martedì 26 luglio 2016

Assassinio nella Cattedrale. Stamani


















Sgozzare in Francia un sacerdote cattolico durante la celebrazione della S. Messa ci mancava, nella disgustosa casistica del terrorismo islamico. 

Una escalation dell'orrore, che fa comprendere con sempre maggior chiarezza (se ancora ce ne fosse bisogno) la motivazione di fondo di questi atroci attentati che stanno insanguinando l'Europa: la "guerra santa" all'infedele.  

È scritto nel corano, lo ha fatto Maometto; i califfi e poi i sultani se ne sono serviti per distruggere la civiltà cristiana intorno al Mediterraneo e oltre. 
Quello che accade oggi non è che la continuazione di questa lunghissima scia di sangue.

Questa volta i pericolosi infedeli erano un prete di 86 anni, due suore e alcuni popolani che stavano pregando. Il prete, Jacques Hamel, della parrocchia di Saint-Etienne-du-Rouvray, vicino a Rouen, aveva scritto ultimamente nel giornale parrocchiale:

"sentire l’invito di Dio a prenderci cura di questo mondo, e a farne, là dove abitiamo, un mondo più caloroso, umano, fraterno. Un tempo per l’incontro, con le persone a noi vicine, gli amici: un momento per prenderci il tempo di vivere qualcosa insieme. Un momento per essere attenti agli altri, chiunque essi siano".

I due jihadisti evidentemente non l'avevano letto; sono rimasti alla scimitarra. Affiliati all'Isis, sono stati poi uccisi dalle forze di sicurezza, allertate da una suora sfuggita agli attentatori.

Questo in sintesi il bollettino della guerra santa islamica in Normandia oggi: profanato un luogo sacro, tagliata la gola ad un prete di 86 anni e a un altro anziano, prese in ostaggio due suore e gente che prega. Nel nome di allah, il misericordioso.

Figuriamoci se fosse vendicativo...

Da oggi possiamo aggiungere alla lista dei santi martiri il sacerdote Jacques Hamel, al pari dei vescovi Oscar Romero e Thomas Becket, uccisi in epoche diverse nello stesso modo: nelle loro chiese, all'altare.

P. Jacques Hamel, prega per noi!



domenica 24 luglio 2016

Non è l'Isis. I morti di Monaco stiano tranquilli


















Sembra che il problema principale del nuovo orrendo attentato a Monaco di Baviera, in cui sono rimasti uccisi 10 giovani (tra cui l'attentatore) con decine di feriti, per la stampa tedesca ed europea sia una (surreale) dimostrazione che l'attentatore nulla abbia a che fare con l'Isis, la jihad, l'islam.

Si tratterebbe invece di un giovane fuori di testa, che avrebbe voluto vendicarsi di presunti torti subiti a scuola per parte dei compagni (ma ora non  sono in vacanze?)

Di fatto il presunto mentecatto, dal tipico nome germanico Alì, aveva una pistola da guerra, trecento proiettili, ed era di origini iraniane, se pur nato e vissuto a Monaco. Durante il massacro è stato sentito urlare "allah u akbar", che con la lingua tedesca ha ben poco a che fare.

Se i media tedeschi ed europei si accontentano di definirlo solo un pazzo scatenato (ma la gente del quartiere in cui è vissuto non lo ha descritto così), contenti loro. Ma i tedeschi han capito benissimo.

In alto loco non si vuol capire che il virus di odio portato dall'islamismo non ha bisogno di dichiarazioni di militanza, ma semplicemente di esecutori, chiunque siano e con qualunque mezzo: un tir, un'ascia, un'arma da guerra. Un jihadismo fai-da-te. 

Infatti nel mondo musulmano si è fatto festa per questa ennesima strage, e l'Isis ci ha messo pure il cappello sopra. 

Ora i poveri morti del Centro Commerciale Olimpia di Monaco possono riposare tranquilli: non sono stati uccisi da un fanatico musulmano dell'Isis, ma solo da un malato di mente che, non sapendo che fare, venerdì pomeriggio ha preso un'arma da guerra e 300 (trecento) proiettili e ha fatto una strage.

Ma i mass media europei ci verranno anche a dire che Cristo è morto dal freddo?

Un pensiero commosso e una preghiera per le vittime di questa ennesima orrenda furia omicida.





venerdì 15 luglio 2016

Il trionfo della morte a Nizza



















Non abbiamo finito di piangere le 23 vittime della sciagura ferroviaria della Puglia, quando ad essa si aggiunge l’orrore ancor più tremendo (se possibile) della strage di Nizza.

