lunedì 29 giugno 2015

La tragedia greca, antica e attuale





La Grecia è la patria della tragedia. Basterà ricordare i sommi autori di questo genere letterario: Eschilo, Sofocle, Euripide.

La nascita della tragedia affascinava il pensiero di Nietzsche, che proprio a questo argomento ha dedicato un’opera famosa (1872).

Nietzsche sosteneva che due sono gli aspetti che caratterizzano l’essere umano: l’ apollineo, cioè l’amore  per la perfezione, l’ordine e la misura (Apollo era il dio della bellezza e della proporzione), e il dionisiaco, cioè l’orgiastico, il pathos, il “disordine”, tutto ciò che è sregolato (Dioniso era il dio del vino e della fantasia più sfrenata, nonché della musica).

Sembra impossibile far convivere contemporaneamente i due aspetti; la prevalenza dell’uno o dell’altro determina quella disarmonia e sproporzione che spesso caratterizza l’arte e la realtà umana. Ma, secondo Nietzsche, c’è stato un momento in cui i due aspetti hanno trovato, “quasi per miracolo”, una sintesi perfetta; e ciò è accaduto in Grecia, nel periodo attico (V secolo a. C.), proprio con la nascita della tragedia.

La tragedia attica infatti è al tempo stesso un’esplosione di sentimenti e di comportamenti estremi, espressi in una mirabile bellezza e armonia formale. Terribili contenuti compresi in un equilibrio espressivo che non è stato mai più raggiunto nella storia umana.

Pensiamo, ad esempio, alle tragedie di Edipo Re e di Antigone, capolavori di Sofocle, colui che più di ogni altro è riuscito in questa mirabile conciliazione tra apollineo e dionisiaco.

Nietzsche conclude la sua riflessione guardando a Wagner e all’opera tedesca come possibile rinascita dello spirito della tragedia attica. Ma sappiamo che il Parsifal (1882) deluse le sue aspettative, perché l’opera venne considerata troppo vicina allo spirito cristiano; e Nietzsche, come noto, non amava troppo il Cristianesimo...

La tragedia attuale che la Grecia sta vivendo è di ben altro genere, e ben poco ha di apollineo e di dionisiaco. È comunque un segno della grave disarmonia che esiste nella nostra Europa.

L’opera tedesca può fare molto per sanare questa situazione. Non l’opera di Wagner, ovviamente, ma quella più prosaica della Merkel.


Nel video, il potente e fascinoso "Prologo" del "Crepuscolo degli dei" (1876) di Richard Wagner, con le voci di Birgit Nilsson per Brunilde e di Wolfgang Windgassen per Sigfrido. Dirige i Wiener Philharmoniker Georg Solti. 
I massimi livelli dell'interpretazione di Wagner, come auspicio per una pronta rigenerazione della Grecia, che tanto ha dato alla nostra civiltà occidentale.



sabato 27 giugno 2015

Io sono Obama, e voi...




Nei giorni in cui altre orrende stragi islamiste hanno insanguinato il suolo di questo nostro povero mondo, intendo rivolgere la mia attenzione ad un personaggio che considero un vero disastro per tutti noi: Barack Obama, presidente degli Stati Uniti d’America.

Con la sua politica (?) estera ha destabilizzato il Nord Africa e il Medio Oriente, favorendo le cosiddette “primavere arabe” guidate da fanatici islamisti, con i tragici risultati che sappiamo e purtroppo vediamo.

Assieme a Francia e Inghilterra ha eliminato Gheddafi, l’unico personaggio in grado di tenere unita (con la forza) la Libia. Ha fatto di tutto per togliere di mezzo Mubarack, in Egitto (per fortuna che l’Egitto è ritornato sui suoi passi). In Siria ha aiutato le fazioni anti-Assad, con il risultato di frantumare quello stato e far nascere dalle sue rovine e da quelle dell'Iraq l’Isis, cioè il califfato che terrorizza mezzo mondo.

In Europa ha “esportato” e scaricato il crack finanziario americano del 2008, quello delle bolle speculative, che ci ha condotto alla più grande recessione mai vista, tuttora in corso. Per gli interessi strategici americani, ha voluto indurci alla guerra (per ora) economica contro la Russia; così ci ha fatto perdere altri miliardi di capitali e un prezioso partner europeo, anche nei confronti del terrorismo islamico.

Ieri infine ha dato l’annuncio “urbi et orbi” che famiglie (ripeto, famiglie) gay e eterosessuali sono equiparate in tutti gli “States”; per cui avremo come segno di nuova civiltà bambini con due mamme, con due babbi, o con altre varie persone non meglio precisate sessualmente.
E se la natura umana dice il contrario, tanto peggio per la natura.
E se Freud, Jung, Erikson, Harlow, e tutti i più grandi psicologi, e la scienza, dicono che il bambino ha bisogno dei due genitori, maschio e femmina, non solo per nascere, ma per crescere e svilupparsi in modo equilibrato, lui dice: Io sono Obama, e voi non siete un...

Once upon a time, c’era una volta in cui amavo l’America. I suoi grandi valori di vera libertà erano ben raffigurati dalla statua che domina la baia di New York.

C’era una volta...  Oggi c’è Barack Obama, “paladino” di coloro che negano il diritto ai bambini di avere i propri genitori.

