martedì 25 febbraio 2014

Buon compleanno, carissima amica!















Carissima amica, di cui il nome taccio,
con queste mie rime gli auguri ti faccio!
È il tuo compleanno, il tuo dì natale,
il giorno in cui nacque una donna speciale.

Maestra di scuola, maestra di vita,
maestra nel web e signora squisita;
amabile donna e, se mi permetti,
più bella di sempre, ogni anno che metti.

Carissima amica, innalzo il bicchiere
e nel tuo convito comincio un po’ a bere.
Ed or che ho bevuto e la mente si appanna  
io svelo il tuo nome, dolcissima Gianna!




Amicusplato



sabato 22 febbraio 2014

L'ouverture del governo Renzi (Rienzi)




Matteo Renzi ha formato il nuovo governo. Ieri sera ha letto l’elenco dei ministri e oggi ci sarà il giuramento al Quirinale.

Dopo aspre polemiche e diatribe, in un clima per molti aspetti drammatico, l’Italia ha un nuovo esecutivo.

Qualunque sia il giudizio che se ne voglia dare - ma saranno i risultati ad avere l’ultima parola -  si deve riconoscere al giovane premier (il più giovane della nostra storia repubblicana, 39 anni) una grande determinazione e una gran voglia di fare.

Il suo entusiamo, il suo desiderio di rinnovare (o “rottamare”), la sua determinazione, e soprattutto il suo cognome, mi fanno venire in mente un’opera di Wagner, il “Rienzi”.

Anche Rienzi si propose di riportare la Roma del XIV secolo allo splendore dei tempi antichi; anch’egli dovette combattere le lobbies politiche (le famiglie nobiliari) che si spartivano il controllo della città, e la facevano precipitare nello sfacelo economico e sociale.
Anch’egli sollevò nella gente molte speranze, e per questo fu acclamato “tribuno del popolo” e seguito nella lotta fino alla vittoria.

Fermiamoci qui. Sappiamo che Rienzi non riuscì a sconfiggere il malaffare politico, ed egli stesso ne fu vittima, pagandone il prezzo.

Speriamo invece che il governo Renzi si fermi ai primi tre atti del melodramma di Wagner, quelli dell’irresistibile ascesa del tribuno e della sua iniziale vittoria sulle potenti consorterie romane (non sono mai venute meno!).

Oggi siamo all’inizio del nuovo governo, alla sua “ouverture”.

Niente di più logico che presentare la bellissima “Ouverture” del Rienzi di Richard Wagner (prima esecuzione, 1842).
Proponiamo solo la seconda parte, quella più battagliera e arrembante. Un magnifico crescendo, con trombe, tamburi rullanti e piatti sonori.

Tutto quello che ci vuole in questo momento. Una bella sveglia per chi ci amministra.

Il tutto rispecchia, almeno per ora, il carattere e l’atteggiamento di Renzi-Rienzi.




venerdì 14 febbraio 2014

Una serenata nel giorno degli innamorati




La serenata alla donna amata in questo giorno di S. Valentino la fornisce il genio musicale di Orlando di Lasso (1532-1594), fiammingo di nascita, italiano di formazione.

È la serenata di un lanzo, un soldataccio, alla donna amata: “Matona mia cara”. 

Con linguaggio da caserma (veneta), lontano da finezze petrarchesche  (“Petrarca mi non saper”), il lanzo dichiara sotto la finestra della sua “matona” il suo rustico amore, ed è pronto a offrire alla donna i più bei regali: capponi, volatili cacciati col falcone, “beccacce grasse come rognon”.

Rose e fiori sono ben lungi dalla sua battagliera immaginazione.

Di notte poi si comporterà da vero guerriero. Il lanzo, per la verità, usa un linguaggio molto più colorito; tanto più che alla fine è anche sbronzo, con tutti i “don don don”, cioè le bevute di vino che accompagnano come un ritornello le singole strofe della sua cantata.

Eppure... Eppure il grande Orlando di Lasso, colui che con Palestrina e Victoria è il massimo esponente del Rinascimento musicale, ci ha lasciato in questa villanella a quattro voci miste uno dei capolavori della polifonia classica: la rudezza di un soldato in una perfetta e raffinata partitura.