Non la fatalità, non l’errore umano, non l’obsolescenza dei sistemi di sicurezza, ma una furia omicida cieca e feroce ha spinto un terrorista islamico, Mohamed Lahouaiej Bouhlel, a lanciare a tutta velocità un tir nella Promenade lungomare in mezzo alla folla che festeggiava il 14 luglio, uccidendo 84 persone e ferendone più di un centinaio, di cui 18 in gravissime condizioni. Molti i bambini travolti e schiacciati, mentre guardavano i fuochi d’artificio...

Sappiamo cosa significhi il 14 luglio per i francesi e per tutto l’Occidente. È la presa della Bastiglia, simbolo della fine  dell’ancien régime e inizio della moderna democrazia.
Esattamente l’opposto dei sistemi islamici in genere: potere assoluto, dominio di pochi, asservimento del popolo con la sharia, indottrinamento sistematico ed eliminazione degli avversari e dei diversi.
Noi siamo gli infedeli, quelli che il corano dice di eliminare o di sottomettere all’islam. Una pseudo-religione più spettrale della Bastiglia, più oppressiva dell’ancien régime. Una cupa visione dell’uomo e (soprattutto) della donna.

Aveva ragione il grande storico belga Henri Pirenne: il medioevo non nasce con la caduta dell’impero romano, né con la calata dei barbari, ma con l’avvento di Maometto. I barbari si integrarono con i popoli latini, dando vita alla grande civiltà comunale e all’Europa moderna.
Maometto e i suoi califfi fecero di tutto invece per eliminare le tracce della nostra civiltà, finché si trovarono di fronte al vero fondatore dell’Europa: Carlo Magno.

Oggi di Carlo Magno è rimasto solo il nome, dato a un palazzo dell’Unione Europea a Bruxelles. Ma dentro a quei palazzi europei, di “magno” c’è rimasto solo il verbo "magnare".





lunedì 11 luglio 2016

Zoppica, ma vince



















Perdere la finale del campionato europeo, perdere in casa propria, perdere quando hai già preparato il pullman per i festeggiamenti, perdere quando sei favorito da tutti i pronostici, perdere quando hai eliminato proditoriamente dal campo il miglior avversario, e perdere se sei francese, allora è una débacle su tutta la linea, col sapore del ridicolo.

Eh sì. Quel pullman già pronto prima della partita con la scritta "Champions d'Europe. Merci" fa apparire la sconfitta dei "galletti" una umiliante beffa.

E quell'intervento rugbystico sul ginocchio di Cristiano Ronaldo, neppure punito dall'arbitro (!), che ha fatto fuori CR7 tra lacrime di dolore fisico e psicologico, privando il Portogallo del proprio leader, è una macchia sportiva che rimarrà nella memoria di tutti. Quasi come la capocciota di Zidane a Materazzi nella finale mondiale di Berlino del 2006. 

Ma ai francesi interessava vincere, per fas et nefas.

Invece a Parigi ieri, come a Berlino nel 2006, i galli hanno dovuto abbassare la cresta.

E Cristiano Ronaldo con la sua squadra "operaia" ha portato il trofeo a Lisbona in festa.
Zoppicando, ovviamente.








sabato 9 luglio 2016

Brexit: Il Continente è isolato





Il Regno Unito ha deciso con un referendum di uscire dall'Unione Europea. Un exit po' travagliato, tra l'hello e il goodbye, ma alla fine l'addio ha prevalso.
L'Inghilterra è la patria della democrazia, quindi, niente da dire. Goodbye!

Qualcosa però c'è da dire su altre questioni, piccole e meno.

Non si capisce ad esempio perché (visto che ancora è un Regno Unito) ai campionati europei e mondiali partecipino ben quattro "nazionali" di sua maestà (Dio la salvi): Inghilterra, Galles, Scozia e Irlanda del Nord.
Per analogia la Spagna potrebbe accampare la pretesa ad avere anche lei quattro "nazionali": catalana, basca, gallega e spagnola.  Perfino l'Italia potrebbe avanzare diritti e presentare una nazionale sudtirolese, valdostana e sicula. Gli Stati Uniti poi dovrebbero presentarne una cinquantina.

Non si capisce perché, mentre stava nell' Unione Europea, non abbia voluto accettare le regole stradali dell'UE: cioè la guida a destra. Si sa quanto l'Europa sia pignola: detta regole su tutto, compresi il diametro delle vongole e la lunghezza delle zucchine. Ma non sulla obsoleta guida degli inglesi. 

Anche il loro tardivo ingresso nell'Unione, il mantenimento della sterlina e della Banca d'Inghilterra e la non adesione al trattato di Schengen ci fanno capire che l'UK voleva tenere i piedi in due staffe, anzi, in due sponde, cioè di qua e di là dalla Manica.

