mercoledì 25 febbraio 2015

Auguri, Gianna!


















Il tempo passa e non s’arresta un’ora,
ma oggi 25 di febbraio
fa un’eccezione per una signora,
e si sofferma con aspetto gaio.

C’è una gran festa nella blogosfera;
gli invitati son tanti, bella gente,
per omaggiare, ognuno a sua maniera,
Gianna che compie gli anni bellamente.

Anch’io mi fermo un po’ per festeggiarti,
carissima e diletta Amica mia,
e solo questi versi ho da donarti,
povera cosa, per la tua Maestria.

E mi siedo alla mensa già imbandita,
mangio qualche dolcetto e del salato,
brindo per augurarti lunga vita,
prendo un caffè, e ti bacio. Amicusplato.



sabato 21 febbraio 2015

Er sacco de Roma 2 (pasquinata)


 









Me credevo che a Roma l’invasori
venissero, mortacci, giù dal mare.
‘Na cifra de barconi pien de Mori
pe ddistruggere tutto e devastare.

Invece, anvedi te, sono arivati
in treno, da l’Olanda, un po' d'ariani.
Biondi, ‘mbriachi, e pure disarmati,
han fatto da padroni alli Itajani.

Hanno orinato in piazza e nella via;
monumenti distrutti, vetri rotti;
bersajato caramba e polizia;
so’ annnati poi a vedé giocare Totti.





sabato 14 febbraio 2015

Romeo, Romeo...





“Romeo, Romeo. Perché tu sei Romeo? Rinnega tuo padre e rifiuta il tuo nome. O se tu non vuoi, legati con giuramento al mio amore. E io non sarò più una Capuleti...
Quella che noi chiamiamo rosa, anche con un altro nome avrebbe lo stesso odore soave".

Grandissimo Shakespeare!

Ma non meno grande il tema musicale con cui Nino Rota ha saputo accompagnare queste indimenticabili frasi, nel film “Romeo e Giulietta” di Franco Zeffirelli del 1968.

Nel giorno di S. Valentino ripresentiamo il bellissimo tema musicale nella versione discografica di un altro grande musicista, Henry Mancini (1969), che ottenne un successo strepitoso.

Buon San Valentino!



giovedì 12 febbraio 2015

Il silenzio delle femministe




Penso che siano molti oggi i motivi per essere "indignati" (non uso altre parole più colorite e più di moda...).

Ecco un bestiario minimale:
Le vergognose sperequazioni tra i lauti appannaggi della casta e i salari (e pensioni) da fame della vil plebe.
Le esose tasse su ogni genere, compreso ora anche “l’erbatico”, cioè la tassa sul proprio terreno. Nemmeno Quintino Sella aveva osato tanto.
Le infinite dispute parlamentari sulle riforme, che da montagne di parole, partoriscono il “ridiculus mus”, il ridicolo topo, di Fedro. Avete presente l’abolizione delle province? del senato? degli enti inutili? delle auto blu? Sono sempre lì.
Gli inverecondi traslochi di poltrone (e poltronieri occupanti) tra le varie sezioni di camera e senato, secondo il vento che tira. 
Lo stillicidio quotidiano dei furti e delle rapine a mano armata, anche con armi da guerra e con famiglia al seguito. Proibito difendersi o dare soccorso, perché il bandito può sbagliare mira, lo Stato no: lui colpisce sempre, la vittima ovviamente.

Se poi allarghiamo l’orizzonte e guardiamo fuori casa, allo sdegno si aggiunge la pelle d’oca.
La guerra civile in Ucraina (che sembra giungere a conclusione, finalmente!), le vittime del Mediterraneo in questi giorni.

E continuano a tenere banco le atrocità dell’Isis, che fanno impallidire anche la barba di Barbablù. 
Le ultime dall’inferno dei jihadisti ci mostrano il rogo medievale del pilota giordano, 21 cristiani copti decapitati ieri, 15 donne irakene sfregiate in faccia con l’acido da altre donne-poliziotto perché trovate senza velo, la ragazza americana forzata all’unione con un tagliagole e poi eliminata.

In particolare, questa violenza cieca e brutale contro le donne è ciò che più mi ripugna.
Ma non vedo intorno a me tanta indignazione nel mondo femminile. 
Dove sono finite le “femministe” che scendevano in piazza contro la società maschilista, contro la Chiesa, contro ciò che (a loro dire) impediva il libero esercizio dei loro “diritti”?