Un’America che non mi piace più.

Purtroppo.



Sometimes I feel like a motherless child...  A volte mi sembra di essere un bambino senza madre. Così inizia il bellissimo e celebre "Negro Spiritual".

Oggi in America è diventato una tristissima realtà.



domenica 21 giugno 2015

Il nulla esiste (l'hanno filmato!)
















Ho anch’io un debole per la Boldrini. Lo riconosco.

Quando la vedo, mi vengono in mente, chissà perché, i pensieri più sciocchi e più strani. Tipo: se può essere nominata presidente della Camera (terza carica dello Stato italiano) questa tizia, la barista siciliana del bar sotto casa mia potrebbe salire con orgoglio al Quirinale. Non come barista, ma come Capo dello Stato.

Ieri abbiamo avuto la conferma video della nullità boldriniana. Qualcuno potrebbe obiettare che il nulla non si può vedere, perché il nulla non esiste.

Eppure Laura Boldrini riesce perfino a sovvertire il principio di non-contraddizione, quello su cui si regge tutta la logica umana. Il nulla esiste, e un reporter del giornale La Repubblica l’ha filmato.

Il ridicolo nulla è ovviamente la Boldrini. Ad una domanda di un giornalista sulla polemica con Salvini riguardante gli immigrati in Italia, donna Laura si accinge tutta seriosa ad “argomentare” una risposta. Alle sue spalle, cercando di non farsi notare, si vede (e si sente) la sua portavoce che le dice due volte: “Sorridi. Sorridi...”

La terza carica dello Stato cancella subito il volto corrucciato e, sorridente, comincia ad emettere suoni articolati in forma di frasi, che nessuno ovviamente prende in considerazione, stupefatto da un simile comportamento infantile.

Lo ripeto. Preferirei al suo posto la barista siciliana. Fa un ottimo caffè; e quando si esce dal suo bar, saluta sorridendo.

Senza bisogno di suggerimenti.


Nella foto: Laura Boldrini uno-due, e dietro le spalle la suggeritrice (Valentina Loiero).


venerdì 19 giugno 2015

Di qui non si passa!





Parafrasando Marx, uno spettro si aggira per l’Europa: l’Europa.

Una volta era un mito, poi è diventata realtà, ora è un incubo.

Nazioni che chiudono le frontiere perché “non passi lo straniero”, nazioni che vogliono alzare muri contro lo straniero, nazioni che rimandano indietro (in Italia) gli stranieri, nazioni che eleggono governi contro gli stranieri, nazioni che non vogliono “neanche uno straniero”.

E c’è l’Italia, che di “stranieri” è ormai stracolma, come in un barcone che sta per affondare.

E poi, nazioni a rischio default, nazioni coi missili puntati, nazioni in armi...

Non siamo più l’Europa dei popoli, pensata e voluta dai padri fondatori (De Gasperi, Adenauer, Schuman); siamo ormai semplicemente una carta geografica.

Per essere più schietti, siamo una carta igienica.

Con rispetto parlando, s’intende.


Quanto sembra lontana l'epoca di Wind of change degli Scorpions. Era il 1989. 
Allora cadde un muro...


Wind of change

I follow the Moskva
Down to Gorky Park
Listening to the wind of change
An August summer night
Soldiers passing by
Listening to the wind of change

The world closing in
Did you ever think
That we could be so close, like brothers
The future's in the air
I can feel it everywhere
Blowing with the wind of change

Take me to the magic of the moment
On a glory night
Where the children of tomorrow dream away
In the wind of change

Walking down the street
Distant memories
Are buried in the past forever

I follow the Moskva
Down to Gorky Park
Listening to the wind of change

Take me to the magic of the moment
On a glory night
Where the children of tomorrow dream away
In the wind of change

The wind of change blows straight
Into the face of time
Like a stormwind that will ring
The freedom bell for peace of mind
Let your balalaika sing
What my guitar wants to say

Take me to the magic of the moment
On a glory night
Where the children of tomorrow dream away
In the wind of change  

(Klaus Meine, autore del brano e vocalista)




Il vento del cambiamento

Seguo la Moscova
fino a Gorky Park
ascoltando il vento del cambiamento
una notte d'estate di agosto,
mentre i soldati mi passano accanto
ascoltando il vento del cambiamento.

Il mondo si avvicina.
Avresti mai pensato
che potessimo essere così vicini, come fratelli?
Il futuro è nell’aria,
posso sentirlo ovunque
soffiare con il vento del cambiamento.

Portami nella magia del momento
in una notte di gloria,
dove i ragazzi del domani fantasticano
nel vento del cambiamento.

Camminando per la strada
lontani ricordi
sono seppelliti nel passato per sempre.

Seguo la Moscova
fino a Gorky Park
ascoltando il vento del cambiamento.

Portami nella magia del momento
in una notte di gloria,
dove i ragazzi del domani fantasticano
nel vento del cambiamento.

Il vento del cambiamento
soffia dritto in faccia al tempo,
come una tempesta che suonerà
la campana della libertà
per la pace della mente.
Lascia che la tua balalaika canti
ciò che la mia chitarra vuole dire.