Ora l'Inghilterra è tornata nelle sue scogliere. Direbbe il Times di Londra: "Con la Brexit il Continente è isolato".






venerdì 8 luglio 2016

Quel che è fatto è reso!
















La squadra di calcio della Germania il 2 luglio ha battuto ai quarti di finale di Euro 2016 l'Italia, che non era mai riuscita a battere  nella fase finale di tornei mondiali ed europei.
A sua volta la Francia ieri sera ha battuto in semifinale la Germania, che non riusciva a battere in gare ufficiali addirittura dal 1958.

Quel che è fatto è reso, si potrebbe dire. E con gli interessi...

Aggiungiamo che, come per l'Italia, si è trattato di un "suicidio calcistico" con il rigore mancato da Pellè, anche la Germania con la Francia ha fatto harakiri: una mano di Schweinsteiger nella propria area ha provocato il rigore che l'ha stesa. La seconda rete dei "galletti" è stata un surplus.

La nemesi storica della sconfitta della Germania, che aveva sconfitto l'Italia, si è personificata questa volta nell'arbitro Nicola Rizzoli da Mirandola. È stato lui a decretare il rigore contro i tedeschi. E un rigore che solo occhi di lince potevano vedere nella convulsa azione.

Chi di rigore ferisce, di rigore perisce.

Nella sconfitta dei tedeschi c'è ancora una volta lo zampino italiano.
In un modo o in un altro, l'Italia ha mandato a casa anche questa volta la Germania.
Con Rizzoli arbitro, anzi, giustiziere.



Nella foto: Rizzoli, dopo aver decretato il rigore, si accinge ad ammonire Schweinsteiger.

domenica 3 luglio 2016

Noi li accogliamo, loro ci sgozzano




Le vittime italiane di Dacca.
Da in alto a sinistra: Nadia Benedetti, Cristian Rossi, Marco Tondat, Claudio Cappelli, Vincenzo D’Allestro, Adele Puglisi, Claudia D'Antona, Maria Riboli, Simona Monti.






Dopo l'orrendo attentato islamico a Dacca, in Bangladesh, dove in un ristorante sono state torturate e trucidate 20 persone, tra cui 9 italiani, è doveroso fare alcune riflessioni.

I tagliagole islamici hanno fatto irruzione nel locale affollato al grido di "allah akbar".
Hanno poi preso ostaggi e hanno massacrato solo le persone che non sapevano leggere il corano, tra cui i nostri connazionali.
Questo è l'ultimo di una catena mostruosa di attentati nel nome di una folle ideologia in questo mese di ramadan, da loro considerato sacro (nientemeno!). 

Mi pare evidente che l'islam non sia una religione, ma un'ideologia barbarica, una regressione dell'uomo allo stato primitivo.
Lo dimostra il fatto che la donna è schiava dell'uomo, lo dimostra il fatto che chi non appartiene al "branco islamico" va sterminato o comunque dominato; lo dimostra il fatto che ammazzare, sgozzare, violentare, distruggere i valori delle civiltà altrui sono azioni che onorano allah...

Al solito ci sarà qualcuno che dirà: ma non tutti gli islamici sono così, non tutti sono dei tagliagole.
Meno male! Ma si è mai vista una loro decisa presa di posizione contro questi attentati? Manifestazioni, scioperi, rivolte di piazza in Italia e nei paesi islamici? Niente! Si è mai vista una coalizione di stati arabi combattere ed eliminare l'Isis, mentre invece sono così attenti a perseguitare ogni religione diversa nei loro stati? Forse che la Turchia riconosce il genocidio dei cristiani armeni? Forse che gli islamici riconoscono il genocidio attuale delle comunità cristiane in Iraq, in Siria, in Sudan, ecc. ecc. ecc.? Il fatto è che anche i moderati hanno un fondo di intolleranza che gli viene dalle parole del corano, che impongono l'eliminazione dell'infedele o almeno la sua sottomissione.

Anche i cristiani nel corso dei secoli hanno compiuto orrori, sia chiaro. Ma lo hanno fatto contro l'insegnamento di Cristo, di cui portavano indegnamente il nome. Il Vangelo insegna l'amore e non l'odio.
I musulmani invece quando compiono orrori, lo fanno per rispettare la volontà di  allah come si legge nel corano.  E nel corso dei secoli hanno esteso il loro dominio con la scimitarra, seguendo l'esempio di Maometto che conquistò la Mecca con le armi sterminando i suoi nemici. Paradossalmente, i "buoni musulmani" sono oggi quelli che combattono l'infedele, come insegna il corano... 

