domenica 18 ottobre 2015

Bach, autore rock (progressivo)




Quanto la musica classica abbia influito nella musica attuale non c’è bisogno di sottolinearlo. Il repertorio classico è stato praticamente saccheggiato, in maniera più o meno velata, più o meno spudorata.

Bach, Handel, Vivaldi, Marcello, Pachelbel, Telemann, Boccherini, Mozart, Beethoven, Chopin, Schubert, Brahms, e via dicendo, forse si rivolteranno nella tomba nel sentire i loro capolavori associati a detersivi, pannolini, bevande, biscotti, salumi, materassi, accessori da cucina, e da toilette...

Più dignitoso, e anzi, spesso molto appropriato l’uso dei classici nelle colonne sonore dei films.

Anche il mondo della canzone ne ha fatto largo uso, magari in maniera dissimulata.

C’è invece un filone della musica rock, il “rock progressivo” (prog rock), che si è appropriato della musica colta in maniera aperta, trapiantandola direttamente nei ritmi e nelle atmosfere sonore dei nostri tempi.

Ho già ricordato in altri post i gruppi italiani dei New Trolls e dei Delirium, nonché celebri gruppi stranieri come  Procul Harum, Genesis e Pink Floyd.

Vorrei sottolineare oggi  l’apporto della band inglese dei Jethro Tull, che alla riscoperta del mondo classico in salsa rock ha dato uno dei primi e maggiori contributi.

Formidabile fu la riscoperta della “Bourrée” in Mi minore di J. S. Bach (V Movimento della I Suite per liuto; BWV 996); e fu in particolare questo brano (col titolo "Bourée) a decretare il successo dell’album “Stand Up” della band nel 1969 e a spianarle il successo.

Da apprezzare l’esecuzione al flauto traverso del leader del gruppo Ian Anderson, ben assecondato dal bassista Glenn Cornick.

Lo stesso brano è stato ripreso dai Jethro Tull nel loro ultimo album ufficiale, "Christmas Album", del 2003. Ian Anderson è più fedele alla scrittura di Bach, e più abile nel suono del flauto. 

Un amore dall'inizio alla fine.

Ma a noi andava bene anche quello meno perfetto del 1969, quello che ho postato.

Troppo bello!




venerdì 16 ottobre 2015

Tempo variabile e adeguate contromisure




In questi giorni assistiamo a continui cambiamenti di tempo. È l'autunno; anche la natura ha i suoi sbalzi d'umore.

Non possiamo farci niente, ovviamente. Possiamo solo adeguarci nel miglior modo possibile.

E per adeguarmi a quest'atmosfera variabile, mi piace riascoltare la bellissima "Aria con variazioni" di Girolamo Frescobaldi (1583-1643), uno dei padri fondatori della musica organistica.

Il brano è scritto per organo, ovviamente.  La presento però in una bella trascrizione di Andrés Segovia (1893-1987).

Per chitarra classica, ovviamente.



martedì 13 ottobre 2015

Quando vado dal dentista...





















Stamani avevo l'appuntamento col dentista...



Quando vado dal dentista
mi si annebbia anche la vista;
il suo studio mi rattrista,
la paura mi conquista.

“Si rilassi, stia normale,
non le faccio nessun male!”
Ma di un trapano fatale
sento il suono micidiale.

“Apra bene ora la bocca.
Le fa mal se qui si tocca?”
Ma la lingua non si sblocca,
la paura ormai mi blocca.

Il dottor comincia allora
la sua opra che addolora:
imperterrito lui fora
sopra, sotto, dentro e fòra.

Per fortuna lì presente
c’è una giovane assistente
ed inver assai avvenente,
e mi allevia il mal di dente.

Col suo fare premuroso,
e il suo seno prosperoso,
mi distrae dal doloroso
trapanar nel dente boso.

Quando il duol diventa  un fuoco,  
l’assistente è troppo poco;
il mio cuor è messo in gioco,   
e Apollonia Santa invoco.

Qualche santo mi ha aiutato:
il dolore ho sopportato,
il dentista ha ben oprato
ed il dente è ben turato.


Con sorriso. Amicusplato.



venerdì 9 ottobre 2015

Er sindaco Marino (pasquinata)






Er sindaco Marino s’è dimesso,
ha lasciato, mortacci, la poltrona;
ma prima de finire dentro ar cesso
lo stronzo ha rotto er culo a ‘gni persona.

Ha fatto, anvedi te, girà la capa 
a li tranvieri, a vigili, a spazzini,
a li romani, a cardinali e ar Papa, 
a l'America e Italia, e pure a Orfini.

È sceso da le Stanze Campidoje,
ha preso l’auto parcheggiata male,
e con er bancomatte comunale
se n’è annato a magnà co la su moje.





Amicusplato


giovedì 8 ottobre 2015

Da Lepanto a Papa Francesco




Ci sono delle date che sono scolpite nel bronzo della storia, date incancellabili per la loro importanza e per il loro significato.

Il 7 Ottobre 1571 è una di quelle date. A Lepanto, nel golfo di Corinto, la flotta cristiana sconfisse l’imbattibile (fino ad allora) flotta turca, fermandone l’avanzata nella conquista del Mediterraneo.

Il fatto venne considerato strepitoso, anzi, miracoloso, tanto che il papa del tempo S. Pio V lo attribuì all’intercessione della Madonna del Rosario, e volle che questo giorno fosse a Lei dedicato.

