sabato 30 novembre 2013

La luce del Natale















La neve e il freddo di questi giorni sembrano anticipare il clima natalizio, dal punto di vista meteorologico.  
Un Natale che si preannuncia piuttosto sobrio, per non dire austero, data la situazione socio-economica attuale.
Forse tutto questo può essere l'occasione per comprendere meglio il significato della nascita di Gesù. 



La luce del Natale


Forse perché un germoglio
nel gelo dell’inverno
ridona la speranza
di nuova primavera

Forse perché un vagito
di bimbo nella culla
richiama l’attenzione
anche dei più distratti

Forse perché quel bimbo
che nacque un dì a Betlemme
riporta gioia e pace
al nostro cuore inquieto

Per questo forse ancora
città ed abitazioni
si vestono di luce
nei giorni di Natale




Amicusplato





giovedì 28 novembre 2013

Er ladro e li ladroni (pasquinata)






Hanno sfrattato jeri Bberlusconi,
l’hanno cacciato via da ‘r Parlamento;
j’ han dato quattro calci ne cojoni
e l’han mannato a Arcore ‘n convento.

Han detto ch’era ladro e ‘ngannatore;
e chi l’ha detto? anvedi che campioni:
un giudice buggiardo e mmentitore, 
e, li mortacci, un branco de ladroni.





Amicusplato 

martedì 26 novembre 2013

Contro il freddo polare, Mozart e Stradivari!




È in arrivo il freddo polare, almeno così dicono le previsioni.

In effetti dal vetro della finestra del mio studio sto vedendo, nel grande display elettronico del quartiere, un misero +2 che non promette niente di buono.

Mi voglio perciò riscaldare con la musica di Mozart, sempre utile nei momenti in cui l’umore, come la temperatura, scende in basso.

Ho scelto una musica che però non fa pensare a luminose e serene atmosfere, a cui siamo soliti associare il genio di Amadeus.

Una sonata del 1778 per violino e pianoforte, che oscilla tra “stanca rassegnazione e incontenibile ribellione” (H. Abert): la Sonata n. 21, in Mi minore, K. 304. 

Rassegnazione e ribellione. Chissà perché mi viene in mente la situazione socio-politica attuale...

Eseguono il primo movimento ("Allegro") i due fratelli Shaham: Gil al violino, Orli al pianoforte.

Gil Shaham è un violinista di grande levatura. Suona con uno Stradivari del 1699 (!), denominato “Contessa di Polignac”.

Buon ascolto, dunque! 




venerdì 22 novembre 2013

Musiche diverse...






Due diversi strumenti per due diverse ricorrenze nel giorno 22 novembre.

Oggi è S. Cecilia, la patrona della musica.

La vogliamo ricordare simbolicamente con uno strumento musicale, un  violino Stradivari. Il violino è il principe degli strumenti, e lo Stradivari è il principe dei violini. La celebre famiglia di  liutai cremonesi è diventata nel mondo sinonimo di perfezione, e i più grandi violinisti si sono contesi il possesso di qualche loro strumento.

Oggi è anche il 50° anniversario dell’assassinio di John F. Kennedy, un giorno buio e tristissimo nella storia moderna.
Il presidente della “nuova frontiera”, che stava aprendo con la sua azione politica nuovi orizzonti in un mondo diviso da guerra fredda e discriminazioni razziali, venne fermato per sempre a Dallas dagli spari del fucile di Lee H. Oswald.

Anche in quel vile attentato di 50 anni fa è entrato in azione uno strumento italiano, ma con musica ben diversa: un fucile Carcano, Mod 91/38, fabbricato a Terni. Un’arma già allora obsoleta, ma purtroppo sempre micidiale. Niente di cui vantarsi, in ogni senso.

22 novembre. Il ricordo di S. Cecilia e di J. F. Kennedy.

Due persone molto diverse, ma unite nel martirio per nobili cause.



Nelle foto in alto:

Stradivari "Lady Blunt", del 1721, valutato quasi 16 milioni di dollari (proprietà privata).