L'amore alberga anche sotto l'usbergo di un lanzichenecco...

Un brano che ogni coro polifonico che si rispetti, ha e dovrebbe avere nel suo repertorio.

Buon San Valentino! 



martedì 11 febbraio 2014

Lacrimosa dies illa




Il Giorno del Ricordo è già passato, ma solo nelle lancette dell'orologio.

Non certo nella mia mente.

Le migliaia di italiani uccisi nelle foibe e le centinaia di migliaia di esuli italiani dell'Istria, di Fiume, della Dalmazia e della Venezia Giulia, durante e dopo la fine della II guerra mondiale, rimarranno un indelebile ricordo della ferocia e della malvagità umana.

Non meno dolorosa la memoria dell'accoglienza dei nostri esuli in patria: vilipesi, maltrattati, infamati in molte città in cui transitarono, tra cui voglio citare Bologna e Ancona.

All'immane danno anche la feroce beffa, in nome di una ideologia fanatica, quella comunista, che vedeva nei suoi presunti oppositori, chiunque fossero, dei nemici da abbattere.

Una ideologia che ha cercato poi di rimuovere perfino il ricordo di ciò che avevano subito questi nostri compatrioti, dispersi in tutta Italia, o rimasti sepolti nelle profondità delle foibe carsiche.

Infoibare anche la memoria storica è stato l'ultimo vergognoso tentativo di questa ideologia, spazzata via dal vento della storia (ma qualche follower a Scandicci ancora si trova, a quanto pare...).

In questo Giorno del Ricordo dei martiri delle foibe e degli esuli istriani, fiumani e dalmati propongo il "Lacrimosa" della Messa di Requiem di Antonio Salieri.

Posto questo brano perché si tratta di una preghiera e di una grande pagina di musica.

Antonio Salieri non era certo quel mediocre musicista che Milos Forman vuol far apparire nel film (bellissimo) "Amadeus".

Inoltre Salieri era stato discepolo di Giuseppe Tartini, un istriano doc, di Pirano.

Lacrimosa dies illa, giorno di lacrime quel giorno...


Molto significativo e appropriato il quadro riportato nel video. Si tratta de "L'apertura del quinto sigillo" (1604) di Domenico Theotokòpulos, noto come El Greco. Anticipando la pittura moderna, illustra il passo dell'Apocalisse (6, 9-11) dove si ricorda il martirio e la glorificazione dei perseguitati per la fede. 


martedì 4 febbraio 2014

"Fare l'indiano". Ora finalmente ho capito...





















Finora pensavo che la giustizia italiana fosse la peggiore possibile immaginabile.

Finché non ho visto quella indiana.

Mi riferisco al processo (quale?!) dei due marò italiani, Massimiliano La Torre e Salvatore Girone (nella foto), detenuti da due anni in India senza sapere ancora con quale imputazione.

Addirittura si discetta perfino se siano o no passibili di pena di morte...

Avevo una grande stima dell’India: il sanscrito (padre/madre delle lingue indo-europee), i numeri indiani (detti poi arabici), Tagore, il Mahatma Gandhi, il balzo economico gigantesco della nazione negli ultimi anni, e via dicendo.

Ora il surreale comportamento della “giustizia” indiana nei confronti dei nostri due connazionali, non accusati di nulla, ma passibili di tutto, mi fa pensare solo al “Processo” di Kafka. Sì, quel tale che, nonostante tutte le assicurazioni, viene processato, condannato e ucciso senza sapere il perché.

Ho anche capito cosa significhi “fare l’indiano”.  Il detto è riferito agli “indiani” d'America, quelli che con le braccia conserte, la bocca chiusa e la faccia di bronzo non lasciavano trapelare il loro pensiero davanti all’ “uomo bianco”.

Ora sarà bene riferirlo agli indiani dell’India, quelli che non ci hanno fatto capire in due anni cosa vogliono fare dei nostri due italiani: ammazzarli, incarcerarli, liberarli; oppure chiedere un riscatto...

Eh, sì. Ho proprio la triste impressione che questa farsa grottesca sia nata dalla volontà di ottenere un ricco riscatto dall’ “uomo bianco”.

