domenica 27 marzo 2016

Pasqua di sangue! E sempre l'islam...


















Dobbiamo ancora una volta parlare di un altro orrendo crimine compiuto dagli islamici contro i cristiani, questa volta in Pakistan a Lahore.

Proprio nel giorno di Pasqua, cuore della fede cristiana, giornata di gioia e di salvezza, la piccola comunità cristiana di Lahore è stata praticamente distrutta da un attacco (dicono) kamikaze, che in un parco giochi ha fatto almeno 69 morti, quasi tutti cristiani, in maggior parte donne e bambini. Anche tra gli oltre 200 feriti, la quasi totalità sono cristiani.

Qui non si tratta di islamici mal integrati, di islamici europei delle banlieux che bla, bla, bla... Qui si tratta di islamici di una nazione pressoché totalmente musulmana, che intendono annientare la piccola minoranza cristiana, come ormai è prassi comune dove i musulmani sono al potere. L’Isis ne è l’esempio più orrendo ed evidente.

Dopo aver espresso la nostra esecrazione e dopo aver detto che non è più accettabile questo stato di cose, ora però bisogna aggiungere qualcos'altro.

L’islam mostra sempre più chiaramente che non si tratta di una religione, ma di una ideologia totalitaria e aberrante. Non si venga a dire che si tratta di “islamici che sbagliano”. È l’islam che nel suo DNA ha la radice dell’intolleranza, della sopraffazione, dell’eliminazione dell’ “infedele”. È scritto nel corano, e Maometto nel suo comportamento lo ha dimostrato con chiarezza, eliminando fisicamente i suoi nemici.

Il mondo cristiano a sua volta, a cominciare da Papa Francesco, che ammiro e seguo come cattolico,  deve dire le cose come stanno nella loro integrezza, e non ripararsi dietro a generici piagnistei e “meravigliate” lamentele. 
L’islam, fin dal suo nascere, ha conquistato con la scimitarra intere nazioni cristiane, ha eliminato fisicamente interi popoli, ha stretto nel corso dei secoli in una morsa mortale la cristianità che si è salvata solo grazie a coraggiose lotte di resistenza, tra cui quelle di Carlo Martello e di Carlo Magno, quella del Cid Campeador in Spagna, la Lega Santa di Lepanto e il coraggioso e vittorioso attacco di Giovanni Sobieski all’assedio di Vienna, per ricordare solo i fatti più noti.

È ora di farla finita con la storiella di un islam “moderato” e di un islam “estremista”. L’islam non è né moderato né estremista. È semplicemente intollerante, per cui il vero musulmano non accetta l’infedele, come vuole il corano;  se può, lo fa fuori, anche fisicamente, e comunque non si integra con il Vangelo e con il suo insegnamento, che parla di amore, fratellanza universale e unità del genere umano nel rispetto dei diritti umani.

Quando i cristiani sono stati intolleranti, ed è accaduto purtroppo nella storia, sono andati contro il Vangelo.
Quando i musulmani sono intolleranti, seguono i dettami del corano.

È questa la differenza di fondo.

Teniamo presente ciò, nell’accoglienza dei seguaci del profeta con la scimitarra.


mercoledì 23 marzo 2016

Per le vittime di Bruxelles




I due tragici attentati di Bruxelles di ieri da parte dei terroristi islamici hanno fatto 31 morti e oltre 200 feriti.

È stata colpita al cuore la capitale europea, il simbolo di quell’unione politica e di quella integrazione sociale che appaiono sempre più utopistiche.

Di fronte a un delitto così orrendo non c’è da fare tanti discorsi. Solo due riflessioni.           

1. Niente può giustificare simili attentati.

Gira e rigira, la causa principale è il fanatismo islamico. L’islam è una religione (se così si può chiamare) che ha in sé il germe ineliminabile dell’intolleranza. È scritto nel corano: gli infedeli vanno o convertiti o eliminati o sottomessi (schiavitù, tassazione, ecc.).
Anche l’islam “moderato”, quello che cerca di smussare i passi più indigesti del libro, ha una visione intollerante perfino nei confronti dei propri fedeli. La donna è proprietà dell’uomo, la libertà di pensiero e di conversione è punita con la morte, così come la blasfemia, e via dicendo. 
                         
 2. È possibile un’integrazione di questa visione della vita con il mondo dei diritti civili?

I fatti indicano una risposta negativa. E non parlo solo degli orrendi attentati, ma anche delle numerose enclaves islamiche ormai esistenti nelle città europee, dove vige la legge coranica e non quella dello stato che li accoglie.
Sarà possibile l’integrazione quando il corano verrà letto solo nelle parti più propriamente “religiose” (monoteismo, fede in Dio e nella giustizia eterna, spirito di carità verso i poveri), e il resto considerato residuo storico di una società arcaica.

