. Non voglio
neppure ricordare che egli non è un “musicista per caso”, dal momento che si è
diplomato con Goffredo Petrassi.
Voglio solo ricordare un episodio (che ho già fatto
presente in un altro mio post) di cui vado particolarmente orgoglioso e che mi ha sempre fatto
diffidare dell’ “intellighentzia” dell’ “artisticamente corretto” (esiste anche
questo!).
Quando nel 1964 uscì “Per un pugno di dollari” la critica
cinematografica, dominata allora da una ottusa ideologia marxista, stroncò il
film di Sergio Leone, con annessi e connessi (tra cui la musica di Morricone).
Film inguardabile, disimpegnato, sciocco, e così via...
Io, che non mi sono mai (o quasi mai, almeno) lasciato
condizionare da giudizi preconcetti di qualunque genere, uscii dalla sala
convinto di aver assistito ad un evento eccezionale. Una musica “divina”, una
recitazione straordinaria, una trama avvincente, se pur ripresa in molte parti
da un film di Kurosawa.
Mi aveva colpito la novità assoluta del linguaggio
cinematografico, quel fascinoso mondo irreale ma così realistico e crudo, e
quell’accompagnamento musicale che non aveva precedenti: motivi cantati,
fischiati, parlati, suonati con la chitarra elettrica e con i più vari
strumenti (compreso lo scacciapensieri), e l’ineguagliabile motivo affidato
alla tromba, che faceva venire la pelle d’oca per l’emozione.
Oggi tutti riconoscono il valore inestimabile di quel film,
la sua importanza nella storia della cinematografia, oggi...
Allora, chi non aveva i paraocchi ideologici e le orecchie
foderate di prosciutto, e cioè i più, tributò un immediato e clamoroso successo al film di Sergio
Leone ed Ennio Morricone.
Già allora Morricone era da Oscar.
Per me, quella rimane la colonna sonora più bella, e quello
rimane il film più bello che abbia visto (e ne ho visti...).
Comprare, vendere, commerciare esseri umani è da secoli
considerato un crimine contro l’umanità.
Ridurre la persona ad un oggetto è ciò che di più spregevole
si possa fare.
Se poi questo turpe commercio riguarda bambini, allora siamo
di fronte a vera e propria aberrazione.
Coloro che sottraggono i figli ai loro genitori si chiamano rapitori di
bambini, o per dirla in inglese, così di moda per questi argomenti, si tratta
di “kidnapping”.
È ciò che in pratica hanno fatto Nichi Vendola e il suo
compare: quest’ultimo ha dato il seme per un ovulo di una donna californiana,
impiantato poi nell’utero di un’altra donna indonesiana, dietro pagamento.
Quindi, per risultato, abbiamo come padre il compare di
Vendola, e come madre una donna californiana e in subaffitto una madre
indonesiana (quella che ha partorito).
E Vendola che c’entra con questo figlio, assemblato in mezzo mondo, e tutto tranne che
suo? Meno che niente, ovviamente. Ma lui si dichiara padre e festeggia.
Quando i due compari verranno in Italia, all’aeroporto, allo smistamento “bagagli” dovrebbero trovare la polizia che arresti i rapitori del bambino
(dov’è la mamma?) e li ammanetti come kidnappers.
Sarà così? Ma per favore! Troveranno un giudice compiacente
che dichiarerà la povera innocente creatura figlia di una coppia di uomini e di
nessuna mamma.
È stata approvata ieri in senato la legge sulle unioni
omosessuali.
È stata stralciata l’abominevole ipotesi dell’ adozione del
figlio del partner, che avrebbe permesso a un bambino/a di avere due mamme o
due babbi (o tre, o quattro, o nessun vero genitore, secondo la modalità dell’acquisizione
del bambino stesso). Qualcosa di così disumano, che rabbrividisco solo al
pensiero.
La gattara Cirinnà, che aveva solennemente promesso coram populo di dimettersi
immediatamente se queste adozioni fossero state stralciate dal suo disegno di
legge, è rimasta saldamente incollata alla sua poltrona di senatrice. E ha perfino
festeggiato, fulgido esempio di coerenza politica e soprattutto di attaccamento
allo stipendio. Meglio al governo, che governare i gatti.