Il fucile Carcano Mod 91/38, del 1940,  che ha ucciso J. F. Kennedy (National Archives, Maryland).

mercoledì 20 novembre 2013

Deus ti salvet, Sardigna!





È un mese disastroso quello che stiamo vivendo.

Dopo le Filippine e gli Stati Uniti, ora è la nostra amatissima Sardegna ad essere prostrata da una devastante alluvione.

Alla triste conta dei morti (sedici) e degli sfollati (quasi tremila), si aggiungono le impressionanti devastazioni delle case e del territorio, tra l’altro uno dei più belli d’Italia.

Oltre agli aiuti materiali, indispensabili e urgenti, non può mancare l’aiuto spirituale, la nostra preghiera. 

Lo faccio attraverso una delle più belle canzoni della band sarda dei Tazenda: “Preghiera semplice”, del 1992.

Una preghiera semplice nella linea musicale, ma piuttosto complessa nella sua struttura: le parole sono in quattro lingue: sardo, italiano, inglese, giapponese.

In certo senso, un’invocazione a Dio da ogni parte  del mondo: "Oh Lord, you lead me!"
Ma - come dice ancora la canzone- non basta la preghiera, occorre rimboccarsi le maniche: "Non fermarti ad aspettare".

Splendida la voce di Andrea Parodi, frontman dei Tazenda, deceduto nel 2006, una delle voci più belle nel panorama della musica leggera, non solo in Italia.

La canzone è stata scritta da Luigi Marielli (Gino), il chitarrista dei Tazenda, che tra l'altro è originario di Olbia, la città maggiormente provata da questo disastroso nubifragio.


Deus ti salvet, Sardigna!



Preghiera Semplice

Dansat sa majalza
Sa majalza dansat
Archimissa in sas manos
Ballu, ballu tundu 
Abbatticamus su mundu
Brincamus che indianos
Sa vida, sa sorte, su nuscu ‘e sa terra mia 
Sa muida ‘e sa morte, sas dudas mias

Se un’altra volta ancora quella luce splenderà 
Ci sentiremo un po’ più uniti, nei fiumi e nei granai
Ma inevitabilmente un nuovo giorno nascerà 
E per la storia ancora guai 
Se lei...si spegnerà

Oh Lord, you lead me, oh Lord
Oh Lord, you lead me, oh Lord
Oh Lord, oh Lord! 

Malu, malu mundu
Brincamus in ballu tundu 
Pregamus che africanos
Sa vida, sa sorte, su nuscu ‘e sa terra mia
Sa muida ‘e sa morte, sas dudas mias

Se un’altra volta ancora quella luce splenderà 
Ci sentiremo più vicini, a deserti e ghiacciai
Ma inevitabilmente un nuovo giorno nascerà
Per certa gente sempre ed altra mai 
...si spegnerà
Una preghiera semplice può darti tanto 
Ma non illuderti all’incanto 
Che lei t’infonderà
Una preghiera semplice ti può aiutare 
Ma non fermarti ad aspettare 
Così...si spegnerà

Nàm - myo - hò - rénge - kyò 
Nàm - myo - hò - rénge - kyò 

---------------------------------------------

TRADUZIONE IN ITALIANO



Danza la maliarda
La maliarda danza
Spigo nelle mani
Ballo, ballo tondo
Calpestiamo il mondo
Saltiamo come indiani
La vita, il destino, l’odore della mia terra
Il ronzio della morte, i miei dubbi
Se un’altra volta ancora quella luce splenderà 
Ci sentiremo un po’ più uniti, nei fiumi e nei granai
Ma inevitabilmente un nuovo giorno nascerà 
E per la storia ancora guai 
Se lei...si spegnerà
Oh Signore, guidami tu, oh Signore 
Oh Signore, guidami tu, oh Signore
Oh Signore, oh Signore! 