Voglio concludere con una mia riflessione personale.
È evidente che l'islam è una ideologia falsa e folle; infatti la coscienza umana si ribella al pensiero di delitti e atrocità come quella di ieri a Dacca. 
Ma chi è stato costretto a imparare a scuola il corano a mente, dove si insegna la jihad contro l'infedele, dovrà dentro di sé combattere una dura lotta tra l'indottrinamento ricevuto e la sua retta coscienza di uomo normale.

Il mio più grande cordoglio per le vittime innocenti di Dacca, veri martiri del vivere civile.
Che la loro tragica morte non sia stata vana.





lunedì 27 giugno 2016

Un saluto a Bud Spencer




Mentre l'Italia batteva stasera la Spagna negli ottavi di finale di Coppa Europa, è venuto a mancare uno dei più grandi attori del nostro cinema: Bud Spencer, cioè Carlo Pedersoli. Aveva 86 anni.

Per quanto mi riguarda, i suoi film sono in assoluto tra i miei preferiti, sia in coppia con Terence Hill che da solo.
Anche soltanto la sua figura mi metteva di buonumore, e l'innumerevole serie dei suoi film è stata per me una fonte inesauribile di spassose risate. E di vera umanità.

Un attore che ha saputo far ridere senza mai cadere nel volgare,  che ha battuto i "cattivi" non con le armi né a calci (come ha fatto oggi l'Italia con la Spagna), ma con le sue nude mani, autentiche armi improprie. Ma sempre a fin di bene.

Lo saluto con una clip del suo primo capolavoro: "Lo chiamavano Trinità", del 1970, il film che lo rese subito famoso.

Fantastica la colonna sonora di Franco Micalizzi.

"Mescal non dimentica!". (Terence Hill) "Lo credo bene".

Grazie, Bud!



sabato 23 aprile 2016

Shakespeare: il mondo è un teatro




23 aprile: il giorno di William Shakespeare.

A 400 anni dalla sua morte (23 aprile 1616) le sue opere sono più vive che mai. Sono diventate leggendarie, come la Divina Commedia, l’Iliade, l'Odissea, l’Eneide, l’Edipo Re...

Costituiscono quasi un inconscio collettivo, per usare un’espressione cara a Jung, sono patrimonio comune della nostra cultura, sono archetipi sui quali possiamo leggere la nostra stessa personalità.

I personaggi shakespeariani sono scolpiti con la potenza e la perfezione michelangiolesca. Ogni aspetto della natura umana, dal più nobile al più orrendo, compreso il comico e il grottesco, viene scandagliato e portato alla luce con un’introspezione degna del miglior Freud.

Il mondo è un teatro, e Shakespeare ha saputo aprirne il sipario per offrirci uno spettacolo di cui noi stessi siamo gli attori, nel bene e nel male, nelle certezze più assolute e nei dubbi più angosciosi.

Straordinario nei dialoghi, il Bardo raggiunge la perfezione in espressioni fulminee (divenute proverbiali) e nei monologhi.

Riporto qui, per onorare la sua arte, il monologo di Macbeth (Atto V, Scena V), al culmine della tragedia. Una tragedia cupa, la tragedia del potere che distrugge coloro che iniquamente se ne vogliono appropriare.

lunedì 18 aprile 2016

Una toccata geniale. Bach, ovviamente




Le 6 Partite per Clavicembalo di J. S. Bach, pubblicate nel 1731, rappresentano il vertice di quel tipo di composizione detta più comunemente “suite”.

La suite è una composizione tipicamente barocca che si articola in vari movimenti: inizia con un preludio e termina comunemente con una giga. Non mancano quasi mai l’allemanda, la corrente, la sarabanda, con alternanza di tempi binari e ternari, lenti e veloci.

Bach aveva già composto le sei Suites inglesi e le sei Suites francesi. 
Le sei Partite del 1731 rappresentano il punto di arrivo e la summa artistica di questo genere musicale.

La 6 Partita in Mi minore, BWV 830, si apre con una geniale "Toccata", quella che presento. Non c'è bisogno di sottolineare l'originalità della composizione.

Perfetta (ovviamente) l’esecuzione di Glenn Gould, il più grande interprete di Bach al pianoforte.


Buon ascolto e buona settimana!



giovedì 14 aprile 2016

Stasera sono triste...





Non si può essere sempre in forma.

Per questo stasera sento il bisogno di ascoltare un Preludio di Chopin.

Quello più triste. 

Il 20  Preludio, in Do minore del 1839, è quello che mi ci vuole.


Buona nottata a tutti/e.



mercoledì 6 aprile 2016

Un canto di gioia e di speranza!





