lunedì 27 gennaio 2014

L'olocausto continua





Il “giorno della memoria” del 27 gennaio è sempre per me un pugno nello stomaco. Un pugno di quelli che ti stendono al tappeto e quando ti rialzi ti senti suonato.

Non si riesce infatti a capire come sia stato possibile, non dico perpetrare, ma perfino concepire l’orrore dell’olocausto, lo sterminio sistematico e “scientifico” del popolo ebraico, nonché di altre minoranze etniche o “diverse”.

Nel XIX secolo il positivismo aveva preannunciato, nell’abbandono della fede religiosa, l’inizio di una nuova umanità, destinata ad un progresso inarrestabile, guidato dalla scienza e dalla tecnica.

Anche Nietzsche alla fine di quel secolo aveva preconizzato l’avvento del “superuomo” (o “ultrauomo”) e di una “gaia scienza”, al di là del bene e del male, e senza Dio.

Il XX secolo non solo ha clamorosamente smentito queste frettolose profezie laiche, ma ha fatto di peggio. Si è dimostrato il secolo più sanguinario di tutta la storia, con due guerre mondiali, infinite altre guerre, orrende dittature e immani carneficine. La gaia scienza ha mostrato il suo lato più truce; il “trasmutamento di tutti i valori” ha segnato la fine di ogni valore morale, e la perdita di Dio è coincisa con la perdita dell’uomo stesso.

Oggi tutti riconoscono (tranne qualche idiota impenitente) che la Shoah è stata un abominio, una cosa orrenda. Si moltiplicano lodevoli manifestazioni e ammirevoli testimonianze di solidarietà.

Ma, a mio parere, non si è preso del tutto coscienza di ciò che ha determinato il terribile misfatto nazista: anzitutto la perdita della fede in Dio Padre di tutti e quindi l’unità del genere umano (senza popoli o razze “inferiori”); la fede in una "gaia scienza" che senza guardare ai valori più profondi della coscienza umana, guarda solo all’utile individuale e al "progresso" a qualunque costo; il trasmutamento di ogni valore, e cioè l’idea che libertà significhi fare ciò che piace, senza tanti scrupoli morali.

Eugenetica, aborto, eliminazione dei disabili, eutanasia erano elementi essenziali del piano hitleriano della razza pura.

E oggi molti non la pensano così?

L’olocausto continua.


Nel video: Il primo movimento della V Sinfonia di Ludwig van Beethoven, diretta da Leonard Bernstein. La titanica e umanissima musica di Beethoven può in qualche modo riparare alla mortale ferita inferta dal nazismo anche alla cultura tedesca; e il grande Bernstein, americano di origini ebraiche, riconcilia con il suo estro geniale  e nel nome dell'arte un passato da non dimenticare.

venerdì 24 gennaio 2014

Li ggiudici de Milano (pasquinata)











‘N quest’ Italia de ladri e d’assassini,
de bbriganti, bbanditi e ddelinquenti,
politici corrotti e malandrini
ch' arubbano ‘n le tasche de la ggente,

li ggiudici, mortacci, de Milano
che fanno tutto er giorno, me cojoni?
stanno a cercare un uomo solo: er nano,
er Cavaliere Silvio Bberlusconi.

Je vojono fà ddì, all’ottuagenario,  
ch’è annato a letto co na marrocchina.
Ma i testimoni dicono er contrario.
E allora la giustizia meneghina

mette ‘n galera tutto er cincondario.



Amicusplato





martedì 21 gennaio 2014

L'ultimo saluto a Claudio Abbado




È doveroso un atto di omaggio alla figura del grande direttore d’orchestra Claudio Abbado, deceduto ieri a Bologna all’età di 80 anni (Milano 26 giugno 1933-Bologna 20 gennaio 2014).

Non c’è bisogno di ricordare la sua prestigiosa carriera. Direttore artistico per anni del Teatro alla Scala (1968-1986) e dei Berliner Philharmoniker (1989-2002) è un passaporto per una fama imperitura.

Devo dire onestamente che il suo stile nel dirigere non sempre mi convinceva. Per questo, ad esempio, preferisco nei melodrammi il pathos di Riccardo Muti.

