martedì 22 ottobre 2013

Piove, governo ladro! (almeno in Toscana)














È un modo di dire molto comune, e come ogni espressione popolare ha sempre un fondo di verità.

Ovviamente non significa che i temporali o i disastrosi acquazzoni vengano dai politici che ci amministrano. Neppure il più accanito antiberlusconiano è giunto a dire tanto (forse).

Ma allora perché il popolino ama dire così? Ovviamente perché, per esperienza, si sa che la politica è spesso come i temporali e gli acquazzoni: fa più danni che bene.

Non voglio apparire qualunquista, sia chiaro: un governo è sempre necessario. Altrimenti si passerebbe al  non-governo dei black block, degli “antagonisti”, degli anarco-insurrezionalisti, e via sfasciando.

Ma la sapienza popolare ci mette in  guardia. Spesse volte ciò che ci cade in testa dai palazzi della poltica sono più tasse e balzelli che provvedimenti opportuni. 

Qualcuno dirà che siamo in un periodo di vacche magre e bisogna tirare la cinghia.
Di fatto però chi tira la cinghia sono quelli già a dieta da un pezzo.

Piove, governo ladro! E qui in Toscana ci ha oggi allagati.



Nella foto: una vignetta di Giannelli



venerdì 18 ottobre 2013

Musica solare per una grande ottobrata




Queste belle giornate di sole ottobrino ispirano musica solare...

La voce di Luciano Pavarotti è stata certamente un magnifico esempio di luminosità musicale.

Molti di noi l'hanno apprezzata in tutta la sua potenza ed espressività nel magnifico brano "Nessun dorma!" della Turandot di Puccini, diffuso in tutto il mondo durante il Campionato Mondiale di Calcio "Italia 90".

Ma per Big Luciano la celebrità aveva avuto una data d'inizio ben precisa, il 17 febbraio 1972, quando al Metropolitan Opera di New York aveva eseguito con naturalezza e a voce piena (di petto) i nove DO acuti, l'ultimo dei quali lunghissimo, nella cabaletta di "Ah mes amis!" ("Pour mon âme") de La Fille du Régiment di Gaetano Donizetti.

Il Met gli tributò una standing ovation senza precedenti chiamandolo al sipario per ben 17 volte, un record imbattuto.

Riproponiamo quel brano e quei momenti.

Verrebbe da pensare che i soldati del reggimento francese si inginocchino davanti a Pavarotti/Tonio più per la performance del tenore che per ragioni di copione.

Nove Do di petto a voce piena e senza sforzi. Inizia la leggenda di Big Luciano.

Buona ottobrata a tutti!





lunedì 14 ottobre 2013

Migrazioni di rondini e di popoli




Le rondini (quelle poche che sono rimaste, superstiti al dissesto ecologico della civiltà post-moderna) se ne vanno con l’arrivo della stagione autunnale, “cercando primavere di viole”, verso Sud.

Popolazioni intere sono invece in migrazione verso Nord, spinte dai dissesti delle guerre, della fame, della miseria.

Due moti contrari, una realtà drammatica per entrambe.

Le rondini però volano.

Gli uomini no.

“Partirono le rondini”, o per essere più precisi “Non ti scordar di me”. Una canzone composta nel 1935 da Ernesto De Curtis (quello di "Torna a Surriento"), con le parole di Domenico Furnò, che riesce ancor oggi a suscitare struggenti sentimenti.

La meravigliosa voce di Luciano Pavarotti è un valore aggiunto.

Big Luciano!



giovedì 10 ottobre 2013

Dal mi basso al do acuto. 200 anni di Verdi




Negli ultimi 200 anni tante cose sono cambiate nel mondo, e ovviamente anche in quello della musica.

Altre invece sono ancora lì, intramontabili, bellissime, più moderne che mai.

Come molte opere di Giuseppe Verdi (10 ottobre 18013 - 27 gennaio 1901).

Probabilmente i più non hanno oggi la pazienza di ascoltare una sua opera per intero, a parte forse l’Aida all’Arena di Verona.

Ma è altrettanto difficile trovare qualcuno che non abbia nelle orecchie almeno qualche brano di musica verdiana, e non solo il “Va’ pensiero”...

Non starò a fare il bilancio di quanto rimane della musica del Cigno di Busseto. È un bilancio grandemente in attivo, e lo spread con il suo rivale e coetaneo tedesco Wagner è quanto meno alla pari.