La Chiesa non faceva paura, ma l’islam sì. La Chiesa era capace di opporsi in alcune pretese considerate crimini (come l'aborto), nel rispetto della democrazia. L’islam no. Considera la donna proprietà del marito, e la mette a tacere. Con le buone e (soprattutto) con le cattive.

Non hanno niente da dire ora quelle femministe, tutte ormai ben sistemate nelle varie poltrone di comando e lautamente remunerate, contro lo scempio che viene fatto dell'universo femminile in buona parte del mondo, e soprattutto nel mondo musulmano, anche in Italia?

Silenzio di tomba. Nel senso vero del termine: gli islamisti lapidano, tagliano le gole, riducono in schiavitù, emettono sentenze di morte personali, impediscono l’istruzione femminile, insaccano le donne nel burka per tutta la vita, negano loro la patente d'auto... 

Visto che le femministe hanno perso la voce, facciamo sentire quella “indignata” di Cecilia Bartoli, che interpreta la Juditha triumphans (Giuditta trionfante) di Antonio Vivaldi (1716).

Giuditta, l'eroina biblica che tagliò la testa al generale Oloferne. 

Un pezzo di bravura della Bartoli. E un atto di ribellione femminile contro ogni forma di sopraffazione.

L'Oratorio fu composto da Vivaldi per la liberazione di Corfù dall'assedio dei Turchi. Sarà bene ricordare che la nostra civiltà è stata difesa con eroici sacrifici da valorosi combattenti.

Non esiste una civiltà senza eroi.





venerdì 30 gennaio 2015

Il calcio dell'asino alle mura di Ninive


















Ci sono dei nomi di luogo che hanno la forza di evocare i sentimenti più profondi del nostro spirito. 

Memorie viscerali, che fanno parte della nostra esistenza e dell'umanità intera.

Ninive è uno di questi nomi. 

Forse perché il suo nome è stato appreso in età infantile, ai miei tempi in terza elementare, quando si studiava la storia antica. E insieme al suo nome quello dell’Assiria, di cui era capitale, quello di Babilonia, quello della Mesopotamia, la terra tra i due fiumi, culla della civiltà e della nostra cultura.

Poi quel nome è diventato familiare con la lettura della Bibbia; in particolare il libro di Giona e i Vangeli, con le elogiative parole di Gesù nei suoi confronti: “Gli abitanti di Ninive si convertirono alla predicazione di Giona; ed ecco, qui c’è uno maggiore di Giona” (Lc 11, 32).

Ninive, la grande città di tre giornate di cammino, con 120.000 abitanti al tempo del profeta Giona.

Una città circondata da 12 km di mura costruite da Sennacherib (VIII-VII sec. a. C.), con il famoso tempio di Astarte (Ishtar), dea dell’amore e della guerra, e la celebre biblioteca, opera di Assurbanipal (VII sec.), i cui “libri” erano costituiti da migliaia di tavolette d’argilla incise con caratteri cuneiformi. 

Proprio alla biblioteca di Ninive Alessandro Magno si ispirò per realizzarne una simile nella città da lui fondata, Alessandria d’Egitto, la celebre Biblioteca di Alessandria.

Una di quelle antichissime e mitiche città che hanno fatto la storia, in perenne lotta con i potenti imperi confinanti, ferocissima in guerra, fino alla definitiva sconfitta ad opera dei Medi e dei Babilonesi nel 612 a. C.

Di lei rimaneva ancora in piedi, segno della passata grandezza, la chilometrica cinta muraria, come una corona a ricordo della sua regalità.

Oggi ha dovuto subire anche l'oltraggio del "calcio dell’asino" di fedriana memoria. Quelle mura millenarie, presso l'attuale Mossul in Iraq, sono state in gran parte distrutte dai fanatici islamisti dell’Isis che ne hanno il controllo.

La giustificazione? Quelle mura sono un segno dell’antico paganesimo, non possono convivere con la moschea.

“Due cose sono infinite, diceva Einstein, l’universo e la stupidità umana. Ma sull’universo ho ancora qualche dubbio”.

Sottoscrivo.


mercoledì 28 gennaio 2015

Dopo il male assoluto, il Bene assoluto




Il Bene assoluto è Dio, ovviamente.

Dopo l'orrore dell'olocausto, il calendario celebra S. Tommaso d'Aquino (1225-1274), colui che più di ogni altro ha dato alla fede in Dio una convincente motivazione razionale.

Nei campi di sterminio Dio è sembrato latitante. Il "silenzio" di Dio ha fatto impressione. Molti ne sono rimasti disorientati.

In realtà Egli continuava la sua passione sulla croce; e da quel sommo male ne sarebbe uscito un mondo rinnovato, come dal sacrificio del Golgota, la gloria della Pasqua.