Ma forse è proprio questo ciò che temono i fanatici del terrore e i loro occulti ma potenti sostenitori (Arabia Saudita, Qatar e altri stati islamici). Una perdita di potere sulle masse sottomesse.

Mi auguro che il sangue innocente dei veri martiri di questi attentati faccia capire che il terrorismo non paga, perché suscita sdegno e disprezzo per gli islamici, anche in chi crede nell'integrazione.

E l’islam, se vuol sopravvivere, compri un orologio e torni al futuro.


Per le vittime degli attentati di Bruxelles, e per le vittime della sciagura stradale di Tarragona, l'accorata musica della Morte di Aase, dal Peer Gynt (1867) di Edvard Grieg.

giovedì 17 marzo 2016

Come perdere una partita vinta




La rete validissima di Morata annullata alla Juve (sembra per ordine segreto della Merkel).

Dov'è il fuorigioco? Si guardino le linee d'erba (cliccare sulla foto per ingrandirla).




Occorre: 

Un arbitro che annulli una rete valida alla Juve, che vinceva.  
Un allenatore un po’ troppo “allegro” che a venti minuti dalla fine, in vantaggio di due (due!) reti, tolga il migliore in campo (Morata).
Una squadra che si dimentichi che le partite finiscono al 90° e non all’89°.
Un culo grosso come quello di Angela Merkel.
E poi, come si permette una squadra d’Italia, nazione di serie B, di dettar legge in casa della nazione A in Europa? 

Per questo il Bayern ha vinto. Anzi, la Juve ha perso.


venerdì 11 marzo 2016

Nel mese di Lucio Battisti. Piangerò...





Non posso lasciar passare questi primi giorni di marzo senza ricordare colui che insieme a Fabrizio De André è stato il più grande “cantautore”: Lucio Battisti. Senza dimenticare Mogol, ovviamente.

Non voglio far confronti con cantautori stranieri, ma Battisti li batte tutti, o quasi.  Non lasciamoci fuorviare dalle classifiche e dalla lingua anglo-americana. Lucio rimane il più grande, o almeno, tra i grandi.

Il 5 marzo scorso avrebbe compiuto 73 anni. Questo mese poi ha dato nome alla sua canzone più bella, quei “Giardini di Marzo” che ogni anno fioriscono con invariata mia commozione.

Caro Lucio, cosa devo dire a uno che ha contribuito a rendere luminosi e indimenticabili i miei anni giovanili?

Piangerò... 


lunedì 7 marzo 2016

Un omaggio a Harnoncourt: Bach!




La scomparsa due giorni fa di Nikolaus Harnoncourt (1929-2016) grande direttore d’orchestra austro-tedesco e raffinato  cultore di musica barocca, mi impone di postare un brano di J. S. Bach.

Harnoncourt ha dedicato gran parte della sua attività musicale alla valorizzazione del barocco, e soprattutto all’opera di Bach. Sono rimaste memorabili le sue direzioni dei Concerti Brandeburghesi, della Passione secondo Giovanni, della Passione secondo Matteo, nonché l’esecuzione di tutto il corpus delle Cantate (oltre 200!)

In particolare gli dobbiamo l’appassionata ricerca dell’autentico modo di eseguire la musica del periodo oggetto dei suoi studi. In altri termini, egli ha sempre cercato un’esecuzione filologicamente corretta, a cominciare dagli strumenti, che nel corso degli ultimi secoli sono molto cambiati, e con essi anche i timbri musicali. Per questo nelle sue esecuzioni ritornano – per fare qualche esempio - il liuto, la viola da gamba, il flauto ligneo,  la tromba naturale, le voci bianche, nonché i controtenori.

Il brano musicale che mi piace ascoltare in sua memoria è la Fuga in Sol Minore, tratta dalla 1 Sonata per Violino Solo, BWV 1001, anno 1720.

Le Sei Sonate per Violino Solo di Bach costituiscono un monumento di arte e di difficoltà tecnica, “l’Himalaya dei violinisti”, come sono state definite da George Enescu. Tra di esse, per intenderci, c’è anche la Ciaccona in Re Minore, nella 2 Sonata.
Bach ha volutamente escluso il Basso Continuo (cioè l’accompagnamento con un clavicembalo o un liuto, o altro ancora, come era prassi comune) per dimostrare che anche il solo violino è in grado di costruire un’armonia, un contrappunto e una fuga completi.

