giovedì 29 settembre 2011

S. Michele Arcangelo, ovvero Michelangelo






S. Michele Arcangelo. Oggi è la sua festa liturgica.

“Chi come Dio?” Questo è il significato del nome ebraico Michael.

È il Principe delle schiere celesti che sconfigge Satana nel nome di Dio onnipotente (Ap 12, 7).

Molti portano questo nome impegnativo. Ma ce ne sono due che gli hanno fatto davvero onore:
Michelangelo Buonarroti e Michelangelo Merisi da Caravaggio.

Nel primo caso basta il nome: Michelangelo, e si staglia davanti a noi la figura del più grande genio delle arti figurative, compresa l'architettura, secondo il concetto vasariano di raffigurazione spaziale.

Nel secondo caso il nome della persona è stato soppiantato dal nome di luogo. Ma la grandezza di Caravaggio è degna del nome (vero) che portava: Michelangelo anche lui.

Il David (1504) rappresenta alla perfezione ciò che si intende per genio. Michelangelo non si accontenta di fare una figura perfetta (il Vasari dirà ammirato: “Qui sono stati superati anche i Greci antichi”).

In realtà nella figura perfetta di David viene, in modo altrettanto perfetto, raffigurata la pagina biblica da cui l’artista trae ispirazione. Lo sguardo intenso e la fronte corrugata in un moto di sdegno ci ricordano plasticamente le parole dette da David a Golia: «Tu vieni a me con la spada, con la lancia e con l'asta. Io vengo a te nel nome del Signore degli eserciti, Dio delle schiere d'Israele, che tu hai insultato. In questo stesso giorno, il Signore ti farà cadere nelle mie mani” (1 Sam 17, 45-46).



La “Madonna dei Pellegrini” (1604) di Caravaggio è un esempio sublime di che cosa significhi invece “sermo humilis”, il linguaggio quotidiano, anche nella fede. Non siamo davanti ad un “santino” raffaellesco, né all’epicità di Michelangelo, ma alla realtà quotidiana.

Due piedi nudi sporchi in faccia a chi guarda. Uno scandalo inaudito!

Ma si tratta dei piedi di pellegrini popolani, non di nobili che viaggiano in carrozza. Bastoni da viaggio, facce raggrinzite, vene varicose, toppe nel fondo schiena dei calzoni... Eppure quei ginocchi a terra, quelle mani giunte, quei volti in preghiera fanno fare all’arte e alla fede un balzo in avanti definitivo.

E la Madre di Dio è raffigurata come una giovane mamma che ha come caratteristica sacra la pulizia del volto e dei vestiti e appena un filo di aureola, con quel suo Bambino che guarda interessato e si piega come la madre verso i due poveri oranti.

Non c’è da dar torto ai committenti che rifiutarono allora il quadro, giudicandolo poco adatto alla devozione.

Caravaggio, con un colpo d’ala, aveva portato l’arte nel futuro.

Non per niente si chiamava Michelangelo.



lunedì 26 settembre 2011

Un giudice a Berlino


 












Preceduto dal solito clima di diffidenza, se non di ostilità preconcetta, Benedetto XVI è tornato nella sua patria quasi da straniero.

Ma, come ormai ci ha abituati, ha compiuto un piccolo-grande capolavoro; non lui, ovviamente, ma lo Spirito di Dio che lo guida e lo illumina.

La diffidenza si è tramutata in calorosa accoglienza, l’ostilità in una standing ovation e il boicottaggio in bagni di folla.

Perfino i giornali più critici hanno scritto parole di apprezzamento.

Hanno colpito le sue parole, sempre alte e profonde, e il suo atteggiamento, umile e dolce, che sa chiedere perdono anche per i misfatti degli uomini di Chiesa.

Un vero padre, cioè un vero papa.

Sarà la storia a giudicare. Ma quei riferimenti alle dittature brune e rosse, che nel nome di ideologie atee hanno portato l’umanità sull’orlo del precipizio, hanno colpito nel segno, in una nazione che le ha provate entrambe.

Benedetto XVI ha aperto una riflessione anche sull' attuale ideologia, quella di matrice rigidamente positivistica, che crede di poter "creare" l’uomo senza rispettare la sua “ecologia”, cioè la sua natura oggettiva, concreta, data.

Come la natura si sta ribellando alla manipolazione umana, così, ha ammonito implicitamete il papa, anche la natura umana non potrebbe a lungo sopportare manipolazioni che ne alterino il suo patrimonio interiore, e non solo quello genetico.

Senza la coscienza comune, "naturale", del bene e del male, senza una ragione condivisa e un’apertura verso Dio creatore, l’uomo smarrisce sé stesso. “Oppure credete che il mondo di oggi vada abbastanza bene?” ha detto con un pizzico d’ironia teutonica il papa tedesco.

Certo, rimarrà impressa nel cuore e nella mente dei politici di tutto il mondo quella citazione agostiniana: senza la giustizia, che cos’è uno Stato se non “magnum latrocinium", una banda di briganti, un grande latrocinio?

Lo ha detto al Bundestag, a Berlino.

Almeno a Berlino non può mancare un giudice...


Mi permetto di citare un mio post sul pensiero agostiniano, che riporta la frase citata dal Papa:

sabato 24 settembre 2011

Autunno: non solo nebbia in Valpadana



Autunno. Una stagione dall’umore imprevedibile.

Talvolta lo trovi mite ed accogliente, altre volte è intrattabile e freddo.

Quel poco che ne è rimasto (si sa, le mezze stagioni non esistono più...) ti fa provare, magari nello stesso giorno, tutti i fenomeni atmosferici, mandando in tilt meteorologi e bollettini per naviganti...

In compenso funghi, castagne, polenta (e osei per bergamaschi e veneti), vino, olio e bruschetta compensano ampiamente le nebbie in Valpadana, le piogge in Toscana, lo scirocco in Sicilia e l’acqua alta a Venezia.

Una stagione, o quel che ne rimane, che ti sorprende comunque, nel bene e nel meno bene (speriamo senza frane e smottamenti quest’anno), e che prima dei rigori invernali ti fa sperimentare le ultime sensazioni di ciò che lasci e gli anticipi di ciò che ti aspetta.

Per una stagione così variegata, ci vuole una musica fremente, e anche un esecutore, anzi un’esecutrice, di grande temperamento.

Il musicista russo Alexsandr Nikolaievic Skrjabin (1872-1915) è un autore poco conosciuto, ma non per questo poco importante.
“Il suo modo di suonare appassionato, nervoso, colorito l’aveva reso celebre in tutta Europa e, dal 1906, anche in America” (H. H. Stuckenschmidt). 
Riprendeva la tradizione romantica di Chopin e di Liszt, per approdare a un tipo di composizione “personalissimo dal punto di vista armonico e melodico”.

Ovviamente la sua opera trovò poi forte ostilità nel nuovo corso dell’URSS, tanto che Shostakovic vedeva in lui “il rappresentante più pericoloso della borghesia musicale, e il più degno di essere combattuto”.