Cattivo, cattivo mondo
Saltiamo in ballo tondo
Preghiamo come africani
La vita, il destino, l’odore della mia terra
Il ronzio della morte, i miei dubbi
Se un’altra volta ancora quella luce splenderà 
Ci sentiremo più vicini, a deserti e ghiacciai
Ma inevitabilmente un nuovo giorno nascerà
Per certa gente sempre ed altra mai 
...si spegnerà
Una preghiera semplice può darti tanto 
Ma non illuderti all’incanto 
Che lei t’infonderà
Una preghiera semplice ti può aiutare 
Ma non fermarti ad aspettare 
Così...si spegnerà
Mi dedico alla mistica legge di causa ed effetto 
Mi dedico alla mistica legge di causa ed effetto.




giovedì 14 novembre 2013

Per le Filippine un aiuto "corale"





Le isole Filippine sono prostrate dal terrificante tifone  Haiyan che il 7 novembre scorso ha fatto più di tre mila morti e ha raso al suolo intere località.

Il mondo si sta mobilitando per portare aiuto alle popolazioni colpite; al flagello dell’uragano si aggiungono ora problemi di ogni genere nell’organizzazione dei soccorsi e nell’ordine pubblico.

Il popolo filippino è un popolo coraggioso e tenace, abituato a sacrifici di ogni genere. Ma questa volta la prova è davvero superiore alle sue forze. Senza la solidarietà e l’aiuto di tutti, non può risollevarsi.

È anche un popolo profondamente religioso, di fede cattolica nella quasi totalità.

Il mio aiuto consiste qui in una invocazione a Dio, con un mottetto di Francis Poulenc (1899-1963) a quattro (e fino a otto) voci miste (SCTB): “Timor et tremor” (1939).

Le parole sono prese dai Salmi 54 (55) e 30 (31). 

La musica del grande Poulenc unisce alla tradizione polifonica a cappella il fascino dell’armonia moderna francese, di cui egli è stato uno dei maggiori rappresentanti (il Gruppo dei Sei). L'andamento del brano è poliritmico (6/4, 3/4, 4/4 e perfino 5/4).

Il Coro che canta è un coro giovanile giapponese di Koriyama. Non è un coro filippino, ma in certo senso in questa circostanza può essere considerato tale. La città di Koriyama è nel distretto di Fukushima.

E sappiamo bene cosa accadde l’11 marzo 2011 in quella zona...

Un bellissimo aiuto “corale” anche questo.



Timor et tremor venerunt super me,
et caligo cecidit super me:
miserere mei Domine, miserere mei,
quoniam in te confidit anima mea.

Exaudi Deus deprecationem meam
quia refugium meum es
tu adjutor fortis.
Domine, invocavi te, non confundar.


Timore e tremore mi hanno assalito
e l’oscurità è scesa sopra di me.
Abbi pietà di me, Signore, abbi pietà di me,
poiché in te confida l'anima mia.

Esaudisci Dio la mia supplica,
poiché mio rifugio sei tu 
forte sostegno.
Signore, ti ho invocato, che io non sia deluso.






domenica 10 novembre 2013

Auguri Terry!
















Cara Terry, cara amica,
cosa vuoi che io ti dica?
Oggi è il dì, se non mi inganno,
che festeggi il compleanno!

E gran festa oggi è per te,
se sei del ’63.
Mezzo secolo di vita!
hai scalato una salita!

Hai raggiunto cifra tonda,
che la festa sia gioconda!
Io mi unisco ai complimenti
degli amici e dei parenti.

E stappiamo lo spumante
per un brindisi augurante.
Che anche i prossimi cinquanta
siano pien di gioia tanta!




Amicusplato


giovedì 7 novembre 2013

La speranza che non delude




Quando ci sono, come adesso, cupi segnali di malessere (politico, sociale, economico, morale), ci assale lo sconforto.

Se poi si aggiungono anche malesseri fisici (influenza, raffreddore, dolori vari), allora lo sconforto aumenta ulteriormente, in proporzione ai gradi di febbre, alla persistenza dei dolori e alla loro intensità...