Considerando che normalmente il violino permette con il suo arco il suono contemporaneo di due note, si intuisce che la partitura bachiana di questi concerti appariva allora praticamente “insuonabile”, dal momento che in essa appaiono accordi di tre o addirittura di quattro note, senza considerare altre difficoltà tecniche. 
Forse solo il più grande violinista del tempo, J. G. Pisendel, avrebbe potuto cimentarsi nell’esecuzione. Di fatto si dovette aspettare il secolo successivo per la pubblicazione di questo capolavoro (1802) e si dovette attendere ancora decenni prima che Joseph Joachim lo eseguisse. Dopo di lui, nel secolo XX, i grandi violinisti hanno fatto un punto di orgoglio confrontarsi con quest’opera mirabile.

Bach, come per altre sue composizioni, ha in seguito trascritto per organo e per liuto (BWV 539, BWV 1000) questa Fuga per Violino Solo.
Qui la presento ovviamente nella versione “originale” (ne rimane la partitura manoscritta!). Altrimenti Harnoncourt avrebbe qualcosa da dire...

E non avrà da ridire nulla dello strumento: un "Guarneri del Gesù" del 1740, in braccio al grande Isaac Stern.


martedì 1 marzo 2016

Un Oscar che ci fa onore




La conquista dell’Oscar 2016 da parte di Ennio Morricone per la miglior colonna sonora, nel film “The Hateful Eight” diretto da Quentin Tarantino, non può essere passata sotto silenzio in questo blog, che ama la bella musica e che ritiene Morricone un genio.

È il secondo Oscar per il Maestro delle colonne sonore; ma il primo, del  2007, fu un doveroso, riconoscimento alla carriera. Questo, di domenica scorsa, è invece riferito ad un film in concorso ed acquista un significato di valore assoluto.

Mi piace aprire il mese di Marzo con questa bellissima notizia (ci voleva una buona nuova dopo tante brutture) che fa onore all’Italia e soprattutto ad un artista che, oltre ad essere entrato nella leggenda, è rimasto un vero uomo, con i piedi per terra. Sono ben note le due doti di umiltà e di schiettezza.

Tanto per non smentirsi, ha detto che non considera la colonna sonora che gli ha dato l’Oscar la sua migliore composizione (ed è vero, anche se bellissima).

Ha dedicato la vittoria a sua moglie Maria, compagna di una vita, sposata nel lontano 1956.
Del resto lui è del 1928 e questo Oscar è venuto a 87 anni. Una freschezza d’inventiva che a quanto pare non si è affatto esaurita.

Non starò qui a ricordare quali siano le colonne sonore più belle delle sue oltre 500. Non voglio neppure ricordare che egli non è un “musicista per caso”, dal momento che si è diplomato con Goffredo Petrassi.

Voglio solo ricordare un episodio (che ho già fatto presente in un altro mio post) di cui vado particolarmente orgoglioso e che mi ha sempre fatto diffidare dell’ “intellighentzia” dell’ “artisticamente corretto” (esiste anche questo!).

http://semperamicus.blogspot.it/2010/12/per-un-pugno-di-dollari-e-il-cinema-non.html

Quando nel 1964 uscì “Per un pugno di dollari” la critica cinematografica, dominata allora da una ottusa ideologia marxista, stroncò il film di Sergio Leone, con annessi e connessi (tra cui la musica di Morricone). Film inguardabile, disimpegnato, sciocco, e così via... 

Io, che non mi sono mai (o quasi mai, almeno) lasciato condizionare da giudizi preconcetti di qualunque genere, uscii dalla sala convinto di aver assistito ad un evento eccezionale. Una musica “divina”, una recitazione straordinaria, una trama avvincente, se pur ripresa in molte parti da un film di Kurosawa.

Mi aveva colpito la novità assoluta del linguaggio cinematografico, quel fascinoso mondo irreale ma così realistico e crudo, e quell’accompagnamento musicale che non aveva precedenti: motivi cantati, fischiati, parlati, suonati con la chitarra elettrica e con i più vari strumenti (compreso lo scacciapensieri), e l’ineguagliabile motivo affidato alla tromba, che faceva venire la pelle d’oca per l’emozione.

Oggi tutti riconoscono il valore inestimabile di quel film, la sua importanza nella storia della cinematografia, oggi...

Allora, chi non aveva i paraocchi ideologici e le orecchie foderate di prosciutto, e cioè i più, tributò un immediato e clamoroso successo al film di Sergio Leone ed Ennio Morricone.

Già allora Morricone era da Oscar.