"Lauda Sion Salvatorem"Loda Sion il Salvatore! Ecco il grido di gioia che S. Tommaso ha anticipato, contro ogni male assoluto o relativo che si presenti nel corso della storia umana.

Un inno alla gioia che viene non soltanto dalla fraternità umana (che da sola non basta, evidentemente), ma anche e soprattutto dalla potenza invincibile di Dio.

E tutti coloro che cercano di cancellare Dio dall'orizzonte della loro esistenza, e perfino da quello della storia umana, non si sono mai confrontati seriamente con la limpida e avvincente lezione di S. Tommaso d'Aquino.

Coloro a cui interessa conoscere qualcosa del suo pensiero, troveranno in questo blog vari spunti di riflessione,  cercando la voce Tommaso d'Aquino.

Per onorare S. Tommaso, e festeggiare la vittoria del Bene assoluto sul male, posto l'inno scritto proprio da S. Tommaso, nel 1264: Lauda Sion

La musica, per coro misto, soli e orchestra, è di Felix Mendelssohn Bartholdy, op. 73, anno 1846.   
Solo il coro iniziale, trattandosi di una lunga (se pur bellissima) sequenza; sufficiente comunque per apprezzarne tutta la bellezza.



Lauda Sion Salvatorem,
lauda ducem et pastorem,
in hymnis et canticis.

Loda Sion il Salvatore,
loda la guida e il pastore,
con inni e cantici.












martedì 27 gennaio 2015

70 anni dal male assoluto




Per non dimenticare l’Olocausto del popolo ebraico nei campi di sterminio nazisti, che vide l’inizio della fine 70 anni fa, con la liberazione dei prigionieri di Auschwitz da parte dell’Armata Rossa, propongo all’attenzione un canto del musicista ebreo francese Elie Botbol.

Il testo è costituito dal versetto 4 del Salmo 23 (22), "Il Signore è il mio pastore". Si tratta quindi di una notissima preghiera biblica.

"Se dovessi camminare in una valle oscura, non temerei alcun male, 
perché tu sei con me; il tuo bastone e il tuo vincastro mi danno sicurezza".

Il canto ("Gam Gam Gam") è scritto per un coro di bambini; per questo ha l’andamento tipico delle filastrocche.
Ma è proprio questo il suo fascino, e la sua drammatica bellezza.
L’innumerevole strage di quegli innocenti è nell'orrore della Shoah il crimine più aberrante.

Il canto fa parte della colonna sonora del bel film “Jona che visse nella balena” del regista Roberto Faenza (1993), tratto dall'autobiografico libro “Anni d'infanzia" (1978)  dell’olandese Jona Oberski, che racconta la sua tragica vicenda di bambino nel campo di concentramento di Bergen-Belsen, dove perse entrambi i genitori (e dove morì Anna Frank).

L’arrangiamento musicale del brano è di Ennio Morricone, che ha curato la colonna sonora del film. Ancora una volta, in modo perfetto.


lunedì 26 gennaio 2015

I AM KENJI














Tagliare il collo a persone innocenti è l’unica cosa di cui sembrano capaci i musulmani dell’Isis.

Questa volta le vittime sono giapponesi. Una testa è già rotolata. Un’altra è in lista d’attesa.

Conosciamo bene il popolo giapponese. È stato piegato solo dalle bombe atomiche.
Non saranno certo i tagliagole islamisti a fargli paura.  

Alla fine, e spero presto, vedremo rotolare la testa anche di quel testa-di-cazzo con un condom in capo, vestito di nero, che smanetta con un coltellaccio in mano davanti ad una telecamera, prima del suo macabro rito.

In attesa che il tagliagole islamista subisca il meritato contrappasso, mi unisco al popolo del web e a tutto il mondo civile, nel chiedere la liberazione dell’ostaggio giapponese Kenji Goto.

“I AM KENJI”

E attenti, tagliagole dell’Isis! La katana dei samurai è lunga e affilata...




lunedì 19 gennaio 2015

Là dove non batte il sole



















Papa Francesco ha battuto ogni record di ascolti e ci stupisce sempre di più con il suo linguaggio “colorito”.

Sette milioni di fedeli alla sua S. Messa a Manila, ieri 18 gennaio 2015. Mai accaduto nella bimillenaria storia della Chiesa. Nella mia chiesa siamo in genere sette gatti.

Il segno “Ti voglio bene” fatto nell’alfabeto giovanile con la mano (pollice-indice-mignolo alzati). Qualche giornalista ha scritto che il Papa ha fatto le corna. Probabilmente quel giornalista pensava alle sue.