Certamente fu un evento straordinario, perché la flotta cristiana era inferiore di numero in uomini e mezzi, e fino ad allora le navi turche avevano dominato praticamente incontrastate il Mediterraneo.

Fu un evento straordinario anche perché per la prima volta le nazioni cristiane europee, sempre in lotta tra di loro, di fronte alla minaccia turca che stava per chiudere l'Europa in una tenaglia - per mare e per terra - fecero fronte comune.

Molto si adoperò il Papa per formare questa “Lega Santa”. E molto influirono gli orrendi misfatti perpetrati dai turchi nella conquista di Cipro (1570-71), che apparteneva alla Repubblica di Venezia, in particolare nella capitale Nicosia, e soprattutto nella piazzaforte di Famagosta.
Tutti i difensori vennero passati per le armi, contro gli accordi di capitolazione, e il generale Marcantonio Bragadin venne addirittura spellato vivo per non aver voluto rinunciare alla fede cristiana. 
La sua pelle, impagliata, fu issata nell’albero maestro della nave ammiraglia e portata come macabro trofeo a Istanbul. Con un colpo di mano i Veneziani poi riuscirono a impadronirsene e riportarla in patria.

Il fatto suscitò orrore in tutto il mondo cristiano e rese più convinta la Serenissima nel partecipare con la sua potente flotta alla Lega Santa. 

Le agili navi veneziane, nell’angusto teatro di guerra, si mossero con grande abilità e le massicce galee turche non riuscirono a manovrare con altrettanta destrezza. Episodi di straordinario valore sono riferiti dalle cronache del tempo, compiuti dagli abilissimi soldati spagnoli, dai Cavalieri di Malta, dai Cavalieri toscani dell’Ordine di S. Stefano, e da altri equipaggi ancora.

Alla fine la flotta turca venne in gran parte distrutta. Iniziò così il declino dell’impero ottomano.

Commovente la liberazione di 15.000 (!) schiavi cristiani costretti ai remi. Fatti sbarcare a Porto Recanati, portarono in pellegrinaggio le loro catene al Santuario della Madonna di Loreto. Con queste catene furono costruite le cancellate davanti agli altari delle cappelle. 

Poitiers (732), Lepanto (1571), Vienna (1683), luoghi in cui il mondo cristiano si difese, ripeto, si difese dagli attacchi militari islamici. Tre date che ci fanno capire molto della storia del passato, e ci sono di ammonimento per il presente e per il futuro.

Oggi Papa Francesco è a capo di un’altra “Lega Santa”, quella per convincere l’Europa e il mondo intero a fare pace tra popoli e nazioni.

Di fatto si deve dire che gli orrori di Nicosia e Famagosta continuano ancora. I cristiani sono fatti oggetto di ogni genere di persecuzione e le radici di questa violenza vengono da lontano, come si vede. Sarebbe l’ora che i fanatici islamisti, seguaci del “profeta”, depongano la scimitarra.

Il mondo è andato avanti, dopo Lepanto.

Per questo mi piace ascoltare il più grande musicista della Serenissima Repubblica di S. Marco, e uno dei massimi geni musicali di ogni tempo, in una pagina che fa cadere le armi dalle mani solo ad ascoltarla. 

Dal "Gloria" di Antonio Vivaldi: “Et in terra pax hominibus bonae voluntatis”, pace in terra agli uomini di buona volontà.

Esegue un’Orchestra e un Coro armeni. Gli Armeni ne sanno qualcosa di persecuzioni...


venerdì 2 ottobre 2015

Fuori di testa



















Fuori di testa il pazzo criminale che ieri ha fatto strage di studenti cristiani (9 giovani) in un campus universitario dell’Oregon.

Fuori di testa i soliti Boko Haram che in Nigeria hanno fatto esplodere 5 ragazzine (una aveva 9 anni!) per compiere un attentato kamikaze davanti a una moschea, in cui sono morte una quindicina di persone, comprese le ragazzine.

Fuori di testa (il successo spesso va al capo) i costruttori della Volkswagen, che hanno truffato milioni di persone, e l’ambiente.

Fuori di testa Ignazio Marino che pretende di suggerire al Papa quello che dovrebbe dire, per coprire le proprie marachelle.

Fuori di testa il suo assessore ai trasporti, Stefano Esposito, che bestemmia in Campidoglio durante il Consiglio comunale. E discuteva del Giubileo...

Fuori di testa i parlamentari, che oggi hanno ridotto il Senato italiano a un bordello, con gesti e parole da postribolo.

Fuori di testa (o troppo furbo) il proletario Nichi Vendola, che se ne va in pensione con oltre 5600 euro al mese (lordi), a 57 anni di età, dopo un massacrante “lavoro” politico di 10 anni, e con una misera indennità di quasi 200.000 euro. Tutto a vantaggio della classe operaia, ovviamente, e di chi va in pensione dopo almeno 40 anni di lavoro (vero) e a 67 anni di età.


Si salvi chi può!



lunedì 28 settembre 2015

Luna rossa e pensiero debole


















Ho aspettato la “luna rossa”, uno degli spettacoli astronomici del secolo; ma finora ho visto solo cielo coperto da prosaiche nubi biancastre.

Mi è dispiaciuto, anche per l’orario, benché per me fare le tre/quattro di notte non sia cosa infrequente. Ma insomma...