Portami nella magia del momento
in una notte di gloria,
dove i ragazzi del domani fantasticano
nel vento del cambiamento.





sabato 13 giugno 2015

Un postino molto particolare





Considero Papa Francesco un dono di Dio alla Chiesa e al mondo. 

Con lui è iniziato un profondo rinnovamento nella Curia romana (il Vaticano), nella realtà ecclesiale e nel rapporto con il mondo. 

Ci sono espressioni che ormai fanno parte del nostro patrimonio umano e spirituale:

“Andare verso le periferie del mondo e dell’esistenza”. 
“Chi sono io per giudicare il mio prossimo?” 
“È in atto la terza guerra mondiale, a pezzetti”. 
“Il vero pastore ha l’odore della pecora”. 
“Non dobbiamo costruire muri, ma ponti”.
"Siamo la società dello scarto".
“Per trovare i martiri non è necessario andare alle catacombe o al Colosseo: oggi, nel secolo XXI, la nostra Chiesa è una Chiesa dei martiri”. 
“Cari amici, la gioia! Non abbiate paura di essere gioiosi! Non abbiate paura della gioia! Quella gioia che ci dà il Signore quando lo lasciamo entrare nella nostra vita, lasciamo che Lui entri nella nostra vita e ci inviti ad andare fuori noi alle periferie della vita e annunciare il Vangelo. Non abbiate paura della gioia”. 

E si può continuare a lungo, iniziando da quel “Fratelli e sorelle, buona sera!” del 13 marzo di due anni fa, giorno della sua elezione.

Papa Francesco parla in modo diretto, senza retorica e senza tante sottigliezze “gesuitiche” (lui che è gesuita!). 

Per questo mi ha un po’ sorpreso in questi giorni quel suo riferimento a presunti veggenti che fanno della Madonna “una postina” che manda messaggi “alle 4 del pomeriggio”. 
Se queste parole intendono riferirsi a quei cristiani che per vivere la loro fede hanno bisogno di messaggini o sms della Madonna (come in effetti sembra di capire dal contesto in cui queste frasi sono state pronunciate), allora anche in questo caso le parole di Papa Francesco hanno colto nel segno con efficacia. La fede in Cristo non ha bisogno di additivi ed edulcoranti. 

Ma se si riferiscono in particolare alle apparizioni di Medjugorje e ai milioni di pellegrini che lì trovano pace interiore e magari riscoprono la fede o ottengono grazie, allora la frase non mi pare pertinente. Infatti in tutte le grandi apparizioni mariane moderne, come Lourdes e Fatima, approvate dalla Chiesa e i cui veggenti (dopo varie incomprensioni) sono stati dichiarati santi e beati, la Madonna ha fatto proprio da postina, dando appuntamento a date fisse ai suoi fedeli, come ben noto. 

Non sempre la voce del popolo è voce di Dio, e non sempre la voce del papa è quella di Pietro.

In cose opinabili, ovviamente.


Non sembri una qualche ironia la colonna sonora de Il Postino (1994) di Luis Bacalov, premio Oscar per questo film, e stesso autore delle musiche di "Concerto Grosso" dei New Trolls, di due post fa.
Voglio solo alleggerire la questione con un po' di humor.

Buona festa di S. Antonio da Padova!


mercoledì 10 giugno 2015

L'Europa che non mi piace





Questa Europa non mi piace più.

Consideravo l’Unione Europea un’utopia, poi  un’idea affascinante,  infine una realtà a portata di mano. Tutto questo tra gli anni ‘60 e il 2000.

Mi ricordo ancora i primi temi d’italiano sull’argomento, da liceale. Non sapevo quasi cosa scrivere, tanto mi sembrava impossibile l’eliminazione delle barriere tra francesi  e tedeschi, italiani e austriaci, nord e sud Europa. Non parliamo poi di est ed ovest.

Poi il '68 ha aperto nuovi orizzonti, grazie ai movimenti studenteschi, ai viaggi nelle varie nazioni, magari in tenda e in sacco a pelo, con il nostro broken English o un français comme ci comme ça, che comunque ci permetteva la sopravvivenza materiale, e qualche piacevole avventura.

La mia meraviglia nel constatare che mezza Europa parlava invece il tedesco; ho capito allora che l’impero asburgico in 500 anni aveva già fatto un notevole lavoro di sintesi...

Ma con l’inglese, e con i giovani, c’era sempre modo di intendersi. Do you speak English? Where do you come from? erano le due espressione più gettonate del periodo e permettevano di iniziare una qualche conversazione, tra errori (orrori) grammaticali e simpatici strafalcioni di pronuncia. Gli scandinavi e gli olandesi, invece, parlavano un inglese fluente. 
Con i francesi la cosa migliore, se potevi, era tentare di parlare en français. Avevi subito la loro attenzione.

Esperienze affascinanti, in cui anche la musica ha avuto il suo valore. Per i Beatles, Rolling Stones, Deep Purple, Bee Gees, Queen, Pink Floyd, altre band e singoli singers, se volevi capire qualcosa, dovevi masticare un po’ d’inglese.

Con l’arrivo di Internet l’idea di Europa sembrò addirittura piccola. Ora si pensava nell’ordine della connessione mondiale.