Un pugno (metaforico, ha spiegato) a chi offende la mamma. Io, per un’offesa simile, mi sono limitato a cancellare l’account con tutti i miei post e i miei oltre tremila commenti da un (a)social network, di cui per compassione non faccio il nome.

Tre figli. È il numero che il papa indica come “ideale” per una famiglia di cattolici, che comunque sono chiamati a una paternità e maternità responsabile, e non a mettere al mondo figli “come conigli”. Qualcuno potrà meravigliarsi di questo linguaggio schietto, realistico, da periferia. Ma lui viene dalle periferie del mondo e della vita, e sa che il futuro del mondo si gioca proprio lì. Se poi i figli sono di meno o di più, benvenuti in questo mondo!

Si cerca di colonizzare i popoli con la “teoria del gender” (cioè negando la distinzione naturale tra maschi e femmine). E si vorrebbe imporre nelle scuole.  È il metodo, dice il papa, che usavano “le dittature del secolo scorso, si pensi ai balilla e alla gioventù hitleriana”. In effetti, mi dispiacerebbe dover buttar via la grammatica e il dizionario per far contento qualche analfabeta...

Un calcio “dove non batte il sole” ai corrotti. Se dovessimo prendere alla lettera anche questa battuta di Papa Bergoglio, in Italia lo sport nazionale non sarebbe più il calcio al pallone, ma il calcio nel sedere ai politici (e associati).

Papa Francesco, più lo conosco, più mi piace.



giovedì 15 gennaio 2015

Per fortuna che il Papa c'è!


















In un mondo che sembra uscito fuori di senno, la parole e le azioni di Papa Francesco costituiscono un autorevole richiamo all'uso della ragione.

Nella visita apostolica di questi giorni in Sri Lanka e nelle Filippine, con grande forza egli ha fatto appello ai valori dell'unità e della pace tra gli uomini.

In effetti i crimini islamisti in Francia, in Nigeria e altrove sono il sonno della ragione che genera mostri.

Anche la satira blasfema è un'offesa ai valori inviolabili delle coscienze; e pur senza fare vittime, provoca indignazione e rabbia, i cui esiti sono sempre imprevedibili. 

La pretesa poi di eliminare dai libri di scuola inglesi ogni immagine di Peppy Pig, la celebre maialina rosa, come vorrebbe la Oxford University (!) Press, per non offendere la sensibilità di musulmani ed ebrei, raggiunge il top del ridicolo.

Nei confronti dei primi Papa Francesco ha detto che non si può uccidere per nessun motivo; ma ancor più aberrante è uccidere in nome di Dio. I capi religiosi e i governi devono condannare con fermezza questi gesti criminali e blasfemi, e difendere la libertà di religione, origine di ogni altra libertà.

Nei riguardi della satira il Papa ricorda che, se uno offende sua madre, "si aspetti un pugno". Eh sì, Papa Francesco non è così buonista come qualcuno lo vorrebbe dipingere.

Ai terzi il Papa dice che tra due giorni è la festa di S. Antonio Abate, protettore degli animali, ed è sempre raffigurato con un bel porcello ai suoi piedi. Che facciamo? Cancelliamo anche quello? 

Per la verità, quest'ultima cosa Papa Francesco non l'ha detta... Più modestamente la dico io. 

Chi pretende di cancellare dai libri, oltre che dalla tavola, il maiale e i suoi derivati, si merita un solo epiteto: "Salame!" Con tanto di laurea.

Ma non certo quella dell'Università di Bologna.



Nella foto in alto: Papa Francesco in Sri Lanka (13 gennaio 2015), tra un corteggio di elefanti.





martedì 13 gennaio 2015

Il trionfo della morte: Boko Haram



Bambine di 10 anni fatte esplodere per uccidere altre persone nei supermercati; un paese intero distrutto e duemila persone massacrate a colpi di mannaia; 200 ragazze rapite, brutalizzate e fatte schiave; Chiese incendiate, cristiani trucidati...

Cos’è, la fiaba della nonna per far star buoni dalla paura i propri nipotini? O qualche inedito racconto dell’orrore di Edgar Allan Poe?

No, semplicemente l’islam in Nigeria. L’islam versione Boko Haram, ma sempre di islam si tratta; come quello che massacra 17 persone in Francia, perché vignettisti satirici del profeta (?) o perché ebrei, o perché poliziotti.

Non parliamo del califfo e del “suo” territorio, perché occorrerebbe non il lapis di Charlie Hebdo, ma il pennello di Bruegel il Vecchio, quello del “Trionfo della Morte”.