Siamo a novembre, ma non sappiamo bene in quale stagione siamo entrati: in un sol giorno si alternano le quattro stagioni: stamani doccia all’aria aperta, poi sole a catinelle, quindi fonata di vento serale e ora una notte limpida e fredda.

Non mancano però motivi di speranza. Soprattutto quella che fa riferimento alla fede.

Abbiamo festeggiato i Santi, abbiamo ricordato i nostri cari defunti; abbiamo festeggiato S. Carlo Borromeo, tra poco festeggeremo S. Martino, il santo della carità, che divise il suo mantello con un povero infreddolito. Anche S. Carlo non scherzò, quando rivestì con i pezzi della sua porpora cardinalizia le spalle dei mendicanti di Milano.

Esempi sempre attuali.

La musica di Vivaldi è quanto mai utile, in questa circostanza. Le sue composizioni sono sempre luminose e piene di calore.

Se abbiamo perso il concetto delle stagioni, lui ce lo può ricordare con i suoi quattro magnifici concerti.

Ma ha pure onorato i Santi Confessori (come sono stati S. Carlo e S. Martino), musicandone la liturgia dei Vespri, cosa che poi farà anche Mozart con una celeberrima composizione.

Ascoltiamo perciò di Antonio Vivaldi il Salmo 116 (117), V Salmo dei Vespri di un Confessore: “Laudate Dominum”, in Re minore, RV 606, per Coro, Archi e Basso continuo.

Nell'ultimo post ho riportato il Salmo 111 (112),  Beatus Vir,  non meno significativo, che è il III dei medesimi Vespri.

E ritorni la speranza!


Laudate Dominum omnes gentes, laudate eum omnes populi.
Quoniam confirmata est super nos misericordia eius; et veritas Domini manet in aeternum.
Gloria Patri et Filio et Spiritui Sancto.
Sicut erat in principio et nunc et semper, et in saecula saeculorum. Amen.

Genti tutte lodate il Signore, lodatelo popoli tutti.
Perché egli ha confermato la sua misericordia su di noi; e la verità del Signore rimane in eterno.
Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo.
Come era nel principio e ora e sempre, nei secoli dei secoli. Amen.



venerdì 1 novembre 2013

Beato l'uomo che teme il Signore





Nella festività dei Santi, beato l'uomo che teme il Signore!

Il timore del Signore non è, come qualche saputello presuntuoso potrebbe pensare, una menomazione della libertà dell’uomo.

È esattamente il contrario. Per citare un’espressione della Bibbia, è l’inizio della vera sapienza: “Initium sapientiae timor Domini” (Sir 1, 16), l’inizio della sapienza è il timore del Signore.

Il santo timor di Dio non è ovviamente la paura del padrone, o peggio, la paura del tiranno.
È invece il doveroso rispetto verso colui che è nostro Padre, e che  ci insegna la via della giustizia.

Ma non è l’amore il sentimento che lega al proprio genitore? Come può esistere il timore nell’amore?

Certo, se tutto il nostro rapporto con Dio fosse unicamente nel timore reverenziale, allora si avrebbe un rapporto che vede nei comandamenti divini solo degli obblighi, delle limitazioni al nostro agire.

Ma se il santo timor di Dio è vissuto all’interno del sentimento dell’amore, allora non solo non è più limitativo, ma è la logica e gioiosa espressione della nostra libertà d’azione.

Nessuno vuole veramente bene al proprio genitore se l’offende, se gli mentisce o addirittura lo ignora e lo elimina dalla propria vita, e se disprezza i  familiari.

Chi ama suo padre e sua madre, li onora e quindi ne ha un doveroso rispetto, “il santo timore” di rattristarli, il timore di sbagliare strada e di finire male.

Per questo il Salmo 111 (112) dice nel suo incipit: “Beato l’uomo che teme il Signore e trova grande gioia nei suoi comandamenti” (Beatus vir qui timet Dominum, in mandatis eius volet nimis).

I Santi sono quegli uomini beati di cui parla il Salmo, che nell’amore di Dio, non disgiunto dal suo santo timore, hanno operato la giustizia e la carità verso i fratelli, raggiungendo la pienezza della vita.