Con le parole del Samo 117/118 (vv. 6-7) Dietrich Buxtehude ci offre la  stupenda Cantata “Der Herr ist mit mir (Il Signore è con me). Una cantata gioiosa, adatta in modo particolare a questo tempo di Pasqua, in cui celebriamo la Risurrezione di Cristo.

La Cantata si conclude con un Alleluia così geniale da apparire una musica moderna.

Buxtehude fu un vero rinnovatore dell'arte musicale. Non per niente il giovane J. S. Bach nel 1703 fece 400 km a piedi per andare a Lubecca ad ascoltare per quattro mesi le composizioni di Buxtehude, considerato in quel momento il più grande musicista tedesco.

E Bach tornò da quella “trasferta” trasformato nello stile compositivo. 

Buon ascolto di tutta la Cantata, con l'Alleluia finale!


Der Herr ist mit mir,
darum fürchte ich mich nicht,
was können mir Menschen tun?
Der Herr ist mit mir,
mir zu helfen,
und ich will meine Lust sehen an meinen Feinden.
Alleluia!

Il Signore è con me, 
non ho timore,
che cosa può farmi l'uomo?
Il Signore è con me, 
è mio aiuto,
sfiderò i miei nemici (Salmo 117-118, vv 6-7).
Alleluia!



domenica 27 marzo 2016

Pasqua di sangue! E sempre l'islam...


















Dobbiamo ancora una volta parlare di un altro orrendo crimine compiuto dagli islamici contro i cristiani, questa volta in Pakistan a Lahore.

Proprio nel giorno di Pasqua, cuore della fede cristiana, giornata di gioia e di salvezza, la piccola comunità cristiana di Lahore è stata praticamente distrutta da un attacco (dicono) kamikaze, che in un parco giochi ha fatto almeno 69 morti, quasi tutti cristiani, in maggior parte donne e bambini. Anche tra gli oltre 200 feriti, la quasi totalità sono cristiani.

Qui non si tratta di islamici mal integrati, di islamici europei delle banlieux che bla, bla, bla... Qui si tratta di islamici di una nazione pressoché totalmente musulmana, che intendono annientare la piccola minoranza cristiana, come ormai è prassi comune dove i musulmani sono al potere. L’Isis ne è l’esempio più orrendo ed evidente.

Dopo aver espresso la nostra esecrazione e dopo aver detto che non è più accettabile questo stato di cose, ora però bisogna aggiungere qualcos'altro.

L’islam mostra sempre più chiaramente che non si tratta di una religione, ma di una ideologia totalitaria e aberrante. Non si venga a dire che si tratta di “islamici che sbagliano”. È l’islam che nel suo DNA ha la radice dell’intolleranza, della sopraffazione, dell’eliminazione dell’ “infedele”. È scritto nel corano, e Maometto nel suo comportamento lo ha dimostrato con chiarezza, eliminando fisicamente i suoi nemici.

Il mondo cristiano a sua volta, a cominciare da Papa Francesco, che ammiro e seguo come cattolico,  deve dire le cose come stanno nella loro integrezza, e non ripararsi dietro a generici piagnistei e “meravigliate” lamentele. 
L’islam, fin dal suo nascere, ha conquistato con la scimitarra intere nazioni cristiane, ha eliminato fisicamente interi popoli, ha stretto nel corso dei secoli in una morsa mortale la cristianità che si è salvata solo grazie a coraggiose lotte di resistenza, tra cui quelle di Carlo Martello e di Carlo Magno, quella del Cid Campeador in Spagna, la Lega Santa di Lepanto e il coraggioso e vittorioso attacco di Giovanni Sobieski all’assedio di Vienna, per ricordare solo i fatti più noti.

È ora di farla finita con la storiella di un islam “moderato” e di un islam “estremista”. L’islam non è né moderato né estremista. È semplicemente intollerante, per cui il vero musulmano non accetta l’infedele, come vuole il corano;  se può, lo fa fuori, anche fisicamente, e comunque non si integra con il Vangelo e con il suo insegnamento, che parla di amore, fratellanza universale e unità del genere umano nel rispetto dei diritti umani.

Quando i cristiani sono stati intolleranti, ed è accaduto purtroppo nella storia, sono andati contro il Vangelo.
Quando i musulmani sono intolleranti, seguono i dettami del corano.

È questa la differenza di fondo.

Teniamo presente ciò, nell’accoglienza dei seguaci del profeta con la scimitarra.


mercoledì 23 marzo 2016

Per le vittime di Bruxelles




I due tragici attentati di Bruxelles di ieri da parte dei terroristi islamici hanno fatto 31 morti e oltre 200 feriti.