Quando l’Unione Europea è stata ufficialmente costituita, mi ha trovato perciò pienamente convinto. Anche la moneta unica rientrava in quest’ordine di idee.

Dopo il 2000  sono venuti fuori i primi dubbi, le prime diffidenze.

L'Europa mi è sembrata sempre più un'associazione di banchieri e di burocrati, senza riferimenti alle radici culturali che l’hanno formata, principalmente quelle cristiane.

Ora poi sono ritornate in piena funzione le frontiere. I migranti che sbarcano in Italia sono respinti ai confini di Stato dalle altre nazioni.

Il parlamento europeo ha stabilito proprio ieri che non esiste un solo tipo di famiglia, ma ci sono altri tipi di famiglie: gay, lesbo, trans, equiparate alla prima. Cioè, l’Europa mi vorrebbe far credere che i bambini possono avere due babbi, due mamme, oppure né babbo né mamma, per diritto.

Ma per favore!

L’Europa dei banchieri e dei burocrati, l’Europa che chiude le frontiere a chi ha bisogno,  l’Europa che vuole imporre una morale aliena, togliendo ai bambini il diritto naturale di avere un padre e una madre, non è la mia Europa.

Voglio scendere.


La tremenda invettiva di Rigoletto nei confronti di coloro che hanno portato al disonore sua figlia Gilda ("Cortigiani, vil razza dannata") mi pare un degno commento alla delibera del parlamento europeo di ieri.

Con la voce del grande baritono Renato Bruson.



lunedì 8 giugno 2015

Dormire, forse sognare...




Concludo questa giornata solenne e bellissima del Corpus Domini in maniera analoga a come l’ho cominciata. Non con un canto religioso, ma con un brano di musica leggera e con il medesimo complesso dei New Trolls.

Quando si parla dei New Trolls bisogna ricordare che sono stati il primo gruppo italiano di rock progressivo. Il complesso di Nico Di Palo e Vincenzo De Scalzi ha avuto perciò un merito non indifferente nel panorama musicale degli anni ’70.

Forse proporre un brano di “rock progressivo” a conclusione di una solennità religiosa potrà sembrare irriverente. 

Tutt’altro! Il rock progressivo, o se vogliamo, il “prog rock”, è quanto di più vicino ci sia alla musica classica. Per essere più precisi, è stato il tentativo di unire i ritmi e le sonorità del rock con le forme e i suoni della musica classica, la Fender Stratocaster al violino.

"Concerto Grosso" dei New Trolls, del 1971, è forse il più bell’esempio di rock progressivo in Italia, e non solo. Come indica il titolo, si tratta di una vera e propria suite musicale, di gusto barocco, in 5 movimenti, della durata di  ben 37 minuti. Chiamatela musica leggera!

Si sentono echi di Vivaldi e dei Jethro Tull nel primo movimento (Allegro), di Albinoni nel secondo movimento, il bellissimo Adagio che proponiamo; nel terzo movimento si percepisce ancora Vivaldi (Cadenza-Andante con moto). Il quarto movimento (Shadows) è un tributo a Jimi Hendrix, morto l'anno precedente. Una lunga Improvvisazione conclude il Concerto. 
Le musiche sono del famoso Luis Bacalov, futuro premio Oscar per la colonna sonora de Il Postino, tanto per gradire.

Nell’Adagio, insieme alla musica dell’orchestra (violini, flauti, etc.), c’è anche un brano cantato: sono le parole dell’Amleto: To die, to sleep, maybe [perchance] to dream (morire, dormire, forse sognare)...

Sognare! con una musica stupenda, pronti poi per affrontare la nuova settimana che si apre.

Buona ascolto!


Le parole cantate da Nico Di Palo e Vittorio De Scalzi sono di Shel Shapiro, concluse dalla celebre frase shakespeariana.

Wishing you to be so near to me 
Finding only my loneliness 
Waiting for the sun to shine again 
Finding that it's gone to far away.  

To die, to sleep, maybe [perchance] to dream. 



domenica 7 giugno 2015

Un regalo per il Corpus Domini




Oggi è la solennità del Corpus Domini

Per molti ragazzi è il gran giorno della Prima Comunione.
Grande festa, grande gioia, e tanti regali... Forse un po’ meno di qualche decennio fa, ma certamente sempre tanti, e rigorosamente di ultima generazione.
   
Eppure, insieme al Pane Eucaristico, che viene associato (guarda un po’...)  a costosi regali, mi pare opportuno ricordare il pane quotidiano che comincia a scarseggiare o manca in tante tavole; e qualche regalo di vecchia generazione, come una bicicletta, magari usata, per andare al lavoro.

Questa volta perciò invece di un bel canto eucaristico, magari firmato da S. Tommaso d’Aquino, voglio riascoltare un' indimenticabile canzone dei New Trolls, del 1968: "Signore, io sono Irish".

Più che una canzone è una preghiera, una simpatica e commovente preghiera. Una richiesta al Signore di una bicicletta. Non per farci le giratine. Ma per guadagnarsi il pane quotidiano.

Nella festa del Corpus Domini non mi sembra sconveniente.

Per tutti gli Irish che sono costretti ad andare a piedi...