Ascoltiamo di Skriabin il celebre Studio op. 8, n. 12, impostato sul Re diesis minore, del 1894. Porta il titolo di “Patetica”, che evoca altre celebri sonate romantiche.

Uno Studio appassionato, con intervalli anche di undicesima (per sfidare le gigantesche mani di Rachmaninov, Skrjabin perse l’uso della mano destra!), ottave a ripetizione, e innumerevoli salti con la mano sinistra...

Un brano tanto difficile, quanto affascinante.

Come affascinante, e un po’ “crazy”, la pianista uzbeka Lola Astanova (1985), già enfante prodige, ed ora affermata concertista.

Un’interpretazione degna della “pazzia” di Skrjabin, e della meteorologia autunnale.

giovedì 22 settembre 2011

Un soffio indimenticabile

















https://youtu.be/f1YrefGvHgg


Tra i films che hanno fatto la storia del cinema un posto in prima fila lo occupa certamente “C’era una volta in America” di Sergio Leone (1984).

Non è solo la storia di New York all'epoca dei gangsters e del proibizionismo, ma è la metafora della realtà attuale: una società disgregata e violenta, dove anche i sogni più belli si tramutano spesso in amare delusioni.

La narrazione è accompagnata dalla musica di Ennio Morricone che qui raggiunge uno dei vertici assoluti, con il "tema di Deborah".

Un tema dolcissimo e quasi trasognato, che viene variato al variare delle situazioni, ma che dà un senso unitario alla narrazione e in certo senso ne stempera la crudezza.

Ci sono altri spunti tematici, come lo struggente "Poverty", che dimostrano la genialità del compositore romano.

A mio parere però il tema più originale e incisivo è quello che scandisce la tragica morte di Dominic, il più piccolo della banda di giovani delinquenti di Noodles ("Cockeye's theme").

Il gioioso saltellare del ragazzo è descritto inizialmente da un tema fischiettato (addirittura!), che improvvisamente con un semplice flauto di Pan si trasforma in un drammatico “grido di allarme" e che va a spegnersi con l’ultimo respiro di Dominic colpito a morte. 

La musica diviene allora in breve una serena e commossa composizione orchestrata, in una efficacissima antitesi con la mano di Noodles, bagnata dal sangue dell’amico, che si chiude rabbiosamente a pugno, pronta a sua volta a colpire.

È praticamente impossibile in due minuti dire tante cose con il soffio di un fischio e di un flauto di Pan (quello che si usava una volta da ragazzi...). Il tema è eseguito dal grande virtuoso di questo strumento, il rumeno Gheorghe Zamfir.

Ennio Morricone e Sergio Leone (e Zamfir) ci hanno lasciato due minuti indimenticabili.

sabato 17 settembre 2011

Il superuomo? Beethoven!



Beethoven rappresenta il massimo di ciò che il Romanticismo ha saputo esprimere.

Romanticismo è sinonimo di sentimento; e Beethoven ha saputo rapprentarne tutta la gamma musicale.

Un foglio d’album come “Per Elisa” ha emozionato generazioni di adolescenti. La “Sonata quasi una fantasia” (Al chiaro di luna) apre il cuore a orizzonti affascinanti e misteriosi.

L’Allegretto della VII sinfonia è un cammino di liberazione interiore, mentre la V ci mette davanti agli occhi anche il lato oscuro e drammatico della vita.

La contemplazione estatica della natura nella VI, l’inno alla vita (quasi dionisiaco) della IX, la forza della fede espressa dalla “Missa Solemnis”, sono aspetti qualificanti della sua “Weltanschauung”, della sua visione del mondo.

Ma c’è un ulteriore aspetto nel romanticismo beethoveniano che si riesce a gustare appieno nell’età adulta: il titanismo, e cioè la scoperta di quella forza immane che l’uomo ha dentro di sé e riesce a esprimere solo se lascia da parte ogni limite di convenienza, di opportunismo, di calcolo, di male.

Quando l’uomo dà libero spazio all’infinito che è in lui, allora ogni ostacolo viene travolto e si giunge alla piena realizzazione. Anche a costo del sacrificio della vita.

È ciò che si avverte, ad esempio, nell’Ouverture, op. 62, del Coriolano. Questi, posto dai suoi stessi familiari (la madre e la moglie) di fronte alla scelta suprema tra la sua vita e la salvezza di Roma, superando ogni desiderio di vendetta verso la patria che lo aveva esiliato, preferisce la morte: “Madre, tu salvi Roma, ma perdi un figlio”.

L’ouverture inizia con squilli guerreschi, si muove nel contrasto tra ritmi bellicosi e suadenti melodie, per concludersi in maniera quasi impercettibile. La grandezza di Coriolano sta nel suo valor militare, ma ancor più nell’aver saputo annientare il suo odio facendo prevalere i sentimenti più nobili, fino all’offerta della propria vita.

Grande nella vittoria a Corioli, ma titanico nella vittoria contro sé stesso.


Pasquino stanco







Quanno so’ stanco e nun vojo fa’ gnente,
me vien da scrive’ sol qualche cazzata;
e me viene accusì, spontagnamente,
come quanno te scappa ‘na pisciata.

Forse ho capito ‘ndove sta er tranello,
er motivo de questo brutto annazzo;
me se spegne la luce der cervello,
e s’accende più ggiù quella der cazzo.


giovedì 15 settembre 2011

Mater dolorosa



Tra i “peccati di vecchiaia” (così diceva scherzosamente), Gioachino Rossini ci ha lasciato la "Petite Messe Solennelle", che tutto è fuorché “petite”. È una grandissima opera d’arte, soprattutto geniale, che più volte abbiamo postato in alcune sue parti.

L’altro “peccato di vecchiaia” è un omaggio di amore alla Madonna, un solenne “Stabat Mater” (1842).

Forse qui il genio di Pesaro si lascia prendere un po’ la mano da quella musica d’opera che aveva ormai abbandonato da anni e che gli aveva permesso di scrivere capolavori immortali. Un po’ di teatralità non manca in questa composizione.

Ma ci sono anche autentiche perle di bellezza, che fanno passare in secondo piano ogni altra considerazione.

Oggi, 15 settembre, si ricorda la Mater Dolorosa, Maria ai piedi della croce, da dove pendeva il Figlio. Lo Stabat Mater è la sequenza liturgica di questa giornata.


Dallo Stabat Mater di Rossini, di cui ho già parlato e presentato un  celebre brano (http://semperamicus.blogspot.com/2009/09/laddolorata-stabat-mater-rossini.html), propongo questa volta l’ultima strofa:

“Quando corpus morietur, 
fac ut animae donetur
paradisi gloria”

(Quando il corpo morirà, fa’ che all’anima sia data la gloria del Paradiso).

Anzitutto Rossini in questa strofa sceglie di usare solo le voci, senza accompagnamento di strumenti; pura polifonia a cappella, come Palestrina o Ludovico da Victoria. E non è un fatto da poco, nell’epoca del melodramma!