È stata colpita al cuore la capitale europea, il simbolo di quell’unione politica e di quella integrazione sociale che appaiono sempre più utopistiche.

Di fronte a un delitto così orrendo non c’è da fare tanti discorsi. Solo due riflessioni.           

1. Niente può giustificare simili attentati.

Gira e rigira, la causa principale è il fanatismo islamico. L’islam è una religione (se così si può chiamare) che ha in sé il germe ineliminabile dell’intolleranza. È scritto nel corano: gli infedeli vanno o convertiti o eliminati o sottomessi (schiavitù, tassazione, ecc.).
Anche l’islam “moderato”, quello che cerca di smussare i passi più indigesti del libro, ha una visione intollerante perfino nei confronti dei propri fedeli. La donna è proprietà dell’uomo, la libertà di pensiero e di conversione è punita con la morte, così come la blasfemia, e via dicendo. 
                         
 2. È possibile un’integrazione di questa visione della vita con il mondo dei diritti civili?

I fatti indicano una risposta negativa. E non parlo solo degli orrendi attentati, ma anche delle numerose enclaves islamiche ormai esistenti nelle città europee, dove vige la legge coranica e non quella dello stato che li accoglie.
Sarà possibile l’integrazione quando il corano verrà letto solo nelle parti più propriamente “religiose” (monoteismo, fede in Dio e nella giustizia eterna, spirito di carità verso i poveri), e il resto considerato residuo storico di una società arcaica.

Ma forse è proprio questo ciò che temono i fanatici del terrore e i loro occulti ma potenti sostenitori (Arabia Saudita, Qatar e altri stati islamici). Una perdita di potere sulle masse sottomesse.

Mi auguro che il sangue innocente dei veri martiri di questi attentati faccia capire che il terrorismo non paga, perché suscita sdegno e disprezzo per gli islamici, anche in chi crede nell'integrazione.

E l’islam, se vuol sopravvivere, compri un orologio e torni al futuro.


Per le vittime degli attentati di Bruxelles, e per le vittime della sciagura stradale di Tarragona, l'accorata musica della Morte di Aase, dal Peer Gynt (1867) di Edvard Grieg.

giovedì 17 marzo 2016

Come perdere una partita vinta




La rete validissima di Morata annullata alla Juve (sembra per ordine segreto della Merkel).

Dov'è il fuorigioco? Si guardino le linee d'erba (cliccare sulla foto per ingrandirla).




Occorre: 

Un arbitro che annulli una rete valida alla Juve, che vinceva.  
Un allenatore un po’ troppo “allegro” che a venti minuti dalla fine, in vantaggio di due (due!) reti, tolga il migliore in campo (Morata).
Una squadra che si dimentichi che le partite finiscono al 90° e non all’89°.
Un culo grosso come quello di Angela Merkel.
E poi, come si permette una squadra d’Italia, nazione di serie B, di dettar legge in casa della nazione A in Europa? 

Per questo il Bayern ha vinto. Anzi, la Juve ha perso.


venerdì 11 marzo 2016

Nel mese di Lucio Battisti. Piangerò...





Non posso lasciar passare questi primi giorni di marzo senza ricordare colui che insieme a Fabrizio De André è stato il più grande “cantautore”: Lucio Battisti. Senza dimenticare Mogol, ovviamente.

Non voglio far confronti con cantautori stranieri, ma Battisti li batte tutti, o quasi.  Non lasciamoci fuorviare dalle classifiche e dalla lingua anglo-americana. Lucio rimane il più grande, o almeno, tra i grandi.

Il 5 marzo scorso avrebbe compiuto 73 anni. Questo mese poi ha dato nome alla sua canzone più bella, quei “Giardini di Marzo” che ogni anno fioriscono con invariata mia commozione.

Caro Lucio, cosa devo dire a uno che ha contribuito a rendere luminosi e indimenticabili i miei anni giovanili?

Piangerò... 


lunedì 7 marzo 2016

Un omaggio a Harnoncourt: Bach!




La scomparsa due giorni fa di Nikolaus Harnoncourt (1929-2016) grande direttore d’orchestra austro-tedesco e raffinato  cultore di musica barocca, mi impone di postare un brano di J. S. Bach.

Harnoncourt ha dedicato gran parte della sua attività musicale alla valorizzazione del barocco, e soprattutto all’opera di Bach. Sono rimaste memorabili le sue direzioni dei Concerti Brandeburghesi, della Passione secondo Giovanni, della Passione secondo Matteo, nonché l’esecuzione di tutto il corpus delle Cantate (oltre 200!)