Verdi ha illuminato di drammatica bellezza musicale due secoli interi. 

Le più belle voci, maschili e femminili, si sono cimentate sulle sue note, dal basso profondo (il Mi grave del Grande Inquisitore nel Don Carlos) ai Do acuti (Manrico nel Trovatore, per tradizione; Gilda nel Rigoletto, e nel gorgheggio è previsto anche il Do diesis e il Re, e oltre; Aida in "O Patria mia", etc.). 
Non solo voci, ma grandissimi personaggi che hanno incantato le platee, le gallerie e i loggioni dei teatri di tutto il mondo: Callas, Tebaldi, Caballé, Price, Sutherland, Bergonzi, Del Monaco, Pavarotti, Domingo, Cappuccilli, Bruson, Ghiaurov..., senza parlare di Tamagno, Caruso e Gigli.
Le più celebri "bacchette" hanno diretto i suoi spartiti; per citarne alcuni, Toscanini, De Sabata, Solti, Von Karajan, Claudio Abbado, Muti, con le più famose orchestre, da quella della Scala ai Berliner, dai Wiener alla London Symphony Orchestra, dall'Orchestre de Paris alla Chicago Symphony Orchestra...

L’elenco sarebbe sterminato. A me, per esempio, piace in modo particolare l’interpretazione di Rigoletto del grande baritono Giuseppe Taddei. In “Cortigiani, vil razza dannata”, quella parola “dannata” viene cantata come un ghigno  (non previsto dalla partitura); un tocco geniale.

La nascita di un artista, anzi di un genio artistico come Verdi, non può che essere una manifestazione dell’opera creatrice di Dio.
Mi piace perciò mettere sotto la protezione della Madre di Dio e degli Angeli questo giorno memorabile.

Da “La forza del destino”, la bellissima preghiera “La Vergine degli Angeli”. 

La voce solista è quella inconfondibile e affascinante di Leontyne Price.


L'altra notte in fondo al mare...




A Lampedusa ieri è arrivata finalmente l’Europa, con il presidente Barroso.

Qualcosa sembra muoversi nei meccanismi dell’Unione.

L’Europa dei banchieri e dei burocrati questa volta non ha potuto far finta di niente.
Troppo grande è stata la tragedia; e tutti se ne stanno accorgendo, via via che i poveri corpi dei dispersi dal fondo del mare vengono riportati a riva e allineati in una delle interminabili file di casse da morto.

“L’altra notte in fondo al mare”...

Vengono subito in mente, anche se in altro contesto, le drammatiche parole e le note angosciose del “Mefistofele” di Arrigo Boito (che fu anche il grande librettista degli ultimi due grandi capolavori di Giuseppe Verdi, "Otello" e "Falstaff"; e oggi è il 200° della nascita di Verdi).

Le voglio qui riportare, con la voce sublime di Maria Callas.

Nulla lega a prima vista le vicende descritte nel Mefistofele, che sono poi quelle del Faust di Goethe (con qualche libertà letteraria di Boito), con la tragedia di Lampedusa.

Eppure qualcosa a mio parere le unisce. Sia nella fantasia di Boito/Goethe che nella vicenda del naufragio non è mancata di certo l’opera di Mefistofele, di Satana.

Ma siamo certi che, come nel Mefistofele, così anche nell'orribile fatto di Lampedusa non sarà Satana ad avere l’ultima parola.

Nonostante tutto, sarà il bene alla fine a vincere.



venerdì 4 ottobre 2013

Francesco incontra Francesco...

















Un incontro a parti rovesciate. 

Nel 1209 fu Francesco d’Assisi ad andare fino a Roma, davanti a Papa Innocenzo III, per pregarlo di approvare la Regola dell’Ordine mendicante che stava fondando. Il potente Pontefice, con stupore della Curia Romana, riconobbe nel “Poverello” di Assisi il vero rinnovatore della Chiesa e approvò l’Ordine francescano.

Oggi è il Papa che è andato da Roma ad Assisi, per trovare Francesco e pregarlo di dargli la forza di fare ciò che fece il Poverello ai suoi tempi: rinnovare la Chiesa, partendo proprio dalla Curia Romana.

La Chiesa non finisce di stupire. Nel Medioevo fu un umile frate a chiedere al papa un profondo rinnovamento nello stile di vita dei cristiani, fondato sul Vangelo. Oggi è il papa che chiede in ginocchio all’umile fraticello, di cui porta il nome, ormai santo, di aiutarlo nel medesimo intento.