“Je suis Charlie” perché, mentre il politically correct europeista è stato finora quello di glissare sugli orrori islamisti e su quelli islamici della sharia, i coraggiosi vignettisti satirici francesi di "Charlie Hebdo" hanno preferito cadere sotto i colpi dei mitra islamici con la penna in pugno, piuttosto che abbassare la saracinesca del giornale, o i loro pantaloni.

Qualcuno dice: ma erano blasfemi... In Toscana, se vai in un bar dove si gioca a carte, avrai un’idea più chiara del 2° Comandamento. 

Ma non per questo mi è mai venuto in mente di prendere un mitra.

Semplicemente esco, magari dopo aver detto a quei tali: “bande de cons”, banda d’imbecilli, o - se permettete il francesismo - banda di coglioni.

La stessa frase, a parti rovesciate, detta dal direttore di Charlie Hebdo, Charb, agli islamisti che lo hanno crivellato di proiettili.



Nella foto in alto: "Il trionfo della morte", Pietro Bruegel il Vecchio, 1562, Museo del Prado, Madrid (cliccare sulla foto per ingrandire).



giovedì 8 gennaio 2015

In memoriam!





Voglio onorare l’eroica morte degli otto giornalisti francesi dello Charlie Hebdo e delle altre 4 vittime dell’orrendo attentato di ieri a Parigi, e della poliziotta parigina uccisa stamani, con il Libera me Domine della Messe de Requiem (1888) di Gabriel Fauré.

Un grande maestro francese del pentagramma per dei maestri francesi della matita satirica.

Un capolavoro musicale e una preghiera appassionata a Dio, amante della vita. Chi uccide nel nome di Dio, oltre al crimine contro l’umanità, offende orribilmente Dio.
E chi ha ucciso ieri, lo ha fatto bestemmiando il nome di Dio.

La barbarie degli islamisti contro l’equilibrio, l’armonia e la bellezza della musica di Fauré, e la caustica penna dei vignettisti dello Charlie Hebdo.

La penna dell'intelligenza contro la brutalità degli imbecilli.

È questa la parola che il direttore del settimanale, Stéphane Charbonnier,  aveva scritto nei confronti degli islamisti che lo minacciavano di morte: "Banda di imbecilli!"




“Liberami, Signore, dalla morte eterna, in quel giorno tremendo, quando il cielo e la terra saranno sconvolti, quando verrai a giudicare il mondo con il fuoco.
Sono tremante e pieno di timore, mentre sta per venire il giudizio e la collera. 
Quel giorno sarà un giorno d’ ira, di calamità e di miseria, un giorno molto amaro. L'eterno riposo dona loro, Signore, e splenda ad essi la luce perpetua. 
Liberami Signore, dalla morte eterna, in quel giorno tremendo, quando il cielo e la terra saranno sconvolti, quando verrai a giudicare il mondo con il fuoco.
Liberami, Signore, dalla morte eterna. Liberami, Signore!”


mercoledì 7 gennaio 2015

Nous sommes tous Charlie!
















Questo blog si unisce all’esecrazione e alla condanna senz’appelli dell’orrendo massacro di 12 persone nell’attentato al settimanale satirico parigino “Charlie Hebdo” da parte di un commando di tre fanatici islamisti, ora arrestati.

Sono state massacrate a colpi di mitra e al solito grido di “allah u akbar” le penne più prestigiose del giornalismo satirico, tra cui Georges Wolinski.

L’islam mostra sempre più il volto dell’intolleranza e della barbarie.

Se gli islamici cosiddetti “moderati” pensano di poter prendere le distanze solo a parole da questi crimini efferati, sempre più frequenti in ogni parte del mondo, allora l’islam “moderato” è solo "chiacchiere e distintivo", e dunque un pericolo da cui guardarsi bene.

Se invece vogliono condannarli sul serio,  e cioè con i  fatti, devono, nei luoghi dove sono maggioranza, aprirsi alla libertà religiosa e abrogare ogni altra legge in contrasto con i diritti universali dell’uomo, della donna e dei bambini.

Gli islamisti hanno ucciso dei vignettisti satirici. Hanno tentato di uccidere il riso, ciò che distingue l’uomo dall’animale.

Hanno ucciso anche il direttore Stéphane Charbonnier, noto come Charb, 47 anni. 
Nel 2012, già nel mirino del fanatismo islamico, aveva detto: «Non ho paura delle rappresaglie. Preferisco morire in piedi che vivere in ginocchio».