Per me, quella rimane la colonna sonora più bella, e quello rimane il film più bello che abbia visto (e ne ho visti...).

Grazie, Maestro! 



lunedì 29 febbraio 2016

Kidnapping



Comprare, vendere, commerciare esseri umani è da secoli considerato un crimine contro l’umanità.
Ridurre la persona ad un oggetto è ciò che di più spregevole si possa fare.
Se poi questo turpe commercio riguarda bambini, allora siamo di fronte a vera e propria aberrazione.

Coloro che sottraggono i figli  ai loro genitori si chiamano rapitori di bambini, o per dirla in inglese, così di moda per questi argomenti, si tratta di “kidnapping”.

È ciò che in pratica hanno fatto Nichi Vendola e il suo compare: quest’ultimo ha dato il seme per un ovulo di una donna californiana, impiantato poi nell’utero di un’altra donna indonesiana, dietro pagamento.

Quindi, per risultato, abbiamo come padre il compare di Vendola, e come madre una donna californiana e in subaffitto una madre indonesiana (quella che ha partorito).

E Vendola che c’entra con questo figlio,  assemblato in mezzo mondo, e tutto tranne che suo? Meno che niente, ovviamente. Ma lui si dichiara padre e festeggia.

Quando i due compari verranno in Italia, all’aeroporto, allo smistamento “bagagli” dovrebbero trovare la  polizia che arresti i rapitori del bambino (dov’è la mamma?) e li ammanetti come kidnappers.

Sarà così? Ma per favore! Troveranno un giudice compiacente che dichiarerà la povera innocente creatura figlia di una coppia di uomini e di nessuna mamma.

Tutto secondo natura, no?



venerdì 26 febbraio 2016

La Cirinnà non si è dimessa. Chissà perché...





È stata approvata ieri in senato la legge sulle unioni omosessuali.

È stata stralciata l’abominevole ipotesi dell’ adozione del figlio del partner, che avrebbe permesso a un bambino/a di avere due mamme o due babbi (o tre, o quattro, o nessun vero genitore, secondo la modalità dell’acquisizione del bambino stesso). Qualcosa di così disumano, che rabbrividisco solo al pensiero.

La gattara Cirinnà, che aveva solennemente promesso coram populo di dimettersi immediatamente se queste adozioni fossero state stralciate dal suo disegno di legge, è rimasta saldamente incollata alla sua poltrona di senatrice. E ha perfino festeggiato, fulgido esempio di coerenza politica e soprattutto di attaccamento allo stipendio. Meglio al governo, che governare i gatti.

Su questa legge delle unioni stendo un velo pietoso. Rispetto gli omosessuali come persone, come rispetto tutti; ma pensare di costituire una famiglia unisex, fa veramente pena. La famiglia è il luogo dove l’amore genera la vita, e questo può accadere solo tra un uomo e una donna. E questo lo capiscono tutti.

C’è una forma di "dittatura di pensiero" oggi in Occidente che vorrebbe far sparire ogni differenza di genere sessuale. Per di più, si vorrebbe manipolare la natura umana e renderla "disponibile" per qualunque tecnica di laboratorio.

Così, mentre da una parte si fanno severe leggi a tutela degli animali e dell’ambiente, l’uomo diventa sempre più il terreno per una sperimentazione OGM (organismi geneticamente modificati).

Il delirio di onnipotenza è una delle patologie più pericolose della psiche umana, quella che provoca l’autodistruzione.

Sarà bene fermarsi in tempo, prima del botto finale.




sabato 20 febbraio 2016

Quaresima. Tornare umani (e cristiani)




In questo periodo, per tanti aspetti disastroso, la preghiera è l'espressione più adeguata per non cadere nello scoraggiamento.

Siamo nel tempo sacro della Quaresima. A parte le assurde sfilate, in varie luoghi, di carri carnevaleschi fuori tempo massimo, c'è ben poco da stare allegri...

Molto meglio un po' di penitenza, per rientrare in noi stessi e riappropriarci della nostra identità umana, e possibilmente cristiana.

Mi piace pregare con un bel canto di Taizé.



O Lord, hear my prayer,
hear my prayer.
When I call answer me.
O Lord, hear my prayer,
hear my prayer.
Come and listen to me.


O Signore, ascolta la mia preghiera,
ascolta la mia preghiera.
Quando ti chiamo, rispondimi.
O Signore, ascolta la mia preghiera,
ascolta la mia preghiera.
Vieni e ascoltami.






mercoledì 17 febbraio 2016

Mamma e papà (nonostante Cirinnà)












La gattara Cirinnà,
se la legge sua non va,
il senato lascerà
e ai suoi gatti tornerà.