E già se ne vedono i frutti!






Un canto di addio per i morti di Lampedusa




Tutto diventa piccolo e quasi insignificante di fronte all’immane tragedia di ieri notte nel mare di Lampedusa, dove hanno perso la vita più di trecento profughi in un barcone partito dalle coste libiche.

Allo sgomento per la perdita di tante vite umane si unisce lo sconforto per la completa latitanza dell’Europa davanti a questo autentico esodo biblico dai paesi africani, sia per motivi di guerra, sia per motivi di fame sia per motivi politici, e perfino religiosi.

Le coste italiane sono la parte estrema dell’Europa, e fino a prova contraria l’Italia è parte integrante dell’Unione Europea. Nessuna nazione che faccia parte dell’Unione può lavarsi le mani (insanguinate) di fronte a questo quotidiano stillicidio di disperazione e di morte.

La tragedia di ieri notte ha fatto traboccare il vaso della vergogna. E proprio la parola “Vergogna!” è stata quella usata da Papa Francesco per descrivere questo disastro.

È l’ora di intervenire, nei modi e con i mezzi che sono più idonei, per soccorrere le popolazioni africane, costrette a fuggire da guerre fratricide e da situazioni di insostenibile miseria.
Da sola l’Italia non può arginare questa marea umana, che va frenata e fermata con aiuti opportuni (e con interventi decisi sui governi colpevoli) nei luoghi di origine, venendo così arginato il flusso di queste carrette di morte.

Si porrebbe inoltre fine alle false speranze di benessere in coloro che riescono a mettere piede nel suolo italiano.

Di fronte a questo lutto, e per onorare il sacrificio di questi migranti africani, facciamo risuonare la voce di Leontyne Price, il più grande soprano nero del XX secolo e una delle mitiche interpreti dell’Aida di Verdi.

Anche Aida è immaginata africana, figlia di re ridotta in schiavitù dalla guerra. Cercava il riscatto nell’amore, ma lo poté trovare solo nella morte insieme all’amato Radamès.

La Price, con i suoi straordinari acuti (fino al do), accompagni nel più alto dei cieli gli sfortunati naufraghi di Lampedusa.

Dall’Aida di Giuseppe Verdi, “O patria mia, mai più ti rivedrò”.


giovedì 3 ottobre 2013

Er governo Letta è risorto! (pasquinata)







Er governo de Letta mò è risorto,
ha fatto come Cristo (co rriguardo!):
prima l’han messo in croce e fatto morto,    
ma dopo l’han trovato più gajiardo.


Der centro destra er popolo ggiudìo
e quello de sinistra romanazzo
volevano far fòri er capo, oddìo!
Ma senza capo, un popolo è der cazzo.





Amicusplato





domenica 29 settembre 2013

Er governo Letta è caduto! (Pasquinata)


 




Er governo è caduto, me cojoni,
annava pe na strada stretta stretta;
l’hanno fatto cadere giù a bocconi
con un carcio ‘n le palle ar poro Letta.

È stato Bberlusconi, no, Eppifani,
e Renzi no? e Grillo co grillini?
E poi ce so’ li ggiudici romani
e de Milano; anvedi che casini!

Napolitano andrà col lume ‘n mano
a cercà, come Ddiogene, un governo,
che ce faccia sortire da 'r pantano   
e duri armeno tutto quest’inverno.

Vojon dare la colpa l’uni all’altri,
nun vojono vedé li sbaji suoi,
credon d’esse’ ffurbetti e pure scaltri;
ma, li mortacci, er peggio tocca a noi!



Amicusplato



mercoledì 25 settembre 2013

La pazienza di Dio e quella umana


 















Non si possono passare sotto silenzio i due orrendi attentati islamisti in Kenia e in Pakistan di questi ultimi giorni.

Il silenzio degli innocenti assassinati deve trovare modo di farsi sentire più del fragore delle granate e delle bombe degli assassini.

Il primo attentato è avvenuto sabato 21 settembre in un Centro commerciale di Nairobi, con almeno 68 morti; il secondo domenica scorsa 22 settembre davanti  ad una Chiesa  di Peshawar, con almeno 81 vittime, tra cui molti bambini. Numerosissimi in entrambi i casi i feriti.

Due luoghi che evocano tranquilità e fratellanza, due simboli di pace.