"Siamo tutti Charlie Hebdo", e saremo sempre in piedi! Nessuno ci toglierà l'humour e la libertà.


Nella foto in alto: Stéphane Charbonnier



sabato 3 gennaio 2015

Ci vorrebbe un eroe. Anche due o tre...




Come aprire il nuovo anno 2015?

È quasi d’obbligo un brano musicale, possibilmente gioioso. Almeno all’inizio di un’impresa, grande o piccola che sia, non può mancare la fiducia nella buona riuscita; altrimenti perché iniziare?

Se si parla di  musica gioiosa, e magari anche solenne, come si conviene per l’apertura dell’Anno Domini  MMXV, viene subito in mente la musica barocca, e in particolare Giorgio Federico Händel.

Il coro  See, the Conqu’ring Hero Comes! (Ecco, viene l’eroe conquistatore!) tratto dall’Oratorio Judas Maccabaeus (1747-1751) mi pare quanto mai opportuno.

Anzitutto perché c’è bisogno di qualcuno che risollevi le sorti anche dell’Italia, come fece Giuda Maccabeo con il popolo d’Israele in un momento di disastro generale.

Inoltre perché non penso che questo stupendo e famosissimo brano musicale, usato in tutte le salse, anche in quelle al pomodoro, sia conosciuto nella sua vera origine.
È il grido di gioia del popolo d'Israele che finalmente ha trovato un grande condottiero, e più esattamente un eroe.

E non ditemi che non c’è bisogno di eroi, seguendo la retorica e un po' stucchevole frase di Brecht.
Gli eroi sono sempre necessari. Guai a quel popolo che non ha bisogno di eroi!

Ciò di cui non abbiamo bisogno sono invece i prepotenti e i vili.
Due (brutte) facce della stessa medaglia.




See, the conqu'ring hero comes!
Sound the trumpets! Beat the drums!
Sports prepare! The laurel bring!
Songs of triumph to him sing!

(Virgins)
See the godlike youth advance!
Breathe the flutes and lead the dance!
Myrtle wreaths and roses twine
to deck the hero's brow divine!

(Israelites)
See, the conqu'ring hero comes!
Sound the trumpets! Beat the drums!
Sports prepare! The laurel bring!
Songs of triumph to him sing!
See, the conqu'ring hero comes!
Sound the trumpets! Beat the drums!




Ecco, viene l’eroe conquistatore!
Suonate le trombe, battete i tamburi!
Preparate giochi, portate la corona di alloro,
cantategli canti di trionfo!
Coro di fanciulle
Ecco, avanza il giovane simile a un dio!
Fate risuonare i flauti e guidate la danza;
intrecciate corone di mirto e di rose
per cingere la divina fronte dell’eroe.
Coro di Israeliti
Ecco, viene l’eroe conquistatore!
Suonate le trombe, battete i tamburi!
Preparate giochi, portate la corona di alloro,
cantategli canti di trionfo!
Ecco, viene l’eroe conquistatore!
Suonate le trombe, battete i tamburi!


mercoledì 31 dicembre 2014

Nonostante tutto, Te Deum...




Il tempo è di Dio, e quando un anno si conclude non possiamo che ringraziare il Creatore di questo suo dono.

La preghiera liturgica di ringraziamento di fine d’anno è il Te Deum. Una solenne e lunga preghiera -di cui autore pare essere S. Ambrogio (IV secolo) - che una volta era cantata in gregoriano e in latino da tutto il popolo cristiano. 

Te Deum laudamus, Te Dominum confitemur... In Te Domine speravi, non confundar in aeternum (Dio ti lodiamo, confessiamo che tu sei il Signore... In te Signore ho sperato, non sarò confuso in eterno).

Oggi il latino è quasi sparito dalla circolazione, e per quanto riguarda il popolo cristiano a mala pena conosce il Padre Nostro.

L’importante è non dimenticarsi di dire grazie a Colui che ci ha fatto arrivare a questa meta...

Come tutti i più importanti canti liturgici, anche il Te Deum ha avuto un’infinita schiera di musicisti che lo hanno interpretato secondo il loro genio, dal Medioevo all’epoca contemporanea.

Il più celebre è certamente quello barocco di Marc-Antoine Charpentier. La “sinfonia” iniziale è diventata addirittura l’inno dell’Eurovision.

Ma non meno bello e solenne è quello di Anton Bruckner (1885), in Do maggiore, per soli, coro e orchestra. Un capolavoro di luminosa e grandiosa bellezza, che esprime la fede incrollabile di questo grande compositore austriaco (1824-1896), nonché il suo genio, apprezzato da Wagner.