Ma devo anche riconoscere che nessun direttore d’orchestra è paragonabile a Claudio Abbado nell’interpretare Gustav Mahler. È soprattutto merito di Abbado aver fatto apprezzare al gran pubblico la musica sinfonica del grande compositore austriaco, con memorabili concerti alla Scala e un po’ in tutto il mondo.

Mi piace perciò onorare la memoria del Maestro proponendo una parte del primo movimento della V Sinfonia di Mahler, che è una Marcia Funebre (Trauermarsch”).

La V di Mahler (la medesima in cui si trova il celebre “Adagietto”) è quasi un cammino che dalla morte porta alla salvezza. 

Ma per raggiungere la salvezza bisogna prima attraversare l’ultima soglia.

Quella soglia che ieri ha varcato Claudio Abbado.



sabato 11 gennaio 2014

Geordie vive ancora...




Mi ricordo ancora come conobbi Geordie.

Ero in campeggio con un gruppo di ragazzi, giovane anch'io, in una luminosa estate alla fine degli anni 60.

Al mattino, mentre ci si alzava e si faceva un po' di pulizia personale, dalla radiolina di uno del gruppo dei ragazzi udii una musica che attirò subito la mia attenzione: era una dolcissima ballata, cantata da una voce maschile e da una voce femminile, alternate e poi intrecciate, e accompagnata da ritmici accordi di chitarra.

Rimasi incantato ad ascoltare. Il ragazzo della radiolina lo notò e mi disse: "È Geordie, di De André...", meravigliato un po' della mia ignoranza.

Da allora Geordie è rimasta una delle mie canzoni preferite. Forse perché mi fa ricordare una luminosa estate in campeggio, o un'epoca straordinaria.

O forse perché è una ballata bellissima, che, nonostante l'amarezza del testo, non ho mai sentito come canzone triste.

Un'antica ballata inglese d'amore, che Fabrizio De André ci ha fatto conoscere e apprezzare in tutta la sua bellezza.

Nel giorno in cui abbiamo ricordato il 15° anniversario della scomparsa del grande Faber, la canzone di Geordie ce lo fa ricordare agli inizi della sua carriera, nel 1966.

Ripropongo la ballata come la udii la prima volta, nel duetto con Maureen Rix.

I miss you, dear Faber...








lunedì 6 gennaio 2014

Omnes de Saba venient




Non posso lasciar passare la solennità dell'Epifania solo con il riferimento alla fiabesca e simpatica Befana.

L'Epifania è e rimane la manifestazione di Gesù come Re dei re e Signore dei signori, Sovrano dell'universo, di fronte al quale si rende omaggio.

Per questo "omnes de Saba venient", come aveva profetizzato Isaia (60, 6), tutti verranno da Saba (Africa)  e da ogni altro continente per adorare il Signore; e la venuta dei Magi compie la profezia (Matteo, 2, 2).

Il passo di Isaia fu inserito come graduale nella liturgia latina dell'Epifania. Uno dei più bei rivestimenti musicali è certamente quello di Joseph Leopold Eybler (1765-1846), amico stimato e apprezzato di Mozart.

Questa composizione del 1807 ci dà la misura del valore di Eybler. Non è un caso che il brano, per Solo, Coro (SCTB) e Orchestra, venga eseguito a Vienna ogni anno per l'Epifania.

Lo presentiamo nell'esecuzione dei Wiener Sängerknaben (Coro dei ragazzi di Vienna), dal film "Almost Angels" (in Italia, Angeli o quasi) del 1962.

Davvero quasi angeliche, le voci dei ragazzi!

Buona Epifania e Buon Anno!




Omnes de Saba venient


Omnes de Saba venient, 
aurum et thus deferentes, 
et laudem Domino annuntiantes.

Surge et illuminare Ierusalem, 
quia gloria Domini 
super te orta est.

Alleluia. 

Vidimus stellam eius in Oriente
et venimus cum muneribus
adorare Dominum.


Tutti verranno da Saba,
portando oro e incenso
e annunziando la lode al Signore.

Sorgi e illuminati Gerusalemme,
poiché la gloria del Signore
è sorta sopra di te.

Alleluia.

Abbiamo visto la sua stella in Oriente
e siamo venuti con doni
ad adorare il Signore.