Non posso interpretare le sue intenzioni, ma mi piace pensare che abbia scelto le nude voci per esprimere anche nella struttura compositiva la realtà della morte: lo spogliamento da ogni orpello.

Il primo versetto (“quando corpus morietur”) è una mesta melodia discendente, intonata dai baritoni e seguita dalle altre sezioni, fino ai soprani.

Alle parole “paradisi gloria” sono i soprani invece che, con un improvviso e stupendo slancio vocale verso l’alto, trascinano poi tutti gli altri cantori verso le vette del “paradiso”.

Il resto del brano vive nel contrasto tra morte e vita eterna; ma ormai lo squarcio verso il cielo è avvenuto, e il brano è un commosso atto di fede nella risurrezione.

Qui Rossini ha raggiunto davvero la perfezione. Non solo musicale.

lunedì 5 settembre 2011

In the beginning



Settembre. Si ricomincia.

Ogni ripartenza è impegnativa.

E ogni anno che passa è sempre più in salita...

Occorre perciò un po’ di sprint. Per me aumenteranno di certo i caffè quotidiani, le notti insonni, gli orari impossibili da dedicare al web.

In compenso avrò modo di riprendere il cammino della filosofia, in compagnia di Platone, Aristotele, Agostino, Tommaso, Cartesio, Pascal, Leibniz, Hume, Kant, Hegel, Marx, Kierkegaard, Schopenhauer, Nietzsche, Bergson, Heidegger, Maritain, Adorno, Bultmann, Ratzinger...

Mi farà piacere tornare sulle loro domande e relative risposte, insieme a quelle degli studenti con cui avrò a che fare.

Mi sono sempre proposto di rispettare le varie opinioni e di esprimere le mie con chiarezza. La verità non ha bisogno di additivi chimici: brilla di luce propria.

E se uno segue la luce della propria coscienza, prima o poi la partorisce.
Come diceva Socrate.

Un po’ di bella musica non guasta, per dare il ritmo giusto alla ripartenza.

La prendiamo da Robert Schumann (1810-1856).
Anche in un autore che della vita ha consosciuto soprattutto i problemi, non mancano certo pagine di serena contemplazione.

Ascoltiamo perciò il IV movimento, "Allegro ma non troppo", del Quintetto op. 44, in Mi bemolle maggiore, per pianoforte ed archi, del 1842.

Un capolavoro di bellezza. Un invito ad ascoltare tutti e quattro i movimenti. Il secondo, in modo particolare ("A modo di una marcia"), celeberrimo e da me già postato.

Buon inizio di tutto (lavoro, scuola, pensione...) !

domenica 28 agosto 2011

Un clamoroso autogoal collettivo
















Prima giornata di calcio di Serie A, anno 2011: 27/28 agosto.
Not found.

Incredibile: una domenica senza partite. Come una domenica senza Messe.

Motivo? I giocatori hanno fatto strike, sciopero; i poveretti sono “en grève”.

Non voglio entrare nelle motivazioni di tale “drammatica” punizione, che ha spiazzato non solo il portiere avversario, ma tutti gli italici tifosi, facendo versare lacime di dolore...

Eppure, io che sono un tifoso da sempre (ovviamente non dico di quale squadra), non sono riuscito a versare neppure una goccia dal sacco lacrimale, e ci ho pure provato.

Nemmeno una.

Mi venivano in mente Mazzola, Rivera, Boniperti, quella gente lì, che finita la partita e tolte le scarpette coi tacchetti, tornavano persone (quasi) pedestri. Si divertivano e ci facevano divertire. Con poco aggravio sulla comunità.

Non una lacrima ho versato per questo fatto “storico”, per questo sciopero che fa tremare di invidia ogni poetico ossimoro e mina alle fondamenta lo stesso principio di non-contraddizione di Aristotele.

Se anche i più ricchi scioperano...

No, nessuna lacrima, nemmeno una; ma un sorriso di stupore: ho visto il primo autogoal collettivo del calcio italiano.

Roba che neanche Comunardo Niccolai avrebbe immaginato...

sabato 27 agosto 2011

Dopo una settimana di fuoco, una musica ristoratrice



In questa settimana, non solo nel mondo, ma anche a me (nel mio piccolo) è capitato un po’ di tutto.

Non starò a scrivere la “historia calamitatum mearum”, la storia delle mie disavventure, sia perché quel libro è già stato scritto da Abelardo, e poi perché mi è capitato di tutto, sì, ma non quello che toccò al povero Abelardo...

Tra l’altro, scrivo  a fatica, perché ho una mano fasciata dal pronto soccorso... pronto per modo di dire.

Scriverei ugualmente con due dita, anche senza la mano sinistra fasciata; ma di certo sarei più veloce e meno impacciato. Il dolore ora è passato...

Mi ci vuole un po’ di buona musica, rasserenatrice.

Posterò Shostakovich; sì, il sovietico Dmitri Dmitrievich Shostakovich (1906-1975), quello serioso, che piaceva a Stalin e a tutto il Politburo (non sempre, però).

Al Politburo lascio le sue musiche di regime. 

Io mi accontento della “borghese” Jazz Suite No. 2, e precisamente il VI movimento, il secondo Valzer, del 1938.

Il valzer ballabile è associato comunemente al nome di J. Strauss; ma non bisogna dimenticare la grande tradizione russa; basti pensare a Tchaikovskij.

E così, anche nella tetra Unione Sovietica questo leggero passo di danza è riuscito a spuntare fuori, e proprio per opera del più “sovietico” dei musicisti.

Puoi soffocare un uomo, ma non i suoi sentimenti...

Musica, prego!

sabato 20 agosto 2011

Palinodia del caldo











Ai 12 di luglio, un mese fa,
al caldo dichiarai tutto il mio amore.
Lo scrissi in versi e in rima, con il cuore:
“Amo il caldo!”; il freddo non mi va.

Non avrei mai creduto, in un mesetto,
di dover ritrattar le mie parole,
le rime, i versi ed ogni mio concetto,
ed il mio amor per lo splendente sole.

Che cos’è, dunque, che mi fe’ passare
della calura tutta la poesia?
Presto detto. Cessò di funzionare
il condizionator di casa mia.

Quaranta gradi fuori e trenta dentro,
una bolla di caldo che mi avvolge;
così mi par di stare proprio al centro
del girone infernal di Malebolge.

Vieni, fresco gentil, ristoratore!
Mi pento assai di averti maltrattato.
Ma sai che per te va tutto il mio amore.
Odio il caldo! l’ho detto, ho ritrattato!

Finché non parte il condizionatore...


Amicusplato

http://semperamicus.blogspot.com/2011/07/amo-il-caldo.html




I giovani di Madrid



In questi giorni Madrid è al centro dell’attenzione per la Giornata Mondiale della Gioventù (GMG), o meglio la Jornada Mundial de la Juventud (JMJ).