Autore di numerose e celebri composizioni, tra cui 9 sinfonie e partiture polifoniche, egli riteneva il Te Deum il suo capolavoro. Del resto anche Mahler, che lo diresse ad Amburgo nel 1892, scrisse nel frontespizio dello spartito (in luogo della dizione “per soli, coro e orchestra”): “per voci angeliche, uomini alla ricerca di Dio, cuori tormentati e anime purificate dal fuoco".

Di questo Te Deum presento un solo versetto, sufficiente però a farcene capire lo spirito complessivo: “Aeterna fac sum sanctis tuis in gloria numerari” (Fa’ che siamo annoverati con i tuoi Santi nella gloria eterna).

Il ritmo incalzante, l’orchestra piena che spesso raddoppia il coro, che a sua volta canta spesso all’unisono... tutto esprime la maestà infinita di Dio e, nello svettante finale, la Sua gloria.

Buon Fine Anno!


domenica 28 dicembre 2014

Il 2014 se ne va (in versi)














L’annata volge al termine
ma fu un’annata buona?
o è stato un anno orribile?
Vediamo come suona...

Un’alluvione a Genova
e in molti luoghi cari;
vigne e oliveti vittime
di parassiti vari.

Passando alla politica
dopo l’agricoltura,
i parassiti aumentano;
per questi non c’è cura.

A Roma c’è chi specula
su profughi e dolori;  
nelle Region rimborsano
perfino i vibratori.

Il presidente in carica
Giorgio Napolitano
si è rotto ormai le scatole
e vuol passar la mano.

Invece Renzi è un rapido,
comanda da indiscusso,
travolge chi l’ostacola,
Fassina e la Camusso.

Guardando un poco all’estero
vengono agli occhi i veli.
c’è l’Isis che rinfocola
la guerra agli infedeli.

La Russia con l’Ucraina
è in stallo, in un' impasse.
E chi la sconta all’ultimo
son gli Italiani, al gasse.

I due marò son vittime
del tribunale indiano,
che prende per le natiche
il popolo italiano.

Non tutto è stato nuvolo,
c’è stato anche good weather;
dopo oltre mezzo secolo
Cuba e gli Usa together.

Papa Francesco al solito
ci lascia impressionati,
le sue più dure prediche
sono per i prelati.

Abbiam visto, o internauti,
cose che tra gli umani
sembravano impossibili,
tanto son fatti strani.

Abbiam visto, ammirevole,
Benigni originale  
che parla del Decalogo
meglio di un cardinale.

Abbiam udito l’ugula
di Suor Cristin (ciclone!),   
che a ritmo rock interpreta
un song della Ciccone.

Abbiam sentito un giudice
assolver Berlusconi;
la Boccassini e company
ora useranno i droni.

E abbiamo visto nascere
un’altra volta ancora
il Bimbo che ci illumina
e il mondo ci colora...

Quest’anno sta per chiudersi,
un altro viene su.
E nel 2015
avremo un anno in più.

Il tempo è inarrestabile,
non è di fren dotato.
Di cuore a tutti auguro:
Buon Anno! Amicusplato.





domenica 21 dicembre 2014

Regali di Natale 2014















A Renzi. Una scatola piena di tanti Fassina.

A Berlusconi. Una calza, anzi due, di nailon. 

Ad Alfano. Una calza, anzi, una mezza calzetta.

Alla Boschi (mia concittadina). La Befana è stata già abbastanza generosa con lei in passato, mi pare...

A Grillo. Una confezione giga di bostik, per incollare i pezzi delle cinque stelle cadenti.

A Napolitano. Una calza elastica, e qualche cerotto Dr. Gibaud.

A Grasso, che già comincia a “ingrassare” ulteriormente in vista delle dimissioni di Napolitano. Una confezione di latte magro. In polvere.

Alla Boldrini. Niente. La Befana se n’è proprio dimenticata.

Ai signori parlamentari, magistrati, manager e assimilati. Una calza piena di esodati, licenziati, disoccupati e pensionati al minimo, e qualche extracomunitario. 

A tutti. Un augurio di Buon Natale!




sabato 20 dicembre 2014

Todos Americanos!

















Il riavvicinamento politico tra Usa e Cuba, dopo oltre 50 anni di odio ideologico e di embargo totale, è una delle notizie più belle in questo periodo così avaro di buone nuove.

Barack Obama e Raùl Castro, tre giorni fa, il 17 dicembre 2014, hanno annunciato la ripresa delle relazioni tra i loro due stati, tanto vicini geograficamente quanto lontani ideologicamente.