Per quest'anno, carbone (in versi)

















La Befana vien  di notte
con le scarpe tutte rotte;
ma coi saldi di stagione
ha comprato sol carbone.

Porta a Renzi una calzina
tutta piena di Fassina;
Al Berlusca, con un fiocco,  
una calza dal Marocco.

Ad Alfano, in tutta fretta,  
preparò mezza-calzetta;
e per Monti invece mise
Imu, Tasi, Iuc e accise.

Al signor Napolitano
presidente italïano
un’agenda e indicazioni
per la data d’elezioni.

Ed invece a Enrico Letta
una calza corta e stretta,
e un biglietto (che renzata!)
verso Pisa, solo andata.

Ad Esposito dottore,
del Berlusca inquisitore,
un calzon fino al ginocchio
con la statua di Pinocchio;

ed a Grillo genovese,
che ci manda a quel paese,
una calza un po’ incalzata,
voglio dire, un po’ incazzata.

Ai signor del parlamento
che si dan sempre l’aumento,
calza e scarpa ben ferrata
e sul culo una pedata.

La Befana vien di notte
con le scarpe tutte rotte;
se l’è rotte quest’annata
perché lei pur s’è stufata.

Però prima di partire
la Vecchina ci vuol dire:
“Per quest’anno sol carbone,
ma alla prossima, torrone!”




Amicusplato

mercoledì 1 gennaio 2014

Mille bollicine per il 2014






















L’anno vecchio se n’è andato,
quello nuovo l’ha sfrattato:
non pagava, era moroso
e assai dannoso.

Ha mandato in fallimento
ditte e aziende in un momento;
affamò con Equitalia
mezz’Italia.

Riversò sul Bel Paese
ogni genere d’ offese:
terremoti ed alluvioni,
e cicloni.

Più rapaci dei predoni
poi le nostre Istituzioni;
la “paghetta” non le basta,
alla Casta.

Lorsignori magistrati,
di lavor sempre oberati,
in vent’anni han processato
un imputato.

Ma qualcosa l’anno andato
di stupendo ci ha lasciato:
dopo il papa un po’ tedesco,
c’è Francesco.

Cari amici, in alto il cuore!
Il nuov’anno sia migliore!
Stappo mille bollicine,
birichine.




Amicusplato

domenica 29 dicembre 2013

Un saluto al 2013, firmato Goethe-Schubert





Siamo ormai agli ultimi sgoccioli del 2013.

Me ne dispiace un po’.  Un altro anno se ne va, bello o brutto che sia stato, e con la fine dell’anno se ne va un’altra pagina della nostra vita.

In attesa di vuotare la coppa del 2013, mi ascolto uno dei Lieder più belli di Franz Schubert: Der König in Thule, Il re di Thule (1816).

Il testo del Lied è una poesia del sommo Goethe, inserita nel suo Faust e cantata da Margherita.
La ballata parla di amore e di fedeltà fino alla morte. Il dono è una coppa d’oro e l’amato è il re di Thule. Come noto, Thule era considerata l'ultimo e gelido lembo di terra a settentrione. 

Voglio ricordare che anche il nostro Carducci ha tradotto questa lirica  in "Rime Nuove" (1906).

Con la musica di Schubert, e la bella voce di Elly Ameling, salutiamo perciò l’ultima Thule del 2013 e ci regaliamo una struggente melodia per l’anno che se ne va per sempre.





Der König in Thule

Es war ein König in Thule,
Gar treu bis an das Grab,
Dem sterbend seine Buhle
einen goldnen Becher gab.

Es ging ihm nichts darüber,
Er leert' ihn jeden Schmaus;
Die Augen gingen ihm über,
So oft er trank daraus.

Und als er kam zu sterben,
Zählt' er seine Städt' im Reich,
Gönnt' alles seinen Erben,
Den Becher nicht zugleich.

Er saß beim Königsmahle,
Die Ritter um ihn her,
Auf hohem Vätersaale,
Dort auf dem Schloß am Meer.

Dort stand der alte Zecher,
Trank letzte Lebensglut,
Und warf den heiligen Becher
Hinunter in die Flut.