Non so come finirà,
ma il suo testo fa pietà;
e se poi non passerà,
si vedrà quel che farà.

Il disegno è fermo già,
gli hanno dato l’altolà.
All’indietro tornerà
e speriam che cambierà.

C’è chi strepita di qua,
c’è chi strepita di là.
Ma felici sono già
i bambini che, si sa,

voglion mamma ed un papà.




Amicusplato



venerdì 12 febbraio 2016

Miracoli? Eccone uno!






















C’è chi non crede ai miracoli, ma oggi ne abbiamo visto uno in diretta televisiva.

In una delle ultime dimore del comunismo, esaltata fino a ieri dagli atei e dai nemici del cristianesimo, e cioè nella Cuba di Fidel e Raoul Castro, si sono incontrati per la prima volta nella storia il Papa e il Patriarca di tutte le Russie, la Chiesa Cattolica e la Chiesa Ortodossa. Non solo; ma i due si sono abbracciati e dopo un colloquio fraterno, hanno firmato una dichiarazione congiunta in cui auspicano la riunione delle due Chiese, la difesa dei cristiani perseguitati in Medio Oriente, in Asia e in Africa, e dulcis in fundo, la salvaguardia dei valori fondamentali della fede e della morale cristiana.  In primo luogo la famiglia, fondata sul matrimonio tra un uomo e una donna, e aperta alla vita.

Ce n’è per finire al tappeto come un pugile suonato.

Anzitutto per gli eredi e i nipotini del comunismo. Non solo Cuba ha aperto le porte ai capi della Chiesa, ma addirittura ha favorito la riconciliazione dei cristiani divisi da mille anni!

Poi per i laicisti nostrali, quelli che pensano che il cristianesimo sia il nemico della “civiltà”, quella dei matrimoni gay, degli uteri in affitto, dei bambini senza madre o senza padre per legge, del rinnegamento delle radici giudaico-cristiane dell’Occidente, del tutto è lecito ciò che piace, dell’egoismo fatto sistema. Insomma, una società di alieni, di esseri senza storia, senza futuro, senza speranza. In effetti il cristianesimo è tutt'altra cosa.

L’incontro tra Papa Francesco e il Patriarca Kirill ha ricordato a tutti questi signori che il Cristo è più vivo che mai, e lo trovi dove meno te lo aspetti.

Magari nella patria dell’ateismo di stato.


È morto Renato Bialetti. In memoria (una poesia)

















Già la notte vola via
ed io sto alla scrivania.
Son seduto alla tastiera
per un post a mia maniera.

Le ore piccole, vedete,
mi fan stare nella rete,
non in quella del mio letto
ma nel web; è un mio diletto.

Per star sveglio, sai com’è,
non c’è meglio di un caffè.
E ogni tanto vo in cucina
per un po’ di caffeina.

La tovaglia ed il piattino,
la tazzina e il cucchiaino,
zuccheriera, e la sostanza
di aromatica fragranza.

Come rito religioso
mi preparo scrupoloso;
e poi prendo, dopo i detti,
la mia moka di Bialetti.

Ah, Bialetti! Che invenzione!
più che la televisione.
La tv mi fa dormire,
tu mi svegli e fai gioire!

Cosa posso far per te,
per quel che tu hai fatto a me?
A una sì grande persona
offro questa mia canzona.

Sento intanto un bel rumore;
è il caffè col suo vapore,
che vien su nero bollente
profumandomi l’ambiente.

Io ne prendo una tazzina,
or che è caldo e è già mattina.
E son certo dei miei detti:
su nei cieli benedetti

il caffè lo fa Bialetti.





Amicusplato


lunedì 8 febbraio 2016

Per carnevale, un Allegro (ma non troppo)





La fine del carnevale impone un po’ di musica. C’è poco da stare allegri, ma l’Allegro dei New Trolls ce lo possiamo permettere.

Anzitutto perché è appunto un movimento “allegro”, e se non c’è un po’ di allegria per carnevale, figuriamoci in quaresima...

Poi perché è una geniale riproposizione della musica di Vivaldi in versione rock, il famoso prog rock, di cui i New Trolls sono stati i primi interpreti in Italia, con questo celebre Concerto Grosso. Siamo nel 1971.

Una musica “veneziana”, dove il carnevale assume la forma più avvincente; anche se i New Trolls sono di Genova e Luis Enriquez Bacalov, l’autore del “Concerto Grosso”, è di origini argentine.

Ma, per dirla con Falstaff, tutto nel mondo è burla. 