Deve essere il momento attuale, che riserva sorprese.

Ti aspetti la Juve prima in classifica, e te la trovi nei bassifondi con un’ennesima sconfitta.

Ti immagini le auto tedesche come sinonimo di perfezione, e te le ritrovi da rottamare come le Trabant di triste memoria.

I "maestri" del pensiero laico (laicista), che credono di capire la realtà, prevedevano per il viaggio di Papa Francesco negli USA un clamoroso flop; hanno dovuto assistere alla più grande manifestazione di popolo mai vista negli Stati Uniti, a detta perfino del laico New York Times. 

Eh, non è facile prevedere gli eventi atmosferici, e la luna rossa coperta da nubi bianco-rossastre ce lo ricorda. Ma ancor più difficile prevedere il soffio dello Spirito Santo; e il Papa acclamato da deboli e potenti negli States non rientrava certo negli schemi del "pensiero debole".

Per i maestri del pensiero debole (in ogni senso), per gli emuli dei costruttori delle Trabant, per gli amanti del calcio di fede bianconera e per i sonnambuli della luna rossa (tra queste due ultime categorie ci sono anch’io), sono giorni (e notti) difficili.

Andiamo a letto.

Ma è l’ora di alzarsi...


mercoledì 23 settembre 2015

Deutschland über alles...





"Germania sopra tutto", migliore di tutti, più brava di tutti.

Sì, anche nelle furbate.

Ma c’è sempre qualcuno che è più furbo di te...

Non oso immaginare cosa avrebbero detto i "Deutschen" se a fare la mega-truffa della Volkswagen in USA fosse stata un’azienda italiana. Ci avrebbero coperti di insulti e di letame, e la Merkel avrebbe chiesto come minimo il bando di tutto ciò che d’italiano si muove sulle strade, dalle Ferrari alle biciclette.

Ma noi siamo magnanimi. Ci limitiamo al geniale sarcasmo di Totò, del film "I due Marescialli" di Sergio Corbucci (1961).

E a proposito di F1. A parte la défaillance di Singapore, dopo tutte queste vittorie della Mercedes, in luogo dei soliti ispettori si potrebbe mandare quegli sconosciuti meccanici americani che hanno scoperto il marchingegno truffaldino della VW, a dare un’occhiata anche alle vetture del fu sig. Benz?

Perché di furbate la Mercedes, in F1, ne ha fatte diverse ormai. 

Pur riconoscendone i meriti, ovviamente.





lunedì 21 settembre 2015

Qualcuno volò sulla gabella di S. Matteo




Nella festa di S. Matteo auguri a tutti i Matteo, affinché facciano onore al nome che portano; specialmente quelli che siedono nei posti della "pubblica gabella", lasciata libera dall’Apostolo per seguire Gesù.

In altre parole, che non rimangano “pubblicani”, cioè ladri appatentati, ma servitori del popolo con la parola e soprattutto con le azioni. Meno tasse e più equità (e magari meno Equitalia...).

Prima che arrivi la mezzanotte e il giorno finisca, non si può non ascoltare in onore del grande Apostolo ed Evangelista un brano dell’opera che più lo onora: la "Passione secondo Matteo" di J.S. Bach.

Si tratta come noto di un’opera grandiosa, sia per bellezza che per durata (oltre tre ore di musica).
Andrebbe postata tutta, ma limitiamoci all'indispensabile...

Verrebbe da postare qualcuno dei soliti brani imperdibili: il grande Coro iniziale, così come quello finale, il commovente pianto di Pietro, il corale “O capo insanguinato”, e via dicendo.

Posterò invece una della Arie più brevi, ma non meno sublimi: Gebt mir meinen Jesum wieder (Ridatemi il mio Gesù).

Sono le parole di intensa supplica, cantate dal Basso, dopo che Giuda ha restituito il denaro del tradimento gettandolo ai piedi dei farisei.

Già, il denaro... Nella festa di S. Matteo dovrebbe far riflettere.


Gebt mir meinen Jesum wieder!
Seht, das Geld, den Mörderlohn,
wirft euch der verlorne Sohn
zu den Füßen nieder!

Ridatemi il mio Gesù!
Guardate, il denaro, il salario di omicidio,
il figlio perduto getta contro di voi,
ai vostri piedi!



domenica 20 settembre 2015

A Cuba con Papa Francesco e il Che



Chi ha assistito oggi alla Messa celebrata da Papa Francesco a L’Avana in Piazza della Rivoluzione davanti a mezzo milione di persone, non ha potuto fare a meno di notare oltre alla figura del Papa anche quella- in effigie - di Che Guevara.

Due figure a prima vista opposte. L’emblema della pace l’uno, il simbolo della lotta armata il secondo; il testimone principale della fede cristiana, il militante anticlericale e ateo.

Eppure tra i due ci sono molte cose che li accomunano.

Anzitutto la nazionalità: ambedue argentini.

Ambedue portatori di un forte messaggio di giustizia sociale.

Ambedue in lotta con le vergognose sperequazioni economiche tra chi possiede tutto e chi non possiede nulla.

Ambedue applauditi e accolti trionfalmente dal popolo cubano.

Ma come è possibile tenere insieme l’immagine di Papa Francesco e del Che nella “Plaza de la Revolution” de l’Avana castrista?