Il mondo di oggi, che sta perdendo il timor di Dio, si dirige verso l’horror delle zucche di Halloween.

Con il vuoto esistenziale che le accompagna.

Propongo perciò un breve versetto del Salmo 111 (112): Beatus Vir, RV 597, per coro, solisti e orchestra, di Antonio Vivaldi:

"In memoria aeterna erit iustus, ab auditione mala non timebit" (il giusto sarà in eterna memoria, non temerà annunzio di sventura), in un arrangiamento per pianoforte. Volenteroso il coro brasiliano.

Un frammento per invitare all'ascolto del tutto. 

Buona festa di Ognissanti!


martedì 29 ottobre 2013

Tutto il resto è vanità. Omaggio a Luigi Magni




Luigi Magni, di cui oggi si sono celebrati i funerali a Roma nella Chiesa degli Artisti, è stato un grande regista, cantore ironico della città papalina.

La trilogia “Nell’anno del Signore”, “In nome del Papa Re”, “In nome del popolo sovrano” rimane nella cinematografia come un grande affresco del periodo risorgimentale.

Il linguaggio romanesco dà un sapore popolare e tocchi umoristici ad avvenimenti spesso drammatici e a scene che sono rimaste dei veri “cult” della filmografia, come nella pellicola “In nome del Papa Re” il discorso di Mons. Colombo da Priverno (Nino Manfredi) nel tribunale ecclesiastico che condannò alla ghigliottina i due patrioti Monti e Tognetti.


Ugualmente indimenticabile, e quanto mai attuale, il “Buonanotte, popolo” del rivoluzionario carbonaro Leonida Montanari (Robert Hossein), più rattristato dell’indifferenza popolare che della mannaia di Mastro Titta...


Non starò qui a discutere se l’opera del grande regista sia venata di quella retorica risorgimentalista da cui oggi la storiografia più oggettiva prende sempre più le distanze. L’unità d’Italia fatta con le baionette, le leggi speciali e la “piemontesizzazione” non è stata forse la migliore unità possibile.

Benché la fama di Luigi Magni sia legata al periodo della Roma risorgimentale e benché il regista non mostri grande simpatia per la Chiesa,  il suo capolavoro rimane tuttavia, a mio modesto avviso, il film “State buoni, se potete” (1983), che descrive l’opera di S. Filippo Neri, fondatore dell’Oratorio nella Roma del XVI secolo.

Un capolavoro assoluto, con la perfetta interpretazione di Johnny Dorelli e magnifica colonna sonora di Angelo Branduardi (il bellissimo “Tema di Leonetta” è però una cinquecentesca “siciliana”, rielaborata da Ottorino Respighi).

Proprio il “mangiapreti” Luigi Magni ha saputo cogliere il vero spirito di “Pippo buono” (Filippo Neri), il grande educatore della gioventù, contro l’opera del “maligno”, che sa fare le pentole ma non i coperchi.

Un film capolavoro, che rivela l’animo profondamente religioso del grande regista romano.






domenica 27 ottobre 2013

Popolo, sei 'na monnezza! Bononia docet




“Bononia docet”, dicevano una volta: “Bologna insegna”.

Il detto latino si riferiva alla celebre università, la prima nel mondo, fondata nel sec. XI, sull’esempio della quale sono nate tutte le altre.

Celebre in particolare la facoltà di giurisprudenza, che ha avuto tra i suoi illustri docenti il grande Irnerio, “fiaccola del diritto”.

Oggi i tempi sono un po’ cambiati. Non siamo più nel "buio Medioevo". Siamo nell’epoca della luce elettrica: “Post tenebras, lux”: dopo le tenebre, la luce.

E Bologna continua a insegnare. Specialmente, a quanto pare, il suo consiglio regionale.
Può insegnare ad esempio come ottenere rimborsi spese a norma di diritto...