Il terrore islamista ha colpito proprio lì. Evidentemente non ama la pace e la fratellanza, vuole l’odio e la guerra, e l’eliminazione fisica degli “infedeli”.

È proprio questo il punto che più mi fa orrore. I Cristiani in Pakistan sono un’esigua minoranza (appena l' 1,2 per cento della popolazione), e già sono trattati abitualmente da cani. Basti pensare alla vicenda di Asia Bibi, da quattro anni in carcere per "blasfemia" (figuriamoci!), in realtà per aver affermato pubblicamente di essere cristiana. Ora anche la strage degli innocenti, davanti al luogo di culto, mentre si distribuiva un piatto di riso.

Nel Centro commerciale di Nairobi sono usciti vivi coloro che rispondevano alla domanda dei sequestratori: “Chi è la madre di Maometto?” e chi sapeva recitare un brano del Corano. Insomma, una domanda di "cultura generale" e un atto di fede islamico... Gli "infedeli" (quelli che hanno catturato) sono stati passati per le armi, alla faccia di Allah il misericordioso.

Ma da quale incubo notturno escono questi esseri mostruosi, nel XXI secolo dopo Cristo? Sono rimasti alle scimitarre (quelle però aggiornate)?

Noi diamo ospitalità, istruzione e quant’altro a ogni minoranza religiosa. Questo è lo spirito del Cristianesimo; e i  musulmani sono ormai una notevole minoranza.

Gli islamisti rispondono con i mitra e i kamikaze, e le stragi.

Sarebbe l’ora che la smettessero, perché infinita è solo la pazienza di Dio.

Quella umana è più corta. 



lunedì 23 settembre 2013

L'equinozio mi ispira
















L’equinozio mi ispira.

Questa giornata così unica, anzi duplice (primavera e autunno), mi dà sempre una carica positiva.

Anzitutto mi fa pensare alla equa distribuzione della terra. Non riescono a farla i governi e le organizzazioni internazionali. Ci riesce “Messer lo frate Sole”, distribuendo 12 ore di luce e 12 ore di black out,  sia nel territorio della Russia, il più vasto del pianeta, come in quello di un’isoletta sperduta nell’oceano. Il giusto mezzo per tutti.

Equinozio significa anche equilibrio; un equilibrio che dovrebbe invitare tutti gli abitanti del pianeta a ricercare una linea di conciliazione tra forze diverse e opposte. Ma proprio in questi ultimi due giorni, due orrendi attentati hanno insanguinato il Kenya e il Pakistan. Il fanatismo islamista continua imperterrito il suo lungo inverno di atrocità e di barbarie. L’equinozio (di primavera) non è ancora spuntato per certa gente.  

Equinozio è perfezione dell’ordine. In un mondo caotico e disordinato, in cui tutto è diventato opinabile e confuso, ecco che spunta tagliente come una lama il giorno perfetto, il giorno delle idee chiare e distinte: la luce da una parte, il buio dall’altra; il bene di qua, il male di là; la ragione distinta  dal torto, la verità dall’errore.
Un giorno salomonico, cartesiano, non politicizzato.

Infine, l’Equinozio mi fa pensare a Equitalia. Solo nel nome, ovviamente. Per il resto, meglio un pudico silenzio. Anzi, un sorriso; umoristico, ovviamente.


domenica 22 settembre 2013

Genitori di serie A e di serie B


 
















Non mi piace la menzogna. Specialmente la menzogna mascherata, quella che vuol far passare da cretini la gente che ragiona.

Facciamo un esempio. Da che mondo è mondo per avere un figlio ci vuole un padre ed una madre, cioè un uomo e una donna. 

Ci sono nazioni e luoghi, ora a quanto pare anche in Italia, nei quali invece dei termini “padre” e “madre” viene usato in documenti ufficiali il generico termine “genitore” (penso, genitore A e B, o 1 e 2). Cosa vuol dire questo? Che un figlio è nato da due uomini? o da due donne?

Poiché non credo che chi propone questa “rivoluzione terminologica” sia così sciocco da pensare una cosa simile, allora perché si vuol sostituire le chiarissime e bellissime parole padre (uomo) e madre (donna)?

Di questo passo si dovrebbero abolire anche i termini uomo e donna, troppo caratterizzati sessualmente, e trovare un sostituto per entrambi, di tipo asessuato, per evitare l'omofobia.