Su questa legge delle unioni stendo un velo pietoso. Rispetto
gli omosessuali come persone, come rispetto tutti; ma pensare di costituire una
famiglia unisex, fa veramente pena. La famiglia è il luogo dove l’amore genera
la vita, e questo può accadere solo tra un uomo e una donna. E questo lo capiscono tutti.
C’è una forma di "dittatura di pensiero" oggi in Occidente che
vorrebbe far sparire ogni differenza di genere sessuale. Per di più, si
vorrebbe manipolare la natura umana e renderla "disponibile" per qualunque tecnica
di laboratorio.
Così, mentre da una parte si fanno severe leggi a tutela degli
animali e dell’ambiente, l’uomo diventa sempre più il terreno per una
sperimentazione OGM (organismi geneticamente modificati).
Il delirio di onnipotenza è una delle patologie più
pericolose della psiche umana, quella che provoca l’autodistruzione.
Sarà bene fermarsi in tempo, prima del botto finale.
In questo periodo, per tanti aspetti disastroso, la preghiera è l'espressione più adeguata per non cadere nello scoraggiamento.
Siamo nel tempo sacro della Quaresima. A parte le assurde sfilate, in varie luoghi, di carri carnevaleschi fuori tempo massimo, c'è ben poco da stare allegri...
Molto meglio un po' di penitenza, per rientrare in noi stessi e riappropriarci della nostra identità umana, e possibilmente cristiana.
Mi piace pregare con un bel canto di Taizé.
O Lord, hear my prayer,
hear my prayer. When I call answer me. O Lord, hear my prayer, hear my prayer. Come and listen to me.
C’è chi non crede ai miracoli, ma oggi ne abbiamo visto uno
in diretta televisiva.
In una delle ultime dimore del comunismo, esaltata fino a
ieri dagli atei e dai nemici del cristianesimo, e cioè nella Cuba di Fidel e
Raoul Castro, si sono incontrati per la prima volta nella storia il Papa e il
Patriarca di tutte le Russie, la Chiesa Cattolica e la Chiesa Ortodossa. Non
solo; ma i due si sono abbracciati e dopo un colloquio fraterno, hanno firmato
una dichiarazione congiunta in cui auspicano la riunione delle due Chiese, la
difesa dei cristiani perseguitati in Medio Oriente, in Asia e in Africa, e
dulcis in fundo, la salvaguardia dei valori fondamentali della fede e della
morale cristiana. In primo luogo la
famiglia, fondata sul matrimonio tra un uomo e una donna, e aperta alla vita.
Ce n’è per finire al tappeto come un pugile suonato.
Anzitutto per gli eredi e i nipotini del comunismo. Non solo
Cuba ha aperto le porte ai capi della Chiesa, ma addirittura ha favorito la
riconciliazione dei cristiani divisi da mille anni!
Poi per i laicisti nostrali, quelli che pensano che il cristianesimo
sia il nemico della “civiltà”, quella dei matrimoni gay, degli uteri in
affitto, dei bambini senza madre o senza padre per legge, del rinnegamento delle
radici giudaico-cristiane dell’Occidente, del tutto è lecito ciò che piace,
dell’egoismo fatto sistema. Insomma, una società di alieni, di esseri senza
storia, senza futuro, senza speranza. In effetti il cristianesimo è tutt'altra cosa.
L’incontro tra Papa Francesco e il Patriarca Kirill ha
ricordato a tutti questi signori che il Cristo è più vivo che mai, e lo trovi
dove meno te lo aspetti.
La fine del carnevale impone un po’ di musica. C’è poco da
stare allegri, ma l’Allegro dei New Trolls ce lo possiamo permettere.
Anzitutto perché è appunto un movimento “allegro”, e se non
c’è un po’ di allegria per carnevale, figuriamoci in quaresima...
Poi perché è una geniale riproposizione della musica di
Vivaldi in versione rock, il famoso prog
rock, di cui i New Trolls sono stati i primi interpreti in Italia, con
questo celebre Concerto Grosso. Siamo
nel 1971.
Una musica “veneziana”, dove il carnevale assume la forma
più avvincente; anche se i New Trolls sono di Genova e Luis Enriquez Bacalov,
l’autore del “Concerto Grosso”, è di origini argentine.
Ma, per dirla con Falstaff, tutto nel mondo è burla.