Ma ora al governo non c’è più Berlusconi (che pagava); ora ci sono dei “poveracci” che prenderebbero.

E così l’indiano d’India "fa l’indiano" e aspetta: braccia conserte, bocca chiusa, faccia di bronzo.

Cioè, faccia da stronzo. 



sabato 1 febbraio 2014

Il mese breve (e perfetto)




Inizia Febbraio.

Il mese breve.
Il mese della febbre.
Il mese del carnevale.
Il mese dell’incertezza (meteorologica).
Il mese perfetto (4 settimane).

Per festeggiarlo ci vuole una musica piena di contrasti.

Va bene "Petrushka" (1911) di Igor Stravinskij? È una musica ambientata in tempo di carnevale.

Ovviamente sarà solo un brano “breve”, ma "perfetto".




lunedì 27 gennaio 2014

L'olocausto continua





Il “giorno della memoria” del 27 gennaio è sempre per me un pugno nello stomaco. Un pugno di quelli che ti stendono al tappeto e quando ti rialzi ti senti suonato.

Non si riesce infatti a capire come sia stato possibile, non dico perpetrare, ma perfino concepire l’orrore dell’olocausto, lo sterminio sistematico e “scientifico” del popolo ebraico, nonché di altre minoranze etniche o “diverse”.

Nel XIX secolo il positivismo aveva preannunciato, nell’abbandono della fede religiosa, l’inizio di una nuova umanità, destinata ad un progresso inarrestabile, guidato dalla scienza e dalla tecnica.

Anche Nietzsche alla fine di quel secolo aveva preconizzato l’avvento del “superuomo” (o “ultrauomo”) e di una “gaia scienza”, al di là del bene e del male, e senza Dio.

Il XX secolo non solo ha clamorosamente smentito queste frettolose profezie laiche, ma ha fatto di peggio. Si è dimostrato il secolo più sanguinario di tutta la storia, con due guerre mondiali, infinite altre guerre, orrende dittature e immani carneficine. La gaia scienza ha mostrato il suo lato più truce; il “trasmutamento di tutti i valori” ha segnato la fine di ogni valore morale, e la perdita di Dio è coincisa con la perdita dell’uomo stesso.

Oggi tutti riconoscono (tranne qualche idiota impenitente) che la Shoah è stata un abominio, una cosa orrenda. Si moltiplicano lodevoli manifestazioni e ammirevoli testimonianze di solidarietà.

Ma, a mio parere, non si è preso del tutto coscienza di ciò che ha determinato il terribile misfatto nazista: anzitutto la perdita della fede in Dio Padre di tutti e quindi l’unità del genere umano (senza popoli o razze “inferiori”); la fede in una "gaia scienza" che senza guardare ai valori più profondi della coscienza umana, guarda solo all’utile individuale e al "progresso" a qualunque costo; il trasmutamento di ogni valore, e cioè l’idea che libertà significhi fare ciò che piace, senza tanti scrupoli morali.

Eugenetica, aborto, eliminazione dei disabili, eutanasia erano elementi essenziali del piano hitleriano della razza pura.

E oggi molti non la pensano così?

L’olocausto continua.


Nel video: Il primo movimento della V Sinfonia di Ludwig van Beethoven, diretta da Leonard Bernstein. La titanica e umanissima musica di Beethoven può in qualche modo riparare alla mortale ferita inferta dal nazismo anche alla cultura tedesca; e il grande Bernstein, americano di origini ebraiche, riconcilia con il suo estro geniale  e nel nome dell'arte un passato da non dimenticare.

venerdì 24 gennaio 2014

Li ggiudici de Milano (pasquinata)











‘N quest’ Italia de ladri e d’assassini,
de bbriganti, bbanditi e ddelinquenti,
politici corrotti e malandrini
ch' arubbano ‘n le tasche de la ggente,

li ggiudici, mortacci, de Milano
che fanno tutto er giorno, me cojoni?
stanno a cercare un uomo solo: er nano,
er Cavaliere Silvio Bberlusconi.

Je vojono fà ddì, all’ottuagenario,  
ch’è annato a letto co na marrocchina.
Ma i testimoni dicono er contrario.
E allora la giustizia meneghina

mette ‘n galera tutto er cincondario.