Da tutti i continenti, da circa 200 nazioni, sono già affluiti nella capitale spagnola oltre 500.000 giovani, e si prevede che nel giorno conclusivo di domenica saranno più di un milione.

Le cifre sono significative, ma colpisce soprattutto il tipo di partecipazione.

Una gioventù che non cerca lo sballo o la trasgressione, per perdere momentaneamente sé stessa dietro la rockstar del momento; ma piuttosto gente che cerca di ritrovare il significato e il gusto della vita seguendo Colui che conosce davvero il cuore e la mente dell’uomo: Gesù Cristo, vero Dio e vero uomo.

“Radicati e fondati in Cristo, saldi nella fede" (cfr. Col 2,7), questo è il programma della JMJ di Madrid 2011.

E i ragazzi di queste giornate madrilene lo stanno dimostrando con entusiasmo e consapevolezza.
La Via Crucis di ieri ne è stata la prova più evidente. Una celebrazione che ha impressionato per la commossa partecipazione.

Non una Woodstock della fede, dunque, come ha ammonito Benedetto XVI (e questo papa è l’ “antistar” per eccellenza!), ma una sempre più convinta sequela di Cristo, nella Croce e nella Risurrezione.

Durante la breve sintesi che un telegiornale ha dato della Via Crucis di ieri sera, ho sentito risuonare anche un canto di Taizé.

In effetti a Taizé, già prima della Giornata Mondiale della Gioventù, i giovani di tutto il mondo si davano convegno, e i canti lì appresi sono diventati "patrimonio comune dell’umanità".

Anch’io intendo partecipare alla JMJ di Madrid almeno con un canto, e proprio con un canto di Taizé; un canto di gioia, come si addice ai giovani e alla fede in Cristo Risorto: “Cantate Domino”.

Si tratta di un bel canone di Jacques Berthier, il geniale musicista il cui nome rimane legato a Taizé.


Cantate Domino. Alleluia, alleluia. Jubilate Deo.

Cantate al Signore. Alleluia, alleluia! Giubilate a Dio.

mercoledì 17 agosto 2011

Una nazione festeggia la sua nascita



Nella regione carpatico-danubiana la nascita dello stato dell’Ungheria, nell’anno 1000, ha costituito per l’Europa uno dei cardini della sua stabilità e della sua definitiva configurazione.

Gli Ungari, popolazione che proveniva dalle steppe dell’Asia centrale, erano stati nell’alto Medioevo il terrore delle popolazioni stanziali d’Europa.

Il nome francese “Ogre”, che in origine significava “Ungaro”, passò a significare “orco”. Un cambio di significato che dice tutto.

Le scorrerie degli Ongri furono le ultime, dopo quelle germaniche e normanne, e terminarono quando il loro capo, Vajk, il 20 agosto dell’anno 1000, accettò la corona regale inviata da Papa Silvestro II con il beneplacito dell’imperatore Ottone III di Sassonia.

Vajk accolse la fede cristiana in pienezza, prese il nome di Stefano e organizzò il suo regno in modo esemplare, cosicché oltre alla fine delle scorrerie, nel cuore dell’Europa si ebbe una nazione culturalmente e socialmente progredita.
Nel corso dei secoli fu anche un baluardo di resistenza nei confronti della bellicosa avanzata turca.

Gli ungheresi hanno proclamato Stefano patrono della loro nazione e la Chiesa lo ha dichiarato santo.

Ogni volta che il popolo magiaro ha dovuto lottare per la sua sopravvivenza, come nel 1848 e nel 1956, ha fatto sempre riferimento alle sue vigorose radici umane e cristiane, incarnate in modo esemplare dal re Santo Stefano, “Szent István király”.

Impensabile un’Ungheria senza il riferimento a lui.

Per questo anche Zoltán Kodály (1882-1967), il grande polifonista ed educatore musicale dell’Ungheria moderna, gli ha dedicato un bellissimo mottetto.

Questi giorni in Ungheria e nella Chiesa universale, tra il 16 e il 20 agosto, si ricorda S. Stefano.

Mi pare doveroso perciò postare il canto di Kodály: "Ének Szent István királyhoz" (Inno al re Santo Stefano).

Devo dire che a questo canto di Kodály sono molto affezionato, avendolo anch'io cantato proprio in Ungheria, ad Esztergom, l'antica capitale del regno, dimora di S. Stefano.



Ah, hol vagy magyarok, tündöklő csillaga, ki voltál valaha, országunk istápja?
Hol vagy István király? téged magyar kíván, gyászos öltözetben, te előtted sírván.

Virágos kert vala, híres Pannónia, mely kertet öntözte, híven Szűz Mária.
Isten igéje volt, ő volt szép virága, behomályosodott örvendetes napja. 
...
 
Ah, dove sei, stella lucente degli Ungheresi?
Che cosa era questo paese!
Dove sei Re Stefano? Ungheria auguri a te!
Pianto luttuoso di fronte al tuo vestito.

Giardino di fiori, era famosa ovunque la Pannonia, 
casa nel giardino,  fedele alla Vergine Maria,
e giardiniere era Re Stefano...
...

lunedì 15 agosto 2011

Una musica divina per onorare la Madonna Assunta



La festa della Madonna Assunta in cielo ci presenta la gloria di Maria, “umile ed alta più che creatura”.

Nel bel mezzo dell’estate, nel periodo delle ferie, in cui più facilmente siamo portati a pensare solo al benessere del corpo, la Madonna ci fa alzare gli occhi verso il cielo, che è la patria comune.

“La nostra patria è nei cieli, e di là aspettiamo come salvatore il Signore Gesù Cristo” (Ef 3, 20).

La Madonna, nel Magnificat, ci ricorda che il Signore “ha spiegato la potenza del suo braccio, ha disperso i superbi nei pensieri del loro cuore; ha rovesciato i potenti dai troni, ha innalzato gli umili” (Luca 1, 51-52).

Il Magnificat è quanto mai adatto per rendere un degno omaggio a Maria, che si è fatta “serva del Signore” ed è stata perciò innalzata alla gloria del cielo.

Servi di Dio e di nessun altro, direbbe Don Milani, sia chiaro!

A differenza di coloro che esaltano una libertà individualistica e senza regole, che significa diventare schiavi di ogni circostanza, e correre il rischio della “perdita” di sé stessi.

Dal Magnificat musicato da Antonio Vivaldi, RV 610, postiamo proprio i due versetti che abbiamo sopra ricordato:

Fecit potentiam in brachio suo, dispersit superbos mente cordis sui.
Deposuit potentes de sede, et exaltavit humiles.

Si noterà come la musica si adatti perfettamente alle parole e ai concetti del testo evangelico.

Potente l’inizio del versetto (“fecit potentiam”), mentre poi le voci del coro si dividono e si “disperdono” sulla parola “dispersit”, per esprimere il castigo riservato ai superbi.

Voci e strumenti si riuniscono poi in un impressionante unisono, a indicare la povertà assoluta dei potenti rovesciati dai troni (“deposuit potentes de sede”). Niente fronzoli: solo un unisono, che sembra un vibrante parlato.