Siamo venuti a sapere dai giornali che i consiglieri di quell'esimio parlamento regionale si sono fatti rimborsare regalie varie, come gioielli, cibarie, salami prosciutti mortadelle (siamo a Bologna, no?), frutta e perfino i 50 centesimi dell’uso del gabinetto pubblico.

Insomma, anche la merda.

Nel nome del popolo italiano, ovviamente.

Nel video un' indimenticabile scena del film "Nell'Anno del Signore" (1969) di Luigi Magni, che proprio oggi ci ha lasciati.







martedì 22 ottobre 2013

Piove, governo ladro! (almeno in Toscana)














È un modo di dire molto comune, e come ogni espressione popolare ha sempre un fondo di verità.

Ovviamente non significa che i temporali o i disastrosi acquazzoni vengano dai politici che ci amministrano. Neppure il più accanito antiberlusconiano è giunto a dire tanto (forse).

Ma allora perché il popolino ama dire così? Ovviamente perché, per esperienza, si sa che la politica è spesso come i temporali e gli acquazzoni: fa più danni che bene.

Non voglio apparire qualunquista, sia chiaro: un governo è sempre necessario. Altrimenti si passerebbe al  non-governo dei black block, degli “antagonisti”, degli anarco-insurrezionalisti, e via sfasciando.

Ma la sapienza popolare ci mette in  guardia. Spesse volte ciò che ci cade in testa dai palazzi della poltica sono più tasse e balzelli che provvedimenti opportuni. 

Qualcuno dirà che siamo in un periodo di vacche magre e bisogna tirare la cinghia.
Di fatto però chi tira la cinghia sono quelli già a dieta da un pezzo.

Piove, governo ladro! E qui in Toscana ci ha oggi allagati.



Nella foto: una vignetta di Giannelli



venerdì 18 ottobre 2013

Musica solare per una grande ottobrata




Queste belle giornate di sole ottobrino ispirano musica solare...

La voce di Luciano Pavarotti è stata certamente un magnifico esempio di luminosità musicale.

Molti di noi l'hanno apprezzata in tutta la sua potenza ed espressività nel magnifico brano "Nessun dorma!" della Turandot di Puccini, diffuso in tutto il mondo durante il Campionato Mondiale di Calcio "Italia 90".

Ma per Big Luciano la celebrità aveva avuto una data d'inizio ben precisa, il 17 febbraio 1972, quando al Metropolitan Opera di New York aveva eseguito con naturalezza e a voce piena (di petto) i nove DO acuti, l'ultimo dei quali lunghissimo, nella cabaletta di "Ah mes amis!" ("Pour mon âme") de La Fille du Régiment di Gaetano Donizetti.

Il Met gli tributò una standing ovation senza precedenti chiamandolo al sipario per ben 17 volte, un record imbattuto.

Riproponiamo quel brano e quei momenti.

Verrebbe da pensare che i soldati del reggimento francese si inginocchino davanti a Pavarotti/Tonio più per la performance del tenore che per ragioni di copione.

Nove Do di petto a voce piena e senza sforzi. Inizia la leggenda di Big Luciano.

Buona ottobrata a tutti!





lunedì 14 ottobre 2013

Migrazioni di rondini e di popoli




Le rondini (quelle poche che sono rimaste, superstiti al dissesto ecologico della civiltà post-moderna) se ne vanno con l’arrivo della stagione autunnale, “cercando primavere di viole”, verso Sud.

Popolazioni intere sono invece in migrazione verso Nord, spinte dai dissesti delle guerre, della fame, della miseria.

Due moti contrari, una realtà drammatica per entrambe.

Le rondini però volano.

Gli uomini no.

“Partirono le rondini”, o per essere più precisi “Non ti scordar di me”. Una canzone composta nel 1935 da Ernesto De Curtis (quello di "Torna a Surriento"), con le parole di Domenico Furnò, che riesce ancor oggi a suscitare struggenti sentimenti.

La meravigliosa voce di Luciano Pavarotti è un valore aggiunto.

Big Luciano!



giovedì 10 ottobre 2013

Dal mi basso al do acuto. 200 anni di Verdi




Negli ultimi 200 anni tante cose sono cambiate nel mondo, e ovviamente anche in quello della musica.