Signore, io sono Irish,
quello che non ha la bicicletta.
tu lo sai che lavoro, e alla sera
le mie reni non cantano.
Tu mi hai dato il profumo dei fiori,
le farfalle, i colori.
E le labbra di Ester create da te,
quei suoi occhi incredibili solo per me.

Ma c'è una cosa, mio Signore, che non va.
Io che lavoro dai Lancaster
a trenta miglia dalla città
io nel tuo giorno sono stanco,
sono stanco come non mai,
e trenta miglia più trenta miglia
sono tante a piedi, lo sai.

E Irish, tu lo ricordi, Signore,
non ha la bicicletta.

Nel tuo giorno le rondini cantano
la tua gloria è nei cieli.
Solo io sono triste, Signore,
la tua casa è lontana.
Devo stare sul prato a parlarti di me,
e io soffro, Signore, lontano da te.

Ma tu sei buono, tra gli amici che tu hai
una bicicletta per il tuo Irish
certamente la troverai,
anche se è vecchia non importa,
anche se è vecchia mandala a me,
purché mi porti nel tuo giorno
mio Signore fino a te.

Signore, io sono Irish,
quello che verrà da te in bicicletta.


venerdì 5 giugno 2015

Elezioni: chi ha vinto e chi ha perso




















Son finite le elezioni,
tutti han vinto, che congrega!
5 stelle, Renzi, Lega,
e perfino Berlusconi.

Ma qualcuno invece ha perso,
ed è stato ancor trombato:
siamo noi, volgo disperso,
munto, becco e bastonato.





Amicusplato


sabato 30 maggio 2015

Una fine di maggio, con Chopin





Era una fine di maggio di molti anni fa.  Ero uno studente liceale, alla fine del corso, in vista della maturità.

La notte stava calando e io me ne stavo appoggiato alla finestra del mio studio guardando le luci della città, mentre i miei sogni giovanili si liberavano dal mio inconscio come da una gabbia aperta.

Un odore di glicine e di rosa portato da una dolce brezza primaverile mi inebriava, mentre le note dei Notturni di Chopin suonati da Rubinstein inondavano la stanza e mi facevano fremere di emozione.

Di quella serata così particolare potrei dire la data esatta, tanto è rimasta viva nella mia memoria, e tanto ha determinato la mia esistenza.

Non sempre è facile dare libero spazio ai nostri sentimenti più profondi; magari ci accontentiamo di quelli immediati e più superficiali.

In un mondo chiassoso e rumoroso, non sempre è facile capire le suggestive note di Chopin o della musica classica, se non c'è nessuno che te le faccia apprezzare.

E non sempre il maggio è “odoroso”, o il suo clima accettabile. Quest’anno, per esempio, ha lasciato molto a desiderare.

Ma ciò che è irripetibile di quella esperienza è la data.
L’età giovanile, con i suoi sogni ad occhi aperti, è data una volta per sempre.

Importante non perderne la memoria. 


Di rigore, il 1 Notturno (op. 9) di Fryderyk Chopin in Si bemolle minore, suonato ovviamente da Arthur Rubinstein.

Meminisse iuvabit...




domenica 24 maggio 2015

Pentecoste! Lo Spirito di verità





Pentecoste! La Pasqua Rosa. 

La discesa dello Spirito Santo, in lingue di fuoco, sopra gli Apostoli (Atti degli Apostoli, 2, 1-11).

Gli Apostoli sono ricolmi di Spirito Santo e iniziano la loro missione: portare il lieto annunzio di Cristo Risorto a tutti i popoli.

Il lieto annunzio della salvezza per tutti, e non per pochi. Il lieto annunzio della giustizia, e non della sopraffazione. Il lieto annunzio della pace, e non della guerra. Il lieto annunzio dell'unità del genere umano, e non delle discriminazioni razziali.

Il lieto annunzio che l'uomo è figlio di Dio, destinato a incontrare il suo Creatore e Padre, e non un personaggio in cerca d'autore.

C'è chi, come nell'Areopago di Atene dopo il discorso di Paolo, non crede nella Risurrezione e ci ride sopra. C'è chi rimane perplesso e la sua vita rimane nel dubbio. C'è chi invece, come Dionigi l'Areopagita ed altri con lui, rimane affascinato da questo annuncio, e illuminato dallo Spirito Santo, diventa cristiano (Atti degli Apostoli, 17, 22-34).

Anche nell'Areopago del mondo di oggi si tratta di fare una scelta decisiva. 
O Dio o gli idoli, o Cristo Risorto o il nulla dopo la morte, o lo Spirito di verità o il caso cieco.

Ognuno se la vedrà con la propria coscienza.

Un bellissimo canto di Taizé, in inglese (lo Spirito Santo è uno Spirito poliglotta...), ci aiuterà nel fare la scelta giusta. 

Holy Spirit, come to us,
kindle in us the fire of your love.
Holy Spirit, come to us,
Holy Spirit, come to us.

In origine il canto è in latino: 

Veni, Sancte Spiritus, 
tui amoris in nobis (in eis) ignem accende.
Veni, Sancte Spiritus.

Vieni Santo Spirito,
accendi in noi (in essi) il fuoco del tuo amore.
Vieni, Santo Spirito! 

La musica è del grande Jacques Berthier, of course.