Er sah ihn stürzen, trinken
Und sinken tief ins Meer,
die Augen täten ihm sinken,
Trank nie einen Tropfen mehr.

(J. W. Goethe, 1774)


Il re di Thule


C’era una volta  in Thule
un re fedele fino alla tomba,
la sua bella, morendo,
gli diede un’aurea coppa.

Nulla a lui fu più caro,
in ogni convito la vuota;
negli occhi gli spunta il pianto,
quando beve da questa coppa.

E quando sta per morire,
enumera le città su cui domina,
agli eredi lascia ogni avere,
ma non rinuncia alla coppa.

Sedeva, in mezzo a tanti
cavalieri, al banchetto regale,
nell’eccelsa sala degli avi,
là, nel castello sul mare.

Lì il vecchio bevitore, alzatosi,
bevve della vita l’ardore
ultimo e gettò la sacra
coppa giù fra le onde.

La vide cadere, riempirsi,
sparire nel mare più profondo.
Gli occhi gli si spensero,
e lui non vi bevve più un sorso.


mercoledì 25 dicembre 2013

Natale. Nasce una nuova umanità




Nel Natale del Signore non ci sono da fare tante considerazioni astratte o retoriche: c’è solo da contemplare e interiorizzare.

Nella capanna di Betlem Dio si è fatto uno di noi, ciascuno di noi.

Dio in noi è la realtà che dà significato pieno alla nostra vita.

Voglio esprimere la gioia del Natale con un Alleluia di Dietrich Buxtehude,
uno dei maestri “virtuali” di J. S. Bach.

La breve Cantata da cui è tratto è  “Der Herr ist mit mir”: Il Signore è con me.


Buon Natale a tutti!



venerdì 20 dicembre 2013

Il Natale in musica. Quella più bella!




Non posso avvicinarmi alla festa del Natale senza riascoltare almeno una volta quella che a me pare la più bella cantata natalizia: “Uns ist ein Kind geboren” (È nato per noi un bambino), del 1720, attribuita fino a qualche decennio fa a J. S. Bach (BWV 142), ma in realtà opera di Johann Kuhnau (1660-1722), suo immediato predecessore come maestro di cappella nella Thomaskirche di Lipsia.

Di questa Cantata mi piace tutto. Anzitutto ovviamente la musica: luminosa, gioiosa, trascinante. Il brano strumentale di apertura (la “Sinfonia”), con il suo ritmo incalzante, è un magnifico incipit che dà il tono a tutta la composizione. 

Poi le parole in lingua originaria, il tedesco (che conosco poco): Uns ist ein Kind geboren. Sono prese dal profeta Isaia (9, 5); ma la loro dizione, necessariamente scandita come esige la lingua della Merkel, dà occasione all’autore di costruire in forma fugata il primo brano cantato. Il tema iniziale sembra così un piccolo mirabile germoglio di vita che si sviluppa e giunge alla sua pienezza, nel dinamico e marcato movimento delle varie sezioni vocali e strumentali.

Questi due brani iniziali li ho già postati, per cui non starò a riproporli. Basterà cliccare l'etichetta Kuhnau di questo blog.

Quest’anno mi piace soffermarmi sul brano finale, l’ottavo, che è un “Alleluia”. Si tratta di un magnifico corale a quattro voci miste (SCTB) con accompagnamento di "concerto" (flauti, oboi, violini, viole, basso continuo), degna conclusione della Cantata.

Mi ha sempre colpito il tema di questo bellissimo Alleluia. Aveva per me qualcosa di familiare, ma non riuscivo a capire cosa. Ora finalmente ho capito. 

Non è altro che una gran bella armonizzazione dell’antica melodia “Nitida Stella”, un canto rinascimentale latino (XV-XVI secolo) in onore della Madonna: 

“Nitida Stella, alma puella, tu es florum flos. O Mater pia, Virgo Maria, ora pro nobis” (Stella luminosa, fanciulla che porti la vita, tu sei il fiore dei fiori. O Madre pia, Vergine Maria, prega per noi).


Erdmann Neumeister, il “paroliere” di Kuhnau, cambiò il testo, trasformandolo in una preghiera di lode a Dio Padre.