Altre invece sono ancora lì, intramontabili, bellissime, più moderne che mai.

Come molte opere di Giuseppe Verdi (10 ottobre 18013 - 27 gennaio 1901).

Probabilmente i più non hanno oggi la pazienza di ascoltare una sua opera per intero, a parte forse l’Aida all’Arena di Verona.

Ma è altrettanto difficile trovare qualcuno che non abbia nelle orecchie almeno qualche brano di musica verdiana, e non solo il “Va’ pensiero”...

Non starò a fare il bilancio di quanto rimane della musica del Cigno di Busseto. È un bilancio grandemente in attivo, e lo spread con il suo rivale e coetaneo tedesco Wagner è quanto meno alla pari.

Verdi ha illuminato di drammatica bellezza musicale due secoli interi. 

Le più belle voci, maschili e femminili, si sono cimentate sulle sue note, dal basso profondo (il Mi grave del Grande Inquisitore nel Don Carlos) ai Do acuti (Manrico nel Trovatore, per tradizione; Gilda nel Rigoletto, e nel gorgheggio è previsto anche il Do diesis e il Re, e oltre; Aida in "O Patria mia", etc.). 
Non solo voci, ma grandissimi personaggi che hanno incantato le platee, le gallerie e i loggioni dei teatri di tutto il mondo: Callas, Tebaldi, Caballé, Price, Sutherland, Bergonzi, Del Monaco, Pavarotti, Domingo, Cappuccilli, Bruson, Ghiaurov..., senza parlare di Tamagno, Caruso e Gigli.
Le più celebri "bacchette" hanno diretto i suoi spartiti; per citarne alcuni, Toscanini, De Sabata, Solti, Von Karajan, Claudio Abbado, Muti, con le più famose orchestre, da quella della Scala ai Berliner, dai Wiener alla London Symphony Orchestra, dall'Orchestre de Paris alla Chicago Symphony Orchestra...

L’elenco sarebbe sterminato. A me, per esempio, piace in modo particolare l’interpretazione di Rigoletto del grande baritono Giuseppe Taddei. In “Cortigiani, vil razza dannata”, quella parola “dannata” viene cantata come un ghigno  (non previsto dalla partitura); un tocco geniale.

La nascita di un artista, anzi di un genio artistico come Verdi, non può che essere una manifestazione dell’opera creatrice di Dio.
Mi piace perciò mettere sotto la protezione della Madre di Dio e degli Angeli questo giorno memorabile.

Da “La forza del destino”, la bellissima preghiera “La Vergine degli Angeli”

La voce solista è quella inconfondibile e affascinante di Leontyne Price.


L'altra notte in fondo al mare...




A Lampedusa ieri è arrivata finalmente l’Europa, con il presidente Barroso.

Qualcosa sembra muoversi nei meccanismi dell’Unione.

L’Europa dei banchieri e dei burocrati questa volta non ha potuto far finta di niente.
Troppo grande è stata la tragedia; e tutti se ne stanno accorgendo, via via che i poveri corpi dei dispersi dal fondo del mare vengono riportati a riva e allineati in una delle interminabili file di casse da morto.

“L’altra notte in fondo al mare”...

Vengono subito in mente, anche se in altro contesto, le drammatiche parole e le note angosciose del “Mefistofele” di Arrigo Boito (che fu anche il grande librettista degli ultimi due grandi capolavori di Giuseppe Verdi, "Otello" e "Falstaff"; e oggi è il 200° della nascita di Verdi).

Le voglio qui riportare, con la voce sublime di Maria Callas.

Nulla lega a prima vista le vicende descritte nel Mefistofele, che sono poi quelle del Faust di Goethe (con qualche libertà letteraria di Boito), con la tragedia di Lampedusa.

Eppure qualcosa a mio parere le unisce. Sia nella fantasia di Boito/Goethe che nella vicenda del naufragio non è mancata di certo l’opera di Mefistofele, di Satana.