Amicusplato





martedì 21 gennaio 2014

L'ultimo saluto a Claudio Abbado




È doveroso un atto di omaggio alla figura del grande direttore d’orchestra Claudio Abbado, deceduto ieri a Bologna all’età di 80 anni (Milano 26 giugno 1933-Bologna 20 gennaio 2014).

Non c’è bisogno di ricordare la sua prestigiosa carriera. Direttore artistico per anni del Teatro alla Scala (1968-1986) e dei Berliner Philharmoniker (1989-2002) è un passaporto per una fama imperitura.

Devo dire onestamente che il suo stile nel dirigere non sempre mi convinceva. Per questo, ad esempio, preferisco nei melodrammi il pathos di Riccardo Muti.

Ma devo anche riconoscere che nessun direttore d’orchestra è paragonabile a Claudio Abbado nell’interpretare Gustav Mahler. È soprattutto merito di Abbado aver fatto apprezzare al gran pubblico la musica sinfonica del grande compositore austriaco, con memorabili concerti alla Scala e un po’ in tutto il mondo.

Mi piace perciò onorare la memoria del Maestro proponendo una parte del primo movimento della V Sinfonia di Mahler, che è una Marcia Funebre (Trauermarsch”).

La V di Mahler (la medesima in cui si trova il celebre “Adagietto”) è quasi un cammino che dalla morte porta alla salvezza. 

Ma per raggiungere la salvezza bisogna prima attraversare l’ultima soglia.

Quella soglia che ieri ha varcato Claudio Abbado.



sabato 11 gennaio 2014

Geordie vive ancora...




Mi ricordo ancora come conobbi Geordie.

Ero in campeggio con un gruppo di ragazzi, giovane anch'io, in una luminosa estate alla fine degli anni 60.

Al mattino, mentre ci si alzava e si faceva un po' di pulizia personale, dalla radiolina di uno del gruppo dei ragazzi udii una musica che attirò subito la mia attenzione: era una dolcissima ballata, cantata da una voce maschile e da una voce femminile, alternate e poi intrecciate, e accompagnata da ritmici accordi di chitarra.

Rimasi incantato ad ascoltare. Il ragazzo della radiolina lo notò e mi disse: "È Geordie, di De André...", meravigliato un po' della mia ignoranza.

Da allora Geordie è rimasta una delle mie canzoni preferite. Forse perché mi fa ricordare una luminosa estate in campeggio, o un'epoca straordinaria.

O forse perché è una ballata bellissima, che, nonostante l'amarezza del testo, non ho mai sentito come canzone triste.

Un'antica ballata inglese d'amore, che Fabrizio De André ci ha fatto conoscere e apprezzare in tutta la sua bellezza.

Nel giorno in cui abbiamo ricordato il 15° anniversario della scomparsa del grande Faber, la canzone di Geordie ce lo fa ricordare agli inizi della sua carriera, nel 1966.

Ripropongo la ballata come la udii la prima volta, nel duetto con Maureen Rix.

I miss you, dear Faber...








lunedì 6 gennaio 2014

Omnes de Saba venient




Non posso lasciar passare la solennità dell'Epifania solo con il riferimento alla fiabesca e simpatica Befana.

L'Epifania è e rimane la manifestazione di Gesù come Re dei re e Signore dei signori, Sovrano dell'universo, di fronte al quale si rende omaggio.

Per questo "omnes de Saba venient", come aveva profetizzato Isaia (60, 6), tutti verranno da Saba (Africa)  e da ogni altro continente per adorare il Signore; e la venuta dei Magi compie la profezia (Matteo, 2, 2).

Il passo di Isaia fu inserito come graduale nella liturgia latina dell'Epifania. Uno dei più bei rivestimenti musicali è certamente quello di Joseph Leopold Eybler (1765-1846), amico stimato e apprezzato di Mozart.

Questa composizione del 1807 ci dà la misura del valore di Eybler. Non è un caso che il brano, per Solo, Coro (SCTB) e Orchestra, venga eseguito a Vienna ogni anno per l'Epifania.