Una delle poche cose che la nostra povera mente riesce a
capire (compresa quella di un bambino, anzi, a maggior ragione quella) è di
avere un padre e una madre.
Per legge si vorrebbe cancellare anche questa certezza. All’essere
umano si vuol negare il primo fondamentale diritto: quello di aver un padre e una
madre.
In compenso si danno in cambio due babbi o due mamme, che
magari non sono né babbi né mamme, e si pretende che ciò sia un passo avanti
nella civiltà.
Questa nostra società italiana, e occidentale in genere, fa
già abbastanza schifo; ma a quanto pare, non è ancora abbastanza.
Ci vuole un passo ulteriore perché si possa diventare peggiori
delle bestie, che difendono i loro piccoli con tutte le forze; non li vendono,
non li comprano, non li abortiscono, e se li disturbi, i genitori ti saltano addosso
inferociti per difenderli.
Lo fanno perfino le galline, quelle che, secondo lo
stereotipo, hanno il cervello più piccolo.
Evidentemente tra gli esseri umani c’è chi ha il cervello
più piccolo di una gallina.
E non ci si meravigli se poi la gente diventa sempre più intollerante.
La natura, quando viene violentata, si ribella.
Una clip musicale per questo post? Ma per favore! L'unica cosa che mi viene in mente è una pernacchia.
Non posso lasciar passare la giornata del 28 gennaio senza
festeggiare S. Tommaso d’Aquino.
Come filosofo, Tommaso rappresenta la potenza della ragione
umana nella ricerca della verità. La verità esiste, perché anche chi la nega,
fa un’affermazione che considera vera. Lo scettico è sempre in contraddizione
con sé stesso, cioè nell’impossibilità di dire o di fare alcunché.
Come teologo, Tommaso è l’uomo che riconosce umilmente i limiti della ragione e si affida alla potenza, anzi all’onnipotenza di Dio, nel
superarli. E solo nella Parola di Dio, che si rivela in Cristo, abita la
pienezza della verità.
Come santo, Tommaso è la testimonianza di una vita spesa
solo per amore di Dio e dell’uomo. Di nobile e ricca famiglia, ha lasciato
tutto per seguire Cristo nell’ordine mendicante dei Domenicani; ha messo a disposizione
il suo immenso sapere per indicarci la via maestra del pensiero cristiano; ha condotto
la sua esistenza terrena (49 anni) in quella purezza di cuore che apre alla
visione di Dio: “Beati i puri di cuore, perché vedranno Dio” (Mt 5, 8).
Ho una particolare predilezione per S. Tommaso, anche perché
è stato il maestro di filosofia e teologia per eccellenza, discipline a me molto care. Un insegnamento che
ha del prodigioso per profondità di concetti e per chiarezza di esposizione.
Nessuno, neppure Aristotele, può competere in questo con
Tommaso, che pure è un suo “discepolo”. Per molti aspetti infatti le
affermazioni tomiste chiariscono in modo consequenziale affermazioni che in Aristotele
appaiono talvolta contraddittorie.
Paradossalmente, per molti aspetti, Tommaso è più aristotelico di Aristotele.
Si potrebbe dire: Amicus Aristoteles, sed magis amica
veritas...
Come noto, Tommaso è
stato anche autore di stupendi inni religiosi eucaristici. Basterà ricordare Pange
lingua (Tantum ergo) e Panis Angelicus, musicati e cantati da artisti di ogni
epoca.
Voglio invece postare due strofe del Lauda Sion, altro celebre inno di S. Tommaso, cantato in occasione della visita di Papa Francesco in Uganda,
il 28 novembre scorso. Due strofe con ritornello, trattate in forma di mottetto basato su di una musica tradizionale di
origine portoghese. Il coro non è quello della Cappella Sistina. Ma penso che S. Tommaso apprezzerà ancor di più.
Ecce panis angelorum,
factus cibus viatorum,
vere panis fíliorum,
non mittendus canibus. In figuris præsignatur, cum Isaac immolatur, agnus paschæ deputatur, datur manna patribus. Ecce panis...
Ecco il pane degli Angeli,
fatto cibo dei viandanti,
veramente pane dei figli,
da non gettare ai cani. Nelle figure è preannunciato: con Isacco è immolato, designato come agnello di Pasqua, dato come manna ai padri.