Un commento musicale dell’orchestra invece introduce e conclude in bellezza “et exaltavit humiles”.

Un minuto e mezzo di musica divina! Invito ad ascoltare tutto lo stupendo Magnificat di Vivaldi (non c’è solo quello di Bach!)

Molto espressivi il City of Bristol Choir e l'Emerald Ensemble, diretti da David Ogden, che nella sua direzione “totale” ricorda il mitico Sir Georg Solti.

Buona festa della Madonna Assunta e buon ferragosto!

domenica 14 agosto 2011

Ferragosto e Madonna Assunta: ferie e fede a braccetto



L’imperatore Augusto, nel mezzo del mese a lui dedicato, collocò un opportuno giorno di festa che prese il suo nome: “Feriae Augusti”, festa di Augusto, ribattezzata popolarmente “Ferragosto”.

Questa giornata divenne ben presto occasione nel mondo cristiano per festeggiare non più l’augusto imperatore, morto e seppellito, ma l’augusta Madre di Dio, nella sua gloriosa Assunzione al cielo.

Domani, Ferragosto, molte persone non festeggeranno né l’uno né l’Altra, distratti dalle ferie e dalla ricerca di un po’ di svago.

Per la verità, celebrare la Madonna Assunta non toglie nulla al riposo estivo e alla ricerca di un sano divertimento. Anzi, li rende più amabili.

Per questo mi pare opportuno preparare questa festività con una celebre preghiera musicale: “Vergine, tutto amor”, di Francesco Durante (1684-1755), grande compositore di musica sacra della Scuola napoletana, allievo di Alessandro Scarlatti e maestro di Pergolesi.

La voce è del grande baritono senese Ettore Bastianini (1922-1967).

Un'occasione anche per ricordare che Siena, come tante altre città e località, ha come patrona la Madonna Assunta.



Vergin, tutto amor,
O madre di bontade,
O madre pia, madre pia,
Ascolta, dolce Maria,
La voce del peccator.

Il pianto suo ti muova,
Giungano a te i suoi lamenti,
Suo duol, suoi tristi accenti,
Senta pietoso quel tuo cor.
O madre di bontade,
Vergin, tutto amor.

mercoledì 10 agosto 2011

Notte magica...



La magia della notte di S. Lorenzo!

Piena estate, stelle che cadono (almeno così dovrebbe essere), sogni che si avverano, romanticismo e poesia...

La luna, con oltre metà dei suoi kilowatt, sta illuminando un cielo limpido e terso, senza nubi, che una leggera brezza ha già spazzato via.

Un notturno di Chopin è d’obbligo. Il più bello, quello in Do diesis minore, che non piaceva a Chopin, ma che piace tanto a noi.

Un torto doppio. Lo facciamo suonare con il violino. Quello di Sarah Chang, però.

Anche Chopin dovrà rassegnarsi e ammettere che la sua non pubblicata opera è bella, e Sarah Chang pure, oltre che brava.

La bellezza della notte di S. Lorenzo...

martedì 9 agosto 2011

Volatilità...



“Volatilità”: è questa la parola misteriosa che in questi giorni fa tremar le vene e i polsi al mondo economico e finanziario.

I titoli di borsa si sono messi a fare concorrenza agli uccelli e sono diventati “volatili”, abilissimi nelle acrobazie e nel dileguarsi, tanto che nemmeno i più esperti cacciatori riescono a impallinare.

Moltissime persone e perfino intere nazioni ci stanno lasciando le penne, tanto per continuare nella metafora; solo nel giorno di oggi sono volati via miliardi di euro, senza parlare dei dollari, con tanto di declassamento degli USA.

Se non si torna ad essere virtuosi anche nell’uso della vile moneta, si finisce tutti spennati...

In attesa di tempi migliori, mi consolo guardando la volatilità delle dita di Yuja Wang, mentre esegue la velocissima polka “Tritsch-Tratsch” (1858) di Johann Strauss.

Un mostro di inventiva J. Strauss (1825-1899); un mostro (si fa per dire) di bravura la giovane e bella pianista cinese, ora ventiquattrenne.


sabato 6 agosto 2011

I capricci della borsa... e quelli di Paganini



In questo periodo la situazione economica, politica e sociale non è delle più brillanti.

Solo sentir parlare di default degli Stati Uniti sembra un pesce d’aprile, un po’ fuori stagione però.
Figuriamoci la vecchia Europa, che si muove all’ombra del grande cappello dello Zio Sam.

La Borsa poi, da qualche giorno, fa capricci e capitomboli in serie. Sembra di veder giocare a Monopoli, ma con soldi veri (i nostri), e i dadi ci fanno sostare nelle caselle più temute.

E allora, per consolarci, e in attesa di tempi migliori, ascoltiamo un altro genere di capricci, quelli geniali e funambolici per violino solo, di Niccolò Paganini.

Inutile ricordare che i 24 Capricci del genio genovese (1817) sono una pietra miliare della storia della musica, e la “summa” delle difficoltà del violino.
Ma anche delle sue impensabili, fino ad allora, possibilità.

Il Capriccio n. 13, in Si maggiore, è chiamato da Paganini stesso “la Risata”, per il tema iniziale che sembra un ghigno beffardo e che ritorna con insistenza dopo funamboliche variazioni, fino alla fine.

Qualcuno ha voluto aggiungere “risata del diavolo” (o anche “trillo del diavolo”, rubando il titolo alla celebre composizione di Tartini).

Noi invece ci limitiamo a ciò che ha scritto Paganini: “La risata”.

Una bella risata, dopo le bizze e i capricci di un tempo burrascoso.

mercoledì 3 agosto 2011

Luci e ombre in agosto. E allora, Beethoven!



Per esprimere questi giorni inquieti che stiamo attraversando,  con più ombre che luci, nonostante il sole d’agosto, mi pare opportuno ricorrere alla musica di colui che, meglio di ogni altro, ha saputo descrivere gli stati d’animo più complessi e travagliati: Beethoven.

Di “Ludovico Van” ascoltiamo lo “Scherzo” (II movimento) della Sonata n. 3 op. 69, in La maggiore, per violoncello e pianoforte, del 1808.  Ma lo Scherzo è in La minore.

La voce del violoncello dà un tono di vibrante profondità al brano, che di scherzoso non ha nulla, tranne il titolo, ovviamente.
Il ritmo serrato e battente, davvero notevole, esprime comunque un messaggio di speranza, come accade sempre nell’opera del sommo maestro di Bonn.

Intensa e appassionata l’esecuzione della leggendaria violoncellista Jacqueline Du Pré (1945-1987), con l’adeguato accompagnamento di Daniel Barenboim.

Un accompagnamento che si esprimeva anche nella vita: Barenboim era suo marito.


sabato 30 luglio 2011

Giorgio Vasari: 500 anni, ma non li dimostra










Il logo di Google è dedicato al 500° anniversario della nascita di Giorgio Vasari: 30 luglio 1511.