Forse perché il messaggio evangelico accomuna tutti e due, consapevolmente o meno.

Così, caduto dopo oltre 50 anni il mito della giustizia violenta, estranea al Cristo, è rimasto nel cuore del popolo cubano il cuore del messaggio cristiano: la giustizia nella pace e nella fratellanza tra i popoli.

Una giustizia da ottenere senza le ingiustizie di una dittatura militare e di un’ideologia totalitaria che non ha servito l’uomo, ma lo ha oppresso.

Una giustizia ottenuta con ben altri mezzi, perché, come ha detto il Papa, il popolo cubano “è un popolo che cammina, che canta e loda”.

E lo abbiamo visto e sentito. 

Grande Papa Francesco!



sabato 19 settembre 2015

Tutte le strade portano a Roma



























Scommetto che anche la rotta balcanica dei profughi-migranti-clandestini (scegliete voi i termini) finirà per portare non in Germania, ma in Italia. Come?

Già si fanno le analisi dei flussi e ci si prepara al peggio. La Boldrini direbbe, al meglio.

Dall’Ungheria non si passa. La Croazia lascia un passaggio (uno solo) per la Slovenia. La Slovenia lascerà passare verso l’Austria, che è la via diretta per la Germania. Ma l’Austria ha sempre bloccato i profughi-migranti-ecc- alle sue frontiere e li ha rispediti in Italia.

A questo punto, cosa possono fare quest’ ultimi? Dalla Slovenia passare direttamente in Italia per la frontiera di Trieste e Gorizia.

I giornali dicono che già si prepara una task force per quel tratto confinario.

Ve la immaginate una task force italiana che respinge migliaia di persone? Ma figuriamoci! È molto più probabile che vada addirittura a prenderle in pulmman in Slovenia e portarle in Italia, per risparmiar loro la fatica del viaggio. Del resto le nostre (e altrui) navi non vanno in acque (quasi) libiche per rifornirci di clandestini? Soltanto ieri ne hanno portati oltre 2000. Nessuno più ne parla, ovviamente. È come un fatto scontato, ormai.

Ma quando arriveranno anche da Nord, oltre che da Sud, e forse anche dall'Albania, allora sarà davvero il colmo. In tutti i sensi.

La Spagna ha da anni innalzato muri e barriere ai suoi confini, e spara a chi tenta di passare. L’Inghilterra ha detto che non vuole clandestini, e che andrà prelevarli da sé direttamente alla fonte (in Siria); umorismo anglosassone per dire che non vuole questa gente. La Finlandia innalza muri "umani" alla frontiera con la Svezia. La Francia abbiamo visto cosa fa a Ventimiglia e a Calais...

Avevano ragione gli antichi. Tutte le strade portano a Roma.

Sia chiaro. Non ce l'ho con questi disperati in cerca di una vita migliore.

Ce l'ho con chi sta trattando l'Italia come la scema del villaggio-Europa.




giovedì 17 settembre 2015

L'Ungheria e gli altri




L’Ungheria è oggi nell’occhio del ciclone per il muro e il reticolato che ha innalzato ai suoi confini per impedire l’ingresso di clandestini nel suo territorio.

Ieri si è svolta una vera e propria “battaglia” tra le migliaia di emigranti e le forze dell’ordine magiare schierate a difesa delle barriere.

Non è stato un bello “spettacolo”, certamente. In effetti, respingere le persone con la forza non è mai un bel vedere. Specialmente se queste persone hanno fatto un migliaio e più di km, tra sacrifici di ogni genere.

Detto questo, faccio due considerazioni, senza lasciarmi condizionare né dal “politicamente corretto”, sempre di gran moda, né dall’ideologia opposta, cioè quella del bastian contrario.

La prima è di carattere storico-sociale.

L’Ungheria ha subito nel corso del tempo molte invasioni e occupazioni, e negli ultimi secoli in particolare quelle turche, quelle austriache e quelle sovietiche. Sono state tutte drammatiche. Le battaglie del popolo magiaro per liberarsi da quei gioghi sono epiche. Basterà ricordare il re Mattia Corvino contro i Turchi, l’insurrezione del 1848 contro l’impero asburgico sotto l’impulso di Sándor Petőfi,  l’insurrezione del 1956 contro l’Unione Sovietica, guidata da Imre Nagy.

Da pochi decenni, dopo la caduta dell’impero sovietico, ha potuto finalmente riacquistare la sua libertà e la sua dignità di popolo sovrano, la sua identità.

Come si fa a non capire che un flusso incommensurabile di persone  provenienti da ogni dove, e praticamente ignote, può mettere in crisi una società che si è a mala pena rimessa in sesto da pochissimo tempo?

La seconda considerazione riguarda questi flussi “migratori”.

Vedere migliaia e migliaia di giovani-non-si-sa-chi “pretendere” di entrare con la forza in casa altrui (l’Ungheria non è casa loro), dare battaglia alle forze dell’ordine, cercare di smantellare le barriere di recinzione, non è stato un bello spettacolo neppure da parte di questi elementi.

Per dirla tutta, è un brutto segno. Entrare in Europa, per questi tali, sembra ormai un diritto acquisito; passare o restare, non farsi registrare, andare dove vogliono, è il loro modo di vedere le cose.

Se l’Europa non trova alla svelta la maniera di regolare questi flussi, e rispedire al (paese) mittente la maggior parte di questi tali, che non hanno i requisiti dell’accoglienza, ci ritroveremo con qualche brutta sorpresa.