Ma siamo certi che, come nel Mefistofele, così anche nell'orribile fatto di Lampedusa non sarà Satana ad avere l’ultima parola.

Nonostante tutto, sarà il bene alla fine a vincere.



venerdì 4 ottobre 2013

Francesco incontra Francesco...

















Un incontro a parti rovesciate. 

Nel 1209 fu Francesco d’Assisi ad andare fino a Roma, davanti a Papa Innocenzo III, per pregarlo di approvare la Regola dell’Ordine mendicante che stava fondando. Il potente Pontefice, con stupore della Curia Romana, riconobbe nel “Poverello” di Assisi il vero rinnovatore della Chiesa e approvò l’Ordine francescano.

Oggi è il Papa che è andato da Roma ad Assisi, per trovare Francesco e pregarlo di dargli la forza di fare ciò che fece il Poverello ai suoi tempi: rinnovare la Chiesa, partendo proprio dalla Curia Romana.

La Chiesa non finisce di stupire. Nel Medioevo fu un umile frate a chiedere al papa un profondo rinnovamento nello stile di vita dei cristiani, fondato sul Vangelo. Oggi è il papa che chiede in ginocchio all’umile fraticello, di cui porta il nome, ormai santo, di aiutarlo nel medesimo intento.

E già se ne vedono i frutti!






Un canto di addio per i morti di Lampedusa




Tutto diventa piccolo e quasi insignificante di fronte all’immane tragedia di ieri notte nel mare di Lampedusa, dove hanno perso la vita più di trecento profughi in un barcone partito dalle coste libiche.

Allo sgomento per la perdita di tante vite umane si unisce lo sconforto per la completa latitanza dell’Europa davanti a questo autentico esodo biblico dai paesi africani, sia per motivi di guerra, sia per motivi di fame sia per motivi politici, e perfino religiosi.

Le coste italiane sono la parte estrema dell’Europa, e fino a prova contraria l’Italia è parte integrante dell’Unione Europea. Nessuna nazione che faccia parte dell’Unione può lavarsi le mani (insanguinate) di fronte a questo quotidiano stillicidio di disperazione e di morte.

La tragedia di ieri notte ha fatto traboccare il vaso della vergogna. E proprio la parola “Vergogna!” è stata quella usata da Papa Francesco per descrivere questo disastro.

È l’ora di intervenire, nei modi e con i mezzi che sono più idonei, per soccorrere le popolazioni africane, costrette a fuggire da guerre fratricide e da situazioni di insostenibile miseria.
Da sola l’Italia non può arginare questa marea umana, che va frenata e fermata con aiuti opportuni (e con interventi decisi sui governi colpevoli) nei luoghi di origine, venendo così arginato il flusso di queste carrette di morte.

Si porrebbe inoltre fine alle false speranze di benessere in coloro che riescono a mettere piede nel suolo italiano.

Di fronte a questo lutto, e per onorare il sacrificio di questi migranti africani, facciamo risuonare la voce di Leontyne Price, il più grande soprano nero del XX secolo e una delle mitiche interpreti dell’Aida di Verdi.

Anche Aida è immaginata africana, figlia di re ridotta in schiavitù dalla guerra. Cercava il riscatto nell’amore, ma lo poté trovare solo nella morte insieme all’amato Radamès.

La Price, con i suoi straordinari acuti (fino al do), accompagni nel più alto dei cieli gli sfortunati naufraghi di Lampedusa.

Dall’Aida di Giuseppe Verdi, “O patria mia, mai più ti rivedrò”.


giovedì 3 ottobre 2013

Er governo Letta è risorto! (pasquinata)







Er governo de Letta mò è risorto,
ha fatto come Cristo (co rriguardo!):
prima l’han messo in croce e fatto morto,    
ma dopo l’han trovato più gajiardo.


Der centro destra er popolo ggiudìo
e quello de sinistra romanazzo
volevano far fòri er capo, oddìo!
Ma senza capo, un popolo è der cazzo.





Amicusplato