Lo presentiamo nell'esecuzione dei Wiener Sängerknaben (Coro dei ragazzi di Vienna), dal film "Almost Angels" (in Italia, Angeli o quasi) del 1962.

Davvero quasi angeliche, le voci dei ragazzi!

Buona Epifania e Buon Anno!




Omnes de Saba venient


Omnes de Saba venient, 
aurum et thus deferentes, 
et laudem Domino annuntiantes.

Surge et illuminare Ierusalem, 
quia gloria Domini 
super te orta est.

Alleluia. 

Vidimus stellam eius in Oriente
et venimus cum muneribus
adorare Dominum.


Tutti verranno da Saba,
portando oro e incenso
e annunziando la lode al Signore.

Sorgi e illuminati Gerusalemme,
poiché la gloria del Signore
è sorta sopra di te.

Alleluia.

Abbiamo visto la sua stella in Oriente
e siamo venuti con doni
ad adorare il Signore.




Per quest'anno, carbone (in versi)

















La Befana vien  di notte
con le scarpe tutte rotte;
ma coi saldi di stagione
ha comprato sol carbone.

Porta a Renzi una calzina
tutta piena di Fassina;
Al Berlusca, con un fiocco,  
una calza dal Marocco.

Ad Alfano, in tutta fretta,  
preparò mezza-calzetta;
e per Monti invece mise
Imu, Tasi, Iuc e accise.

Al signor Napolitano
presidente italïano
un’agenda e indicazioni
per la data d’elezioni.

Ed invece a Enrico Letta
una calza corta e stretta,
e un biglietto (che renzata!)
verso Pisa, solo andata.

Ad Esposito dottore,
del Berlusca inquisitore,
un calzon fino al ginocchio
con la statua di Pinocchio;

ed a Grillo genovese,
che ci manda a quel paese,
una calza un po’ incalzata,
voglio dire, un po’ incazzata.

Ai signor del parlamento
che si dan sempre l’aumento,
calza e scarpa ben ferrata
e sul culo una pedata.

La Befana vien di notte
con le scarpe tutte rotte;
se l’è rotte quest’annata
perché lei pur s’è stufata.

Però prima di partire
la Vecchina ci vuol dire:
“Per quest’anno sol carbone,
ma alla prossima, torrone!”




Amicusplato

mercoledì 1 gennaio 2014

Mille bollicine per il 2014






















L’anno vecchio se n’è andato,
quello nuovo l’ha sfrattato:
non pagava, era moroso
e assai dannoso.

Ha mandato in fallimento
ditte e aziende in un momento;
affamò con Equitalia
mezz’Italia.

Riversò sul Bel Paese
ogni genere d’ offese:
terremoti ed alluvioni,
e cicloni.

Più rapaci dei predoni
poi le nostre Istituzioni;
la “paghetta” non le basta,
alla Casta.

Lorsignori magistrati,
di lavor sempre oberati,
in vent’anni han processato
un imputato.

Ma qualcosa l’anno andato
di stupendo ci ha lasciato:
dopo il papa un po’ tedesco,
c’è Francesco.

Cari amici, in alto il cuore!
Il nuov’anno sia migliore!
Stappo mille bollicine,
birichine.




Amicusplato

domenica 29 dicembre 2013

Un saluto al 2013, firmato Goethe-Schubert





Siamo ormai agli ultimi sgoccioli del 2013.

Me ne dispiace un po’.  Un altro anno se ne va, bello o brutto che sia stato, e con la fine dell’anno se ne va un’altra pagina della nostra vita.

In attesa di vuotare la coppa del 2013, mi ascolto uno dei Lieder più belli di Franz Schubert: Der König in Thule, Il re di Thule (1816).

Il testo del Lied è una poesia del sommo Goethe, inserita nel suo Faust e cantata da Margherita.
La ballata parla di amore e di fedeltà fino alla morte. Il dono è una coppa d’oro e l’amato è il re di Thule. Come noto, Thule era considerata l'ultimo e gelido lembo di terra a settentrione. 

Voglio ricordare che anche il nostro Carducci ha tradotto questa lirica  in "Rime Nuove" (1906).

Con la musica di Schubert, e la bella voce di Elly Ameling, salutiamo perciò l’ultima Thule del 2013 e ci regaliamo una struggente melodia per l’anno che se ne va per sempre.