Come concittadino del Vasari ne sono ovviamente orgoglioso.

Chi ama leggere Wikipedia, vi troverà vita, morte e miracoli (e qualche banalità) del grande artista aretino.

Ma non troverà il suo straordinario linguaggio, la sua inimitabile capacità di dire le cose con pochi tocchi, la vivezza delle espressioni, le acute osservazioni stilistiche, che rimangono nella memoria per sempre, una volta lette.

Farò solo qualche esempio. Le citazioni le prendo dall’edizione giuntina (1568), pubblicata nella collana I Mammut da Newton (G. Vasari, Le vite dei più eccellenti pittori, scultori e architetti, 1997).
È anche un invito alla lettura del capolavoro vasariano.

Vita di Giotto

“Aiutato dalla natura et ammaestrato da Cimabue, non solo pareggiò il fanciullo la maniera del maestro suo, ma divenne così buono imitatore della natura, che sbandì affatto quella goffa maniera greca [i bizantini] e risuscitò la moderna e buona arte della pittura, introducendo il ritrarre bene di naturale le persone vive” (p. 150).

Vita di Filippo Brunelleschi

“Molti sono creati dalla natura piccoli di persona e di fattezze, che hanno l’animo pieno di tanta grandezza et il cuore di sì smisurata terribilità, che se non cominciano cose difficili e quasi impossibili, e quelle non rendono finite con maraviglia di chi le vede, mai non danno requie alla vita loro. [...] Come apertamente si vide in Filippo di ser Brunellesco, sparuto de la persona, ma di ingegno tanto elevato che ben si può dire che e’ ci fu donato dal cielo per dar nuova forma alla architettura, già per centinaia d’anni smarrita”. (p. 327).

Vita di Donato [Donatello]

“Fece con straordinaria fatica un Crucifisso di legno, il quale quando ebbe finito, parendogli di aver fatto una cosa rarissima, lo mostrò a Filippo di ser Brunellesco suo amicissimo, per averne il parere suo [...] Filippo rispose che gli pareva che egli avesse messo in croce un contadino”. (p. 352).

Vita di Fra’ Giovanni da Fiesole [Beato Angelico]

“Fu umanissimo e sobrio; e castamente vivendo, dai lacci del mondo si sciolse, usando spesse fiate di dire, che chi faceva questa arte aveva bisogno di quiete e di vivere senza pensieri, e chi fa cose di Cristo, con Cristo deve star sempre. [...] Et i Santi che egli dipinse, hanno più aria e somiglianza di Santi, che quegli di qualunque altro. Dicono alcuni che fra’ Giovanni non avrebbe messo mano ai pennelli se prima non avesse fatto orazione. Non fece mai Crucifisso, che non si bagnasse le gote di lagrime”. (p. 385-386).

Vita di Raffaello da Urbino

“Ben poteva la pittura, quando questo nobile artefice morì, morire anche ella; che quando egli gli occhi chiuse, ella quasi cieca rimase. Ora a noi che dopo di lui siamo rimasi, resta imitare il buono, anzi ottimo modo da lui lasciatoci in esempio. [...] Che invero noi abbiamo per lui l’arte, i colori e la invenzione unitamente ridotti a quella fine e perfezzione che appena si poteva sperare, né di passar lui già mai si pensi spirito alcuno”. (p. 640).

Vita di Michelagnolo Buonarroti

“Il benignissimo Rettore del cielo volse clemente gli occhi alla terra, e veduta la vana infinità di tante fatiche, gli ardentissimi studii senza alcun frutto e la opinione prosuntuosa degli uomini, assai più lontana dal vero che le tenebre dalla luce, per cavarci di tanti errori si dispose mandare in terra uno spirito, che universalmente in ciascheduna arte et in ogni professione fusse abile, operando per sé solo a mostrare cosa sia la perfezzione dell’arte”. (p. 1201).

Michelangelo è per il Vasari il punto di arrivo del cammino dell’arte, nelle sue tre principali discipline: pittura, scultura, architettura.

La sua ammirazione si esprime così, già nel Proemio:

“E ben possiamo certo affermare che e’ non errano punto coloro che lo chiamano divino; poiché divinamente ha egli in sé solo raccolte le tre più lodevolo arti e le più ingegnose che si truovino tra mortali, e con esse, ad esempio d’uno Iddio, infinitamente ci può giovare”. (p. 37).

Michelangelo, come Vasari, è nato in terra d’Arezzo (non di Firenze!), a Caprese Michelangelo, presso Chiusi della Verna.

Prima di me lo ricorda ovviamente il Vasari, che al termine della vita di Michelangelo, di cui era amicissimo, riporta una sua confidenza, tra il serio e il faceto:

“Giorgio, si’ ho nulla di buono nell’ingegno, egli è venuto dal nascere nella sottilità dell’aria del vostro paese d’Arezzo, così come tirai dal latte della mia balia gli scarpelli e ‘l mazzuolo con che io fo le figure”. (p. 1202).

Ecco perché non mi accontento di Wikipedia.

martedì 26 luglio 2011

Con S. Anna, S. Gioacchino, eh!



Dopo aver ricordato S. Anna, la mamma della Madonna, non si può lasciar passare il 26 luglio senza far riferimento anche al papà della Beata Vergine Maria, e cioè S. Gioacchino.

Solo così la festa è completa.

Gli onori a S. Gioacchino li facciamo fare a colui che a questo nome ha fatto grande onore con la sua arte: Gioacchino Rossini (1792-1868).
Il genio di Pesaro non sarà stato uno stinco santo, ma con la sua musica ci ha fatto gustare un po’ di paradiso.

Si deve anche dire, per amor del vero, che quando Rossini smise di scrivere le sue opere, nel 1829, ruppe poi il lungo “silenzio musicale” soprattutto per onorare la sua fede cattolica, con un grande Stabat Mater e soprattutto con la Petite Messe Solennelle (1863).

Una Messa che egli definiva “un peccato di vecchiaia”, che voleva fosse cantata solo da 12 persone, come gli apostoli, e per la quale sperava di ottenere clemenza da Dio per i peccati di giovinezza.

Come si fa a non concedere un posto nel coro dei santi a uno che ha composto un simile capolavoro?

Ho scelto il versetto finale del Gloria, “Cum Sancto Spiritu”, trattato in forma di fuga (le varie sezioni del coro si rincorrono nel proporre il vivace tema musicale), perché Gioacchino dimostra di possedere quello spirito divino che solo può ispirare musiche così sublimi.

L’accompagnamento della Petite Messe è il pianoforte e un harmonium a pedali.
Il massimo del risultato, col minimo degli strumenti. E a prima vista, così discordanti (il profano e il sacro insieme!)

Genio.

Nel video che postiamo, l'esecuzione lascia molto a desiderare.
Ma ho voluto scegliere questa per dimostrare che, comunque si canti, la musica di Gioacchino Rossini lascia sempre ammirati per la freschezza inventiva, oltre che per la sublime bellezza.