Buona Pentecoste a tutti!



venerdì 22 maggio 2015

Palmyra, città di sogno che svanisce


















L’inizio della distruzione di Palmyra da parte dell’Isis, insieme al massacro dei suoi difensori siriani, mi ha colpito come una pugnalata alla schiena. 

E ogni essere umano non può che provare sdegno e dolore insopportabile.

Non ci sono più parole per esprimere il ribrezzo per questi fanatici islamici, che in nome di una ideologia folle e sanguinaria, vogliono distruggere non solo il presente, ma anche il nostro passato.

Palmyra, la mirabile città delle palme, il miracolo di una città perfetta innalzata in un' oasi in mezzo al deserto della Siria, punto di partenza e di arrivo degli antichi mercanti di spezie e di seta, e di ogni altra ricchezza d’Oriente.

La città della regina Zenobia, che osò competere a lungo con la potenza romana, rimanendone alla fine sconfitta.

La città capolavoro d’arte, patrimonio dell’umanità, sopravvissuta allo scorrere del tempo e delle generazioni.

Ma non a quella di oggi.

Quella di oggi che ne ha preso possesso è talmente devastata mentalmente dal fanatismo, che, con la distruzione della città e dei suoi abitanti, mette in crisi anche quel sentimento di stima e di rispetto che finora avevo per il mondo musulmano.  

In ogni caso, i delitti contro l'umanità devono essere fermati. Prima che sia troppo tardi.


In alto e in basso il sito archeologico di Palmyra. (Cliccare sulle foto per allargare le immagini).




















domenica 17 maggio 2015

Ascensione. In alto i cuori!




Oggi è la solennità dell’Ascensione di Nostro Signore Gesù Cristo.

Infinite sono le composizioni musicali che ci possono aiutare a salire un po’ in alto, almeno con il cuore.
Penso ad esempio alla musica del Credo, in particolare al versetto che dice: “Et ascendit in caelum, sedet ad dexteram Patris”. Vengono subito in mente i mirabili Credo di Vivaldi, Bach, Mozart, Beethoven, Schubert, Rossini, et alii. È un’occasione per riascoltarne qualcuno.

Se pensiamo invece ai mottetti (il mottetto è un canto corale di breve durata di carattere religioso), i musicisti hanno attinto alle parti mobili della Messa di questo festa, in particolare all’Introito (“Viri Galilaei”), al Graduale e all’Offertorio (“Ascendit Deus”).

I più grandi polifonisti di ogni epoca ci hanno fornito bellissimi mottetti al riguardo.
Ma in assoluto il più bello è, secondo me,  quello scritto da Jacob Handl, musicista sloveno conosciuto col nome latinizzato di Gallus (1550-1591), uno dei massimi polifonisti rinascimentali. Il suo “Ascendit Deus”, a cinque voci miste a cappella, rimane un capolavoro ineguagliato (1577).

Ad esempio, l’espressione “in voce tubae” (al suono di tromba), che compare nel brano, ripetuta dalle varie sezioni del coro  in un alternarsi continuo, è come un risuonar di  trombe che festeggiano l’ingresso di Gesù Cristo nella gloria del Regno dei Cieli.

Purtroppo il web non offre esecuzioni adeguate di questo breve capolavoro. La polifonia non è il massimo interesse per gli internauti, a quanto pare.

Nonostante ciò, la bellezza del mottetto di Gallus emerge lo stesso. È troppo bello!

Buona Festa dell’Ascensione a tutti!



Ascendit Deus in iubilatione, alleluia, et Dominus in voce tubae, alleluia.

Dio ascende nell’esultanza, alleluia! e il Signore al suono di tromba, alleluia!




sabato 16 maggio 2015

Un pugno nella schiena (e un calcio nel sedere)






















"L’islam è una religione di guerra". Così parlò il califfo Al Baghdadi, ieri.

Ed è in effetti la verità, non solo un estemporaneo attacco di fanatismo acuto del capo dell’Isis.
Il Corano vuole l’eliminazione degli infedeli, e comunque la loro sottomissione.
Il concetto di rispetto per le altre religioni, di reciprocità, e perfino di tolleranza, è estraneo al libro di Maometto.

La storia lo dimostra ampiamente e la realtà è davanti agli occhi di tutti. Eliminazione sistematica delle minoranze, specialmente cristiane, impedimento a qualsiasi forma di manifestazione pubblica di fede diversa dall’islam, leggi orrende contro la libertà di pensiero e di espressione, disprezzo della dignità della donna, e via dicendo.

Il bello (cioè il brutto) è che ora anche in casa nostra, in Italia, cominciano ad evidenziarsi inquietanti segni di intolleranza islamica.

Sono rimasto esterrefatto alla notizia che all'uscita da una scuola media di Terni un ragazzino senegalese di 12 anni, musulmano, ha sferrato un violento pugno alle spalle di una compagna di classe, mandandola a terra, e poi all'ospedale (prognosi 20 giorni), perché questa portava al collo una catenina col crocifisso. Il jihadista in erba è stato fermato subito dalla madre della ragazza, che l'accompagnava. Se no, poteva accadere di peggio.

Il ragazzo è da poco tempo in Italia, ma ha già capito (a differenza di ciò che qualcuno vorrebbe farci credere) come funzionano le cose da noi: se sei musulmano puoi fare ciò che ti pare.