In particolare gli dobbiamo l’appassionata ricerca dell’autentico modo di eseguire la musica del periodo oggetto dei suoi studi. In altri termini, egli ha sempre cercato un’esecuzione filologicamente corretta, a cominciare dagli strumenti, che nel corso degli ultimi secoli sono molto cambiati, e con essi anche i timbri musicali. Per questo nelle sue esecuzioni ritornano – per fare qualche esempio - il liuto, la viola da gamba, il flauto ligneo,  la tromba naturale, le voci bianche, nonché i controtenori.

Il brano musicale che mi piace ascoltare in sua memoria è la Fuga in Sol Minore, tratta dalla 1 Sonata per Violino Solo, BWV 1001, anno 1720.

Le Sei Sonate per Violino Solo di Bach costituiscono un monumento di arte e di difficoltà tecnica, “l’Himalaya dei violinisti”, come sono state definite da George Enescu. Tra di esse, per intenderci, c’è anche la Ciaccona in Re Minore, nella 2 Sonata.
Bach ha volutamente escluso il Basso Continuo (cioè l’accompagnamento con un clavicembalo o un liuto, o altro ancora, come era prassi comune) per dimostrare che anche il solo violino è in grado di costruire un’armonia, un contrappunto e una fuga completi.

Considerando che normalmente il violino permette con il suo arco il suono contemporaneo di due note, si intuisce che la partitura bachiana di questi concerti appariva allora praticamente “insuonabile”, dal momento che in essa appaiono accordi di tre o addirittura di quattro note, senza considerare altre difficoltà tecniche. 
Forse solo il più grande violinista del tempo, J. G. Pisendel, avrebbe potuto cimentarsi nell’esecuzione. Di fatto si dovette aspettare il secolo successivo per la pubblicazione di questo capolavoro (1802) e si dovette attendere ancora decenni prima che Joseph Joachim lo eseguisse. Dopo di lui, nel secolo XX, i grandi violinisti hanno fatto un punto di orgoglio confrontarsi con quest’opera mirabile.

Bach, come per altre sue composizioni, ha in seguito trascritto per organo e per liuto (BWV 539, BWV 1000) questa Fuga per Violino Solo.
Qui la presento ovviamente nella versione “originale” (ne rimane la partitura manoscritta!). Altrimenti Harnoncourt avrebbe qualcosa da dire...

E non avrà da ridire nulla dello strumento: un "Guarneri del Gesù" del 1740, in braccio al grande Isaac Stern.


martedì 1 marzo 2016

Un Oscar che ci fa onore




La conquista dell’Oscar 2016 da parte di Ennio Morricone per la miglior colonna sonora, nel film “The Hateful Eight” diretto da Quentin Tarantino, non può essere passata sotto silenzio in questo blog, che ama la bella musica e che ritiene Morricone un genio.

È il secondo Oscar per il Maestro delle colonne sonore; ma il primo, del  2007, fu un doveroso, riconoscimento alla carriera. Questo, di domenica scorsa, è invece riferito ad un film in concorso ed acquista un significato di valore assoluto.

Mi piace aprire il mese di Marzo con questa bellissima notizia (ci voleva una buona nuova dopo tante brutture) che fa onore all’Italia e soprattutto ad un artista che, oltre ad essere entrato nella leggenda, è rimasto un vero uomo, con i piedi per terra. Sono ben note le due doti di umiltà e di schiettezza.

Tanto per non smentirsi, ha detto che non considera la colonna sonora che gli ha dato l’Oscar la sua migliore composizione (ed è vero, anche se bellissima).

Ha dedicato la vittoria a sua moglie Maria, compagna di una vita, sposata nel lontano 1956.
Del resto lui è del 1928 e questo Oscar è venuto a 87 anni. Una freschezza d’inventiva che a quanto pare non si è affatto esaurita.

Non starò qui a ricordare quali siano le colonne sonore più belle delle sue oltre 500. Non voglio neppure ricordare che egli non è un “musicista per caso”, dal momento che si è diplomato con Goffredo Petrassi.

Voglio solo ricordare un episodio (che ho già fatto presente in un altro mio post) di cui vado particolarmente orgoglioso e che mi ha sempre fatto diffidare dell’ “intellighentzia” dell’ “artisticamente corretto” (esiste anche questo!).

http://semperamicus.blogspot.it/2010/12/per-un-pugno-di-dollari-e-il-cinema-non.html

Quando nel 1964 uscì “Per un pugno di dollari” la critica cinematografica, dominata allora da una ottusa ideologia marxista, stroncò il film di Sergio Leone, con annessi e connessi (tra cui la musica di Morricone). Film inguardabile, disimpegnato, sciocco, e così via... 