Buon fine Carnevale a tutti!



venerdì 5 febbraio 2016

Il cervello della gallina
















Una delle poche cose che la nostra povera mente riesce a capire (compresa quella di un bambino, anzi, a maggior ragione quella) è di avere un padre e una madre.

Per legge si vorrebbe cancellare anche questa certezza. All’essere umano si vuol negare il primo fondamentale diritto: quello di aver un padre e una madre.

In compenso si danno in cambio due babbi o due mamme, che magari non sono né babbi né mamme, e si pretende che ciò sia un passo avanti nella civiltà.

Questa nostra società italiana, e occidentale in genere, fa già abbastanza schifo; ma a quanto pare, non è ancora abbastanza.

Ci vuole un passo ulteriore perché si possa diventare peggiori delle bestie, che difendono i loro piccoli con tutte le forze; non li vendono, non li comprano, non li abortiscono, e se li disturbi, i genitori ti saltano addosso inferociti per difenderli.

Lo fanno perfino le galline, quelle che, secondo lo stereotipo, hanno il cervello più piccolo.

Evidentemente tra gli esseri umani c’è chi ha il cervello più piccolo di una gallina.

E non ci si meravigli se poi la gente diventa sempre più intollerante.
La natura, quando viene violentata, si ribella.


Una clip musicale per questo post? Ma per favore! L'unica cosa che mi viene in mente è una pernacchia.






giovedì 28 gennaio 2016

Tommaso d'Aquino. La bellezza della verità




Non posso lasciar passare la giornata del 28 gennaio senza festeggiare  S. Tommaso d’Aquino.

Come filosofo, Tommaso rappresenta la potenza della ragione umana nella ricerca della verità. La verità esiste, perché anche chi la nega, fa un’affermazione che considera vera. Lo scettico è sempre in contraddizione con sé stesso, cioè nell’impossibilità di dire o di fare alcunché.

Come teologo, Tommaso è l’uomo che riconosce umilmente i limiti della ragione e si affida alla potenza, anzi all’onnipotenza di Dio, nel superarli. E solo nella Parola di Dio, che si rivela in Cristo, abita la pienezza della verità.

Come santo, Tommaso è la testimonianza di una vita spesa solo per amore di Dio e dell’uomo. Di nobile e ricca famiglia, ha lasciato tutto per seguire Cristo nell’ordine mendicante dei Domenicani; ha messo a disposizione il suo immenso sapere per indicarci la via maestra del pensiero cristiano; ha condotto la sua esistenza terrena (49 anni) in quella purezza di cuore che apre alla visione di Dio: “Beati i puri di cuore, perché vedranno Dio” (Mt 5, 8).

Ho una particolare predilezione per S. Tommaso, anche perché è stato il maestro di filosofia e teologia per eccellenza, discipline a me molto care. Un insegnamento che ha del prodigioso per profondità di concetti e per chiarezza di esposizione.

Nessuno, neppure Aristotele, può competere in questo con Tommaso, che pure è un suo “discepolo”. Per molti aspetti infatti le affermazioni tomiste chiariscono in modo consequenziale affermazioni che in Aristotele appaiono talvolta contraddittorie.

Paradossalmente, per molti aspetti, Tommaso è più aristotelico di Aristotele.

Si potrebbe dire: Amicus Aristoteles, sed magis amica veritas...

Come  noto, Tommaso è stato anche autore di stupendi inni religiosi eucaristici. Basterà ricordare Pange lingua (Tantum ergo) e Panis Angelicus, musicati e cantati da artisti di ogni epoca.

Voglio invece postare due strofe del Lauda Sion, altro celebre inno di S. Tommaso, cantato in occasione della visita di Papa Francesco in Uganda, il 28 novembre scorso. Due strofe con ritornello, trattate in forma di mottetto basato su di una musica tradizionale di origine portoghese. Il coro non è quello della Cappella Sistina. Ma penso che S. Tommaso apprezzerà ancor di più.


Ecce panis angelorum, 
factus cibus viatorum, 
vere panis fíliorum, 
non mittendus canibus. 

In figuris præsignatur, 
cum Isaac immolatur, 
agnus paschæ deputatur, 
datur manna patribus. 

Ecce panis...


Ecco il pane degli Angeli,
fatto cibo dei viandanti,
veramente pane dei figli,
da non gettare ai cani.

Nelle figure è preannunciato:
con Isacco è immolato,
designato come agnello di Pasqua,
dato come manna ai padri.