Madama la Boldrini, e assimilati, non hanno niente da dire sugli africani che vengono pietosamente accolti in Italia e che insegnano ai propri figli a trattare le donne cristiane come si deve, cioè a pugni nella schiena?

Un bel calcio nel sedere, da parte degli elettori, non solo non sarebbe punibile.

Sarebbe meritorio.



mercoledì 13 maggio 2015

13 Maggio. Fatima e Roma



Non è certo dal calendario di Google che ci aspettiamo di vedere festeggiata, il 13 Maggio, la Madonna di Fatima.

No problem. È utile sapere anche che in questo giorno nel 1888 nacque la geofisica danese Inge Lehmann, colei che fece rilevanti studi riguardo al nucleo terrestre, ipotizzando che fosse composto da due parti distinte.

A me, come a infiniti altri, il 13 Maggio fa venire in mente la Madonna di Fatima, nonché l’attentato di Alì Agca a Papa Giovanni Paolo II in Piazza S. Pietro, nel 1981. Un giorno indimenticabile per la storia umana; e forse anche Google prima o poi lo ricorderà, si spera.

Quella pallottola che sfiorò l’aorta addominale di S. Giovanni Paolo II il Grande è stata incastonata nella corona della statua della Madonna di Fatima. Il Santo Pontefice infatti attribuì la sua salvezza fisica proprio alla mano protettrice di Maria Santissima.

Il mio personale doodle (il villancico animato di Youtube) è dedicato perciò alla Madonna di Fatima e ai tre veggenti, Giacinta, Francesco e Lucia, ai quali in questo giorno, nel 1917, apparve la “Bella Signora” che poi rivelò essere la Madonna.

Uno dei fatti più straordinari del XX secolo, che fa sentire la sua misteriosa ed efficace presenza anche oggi.

Ave Maria!



domenica 10 maggio 2015

Per la festa della mamma

Nella festa della mamma, un pensiero a mia madre. 

                              

                                             Foto di mamma


                              Ho visto una tua foto nel cassetto,
                              in bianco e nero come usava allora,
                              un po' ingiallita, dentro ad un quadretto,
                              il tempo passa e tutto trascolora.

                                            Com'eri bella, mamma, in gioventù;
                                            con i capelli neri ed intrecciati,
                                            con il vestito lungo fino giù,
                                            i bordi finemente ricamati.

                              Quant'anni avevi, sedici? diciotto?
                              volto sereno, un po’ pensoso già;
                              forse pensavi già a quel giovanotto,
                              che poi è diventato mio papà…  
                             
                                            Ripongo la tua foto nel suo posto
                                            dove tu la mettesti di nascosto,
                                            per non mostrare ad altri tua bellezza,
                                            o forse per un poco di tristezza.

                              Sei sempre stata bella come allora,
                              quando anche il  viso un po’ si era increspato
                              e quando il tempo anche i capelli indora;
                              perché il tuo amore non è mai invecchiato.





sabato 9 maggio 2015

L'Europa non festeggia. Io sì




L’Europa non festeggia i 70 anni della fine della II Guerra mondiale e del nazismo.

Gran parte della vittoria finale fu merito dell’Unione Sovietica, con un’epica lotta contro l’esercito tedesco  e il sacrificio di oltre 20 milioni di soldati. 

Alla grandiosa parata di oggi nella Piazza Rossa di Mosca non c’era nessun capo di stato e di governo dell' Unione Europea. Solo due ministri degli esteri, quello francese e il nostro Gentiloni.

Una vergogna.

Si crede così di punire la Russia di Putin per la situazione in Ucraina e ci si dimentica - ad esempio- che gli Stati Uniti e la Nato (per non parlare di singoli stati europei) in questi ultimi 20 anni sono riusciti a destabilizzare con guerre e interventi militari assurdi l’intero pianeta.

Volenti o nolenti, senza l’apporto dei sovietici il nazismo difficilmente sarebbe stato sloggiato dall’Europa, e la Germania (con la cancelliera Merkel, ex comunista della Germania Est in primis) ne dovrebbe sapere qualcosa.

Un’Europa senza memoria storica, che faccio sempre più fatica a capire. 

Il mio omaggio al popolo russo con una celebre canzone tutt’altro che bellicista, ma adatta all’ora notturna del post: “Mezzanotte a Mosca” (1955), di Vasily Soloviov-Sedoy, su testo di Mikhail Matusovsky.

Se poi a cantarla è la Netrebko (e Hvorostovsky) allora il boicottaggio non ha proprio senso.



Un altro indimenticabile duello musicale. Casablanca





Stasera alla TV ho rivisto per l’ennesima volta il film “Casablanca” (1942) di Michael Curtiz, con Humphrey Bogart e Ingrid Bergman protagonisti.

Inutile fare dei commenti su questo capolavoro assoluto.  Dirò solo che quando, nel fare zapping tra i vari canali televisivi, mi ci imbatto, depongo il telecomando, distendo comodamente le gambe sul tavolino e sono “costretto” a vedere tutta la pellicola fino alla battuta finale di Bogart (Rick): 
“Louis, penso che questo sia l’inizio di una bella amicizia!” (Louis, I think this is the beginning of a beautiful friendship).