Io, che non mi sono mai (o quasi mai, almeno) lasciato condizionare da giudizi preconcetti di qualunque genere, uscii dalla sala convinto di aver assistito ad un evento eccezionale. Una musica “divina”, una recitazione straordinaria, una trama avvincente, se pur ripresa in molte parti da un film di Kurosawa.

Mi aveva colpito la novità assoluta del linguaggio cinematografico, quel fascinoso mondo irreale ma così realistico e crudo, e quell’accompagnamento musicale che non aveva precedenti: motivi cantati, fischiati, parlati, suonati con la chitarra elettrica e con i più vari strumenti (compreso lo scacciapensieri), e l’ineguagliabile motivo affidato alla tromba, che faceva venire la pelle d’oca per l’emozione.

Oggi tutti riconoscono il valore inestimabile di quel film, la sua importanza nella storia della cinematografia, oggi...

Allora, chi non aveva i paraocchi ideologici e le orecchie foderate di prosciutto, e cioè i più, tributò un immediato e clamoroso successo al film di Sergio Leone ed Ennio Morricone.

Già allora Morricone era da Oscar.

Per me, quella rimane la colonna sonora più bella, e quello rimane il film più bello che abbia visto (e ne ho visti...).

Grazie, Maestro! 



lunedì 29 febbraio 2016

Kidnapping



Comprare, vendere, commerciare esseri umani è da secoli considerato un crimine contro l’umanità.
Ridurre la persona ad un oggetto è ciò che di più spregevole si possa fare.
Se poi questo turpe commercio riguarda bambini, allora siamo di fronte a vera e propria aberrazione.

Coloro che sottraggono i figli  ai loro genitori si chiamano rapitori di bambini, o per dirla in inglese, così di moda per questi argomenti, si tratta di “kidnapping”.

È ciò che in pratica hanno fatto Nichi Vendola e il suo compare: quest’ultimo ha dato il seme per un ovulo di una donna californiana, impiantato poi nell’utero di un’altra donna indonesiana, dietro pagamento.

Quindi, per risultato, abbiamo come padre il compare di Vendola, e come madre una donna californiana e in subaffitto una madre indonesiana (quella che ha partorito).

E Vendola che c’entra con questo figlio,  assemblato in mezzo mondo, e tutto tranne che suo? Meno che niente, ovviamente. Ma lui si dichiara padre e festeggia.

Quando i due compari verranno in Italia, all’aeroporto, allo smistamento “bagagli” dovrebbero trovare la  polizia che arresti i rapitori del bambino (dov’è la mamma?) e li ammanetti come kidnappers.

Sarà così? Ma per favore! Troveranno un giudice compiacente che dichiarerà la povera innocente creatura figlia di una coppia di uomini e di nessuna mamma.

Tutto secondo natura, no?



venerdì 26 febbraio 2016

La Cirinnà non si è dimessa. Chissà perché...





È stata approvata ieri in senato la legge sulle unioni omosessuali.

È stata stralciata l’abominevole ipotesi dell’ adozione del figlio del partner, che avrebbe permesso a un bambino/a di avere due mamme o due babbi (o tre, o quattro, o nessun vero genitore, secondo la modalità dell’acquisizione del bambino stesso). Qualcosa di così disumano, che rabbrividisco solo al pensiero.

La gattara Cirinnà, che aveva solennemente promesso coram populo di dimettersi immediatamente se queste adozioni fossero state stralciate dal suo disegno di legge, è rimasta saldamente incollata alla sua poltrona di senatrice. E ha perfino festeggiato, fulgido esempio di coerenza politica e soprattutto di attaccamento allo stipendio. Meglio al governo, che governare i gatti.

Su questa legge delle unioni stendo un velo pietoso. Rispetto gli omosessuali come persone, come rispetto tutti; ma pensare di costituire una famiglia unisex, fa veramente pena. La famiglia è il luogo dove l’amore genera la vita, e questo può accadere solo tra un uomo e una donna. E questo lo capiscono tutti.

C’è una forma di "dittatura di pensiero" oggi in Occidente che vorrebbe far sparire ogni differenza di genere sessuale. Per di più, si vorrebbe manipolare la natura umana e renderla "disponibile" per qualunque tecnica di laboratorio.

Così, mentre da una parte si fanno severe leggi a tutela degli animali e dell’ambiente, l’uomo diventa sempre più il terreno per una sperimentazione OGM (organismi geneticamente modificati).

Il delirio di onnipotenza è una delle patologie più pericolose della psiche umana, quella che provoca l’autodistruzione.

Sarà bene fermarsi in tempo, prima del botto finale.