Der König in Thule

Es war ein König in Thule,
Gar treu bis an das Grab,
Dem sterbend seine Buhle
einen goldnen Becher gab.

Es ging ihm nichts darüber,
Er leert' ihn jeden Schmaus;
Die Augen gingen ihm über,
So oft er trank daraus.

Und als er kam zu sterben,
Zählt' er seine Städt' im Reich,
Gönnt' alles seinen Erben,
Den Becher nicht zugleich.

Er saß beim Königsmahle,
Die Ritter um ihn her,
Auf hohem Vätersaale,
Dort auf dem Schloß am Meer.

Dort stand der alte Zecher,
Trank letzte Lebensglut,
Und warf den heiligen Becher
Hinunter in die Flut.


Er sah ihn stürzen, trinken
Und sinken tief ins Meer,
die Augen täten ihm sinken,
Trank nie einen Tropfen mehr.

(J. W. Goethe, 1774)


Il re di Thule


C’era una volta  in Thule
un re fedele fino alla tomba,
la sua bella, morendo,
gli diede un’aurea coppa.

Nulla a lui fu più caro,
in ogni convito la vuota;
negli occhi gli spunta il pianto,
quando beve da questa coppa.

E quando sta per morire,
enumera le città su cui domina,
agli eredi lascia ogni avere,
ma non rinuncia alla coppa.

Sedeva, in mezzo a tanti
cavalieri, al banchetto regale,
nell’eccelsa sala degli avi,
là, nel castello sul mare.

Lì il vecchio bevitore, alzatosi,
bevve della vita l’ardore
ultimo e gettò la sacra
coppa giù fra le onde.

La vide cadere, riempirsi,
sparire nel mare più profondo.
Gli occhi gli si spensero,
e lui non vi bevve più un sorso.


mercoledì 25 dicembre 2013

Natale. Nasce una nuova umanità




Nel Natale del Signore non ci sono da fare tante considerazioni astratte o retoriche: c’è solo da contemplare e interiorizzare.

Nella capanna di Betlem Dio si è fatto uno di noi, ciascuno di noi.

Dio in noi è la realtà che dà significato pieno alla nostra vita.

Voglio esprimere la gioia del Natale con un Alleluia di Dietrich Buxtehude,
uno dei maestri “virtuali” di J. S. Bach.

La breve Cantata da cui è tratto è  “Der Herr ist mit mir”: Il Signore è con me.


Buon Natale a tutti!



venerdì 20 dicembre 2013

Il Natale in musica. Quella più bella!




Non posso avvicinarmi alla festa del Natale senza riascoltare almeno una volta quella che a me pare la più bella cantata natalizia: “Uns ist ein Kind geboren” (È nato per noi un bambino), del 1720, attribuita fino a qualche decennio fa a J. S. Bach (BWV 142), ma in realtà opera di Johann Kuhnau (1660-1722), suo immediato predecessore come maestro di cappella nella Thomaskirche di Lipsia.

Di questa Cantata mi piace tutto. Anzitutto ovviamente la musica: luminosa, gioiosa, trascinante. Il brano strumentale di apertura (la “Sinfonia”), con il suo ritmo incalzante, è un magnifico incipit che dà il tono a tutta la composizione. 

Poi le parole in lingua originaria, il tedesco (che conosco poco): Uns ist ein Kind geboren. Sono prese dal profeta Isaia (9, 5); ma la loro dizione, necessariamente scandita come esige la lingua della Merkel, dà occasione all’autore di costruire in forma fugata il primo brano cantato. Il tema iniziale sembra così un piccolo mirabile germoglio di vita che si sviluppa e giunge alla sua pienezza, nel dinamico e marcato movimento delle varie sezioni vocali e strumentali.

Questi due brani iniziali li ho già postati, per cui non starò a riproporli. Basterà cliccare l'etichetta Kuhnau di questo blog.

Quest’anno mi piace soffermarmi sul brano finale, l’ottavo, che è un “Alleluia”. Si tratta di un magnifico corale a quattro voci miste (SCTB) con accompagnamento di "concerto" (flauti, oboi, violini, viole, basso continuo), degna conclusione della Cantata.