Non parlerò neppure della fantastica colonna sonora,  con la canzone As Time Goes By (Mentre il tempo passa), e quella frase “Suonala ancora, Sam” (Play it again, Sam) pronunciata da una leggendaria Ingrid Bergman (Ilsa), frase resa celebre anche dal titolo di una commedia di Woody Allen e dal film omonimo con Allen protagonista.

Mi soffermerò invece sulla scena di un altro duello musicale e virtuale, questa volta canoro, che avviene nel locale di Rick (tutto il film in pratica è in questo interno), tra militari tedeschi e avventori francesi e filofrancesi. Siamo nel pieno della II Guerra mondiale. La guerra si combatte anche con i canti patriottici.

Ai nazisti, padroni della Francia, che iniziano a cantare “Die Wacht am Rhein” (La Guardia al Reno) rispondono con uno scatto di orgoglio nazionalistico  i loro oppositori con la Marsigliese.

Una scena madre. Di quelle che hanno fatto la storia del cinema.

E la storia umana.



lunedì 4 maggio 2015

Benvenuto pianoforte!





Google celebra con un bel doodle il 360° anniversario della nascita di Bartolomeo Cristofori, il geniale inventore del pianoforte, o per essere più precisi, del “gravicembalo con il piano e il forte”.

Iniziò così alla fine del 1600 a Firenze alla corte dei Medici l’avventura di quello che diverrà il re degli strumenti (violino permettendo), con la sua straordinaria carica espressiva.

Senza pianoforte non sarebbe immaginabile la musica di Mozart, Beethoven, Chopin, Schubert, Schumann, Liszt e via dicendo.

Lo strumento ha dato occasione per celebri duelli virtuosistici: Clementi-Mozart, Beethoven-Steibelt, Liszt-Thalberg...

Ma anche a un indimenticabile duello “virtuale” tra Jelly Roll Morton e Lemon Novecento nel film di Giuseppe Tornatore “La leggenda del pianista sull’oceano” (1998).

Jelly Roll Morton è stato realmente un famoso pianista (sedicente inventore del jazz), mentre Danny Boodman T.D. Lemon Novecento è frutto della fantasia di Alessandro Baricco, a cui si è ispirato Tornatore per il suo film.

La sfida tra i due pianisti è immaginata nel transatlantico Virginian, e i brani che Jelly Roll Morton esegue sono sue reali e famose composizioni: Big Fat Ham, The Crave, Fingerbreaker

Il brano Enduring Movement invece, con cui “Novecento” si aggiudica il match, è di uno straordinario Ennio Morricone in versione virtuosistica, che ha preso spunto dal Volo del Calabrone di Rimskij-Korsakov.

Quelle rapidissime mani che nel film si moltiplicano e scorrono sulla tastiera per suonare l’impossibile brano di Morricone sono della pianista Gilda Buttà, di Patti (1959).

Davvero brava! 

E benvenuto pianoforte!



venerdì 1 maggio 2015

Expo 2015 e Primo Maggio. Auguri!





C’è qualcosa di profondo che unisce l’Expo 2015 di Milano, che oggi apre i battenti, e la Festa del  1° Maggio.

Ovviamente non è solo la coincidenza delle date.

Un aspetto essenziale accomuna i due eventi. “Nutrire il Pianeta, Energia per la Vita” è il filo conduttore della Expo internazionale milanese, alla quale partecipano ben 139 nazioni. 
E il lavoro è ciò che permette agli esseri umani la sopravvivenza nel pianeta.

La mancanza di cibo e di lavoro sono purtroppo realtà drammatiche anche in questa nostra epoca ipertecnologica.

C’è chi muore di fame e chi di malattie legate alla sovralimentazione. 
C’è chi manca di tutto e chi vive nello spreco quotidiano.

I grandi padiglioni della Expo porteranno a conoscere in maniera diretta l'eccellenza e i problemi delle singole nazioni.

Il 1° Maggio sarà un’occasione per riflettere sul modello di sviluppo di questa nostra società sperequata e carente nel settore occupazionale. E un mondo in crisi di lavoro è un mondo senza futuro.

Ma io ritengo che non basti soltanto la buona volontà dei Governi per ottenere un’equa ripartizione dei beni, uno sviluppo sostenibile, un incremento dell’occupazione. Buona volontà necessaria, certo, ma non sufficiente.

Bisogna avere il coraggio di riconoscere che il mondo e quanto esso contiene appartiene a Dio, e solo facendo riferimento a Lui potremo riconoscere l’unità del genere umano, considerare gli altri come fratelli, e la terra come un un bene che ci è dato in custodia.

Altrimenti, passato il 1° Maggio e chiusa al 31 ottobre l’Expo, tutto rimarrà come prima e l’uomo continuerà nell’egoistica ricerca del proprio interesse.

Per questo voglio festeggiare facendo riferimento anzitutto a Colui che “ci dà il pane quotidiano”, anche se pensiamo che tutto venga da madre natura e dalle nostre forze.

Ascoltiamo perciò il mirabile “Padre Nostro” musicato da Arvo Pärt.

Buon 1° Maggio ed eccellente riuscita della Expo Milano 2015!