Quanto la musica classica abbia influito nella musica attuale
non c’è bisogno di sottolinearlo. Il repertorio classico è stato praticamente saccheggiato, in
maniera più o meno velata, più o meno spudorata.
Bach, Handel, Vivaldi, Marcello, Pachelbel, Telemann,
Boccherini, Mozart, Beethoven, Chopin, Schubert, Brahms, e via dicendo, forse
si rivolteranno nella tomba nel sentire i loro capolavori associati a
detersivi, pannolini, bevande, biscotti, salumi, materassi, accessori da cucina,
e da toilette...
Più dignitoso, e anzi, spesso molto appropriato l’uso dei
classici nelle colonne sonore dei films.
Anche il mondo della canzone ne ha fatto largo uso, magari
in maniera dissimulata.
C’è invece un filone della musica rock, il “rock progressivo”
(prog rock), che si è appropriato
della musica colta in maniera aperta, trapiantandola direttamente nei ritmi e
nelle atmosfere sonore dei nostri tempi.
Ho già ricordato in altri post i gruppi italiani dei New
Trolls e dei Delirium, nonché celebri gruppi stranieri come Procul Harum, Genesis e Pink Floyd.
Vorrei sottolineare oggi l’apporto della band inglese dei Jethro Tull,
che alla riscoperta del mondo classico in salsa rock ha dato uno dei primi e maggiori
contributi.
Formidabile fu la riscoperta della “Bourrée” in Mi minore di
J. S. Bach (V Movimento della I Suite per liuto; BWV 996);
e fu in particolare questo brano (col titolo "Bourée) a decretare il successo dell’album “Stand Up” della
band nel 1969 e a spianarle il successo.
Da apprezzare l’esecuzione al flauto traverso del leader del
gruppo Ian Anderson, ben assecondato dal bassista Glenn Cornick.
Lo stesso brano è stato ripreso dai Jethro Tull nel loro ultimo album ufficiale, "Christmas Album", del 2003. Ian Anderson è più fedele alla scrittura di Bach, e più abile nel suono del flauto.
Un amore dall'inizio alla fine.
Ma a noi andava bene anche quello meno perfetto del 1969, quello che ho postato.
Troppo bello!