Andrà bene il termine “ammasso di cellule A e B” ? Ma chi sarà l’ammasso A e l’ammasso B? Non sarà discriminatorio, come lo è nelle categorie sportive e nel linguaggio popolare?

Dall’omofobia si va a finire nel razzismo, dalla padella nella brace.

Forse si potrebbe ricorrere al mondo asessuato delle amebe, dei batteri, dei virus. Ma ameba è un termine femminile, per cui non va bene; batterio è un termine maschile (figuriamoci!)...

Ecco, il termine virus sembra il più adatto: è asessuato e di genere neutro (viene dal latino).
Non c’è bisogno di numeri o di lettere per riconoscerlo. Quando lo becchi, stai subito male.

È l’effetto della “rivoluzione terminologica” dei tempi moderni.

Se la conosci, la eviti. 



lunedì 16 settembre 2013

"Sursum Concordia!"




Voglio anch'io dare il mio piccolo contributo alla titanica impresa di "rimettere in piedi" la Costa Concordia, naufragata all'Isola del Giglio la tarda serata del 13 gennaio dell'anno scorso.

Dopo l'immane tragedia, che è costata la vita a 32 persone, compresi i due dispersi, abbiamo assistito oggi all'inizio delle operazioni di raddrizzamento della gigantesca nave da crociera.

Si tratta di un'opera colossale, la prima del genere nella storia della marina.

Le operazioni si stanno svolgendo con una lentezza che per noi sembra esasperante. Ma se tutto va bene, come ognuno si augura, domattina vedremo la Costa Concordia di nuovo galleggiare.

E allora: Sursum Corda! In alto i cuori! È una frase liturgica, un invito alla preghiera.

Ma è anche il nostro augurio: "In alto, Concordia!"

Con uno dei grandi brani musicali del film "Master and Commander", e cioè l' Adagio del Concerto Grosso n. 8 di Arcangelo Corelli.

Nel film il Master and Commander è il coraggioso e tenace Jack Aubrey (Russel Crowe).

Nella realtà abbiamo visto tutt'altro comandante, purtroppo.



mercoledì 11 settembre 2013

Il crepuscolo degli USA




L'11 Settembre 2001 rimarrà nella storia umana come il giorno dell'orrore.

La più grande potenza del mondo, gli Stati Uniti d'America, viene colpita con una raccapricciante azione terroristica in uno dei suoi simboli più spettacolari e grandiosi: il World Trade Center con le sue svettanti Torri Gemelle.

Solo la musica di Richard Wagner può in qualche modo fare da colonna sonora a quelle tremende scene di orrore, seguite allora nel silenzio più agghiacciante da tutto il mondo, in  presa diretta televisiva.

Sigfrido è "l'uomo che non conosce la paura", invulnerabile perché presenta sempre il petto ai suoi avversari. Ma viene ucciso a tradimento con un colpo di lancia alle spalle, l'unica sua parte vulnerabile.

Molti aspetti fanno di lui un simbolo di quel tragico 11 Settembre. L'invincibile potenza Usa, abituata a sfidare gli avversari a viso aperto, si è trovata vulnerabile quando è stata colpita alle spalle, proditoriamente. Ed è stata una ferita mortale.

Da allora è iniziato anche per gli Stati Uniti il "crepuscolo degli dei"; come quello dove Wagner descrive la morte di Sigfrido e la drammatica e possente "Marcia Funebre", che postiamo.



sabato 7 settembre 2013

Una preghiera per la pace. Da tutto il mondo





Consapevole che un intervento militare in Siria oggi aggraverebbe la drammatica situazione di quello Stato e di tutto il Medio Oriente, aderisco convinto alla Giornata per la Pace indetta per questo giorno da Papa Francesco.

I dittatori, così come i terroristi (non dimentichiamolo!), vanno fermati con altri mezzi, che una forte e pressante politica internazionale deve saper mettere in atto.

La pace nella giustizia è il bene prioritario per la civile convivenza tra i popoli.

Tra gli strumenti di pace, la preghiera è quello più importante (e non quello meno utile, come forse qualcuno potrebbe pensare). Infatti, chi riconosce Dio come Padre di tutti, alla fine deve convincersi che offendere o uccidere il fratello non è solo il crimine più grande contro l'uomo, ma è la più grave offesa fatta a Dio creatore.

Per questo oggi posto lo stupendo "Padre Nostro" (Vater Unser) musicato da Arvo Pärt nel 2011.