Nei giorni della memoria, Schubert




Per onorare il giorno della memoria della Shoah del popolo ebraico ho già citato il bellissimo film “Arrivederci ragazzi” di Louis Malle (1987). 

Il regista francese non fa che ricordare con estrema asciuttezza, ma con profonda commozione, ciò che da ragazzo aveva visto con i suoi stessi occhi: l’arresto e la deportazione di tre ragazzi ebrei e del superiore del collegio carmelitano di Fontainebleau che li aveva accolti e nascosti con gli altri convittori francesi.

Del film ho già postato la scena finale dell’arresto dei tre ragazzi e del sacerdote, P. Jean, che finirono poi uccisi nei campi di sterminio nazisti. È certamente la scena più drammatica e al tempo stesso più bella, se si può parlare di bellezza nell’orrore che racconta.

http://semperamicus.blogspot.it/2010/01/arrivederci-ragazzi-nei-giorni-della.html

C’è però anche un altro momento del film in cui Malle riesce a esprimere con mirabile efficacia la vergogna indicibile di quella persecuzione, e lo fa mostrando la bravura del giovane ebreo Jean Bonnet nel suonare il pianoforte, dopo la squallida prova di un demotivato alunno francese (il protagonista Julien, che poi diverrà l’amico di Bonnet).

Il brano che la giovane insegnante di musica fa suonare a Bonnet è il 2 Momento Musicale di Schubert, qualcosa di stupendo e di struggente, e che il regista sceglie come leitmotiv  del film.

È proprio la bravura e la finezza del ragazzo ebreo, già in grado di affrontare un brano così sublime, che fa apparire ancor più aberrante lo sterminio di quel popolo.
In definitiva, Jean Bonnet che suona Schubert sotto gli occhi ammirati della maestra è il simbolo della civiltà stessa, che nonostante tutto, riuscirà a sconfiggere il male assoluto.

Ho cercato in lungo e in largo nel web, per molto tempo, questa scena-cult. Alla fine sono riuscito a trovarla, nell’originale francese, con sottotitoli inglesi.

Ne valeva davvero la pena.


lunedì 25 gennaio 2016

Da Saulo a Paolo. Un cammino verso la libertà




Il 25 gennaio è la festa della Conversione di S. Paolo.

Il persecutore, il bestemmiatore e il violento Saulo di Tarso (sto usando gli epiteti che lui stesso si attribuisce) viene folgorato sulla via di Damasco dalla chiamata di Cristo, che lo trasforma nell’Apostolo delle genti (At 9, 1-19; 22, 1-21). Era l'anno 36 dopo Cristo.

Da ora in poi si farà chiamare Paulus, cioè “piccolo”.

In realtà di piccolo in S. Paolo non c’è nulla. In lui tutto è portato fino ai limiti delle possibilità umane, per amore di Cristo:

“Cinque volte sono stato flagellato, tre volte battuto con le verghe, una volta lapidato, tre volte ho fatto naufragio, un giorno e una notte in balia delle onde. Viaggi innumerevoli, pericoli di fiume, pericoli di briganti, pericoli dai miei connazionali, pericoli dai pagani, pericoli nelle città, pericoli nel deserto, pericoli sul mare, pericoli da parte di falsi fratelli; fatica e travaglio, veglie senza numero, fame e sete, frequenti digiuni, freddo e nudità. E oltre a tutto questo, il mio assillo quotidiano, la preoccupazione per tutte le Chiese” (2 Cor 11, 24-28).

“Rendo grazie a colui che mi ha dato forza, Cristo Gesù Signore nostro, perché mi ha giudicato degno di fiducia chiamandomi al ministero; io che per l’innanzi ero stato un bestemmiatore, un persecutore e un violento. Ma mi è stata usata misericordia” (1 Tim 1, 12-13).

Quella conversione ha cambiato non solo la vita di Saulo di Tarso, ma la vita di un’infinità di persone.

Tra queste, metto anche la mia. Non avevo capito bene il valore della fede in Cristo finché non ho letto e non mi sono "incontrato" con le lettere di S. Paolo; specialmente la lettera ai Galati, un inno alla libertà di coscienza, alla liberazione portata da Cristo, contro tutti i perbenismi, i moralismi e i condizionamenti da qualunque parte provengano:

“Cristo ci ha liberati perché restassimo liberi; state dunque saldi e non lasciatevi imporre di nuovo il giogo della schiavitù” (Gal 5, 1).

“Non c’è più giudeo né greco, non c’è più schiavo né libero, non c’è più uomo né donna, poiché tutti voi siete uno in Cristo Gesù” (Gal 3, 28).