Mi ha sempre colpito il tema di questo bellissimo Alleluia. Aveva per me qualcosa di familiare, ma non riuscivo a capire cosa. Ora finalmente ho capito. 

Non è altro che una gran bella armonizzazione dell’antica melodia “Nitida Stella”, un canto rinascimentale latino (XV-XVI secolo) in onore della Madonna: 

“Nitida Stella, alma puella, tu es florum flos. O Mater pia, Virgo Maria, ora pro nobis” (Stella luminosa, fanciulla che porti la vita, tu sei il fiore dei fiori. O Madre pia, Vergine Maria, prega per noi).


Erdmann Neumeister, il “paroliere” di Kuhnau, cambiò il testo, trasformandolo in una preghiera di lode a Dio Padre.

Così, Bach (o chi per lui) si appropriò della cantata di Kuhnau; Kuhnau a sua volta si appropriò di un canto della Chiesa Cattolica.

Ma ciò che conta è la bellezza di questa musica divina!




Alleluja! Alleluja! Gelobet sei Gott,
singen wir aus unsres Herzen Grunde,
denn Gott hat heut gemacht solch Freud,
die wir vergessen solln zu keiner Stunde.



Alleluia! Alleluia! Dio sia lodato,
cantiamo dal profondo del nostro cuore,
perché Dio ha operato tale gioia oggi,
che in nessun momento dovremmo mai dimenticare.




venerdì 13 dicembre 2013

Santa Lucia, dalla Sicilia all'ultima Thule





Oggi è la festa di S. Lucia, la santa dagli occhi bellissimi, che sacrificò la sua vita piuttosto che cedere al male.

Santa Lucia, la giovane martire siracusana, ha unificato in questa festa l’Europa, dalla Sicilia alla Svezia, dal sole del Mediterraneo alle nevi dell’ultima Thule.

Suggestive le celebrazioni nei paesi nordici, in particolare nei paesi scandinavi, oltre che ovviamente in Sicilia.

Anche l’antica melodia napoletana del canto “Santa Lucia” ha contribuito a unificare popoli e nazioni, superando barriere geografiche e religiose.

Chiediamo a S. Lucia il dono di una buona vista, di cui è patrona, e con essa, il “miracolo” di un’Europa un po’ più unita.

C’è bisogno di entrambe le cose.




mercoledì 11 dicembre 2013

11. 12. 13. Un terno secolare





È la curiosa data di oggi. Tre numeri di fila secondo la serie naturale.

Una serie in ordine crescente.

Non so se indichi anche una ripresina delle speranze italiche.

Qualcosa in effetti sembra muoversi nell’inquieto panorama socio-politico nostrale.

Intanto accontentiamoci di vedere questa bella terna numerica crescente.

Per averne un’altra simile (ma non così bella), dovranno aspettare il prossimo secolo 
(1. 2. 3; 1 febbraio 2103).

Noi non ci saremo... 



sabato 7 dicembre 2013

Per l'Immacolata una musica pura





La Madonna Immacolata ci fa presente che un mondo "pulito" è possibile. Lei lo ha realizzato nella sua vita.

Un  esempio ed un monito per questo caos in cui siamo immersi.

Mi piace festeggiare la “piena di grazia” non con un canto religioso, ma con una musica di danza.

Si tratta di una Gavotta attribuita a Gianbattista Lully, ma forse opera di Marin Marais, del 1701.

Perché questa musica? Perché è una musica pura. Per questo è anche stupenda.

Un leggero passo di danza gioiosa e tranquilla, in casa dei Santi Gioacchino ed Anna: si festeggia la Concezione di quella creatura straordinaria che sarà la loro figlia Maria.

Inizino le danze!

Al pianoforte il grande György Cziffra.



martedì 3 dicembre 2013

Verrà Natale ancora

















Verrà Natale ancora
e parlerà
di pace e di cieli stellati

Un uomo cerca un giaciglio
in un angolo della stazione
ferroviaria
Una donna si butta via
lungo una strada
buia

Verrà Natale
tra vetrine colorate
e occhi spenti

Verrà
ancora
ostinatamente





Amicusplato