Il grande musicista estone ha dedicato questa mirabile preghiera musicale a Papa Benedetto XVI nel suo 60° compleanno di sacerdozio.

Non c'è bisogno di traduzione, si spera!

Molto bella la voce bianca del ragazzo della Escolania de Monserrat.




Vater unser im Himmel,

geheiligt werde dein Name;

dein Reich komme;

dein Wille geschehe,

wie im Himmel so auf Erden.

Unser tägliches Brot gib uns heute.

Und vergib uns unsere Schuld,

wie auch wir vergeben unsern Schuldigern;

und führe uns nicht in Versuchung,

sondern erlöse uns von dem Bösen.










giovedì 5 settembre 2013

Il buio in pieno sole





"E come potevamo noi cantare"...

Tutti ricordiamo l'incipit di questa drammatica poesia di Quasimodo, "Alle fronde dei salici", quasi un salmo moderno che prende spunto dal Salmo 136 (137) "Super flumina Babylonis".

Gli Ebrei non potevano cantare i canti di Sion in terra di schiavitù, e avevano appeso le loro cetre ai salici dei fiumi di Babilonia.

Quasimodo appende metaforicamente la sua cetra di fronte agli orrori e alle atrocità della II guerra mondiale, in particolare quando l'Italia si trovò "con il piede straniero sopra il cuore".

Oggi non siamo in tali tragiche situazioni, per fortuna. Ma non c'è molto da stare allegri, e rimane difficile essere sereni di fronte a tanti avvenimenti che, messi insieme, tolgono la gioia di un fine estate meteorologicamente bellissimo.

Su tutto, la situazione in Siria dilaniata da guerra fratricida, e la minaccia di interventi militari esterni, con il pericolo di un allargamento del conflitto.

E poi la situazione in Italia, dove la guerra fratricida non è cruenta ma politica, con il pericolo della caduta del governo e la conseguente guerra di tutti contro tutti. 

Non possiamo dimenticare l'orrenda uccisione della giovane brasiliana Marilia, incinta, per mano (a quanto sembra) del datore di lavoro e genitore di quella stessa vita nascente, ma già sposato e padre di altri tre figli...

O la gioielliera uccisa per rapina da un balordo, che voleva fare "un regalo alla sua compagna".

E senza giungere all'omicidio volontario, cosa dire degli episodi sempre più frequenti di mala sanità, con scambio di sacche di sangue con esito letale, ictus scambiato per emicrania, gravidanze finite in tragedia...  Senza parlare della  bambina affogata in piscina davanti agli occhi (ma evidentemente non proprio davanti agli occhi) delle vigilatrici.

Consola che un'altra bambina sia stata salvata, in un incidente stradale, per il coraggio di un camionista rumeno che ha arditamente intraversato il suo mezzo bloccando il traffico autostradale, con pericolo della sua stessa vita, ma facendo barriera alla piccola.

Una luce di speranza in un momento buio, mentre il sole in questi giorni splende a 35 gradi.

"Cain, ovvero il primo Omicidio" (1707) è un grande Oratorio di Alessandro Scarlatti (1660-1725), il padre della celebre Scuola musicale napoletana, quella di Durante, Pergolesi, Porpora, Paisiello, Jommelli, Cimarosa, e via dicendo. E  padre, non metaforico, di Domenico Scarlatti, il più grande di tutti.

Di fronte al fratricidio non solo si rimane ammutoliti, ma perfino la natura inorridisce. Ma questa orrenda storia a quanto pare continua ancora...

Questo è il senso dell'aria del mezzosoprano "Perché mormora il ruscello", qui cantata dal controtenore Matthew White.

Da sottolineare nel brano quei drammatici e appassionati "Perché"?
Perché tanta stupidità e cattiveria umana?



Perché mormora il ruscello, 
perché s'agita la fronda, 
quando un sasso o un venticello 
scuote un ramo o increspa un'onda?










lunedì 2 settembre 2013

Il bue e la rana


















La minaccia degli USA,  anzi del presidente Obama, di muovere guerra alla Siria è quanto di più inopportuno e pericoloso si possa immaginare.

Lanciare missili in una regione già esplosiva di suo significa non prendere minimamente in considerazione le devastanti conseguenze di tale azione per tutto il Medio Oriente. La guerra di tutti contro tutti.

E chi vuol aiutare il signor Obama? Gli oppositori di Assad, cioè gli islamisti legati ad Al-Kaida. Ma non è Obama quello che ha fatto uccidere Osama (Bin Laden)? Qualcuno gli schiarisca le idee.