“Quanto a me, non ci sia altro vanto che nella croce del Signore nostro Gesù Cristo. Non è infatti la ciconcisione che conta, né la non circoncisione, ma l’essere nuova creatura” (Gal 6, 14-15).

Chi afferma che la fede cristiana è solo una serie di regole e di precetti, non ha capito nulla del Cristianesimo. 

L’Apostolo Paolo gli direbbe: “Se uno è in Cristo, è una creatura nuova; le cose vecchie sono passate, ecco ne sono nate di nuove” (2 Cor 5, 17).

E la vita di S. Paolo ne è la prova più convincente.


Dall’Oratorio “Paulus” (1836) di Felix Mendelssohn-Bartholdy il Coro "Wie lieblich sind die Boten"
Lo presento nella versione inglese, con un coro giovanile del Colorado e l'accompagnamento di pianoforte (anziché dell'orchestra).
Non è il massimo della perfezione, ma si può comunque gustare la freschezza dell'opera di Mendelssohn.



How lovely are the messengers that preach us the gospel of peace.
To all the nations is gone forth the sound of their words, throughout all the lands their glad tidings. 


Quanto sono amabili i messaggeri che ci annunciano il vangelo di pace.
A tutte le nazioni è giunto il suono delle loro parole, per tutta la terra la loro lieta notizia.
(Paolo, Lettera ai Romani, 10, vv. 15 e 18).


sabato 23 gennaio 2016

Una musica "caliente"





Nel bel mezzo dell’inverno la “Danza rituale del fuoco” del balletto “El amor brujo” di Manuel De Falla (1915) è quanto mai opportuna.

Musica affascinante, misteriosa, a tratti travolgente; ci dà un po’ di carica, dopo giorni piuttosto deprimenti.

Siamo in carnevale. Un ballo è d'obbligo.

Con una musica “caliente” e con un'orchestra d'eccezione, la Chicago Symphony Orchestra.

E la bacchetta magica di Daniel Barenboim.




mercoledì 20 gennaio 2016

Glenn Frey ha lasciato Hotel California




Tra le band leggendarie che hanno costituito la colonna sonora dei miei anni fiorenti, un posto particolare lo hanno avuto gli americani Eagles.

Certo, non potevano competere con i più celebri gruppi dell’epoca, come i Bee Gees, i Queen, i Pink Floyd, per citare quelli a me più cari; ma hanno saputo di tanto in tanto “sfornare” delle canzoni che hanno lasciato il segno nella memoria collettiva e nella mia vita personale.

Take it easy (1972), Hotel California (1976), I can’t tell you why (1979) sono quelle che per me definiscono il valore indiscutibile di questo gruppo.

In particolare ovviamente Hotel California, che costituisce un punto di riferimento fondamentale nella storia della musica rock. La sua affascinante atmosfera musicale, nonché il suo esoterico messaggio che tanto ha fatto discutere, ma che certamente allude all’esperienza della droga vissuta allora dal gruppo, costituiscono una testimonianza “esemplare” di un intero periodo e di un’intera generazione.

Glenn Frey, fondatore e principale esponente del gruppo statunitense, che ha scritto la maggior parte delle canzoni, compresa Hotel California, due giorni fa, il 18 gennaio, se n’è andato per sempre, all’età di 67 anni.

Se n’è andato senza clamore, a differenza del più celebre e quasi coetaneo David Bowie. Se n'è andato, chiudendo definitivamente la porta di quella stanza d'hotel dalla quale, come aveva scritto nel finale della canzone, "te ne puoi andare quando vuoi, ma non potrai mai lasciarla". 

Un altro grande che se ne va, in questo mese di gennaio 2016.

E un altro pezzo della nostra giovinezza che si spegne.



domenica 17 gennaio 2016

S. Antonio Abate, e i suoi gatti





Oggi è la festa di S. Antonio Abate, patrono degli animali. È anche l'inizio del carnevale, e poi è domenica, il giorno del Signore.

Tutti motivi per lasciare da parte le nostre tristezze,  la malizia dei tempi e quella del tempo, improvvisamente fattosi gelido.

Bisogna festeggiare.

C'è una leggenda in Toscana che dice che in questo giorno gli animali acquistano "la virtù", cioè capacità umane, e sono in grado di parlare.

Mi pare adatto perciò il "Duetto buffo di due gatti" di Gioachino Rossini
Il canto, per due soprani, è in realtà un breve collage di musiche di Rossini e, in parte, di E. F. Weise, pubblicato nel 1825.

Che il carnevale inizi, e gli animali cantino!

Con la benedizione di S. Antonio Abate, naturalmente.