Ambedue hanno poi voluto ringraziare il Vaticano, e Papa Bergoglio in particolare, per la preziosa opera di mediazione svolta.

“Todos somos Americanos”, ha detto Obama in spagnolo nel suo storico discorso. Anche questo è un fatto abbastanza inconsueto; Obama che azzecca una mossa di politica estera (e che mossa!) è un avvenimento davvero sorprendente.

Ma mi immagino anche la sorpresa del mondo laico-comunista nel sentire tessere gli elogi del Papa e del Vaticano da Raùl Castro (ovviamente d’intesa con il fratello Fidel). Un colpo da k.o e un altro mito che va in fumo, come un sigaro cubano.

Eh sì. La Chiesa ha ancora la forza propulsiva di muovere i popoli, anche quelli che sembrano i più distanti, in nome dei grandi valori umani che Cristo ha radicato ormai nella storia.

Rimane per i nostalgici di Stalin come ultimo esemplare Kim Jong-un, quello della Corea del Nord, quello che punisce con il carcere chi osa mettere il suo nome ai neonati, quello che minaccia di azioni terroristiche del tipo 11 Settembre se viene proiettato nelle sale il film "The Interview" della Sony Pictures che lo sbeffeggia.

Eh sì. Aveva ragione Marx. La storia si ripete sempre due volte: la prima come tragedia, la seconda come farsa (Il 18 Brumaio, incipit).

Non immaginava però di parlare dei regimi marxisti.





mercoledì 17 dicembre 2014

La strage degli innocenti



















Il nome di Erode è sinonimo di infamia. La strage dei bambini di Betlemme, da lui voluta per eliminare Gesù, “pericoloso” concorrente al trono della Giudea, rimane come macchia indelebile di crudeltà disumana.

A Peshawar (Pakistan) ieri è stata perpetrata un’altra orrenda strage di innocenti. Non più la sete del potere, come in Erode, ma soprattutto l’odio contro il sapere ha mosso i terroristi talebani. Per questi barbari criminali la scuola è un nemico da combattere, e per l'orrendo massacro hanno scelto proprio un grande plesso scolastico.

Sono state uccise circa 150 persone, la maggior parte delle quali giovani e giovanissimi studenti. Una maestra è stata cosparsa di benzina e bruciata viva davanti ai suoi alunni. Oltre un centinaio i feriti, moltissimi dei quali in condizioni gravi.

Per Erode il nemico era il nato Re dei Giudei. Per i talebani sono i giovani che studiano e vogliono emanciparsi.

Sia l’uno che gli altri hanno un nemico in comune: un mondo nuovo, in cui la dignità e la regalità dell’uomo e della donna consistano proprio nel desiderio della conoscenza e della verità.

“La verità vi farà liberi” ha detto Gesù.

Ma a quanto pare, ci sono ancora nel mondo coloro che vogliono soffocare la verità, anche spargendo terrore e sangue innocente.

Senza riuscire nell’infame intento.

Alla diciassettenne studentessa pakistana Malala, vittima dei talebani per gli stessi motivi, è stato attribuito pochi giorni fa il Premio Nobel per la Pace.

E Gesù era già lontano dai soldati di Erode...



Nella foto in alto: Pulpito della Chiesa di S. Andrea a Pistoia (1301). Capolavoro di Giovanni Pisano. Formella della "Strage degli Innocenti" (cliccare sull'immagine per vedere i particolari della tragica scena scolpita dal grande artista).



martedì 16 dicembre 2014

Nove giorni prima




Siamo ormai in prossimità del Natale, nei nove giorni che lo precedono.

Più il mondo cerca di cancellare la memoria della presenza di Gesù Cristo dalla storia, più la sua luce risplende luminosa.

Non possiamo fare a meno di Cristo, né del suo "lieto annunzio" di salvezza.
Senza Cristo, la barbarie avanza e ci sommerge.

Per questo c'è bisogno che lo Spirito Santo ci aiuti a capire realmente il messaggio del Natale, messaggio di speranza e di vita nuova.

Anche per coloro che non amano il presepe...

Avviciniamoci alla capanna di Betlemme con un bel canto di Taizé: "Tui amoris ignem".

Le parole sono della liturgia della Pentecoste, la musica porta l'impronta inconfondibile di Jacques Berthier.



Veni Sancte Spiritus, tui amoris ignem accende.
Veni Sancte Spiritus, veni Sancte Spiritus.


Vieni Santo Spirito, accendi il fuoco del tuo amore!
Vieni Santo Spirito, vieni Santo Spirito!