Spero di no, ovviamente.



Nella clip, il grande canone "A magyarokhoz" (1942) di Zoltán Kodály, su parole del poeta ungherese Dániel Berzsenyi (1807). Un inno alle glorie della storia ungherese.



lunedì 14 settembre 2015

Nel segno della Croce (Taizé)




Oggi, 14 settembre, è la Festa della Santa Croce.

Strumento di morte e di ignominia per gli antichi, è diventato il simbolo della nostra salvezza.
Anche di quelli che non ci credono e che perfino la combattono.

Senza la Croce di Cristo il mondo sarebbe ancora nella mentalità schiavista, bellicista, razzista, imperialista del mondo romano, che pure era la più alta espressione della civiltà dei suoi tempi.

Anche oggi purtroppo ci sono di quelli che mettono in croce i cristiani (nel senso vero e proprio del termine), o li uccidono in altri modi non meno barbari, li torturano, li perseguitano, li vogliono cancellare dai loro luoghi di origine, per imporre modelli di ideologie peggiori di quelli del tempo romano.

Per questi carnefici c’è la condanna di Dio e della storia.

Ma la Croce di Cristo è vessillo di salvezza. Come dimostra anche la fuga verso l’Europa di tanti disperati. 
Quell’Europa che ha nel Cristianesimo le sue radici e che porta in molte delle proprie bandiere nazionali il segno della Santa Croce.

Esprimo la mia gioia nella salvezza portata da Cristo, con un canto di Taizé  del grande Jacques Berthier: “Crucem tuam”.

Crucem tuam adoramus Domine, Resurrectionem tuam laudamus Domine.
Laudamus et glorificamus.
Resurrectionem tuam laudamus Domine.

Adoriamo, Signore, la tua Croce; lodiamo la tua Resurrezione.
Lodiamo e glorifichiamo. 
Lodiamo, Signore, la tua Resurrezione. 



venerdì 11 settembre 2015

11 Settembre. In memoriam!





L’11 Settembre 2001 ha segnato per sempre la storia umana.

Nel suo lato peggiore, nel segno della malvagità e della ferocia.

La vitalità della “città che mai non dorme” è stata ferita mortalmente.

La bellezza delle Torri Gemelle, innalzate al cielo come moderne colonne michelangiolesche, è stata cancellata dalla brutalità di un cieco fanatismo.

Bestemmiando il nome di Dio si è condannato ancora una volta l’innocente, colui che non ha potuto opporre resistenza.

Voglio onorare la memoria di questo giorno con uno dei brani più belli della storia della musica: il “Crucifixus” di Antonio Lotti (1667-1740).

Un coro ad otto voci miste (BBTTCCSS) ci fa rivivere la Passione di Cristo, e quella delle innocenti vittime del nuovo “Calvario” nel cuore di Manhattan.

Ma, analogamente a quella di Cristo, la morte degli innocenti dell’11 Settembre non è stata vana.

Il male non vincerà.




Crucifixus etiam pro nobis
sub Pontio Pilato
passus et sepultus est.

Fu anche crocifisso per noi,
sotto Ponzio Pilato,
patì e fu sepolto.




giovedì 10 settembre 2015

Caro Papa Francesco...












Da sincero cattolico ho un amore filiale verso il Papa, e un’ammirazione particolare verso Papa Francesco.

La stragrande maggioranza delle cose che dice mi trova d’accordo.

Ma sulla questione degli immigrati, che stanno invadendo l’Italia e l’Europa, Papa Francesco sta esagerando. A mio modesto parere, ovviamente, ma anche a parere di molti vescovi e di intere comunità nazionali (cattoliche).

Francesco non può invocare l’accoglienza di tutti e di tutto, non può prendersela con i confini delle nazioni come se fossero crimini contro l’umanità (anziché valori di civiltà), non può pensare che l’Italia possa sostenere l’impatto di un flusso continuo di migliaia di persone a cui non possiamo dare praticamente nulla, se non l’elemosina. Il lavoro manca anche agli italiani, l’economia arranca paurosamente, l’ordine pubblico è allo stremo (chi si azzarda ormai a uscire di notte da solo/a?).

Caro Papa Francesco. Ammiro la tua attenzione alle “periferie” del mondo, la tua lotta contro la mentalità egoistica dello “scarto”, il tuo desiderio di aiutare i poveri e gli emarginati, e perfino i delinquenti. È il vero spirito evangelico.

Ma ti faccio umilmente notare  che le periferie del mondo sono già presenti drammaticamente qui in Italia, che moltissime nostre famiglie stanno passando o sono già passate a situazioni di “scarto” con la perdita del lavoro e dei propri beni (e perfino della vita!), che poveri ed emarginati fanno da triste spettacolo ai bordi delle strade e delle stazioni. Non parliamo della delinquenza, che spesso non viene più nemmeno punita, tanto è diffusa e quotidiana.

In questa situazione, che genere di accoglienza può essere data alle migliaia di persone che sbarcano sulle nostre coste? Molte di esse diventano preda dello sfruttamento lavorativo, sessuale, delinquenziale. Ed è lesivo anche della dignità delle persone la semplice permanenza oziosa per anni, o a carico dello Stato o a danno dei cittadini.