Comunque bella!


Cum Sancto Spiritu,
in gloria Dei Patris. Amen.


Con lo Spirito Santo,
nella gloria di Dio Padre. Amen.


La nuvola di Sant'Anna






















Il sole è entrato nella costellazione del Leone, ma nessuno se ne è accorto.
Acqua, vento, temperature freddine caratterizzano queste giornate, invece dei raggi cocenti del “solleone”.

I vecchi contadini parlavano della “nuvola di S. Anna” (26 luglio), che veniva a spezzare la calura estiva.
Ma quest’anno la nuvola di S. Anna è arrivata con qualche giorno d' anticipo e mi pare che non abbia tanta voglia d' andarsene.

Ma non è solo il tempo atmosferico a preoccupare.
Ci sono altri nuvoloni, ben più preoccupanti, che oscurano questo periodo.

Il bagliore devastante della bomba, seguita dal mortale crepitio del fucile mitragliatore, nella “tranquilla” Norvegia, l’ennesimo soldato italiano ucciso in Afghanistan, una inquietante scossa di terremoto in Piemonte, lo sciame sismico dei “terremoti” economico-politici che sta scuotendo da un bel po’ la nostra nazione...

In qualche zona della Toscana la nuvola di S. Anna è chiamata “la tempesta (o turbine) di S. Anna”.
I temporali estivi sono talvolta disastrosi.

Speriamo che tutte queste nubi che coprono il nostro cielo non si trasformino in una devastante grandinata.

I nostri vecchi pregavano S. Anna, la madre della Madonna, la nonna di Gesù.
Noi ci limitiamo a dire: "Piove, governo ladro!"

Ma se invece grandina? Allora dobbiamo prendercela anche con l’opposizione.

“A fulgure et tempestate, libera nos Domine!”


Nella foto in alto: "La sacra famiglia con S. Anna" (fine XVI secolo), El Greco, Ospedale Tavera, Toledo

sabato 23 luglio 2011

L'urlo di Munch




















L’orrendo attentato di ieri in Norvegia, che ha fatto una novantina di vittime, non sarebbe di matrice islamista, ma anzi della destra xenofoba e anti-islamica.

Ho seguito le agenzie di ieri nel fare il post, per cui mi scuso della fallace attribuzione. Il fanatismo islamista ha insanguinato il mondo in questi ultimi dieci anni, dall’11 settembre in poi, e il primo pensiero è stato purtroppo quello.

Ma anche il fanatismo xenofobo e razzista, a quanto pare, ha raggiunto livelli di guardia insostenibili.
La barbarie di ritorno è sempre in agguato e si esprime alla sua maniera: con le stragi.

In questo caso, l’Urlo di Munch si rivolge proprio verso i suoi concittadini: un urlo di dolore per le vittime e di condanna senza appello per i carnefici.

Di casa propria.


Foto in alto: Urlo (1893),  Edvard Munch, Galleria Nazionale, Oslo.

venerdì 22 luglio 2011

Nella civile Norvegia la barbarie islamista



L’attentato islamista odierno contro la Norvegia mi ha profondamente indignato e turbato.

Ancora una volta si deve fare la tragica conta delle vittime: alcune decine di morti e di feriti, a Oslo e nell’isola di Utoya; una carneficina, che ci fa tornare in mente crimini analoghi a Londra (nel 2005) e a Madrid (nel 2004), fino a quello orrendo dell’11 settembre 2001 negli USA.

Ma c’è un motivo particolare per cui oggi mi sento oltremodo turbato.

Quando penso alla Norvegia, oltre alla sua grande storia, penso istintivamente a Henrik Ibsen e a Edvard Grieg, due “amori” che ho coltivato fin dall’età giovanile e che sono gli epigoni moderni di una compiuta cultura.

Non accetto che la barbarie voglia in qualche modo minacciare tale irreversibile conquista.

L’orrore per quanto accaduto può essere espresso in modo adeguato dall’Urlo di Edvard Munch, il celebre dipinto (1893) del grande artista norvegese.

Contro la barbarie c’è solo una risposta: la grandezza dell’arte.

Dal Peer Gynt di Edvard Grieg, tratto dall'omonimo dramma di Ibsen, "La morte di Aase".

Un degno e appassionato tributo alle vittime norvegesi.

giovedì 21 luglio 2011

La bbanda larga (pasquinata)














La notte passata, come ormai mi accade spesso, ho avuto problemi di connessione, solo di carattere internettiano, intendo...
Perciò, in attesa (vana) che all'Adsl passasse il singhiozzo, mi sono messo a scrivere in romanesco. 
Un dialogo tra le "statue parlanti" di Marforio e Pasquino.
È una pasquinata, e il "topos" letterario (non è il mouse, ovviamente) esige qualche "francesismo".
Me ne scuso in anticipo con gli amici/amiche.



“Pasquì, che stai a ffa’ tutta la notte,
invece de ddurmì come i cristiani?
E ‘na volta scrivevi le tu’ bbotte
con un foglio, ‘na penna e co le mani!”

“A Marfo', mo'  le cose so’ ccambiate;
mo’ scrivo cor PC, ‘un so’ più un padulo.
Ma non riesco a scrive’ ste stronzate,
‘sta bbanda larga è stretta come er culo.

Va e viene come er cazzo, è intermittente,
e sto aspettà che tutto se riquadri.
La chiamon banda larga; gnente gnente,
a me me sembra ‘na bbanda de ladri."


Amicusplato

lunedì 18 luglio 2011

Una gradita sorpresa!





In questi giorni di calura intensa
il mio PC ha fuso le bronzine.
Mi c’ero affezionato (ma tu pensa!),
e ho dovuto cambiarlo. Tutto ha fine...

Ma quando ho aperto il nuovo,  con sorpresa,
un bel premio era lì che mi aspettava.
Un saldo di stagione? un buono-spesa?
Ben altro dono il cor mi rallegrava!

Dal blog di Stella mi venia spedito
un fiore ed un sorriso, e un bacio infine.
Gianna, tu sai che il caldo mi è gradito;
ma così, anch’io fondo le bronzine...


Amicusplato

martedì 12 luglio 2011

Amo il caldo!












Questi giorni di calura
son per molti cosa dura.
Io mi sento ancor più baldo,
amo il caldo.

Oggi i gradi eran quaranta,
poi ce l’afa, che ti schianta.
Io resisto a piede saldo,
amo il caldo.

“Ma così finiamo male,
questo è un fuoco già infernale!”
Non lo temo, son ribaldo,
amo il caldo.

C’è chi in centri commerciali
cerca freschi artificiali,
e qualcosa compra in saldo;
amo il caldo.

Io del freddo son nemico,
qui l’affermo e qui lo dico.
Se mi sgridi, io mi riscaldo;
amo il caldo.

"Forse il sole ha folgorato
il buon caro Amicusplato,
che ripete, da spavaldo:
amo il caldo!"

No! Col sole risplendente
mi riposo e non fo niente.
Ecco, amici, perché araldo
son del caldo!