Il presidente Premio Nobel per la pace ha fatto più danni dei presidenti guerrafondai precedenti. Con l'intervento in Libia (e il primo appoggio all'Egitto dei Fratelli Musulmani) ha destabilizzato quasi tutto il Nord Africa, e oltretutto chi ne paga le conseguenze è soprattutto l'Italia dove ogni giorno arrivano centinaia di profughi dai territori "liberati".

Ma i dittatori vanno puniti, e chi lancia gas asfissianti commette crimini contro l'umanità... Ma il mondo è pieno di dittatori, in Asia, i Africa, nel continente americano, perfino in Europa. Cosa vuol fare il presidente Premio Nobel per la pace? la III guerra mondiale?

Della Francia non parlo neppure: Hollande mi sembra la ranocchia di Fedro che gonfia la pancia per sembrare un bue; con il ben triste finale. 

Seguiamo invece le sapienti e drammatiche parole di Papa Francesco di ieri: "Guerra chiama guerra, violenza chiama violenza. Mai più la guerra!"









giovedì 29 agosto 2013

50 anni dopo il sogno di King




Il 50° anniversario della "Marcia su Washington"  dei 250.000 americani, bianchi e neri,  guidati da Martin Luther King non può essere passato sotto silenzio, anche se attualmente il mondo è in fibrillazione per i venti di guerra che soffiano in Siria, e in casa nostra per i problemi economici e politici che travagliano l'Italia.

"I have a dream"...

Il sogno di Martin Luther King, in quel memorabile 28 agosto 1963 davanti al monumento di Lincoln, non fu vanificato dalla pallottola che uccise il leader religioso a Memphis nel 1968; quella marcia è continuata ed ha raggiunto ormai la Casa Bianca, dal 2008...

Quando dico che non si può passare sotto silenzio la memoria di quella marcia pacifica e insieme grandemente rivoluzionaria, intendo sottolineare che non bastano le parole scritte. La marcia di Martin Luther King fu una marcia scandita anche dal canto "We shall overcome" (Noi trionferemo) eseguito da Joan Baez, un inno alla fratellanza universale, una ballata popolare entrata nella memoria collettiva.

Non lo ripropongo, perché troppo noto. Preferisco il meno noto ma altrettanto significativo "Wade in the water" (Entra nell'acqua).

Un canto con commoventi riferimenti biblici, un gospel, nel quale si invitano i "bambini" (children, cioè il popolo di Dio) a guadare il fiume della schiavitù, come Mosé aveva attraversato il Mar Rosso con gli Israeliti.

Anche ora Dio sta per far muovere le acque (God's gonna trouble the water)...





Wade in the water.Wade in the water, children.Wade in the water.God's gonna trouble the water.

Well, who are these children all dressed in red?God's a-gonna trouble the waterMust be the children that Moses ledGod's a-gonna trouble the water.

Refrain

Who's that young girl dressed in whiteWade in the waterMust be the children of IsraelitesGod's gonna trouble the water.

Refrain

Who's that young girl dressed in blue
Wade in the water
Must be children coming true
And God's gonna trouble the water.



Refrain

mercoledì 21 agosto 2013

Non esiste più l'agosto di una volta...




C’era una volta l’agosto.

L’agosto di una volta era soprattutto una stato mentale.

Tutte le preoccupazioni e i problemi venivano messi, almeno per un mese, in stand by. L’unica preoccupazione era il “divertimento” nel senso etimologico del termine, cioè l’allontanarsi dal quotidiano, il “divergere” dal consueto. 

E con tanta musica: da quella a tutto volume degli altoparlanti delle colonie a quella delle radioline a transistors dei vicini d’ombrellone.  

Agosto significava fuga dalle città, affollamento delle spiagge, oppure viaggi senza mete prefissate, magari con una tenda, un sacco a pelo e in cinquecento (parlo della Fiat, ovviamente...).

Tutto doveva essere comunque rigorosamente al di fuori della quotidianità.

Il tran tran riprendeva a settembre.

Ora in agosto è aperto perfino il parlamento (!).  Il traffico cittadino, tranne un leggero calo nei fine settimana, sembra quello di un mese qualunque. I supermercati fanno a gara a chi tiene aperto più a lungo, domeniche e feste comandate comprese. Nessuno si sentirebbe più di affrontare un viaggio, se non prenotando con un’agenzia nei minimi dettagli, all inclusive.