Il governo italiano si vanta di aver salvato migliaia di vite umane dalla morte in mare. Va bene.
Ma non basta salvare migliaia di naufraghi. Dopo, devi offrire loro possibilità di vivere dignitosamente. E questo, lo Stato non riesce a farlo neppure per molti dei suoi cittadini.

“Il bene va fatto bene”, diceva S. Alfonso.

Se per fare del bene agli stranieri dimentico i miei connazionali, o li metto in difficoltà, non è un vero bene.

Anzi, c'è il rischio di ottenere l’effetto contrario. 

Cioè una crescente intolleranza.







martedì 8 settembre 2015

Ave Maria! (Puccini)




L’8 settembre è il giorno i cui si ricorda la Natività della Madonna.

Una festa cara ad ogni credente, e non solo. Maria Santissima è il fiore più bello dell’umanità, la piena di grazia, la Madre del Figlio di Dio, la nostra Madre celeste. Con il suo sì ha cancellato il no degli inizi del genere umano, e ha aperto di nuovo la porta alla speranza.

Tutti conosciamo la bellissima invocazione che le dedica Dante nell’ultimo canto del Paradiso:

“Vergine Madre, figlia del tuo Figlio,
umile ed alta più che creatura,
termine fisso d’etterno consiglio”...

Non meno bella la canzone che le dedica il Petrarca al termine del suo Canzoniere, della quale voglio qui ricordare l’inizio:

“Vergine bella che di sol vestita,
coronata di stelle, al Sommo Sole
piacesti sì che in te sua luce ascose;
amor mi spinge a dir di te parole”.

Tutti gli artisti nel corso dei secoli hanno fatto a gara nel dedicare alla Madre di Dio quanto di più bello potessero produrre.

Io ne ho già postati molti in questo blog.

Quest’anno voglio onorare la Natività della Madre di Dio con la suggestiva "Ave Maria" che apre coralmente l’opera “Suor Angelica” (1918) di Giacomo Puccini.

Un’opera tutta al femminile, che si svolge in un monastero del senese. L’atto unico si apre e si chiude proprio nel nome di Maria, che riscatta la tragica vicenda narrata. 
E sappiamo che Puccini, del celebre Trittico di cui Suor Angelica faceva parte, amava particolarmente quest'opera. Il grido finale rivolto a Maria ("Salvami!") non era evidentemente solo della suora morente.

L’altro 8 settembre (1943), quello dell’armistizio di Badoglio e della fuga del Re d’Italia, meglio lasciarlo nel dimenticatoio.


Ave Maria!



sabato 5 settembre 2015

Profughi e clandestini


















La stragrande maggioranza di coloro che stanno invadendo l’Europa sono musulmani.

Nei loro paesi ci sarà la guerra, nei loro paesi ci sarà la miseria; ma di fatto vediamo in questo esodo biblico tantissime donne velate con numerosi bambini al seguito; e il velo, come ben noto, è la carta d’identità dell’islam... Ovviamente gli uomini che li accompagnano sono islamici, e tra l’altro quasi tutti giovani.

Vogliono venire nell’Europa “cristiana”. Preferiscono stare tra gli “infedeli” (noi) che tra i “fedeli” (loro).

I conti non tornano. Se questa gente preferisce venire in Europa a costo di sacrifici immani,  vuol dire che l’islam non riesce oggi a creare nei luoghi dove domina le minime condizioni di esistenza per i suoi seguaci.
   
Non riesce a metter pace tra le fazioni in lotta, e non riesce a dare da mangiare alle popolazioni. E si tratta quasi sempre di paesi con potenzialità economiche enormi, non solo per il petrolio; cioè sostanzialmente ricchi.

Non parliamo poi dei diritti civili. Basta dire sharìa, jihad, califfi, e Attila sembrerà un benefattore del genere umano. Non si può distruggere il presente (e il passato!) in nome di Dio. O l’islam lo capisce, o cade nella condanna della storia, come altre ideologie aberranti.

L’Europa deve trovare il modo di accogliere chi veramente è in difficoltà a causa delle guerre e di persecuzioni varie. Ma al tempo stesso deve rimpatriare quelli che vengono da noi solo per tentare la sorte, e far prendere coscienza al mondo musulmano che i  problemi li deve risolvere in casa propria.

Ovviamente, con ogni aiuto umanitario possibile.

Ma affinché l’Europa non torni ad alzare muri e fili spinati, o a segnare con un numero nel braccio gli stranieri, come sta accadendo in questi giorni in Ungheria, Bulgaria e Repubblica Ceca, senza parlare di Spagna, Francia e Inghilterra, bisogna intervenire in modo umano, ma adeguato. Rapidi controlli e, ove necessario, rapidi rimpatri.

In Europa non c’è posto per tutti. E l’Africa è immensa.



Nella foto: Alla stazione di Budapest, in attesa di un treno per la Germania.



lunedì 31 agosto 2015

Agosto se ne va, in gondola




Finire questo torrido agosto in freschezza, e in bellezza.

Ci aiuta Felix Mendelssohn-Bartholdy con uno dei suoi incantevoli "Lieder ohne Worte", canti senza parole, per pianoforte: Venezianisches Gondellied, o se vogliamo, Barcarola Veneziana, dall' Op. 30, n. 6, Allegretto tranquillo, in Fa diesis minore.