Amicusplato

domenica 10 luglio 2011

La regina dell'estate




Non ci sono più, durante l’estate, le canzoni-tormentone di una volta…

Peccato, perché caratterizzavano le vacanze al mare, e con i loro orecchiabili motivi diffondevano nelle italiche spiagge un valore aggiunto di vivacità e piacevolezza.

Mitico iniziatore, nel 1962, è stato Edoardo Vianello, con “Pinne, fucile ed occhiali” e nell’anno successivo con “Abbronzatissima”. Ma nel 1963 risuonavano anche  “Per quest’anno non cambiare” con la voce di Mina, e  “Sapore di sale” di Gino Paoli.

Da allora, per ogni estate, si potrebbero indicare una o più canzoni che l’hanno caratterizzata.

Mi vengono in mente “Una rotonda sul mare” (Fred Bongusto, 1964), “Lisa dagli occhi blu” (Mario Tessuto 1969), “Summer on a solitary beach” (Battiato, 1981), “Un’estate al mare” (Giuni Russo, 1982), “Vamos a la playa” (I Righeira, 1983)…

“Tutti al mare!”, di Gabriella Ferri (1973), non è stato solo un modo di dire e una canzone-tormentone anch’essa, ma un reale fenomeno di massa, una specie di rito collettivo agostano, che nel corso degli ultimi vent' anni si è trasformato in altre forme e riti vacanzieri.

In questo breve excursus-revival non ho però nominato quella che per me rimane la canzone regina dell'estate.

Si tratta di “Happy together”, dei Turtles, del 1967.

Quando la sentii nella spiaggia di Cesenatico in quella estate, nella cover italiana dei "Quelli” (la futura PFM), me ne innamorai perdutamente; e ovviamente me ne innamorai nella versione italiana: "Per vivere insieme”.

http://youtu.be/U1FfcMmxkJk

Fu il tormentone di quella estate; ma senza essere invadente.

Rimane la mia preferita.

giovedì 7 luglio 2011

Un'ondata di freschezza



Molti sono i modi per attenuare il caldo estivo, e già il ricordarli dà un benefico senso di freschezza.

Ovviamente, una "full immersion", nel senso vero e proprio del termine; e cioè una bella immersione nelle acque del mare. Possibilmente nel Tirreno, il mare più bello.
Ma van bene anche gli altri mari; l’acqua c’è.

Una bella passeggiata in una foresta di conifere. Anche qui suggerisco la foresta toscana, quella casentinese in particolare. Né troppo alta, né troppo bassa. Fresca al punto giusto.
In mancanza di Camaldoli e della Verna, ci si deve accontentare di qualunque altra zona boschiva; rigorosamente di conifere, però.

Per chi deve stare in città, e al chiuso, siamo sempre più condizionati... dal condizionatore.
Senza questo benefico strumento, la casa, l’ufficio, la fabbrica diventerebbero un forno a microonde.
Nella pausa pranzo, arrosto umano.

Naturalmente la doccia rimane un punto di riferimento essenziale, e il naufragare è dolce sotto il getto d’acqua, Leopardi permettendo.

Non può mancare il gelato. Sui gusti si può discutere sempre di più; nella gelateria vicino a casa ne trovo una trentina. Ma per me il gelato è ancora quello con cioccolato e crema (nel corso degli anni ho aggiunto anche la fragola).

Né può mancare il cocomero, autentico miracolo di fruttifera freschezza.
E poi dicono che Dio non esiste… Cosa pensate che mangi il giorno anche Lui, con questo caldo?

In Toscana, nella mia città in particolare, il piatto estivo per eccellenza è la panzanella.
Tra pranzo e cena oggi (anzi ieri, ormai) ne ho mangiata una zuppiera.

Ma anche la musica crea un’atmosfera; e per crearne una di freschezza,  ci vuole l'aria veneziana di Antonio Vivaldi.

Così, per rinfrescare il web, ecco il II Movimento, “Largo”, di quel capolavoro che è il Concerto in Re maggiore per Liuto, Archi e Basso Continuo, RV 93.

Nel video che propongo, il liuto è sostituito egregiamente dall’arpa.

Una fresca onda sonora!

sabato 2 luglio 2011

La conta delle zanzare














Un acquazzone estivo ha rinfrescato
uomini ed animal, natura ed aria.
Ma ad un’azione è stato dimostrato
che corrisponde una reazion contraria.

E così, con il fresco della sera,
ha fatto ricomparsa anche quest’anno
una nutrita ed agguerrita schiera
di zanzare, forier d’ogni malanno.

Di sangue umano ognor sempre assetate,
assalgono il tuo corpo da ogni lato;
e dove le tue membra hai denudate,
di buchi ti ritrovi crivellato.

Ti difendi con schiaffi e con manate,
aggiungendo così beffa ai dolori:
in faccia e altrove rosso di ditate,
e di bozzoli pieno e di gonfiori.

Oramai per stasera mi han fregato,
figlie di un temporale all’improvviso.
Ma il sangue con cui hanno banchettato
e i bozzoli ed i lividi nel viso

domani troveran giustizia pronta.
Andrò a comprare armi più efficienti,
e in aria spruzzerò, per lavar l’onta,
Flit, Ddt, piretro e altri elementi.

E in terra, di zanzar farò la conta.


Amicusplato


venerdì 1 luglio 2011

Luglio, il mese "democratico"



Il luglio sconsiglia impegni gravosi. Sono in agguato i colpi di calore.

Le scuole chiudono, molti vanno in ferie, il parlamento riduce ai minimi termini il lavoro e anche in situazioni critiche si preferisce sopravvivere con un governo balneare, in attesa dell’autunno “caldo”.

In passato però non sembra sia stato così. Le due più grandi rivoluzioni, che hanno dato inizio alle moderne democrazie, hanno il loro punto di riferimento proprio nel mese di luglio.

Il 4 luglio è il giorno che ricorda l’Indipendenza degli Stati Uniti, “Independence Day”.

Il 14 luglio ci fu l’assalto e la presa della Bastiglia, che rappresenta il simbolo della Rivoluzione Francese.

Evidentemente i nostri antenati sopportavano il caldo meglio di noi, abituati com’erano a lavorare anche sotto il solleone, per mettere al sicuro il raccolto di grano con la trebbiatura.

“Dacci oggi il nostro pane quotidiano” non era una preghiera scontata, ma un’accorata invocazione, che nel mese di luglio diventava una concreta realtà. Se l’anno era stato propizio.

Ricordo ancora quei bei grandi pani che mia madre, dopo averli impastati e cotti in forno al punto giusto, riponeva nella madia, riempiendo di profumo tutta la casa…

Altri tempi; oggi le “rivoluzioni” si fanno nella stagione fresca, e il pane si compra involtato nel cellophane.

Per iniziare bene il mese di luglio mi pare appropriata la trionfale musica finale del film “Independence Day” (1996), diretto da Roland Emmerich.

Una bella pagina del compositore inglese David Arnold.