Soprattutto è entrato in crisi lo stato mentale delle vacanze. Non si stacca più, la quotidianità ci tiene per le gonadi, e in certo senso ci attrae. Sarà la crisi economica, sarà lo stress delle vacanze affollate, sarà il fatto che il “divertimento” è oggi raggiungibile senza spostarsi troppo lontano da casa, senza bisogno di andare a Rimini o a Viareggio; o nelle Dolomiti.

Non esiste più l’agosto di una volta.

Di quelle estati mi manca soprattutto un aspetto: la certezza che quei venti-trenta giorni da passare in piena libertà e magari con pochi soldi sarebbero stati comunque bellissimi, qualunque luogo o meta avessimo raggiunto. E con qualunque tempo.

Ripropongo una delle canzoni che ho amato di più, in un’estate di tanti anni fa: Happy together, dei Turtles (1967).






domenica 18 agosto 2013

Treni e... trenodie. Mina





Stasera ho avuto modo di rivedere un vecchio film di John Sturges, con Kirk Douglas: "Last train from Gun Hill" (in Italia, Il giorno della vendetta), del 1959. Non è un capolavoro (Sturges era stato più convincente in Sfida all'OK Corral); ma vedere all'opera un attore come Kirk Douglas è sempre una grande soddisfazione.

A parte la recitazione del grandissimo attore, il protagonista del film è - come indica anche  il titolo originario - ancora una volta il treno. Quell'ultimo treno delle 9 di sera sul quale lo sceriffo (Kirk Douglas) devo caricare un giovane assassino, figlio del padrone della città, che è tutta o quasi dalla parte del boss.
Mi è tornato alla mente che il treno è stato spesso grande protagonista nella cinematografia, fin dalle origini nel 1896 con quel memorabile "Arrivo del treno alla stazione de La Ciotat" dei Fratelli Lumière, proiettato in una sala paragina. All'arrivo del treno in primo piano, il pubblico parigino fuggì di sala terrorizzato.

Quelle lunghe attese che caratterizzano il film di Sturges fanno venire in mente la spasmodica attesa del treno di mezzogiorno che porta in città un gangster assetato di vendetta, in "Mezzogiorno di fuoco" (1952); e soprattutto il treno delle 3 e dieci, in  "Three Ten to Yuma" (Quel treno per Yuma), del 1957, a cui la pellicola del 1959 si è chiaramente ispirata.

Il treno mi ha fatto venire in mente la parola "trenodìa", che però con il treno non c'entra nulla. Trenodia è un termine di origine greca che significa lamento, compianto. Forse si può osservare umoristicamente che i nostri treni spesso sono un lamento, un vero strazio. Ma l'etimologia dei due termini rimane pur sempre diversa...

Detto questo, si può gustare la "Trenodia" cantata da MIna. Fu il primo brano che la Tigre di Cremona incise con la sua propria casa discografica, la PDU, nel dicembre 1967. È un adattamento del celebre Concerto de Aranjuez, di Joaquìn Rodrigo (1939), con parole di Giorgio Calabrese.

Il disco fu subito fatto ritirare da Rodrigo per violazione dei diritti d'autore, per cui non compare nella discografia di MIna (se non come rarità) , e pochi lo conoscono. Molto noto invece il brano di Massimo Ranieri, "Amore mio", sempre basato sulle note di Aranjuez, che poté cantare a Canzonissima nel 1970 senza alcuna contestazione, con diverso arrangiamento.

Appassionata la canzone di Ranieri; ma molto più convincente la versione di MIna, una vera "trenodia".

Buona settimana, con i treni che non fanno attendere e perciò senza trenodie!



Trenodia 


E così 
non mi resta che andarmene 
e incominciare adesso a non pensare più a te 
quando per te sembra impossibile 
cominciavo a sorridere. 
E così 
non ho niente da aggiungere 
e il canto disperato che intonavo per te 
lo finirà senza concluderlo 
un silenzio di morte. 
E così 
per la notte di incubi 
che è stata la mia vita fino a qui 
vedevo già un'alba di sereno 
che vivevo ma sono io che ho sbagliato. 
Cercherò di non piangere 
cercherò di resistere 
cercherò di sorridere. 
E così 
le mie dita non leggono 
leggere sul tuo viso il desiderio di me 
nacque per te un bene inutile 
ed è morto per sempre.