Ho già postato un'altra celebre Barcarola di Mendelssohn, quella dall' Op. 19, n. 6, in Sol minore:

http://semperamicus.blogspot.it/2009/10/una-musica-per-sognare-mendelssohn.html

Ho un debole per Mendelssohn, autore poco conosciuto, a parte la sua Marcia Nuziale.

Un genio per la riscoperta di Bach e Mozart, e un genio per le sue composizioni, tra cui i 48 incantevoli Lieder ohne Worte.

Buon inizio di Settembre a tutti!



venerdì 28 agosto 2015

S. Agostino, e dintorni


 


“La vita è determinata da ciò che si ama, non da ciò che non si deve fare”.

Non è una frase di S. Agostino, di cui oggi celebriamo la festa, ma rispecchia certamente il suo pensiero.
Basti citare una sua celebre affermazione: “Ama e fa’ ciò vuoi!” (Dilige et quod vis fac).

Anche S. Giovanni della Croce riprende questo concetto fondamentale, quando scrive: “Al tramonto della vita saremo esaminati sull’amore”.

È il cuore del messaggio di Cristo, che dà pienezza a ciò che ogni essere umano porta certamente nel suo cuore: il sentimento dell’amore.

Solo l’amore realizza la vita, perché Dio è Amore.

La frase con cui ho aperto il post è di don Luigi Giussani. L’ho ascoltata (e appuntata ) in un corso da lui tenuto a Collevalenza nel 1979.

Una di quelle frasi che ti cambiano la vita.



Uniamoci alla comunità di Taizé con una invocazione allo Spirito Santo, Spirito di Amore. 
E di vero amore ce n'è proprio bisogno, oggi.


Holy Spirit, come to us.
Kindle in us the fire of your love.
Holy Spirit, come to us,
Holy Spirit, come to us!

Santo Spirito vieni a noi.
Accendi in noi il fuoco del tuo amore.
Santo Spirito, vieni a noi ,
Santo Spirito, vieni a noi!




sabato 22 agosto 2015

Carenze affettive...




Ci sono delle canzoni o dei brani musicali che ogni tanto devo riascoltare, quasi per una carenza di zuccheri a livello melodico-affettivo...

In ordine di priorità, first of all, Il Canto di Solveig, che non per niente ho messo come clip audio nel mio profilo di blogger. Ogni tanto devo riascoltarlo; se no, entro in crisi glicemica.

Poi (ma è un poi per modo di dire, siamo sempre a livelli clinici), Mattinata ("O Lola") della Cavalleria Rusticana, specialmente nella registrazione di Caruso del 1905. Ma va bene anche il mio caro amico Giovanni Pentasuglia, ottimo tenore, che amava cantarla nelle pause di riposo del nostro bel coro.

Quando però mi assale la nostalgia, allora bisogna che faccia ricorso alla canzone napoletana; e qui la scelta diventa infinita: si tratta solo di mettere mano al barattolo della nutella.

Ora è proprio il caso della nostalgia, per l'agosto che se ne sta andando, e con lui la stagione delle ferie e del riposo estivo, e tutto il loro fascino (anche se quest'anno il sole ci ha fatto sudare...).

Ripropongo "Tu ca nun chiagne" di E. De Curtis/L. Bovio (1915), nella clip malandata - ma molto efficace - di un film con Mario Merola: Giuramento, del 1982.

Pochi minuti per rialzare il livello degli zuccheri, e dei sentimenti.





martedì 18 agosto 2015

Hasta siempre!





Il 14 agosto scorso a Cuba è tornata a sventolare la bandiera statunitense nella riaperta ambasciata a L'Avana.  Era stata ammainata il 4 gennaio 1961 dopo la rivoluzione castrista del 1959.

Un passo avanti verso la riconciliazione di due nazioni vicine, ma così lontane nella ideologia. Cuba addirittura, nel 1962, ospitando i missili nucleari sovietici, fece correre il rischio di una guerra nucleare.

Protagonisti della rivoluzione comunista cubana furono Fidel Castro ed Ernesto Guevara de la Serna, più semplicemente il “Che” (era un intercalare di Guevara).

Che Guevara, autentico eroe della vittoria finale, con la Battaglia di Santa Clara,  venne poi ucciso nel 1967 in Bolivia. Ma il suo ricordo non morì con lui, anzi divenne un mito.
E non solo per le sue “imprese”, ma anche per particolari circostanze che, come talvolta accade, diventano parte sostanziale di una storia.  

Mi riferisco anzitutto alla celebre foto scattata da Alberto Korda nel 1960, e finita a decorare bandiere, capi d’abbigliamento, poster e gadget di ogni tipo.

La foto fu poi rielaborata con impianto serigrafico da Andy Warhol l’anno successivo, una delle geniali serie fotografiche del maestro della pop art.

Infine la canzone “Hasta siempre, Comandante!” del cubano Carlos Puebla, del 1965, prima della partenza del Che da Cuba per la Bolivia, e che postiamo.
La canzone compie 50 anni, interpretata da un’infinità di artisti, cominciando dall’autore.

La storia ha chiuso un capitolo e ne ha aperto un altro. Hegel direbbe tesi, antitesi e sintesi; il nostro Vico parlerebbe di corsi e ricorsi storici. Ma in tutto questo ha avuto grande importanza l'opera della Chiesa, che, nonostante la persecuzione, non ha mai cessato di lavorare per il bene del popolo cubano.

Di fatto l’epoca dei “barbudos” sta volgendo alla fine.

E Che Guevara rimane soprattutto legato a un' immagine eccezionale e ad una canzone non meno bella.

Il giudizio sulle sue azioni "militari" lo lasciamo ai posteri.



Hasta siempre!

Aprendimos a quererte
desde la histórica altura
donde el sol de tu bravura
le puso cerco a la muerte.

Estribillo:

Aquí se queda la clara,
la entrañable transparencia,
de tu querida presencia
Comandante Che Guevara.

Tu mano gloriosa y fuerte
sobre la historia dispara
cuando todo Santa Clara
se despierta para verte.

Estribillo

Vienes quemando la brisa
con soles de primavera
para plantar la bandera
con la luz de tu sonrisa.

Estribillo

Tu amor revolucionario
te conduce a nueva empresa
donde esperan la firmeza
de tu brazo libertario.

Estribillo

Seguiremos adelante
como junto a ti seguimos
y con Fidel te decimos:
!Hasta siempre, Comandante!

Estribillo


Per sempre!

Abbiamo imparato ad amarti
sulla storica altura
dove il sole del tuo coraggio
ha posto un confine alla morte.

Coro:
Qui rimane la chiara,
penetrante trasparenza
della tua cara presenza,
Comandante Che Guevara.

La tua mano gloriosa e forte
spara sulla storia
quando tutta Santa Clara
si sveglia per vederti.

Coro

Vieni bruciando la nebbia
come un sole di primavera,
per piantare la bandiera
con la luce del tuo sorriso.

Coro

Il tuo amore rivoluzionario
ti spinge ora a una nuova impresa
dove aspettano la fermezza
del tuo braccio liberatore.

Coro

Continueremo ad andare avanti
come fossimo insieme a te
e con Fidel ti diciamo:
Per sempre, Comandante!

Coro


giovedì 13 agosto 2015

Un po' di fresco dalla steppa




Questo caldo tropicale ci affatica nel corpo e nella mente.

Anche il computer se n'è accorto: la tastiera giace desolatamente abbandonata per intere giornate (e nottate).

Voglio provare a refrigerarmi un po' con una ventata musicale che viene dalla steppa russa: "Polyushka Polye", O amabile pianura, o pianura... Il brano è noto anche come "Canto delle pianure" (Song of the plains).

Per la verità si tratta in origine di un canto militare, scritto per il reclutamento nell'Armata Rossa al tempo di Stalin (1934) ed è parte della IV Sinfonia di Lev Knipper, musicista di grande valore. Autore del testo è Viktor Gusev. (Nella clip postata - un arrangiamento di Irfan Kaya - il testo non viene cantato).

Ma ormai l'Unione Sovietica non esiste più e neppure l'Armata Rossa. Questo canto è diventato un classico della tradizione russa e ha perso il suo originario significato guerresco.

Lasciamoci perciò rinfrescare dal vento della steppa. 

Il vento tonificante del "Canto delle pianure".




giovedì 6 agosto 2015

Trasfigurazione. L'uomo al bivio





Il 6 Agosto è il giorno di Hiroshima. Quest'anno è il 70° anniversario.

Più della scoperta dell’America, più della Rivoluzione francese, più della caduta del muro di Berlino, più dell'11 Settembre, lo scoppio della prima bomba atomica ha cambiato la storia umana.

Ogni altro fatto ha cambiato qualcosa; la bomba atomica ha cambiato l’uomo. Gli ha fatto prendere coscienza che l’esistenza stessa del mondo è nelle sue mani, ed egli può perfino dichiararne la fine.

L’atomica lanciata dal bombardiere Enola Gay ha cancellato Hiroshima per anni dalla carta geografica. Il suo bagliore accecante, e l’orrenda colonna di fumo seguita subito dopo, sono il simbolo di una trasfigurazione di morte, opera dell’uomo.

Il 6 Agosto è però anche la festa della Trasfigurazione di Gesù. Il Figlio dell’Uomo si manifesta come vero Figlio di Dio in una luce splendente.

È questa la trasfigurazione che dobbiamo cercare. Fare della vita umana e del mondo una realtà divina, luminosa, per quanto è dato alle nostre forze, e alla nostra fede per chi crede.

“L’umanità è entrata in una nuova era in cui la potenza della tecnologia ci pone di fronte a un bivio”. “Mai l’umanità ha avuto tanto potere su sé stessa e niente garantisce che lo utilizzerà bene, soprattutto se si considera il modo in cui se ne sta servendo. Basta ricordare le bombe atomiche lanciate in pieno XX secolo”. “Tutto è connesso. Se l’essere umano si dichiara autonomo dalla realtà e si costituisce dominatore assoluto, la stessa base della sua esistenza si sgretola, perché invece di svolgere il suo ruolo di collaboratore di Dio nell’opera della creazione, l’uomo si sostituisce a Dio e così finisce col provocare la ribellione della natura” (Papa Francesco,Lettera Enciclica Laudato si’, nn. 102, 104, 115).

In memoriam della immane tragedia del 6 Agosto 1945, la mesta, ma non disperata, “Élégie” in Do minore per violoncello e pianoforte (1880) di Gabriel Fauré.

Al violoncello la grandissima (appena diciassettenne) Jacqueline du Pré, in una esecuzione del 1962. Al piano Gerald Moore, un vero artista nell'accompagnamento.