Così, Bach (o chi per lui) si appropriò della cantata di Kuhnau; Kuhnau a sua volta si appropriò di un canto della Chiesa Cattolica.

Ma ciò che conta è la bellezza di questa musica divina!




Alleluja! Alleluja! Gelobet sei Gott,
singen wir aus unsres Herzen Grunde,
denn Gott hat heut gemacht solch Freud,
die wir vergessen solln zu keiner Stunde.



Alleluia! Alleluia! Dio sia lodato,
cantiamo dal profondo del nostro cuore,
perché Dio ha operato tale gioia oggi,
che in nessun momento dovremmo mai dimenticare.




venerdì 13 dicembre 2013

Santa Lucia, dalla Sicilia all'ultima Thule





Oggi è la festa di S. Lucia, la santa dagli occhi bellissimi, che sacrificò la sua vita piuttosto che cedere al male.

Santa Lucia, la giovane martire siracusana, ha unificato in questa festa l’Europa, dalla Sicilia alla Svezia, dal sole del Mediterraneo alle nevi dell’ultima Thule.

Suggestive le celebrazioni nei paesi nordici, in particolare nei paesi scandinavi, oltre che ovviamente in Sicilia.

Anche l’antica melodia napoletana del canto “Santa Lucia” ha contribuito a unificare popoli e nazioni, superando barriere geografiche e religiose.

Chiediamo a S. Lucia il dono di una buona vista, di cui è patrona, e con essa, il “miracolo” di un’Europa un po’ più unita.

C’è bisogno di entrambe le cose.




mercoledì 11 dicembre 2013

11. 12. 13. Un terno secolare





È la curiosa data di oggi. Tre numeri di fila secondo la serie naturale.

Una serie in ordine crescente.

Non so se indichi anche una ripresina delle speranze italiche.

Qualcosa in effetti sembra muoversi nell’inquieto panorama socio-politico nostrale.

Intanto accontentiamoci di vedere questa bella terna numerica crescente.

Per averne un’altra simile (ma non così bella), dovranno aspettare il prossimo secolo 
(1. 2. 3; 1 febbraio 2103).

Noi non ci saremo... 



sabato 7 dicembre 2013

Per l'Immacolata una musica pura





La Madonna Immacolata ci fa presente che un mondo "pulito" è possibile. Lei lo ha realizzato nella sua vita.

Un  esempio ed un monito per questo caos in cui siamo immersi.

Mi piace festeggiare la “piena di grazia” non con un canto religioso, ma con una musica di danza.

Si tratta di una Gavotta attribuita a Gianbattista Lully, ma forse opera di Marin Marais, del 1701.

Perché questa musica? Perché è una musica pura. Per questo è anche stupenda.

Un leggero passo di danza gioiosa e tranquilla, in casa dei Santi Gioacchino ed Anna: si festeggia la Concezione di quella creatura straordinaria che sarà la loro figlia Maria.

Inizino le danze!

Al pianoforte il grande György Cziffra.



martedì 3 dicembre 2013

Verrà Natale ancora

















Verrà Natale ancora
e parlerà
di pace e di cieli stellati

Un uomo cerca un giaciglio
in un angolo della stazione
ferroviaria
Una donna si butta via
lungo una strada
buia

Verrà Natale
tra vetrine colorate
e occhi spenti

Verrà
ancora
ostinatamente





Amicusplato



sabato 30 novembre 2013

La luce del Natale















La neve e il freddo di questi giorni sembrano anticipare il clima natalizio, dal punto di vista meteorologico.  
Un Natale che si preannuncia piuttosto sobrio, per non dire austero, data la situazione socio-economica attuale.
Forse tutto questo può essere l'occasione per comprendere meglio il significato della nascita di Gesù. 



La luce del Natale


Forse perché un germoglio
nel gelo dell’inverno
ridona la speranza
di nuova primavera

Forse perché un vagito
di bimbo nella culla
richiama l’attenzione
anche dei più distratti

Forse perché quel bimbo
che nacque un dì a Betlemme
riporta gioia e pace
al nostro cuore inquieto

Per questo forse ancora
città ed abitazioni
si vestono di luce
nei giorni di Natale




Amicusplato





giovedì 28 novembre 2013

Er ladro e li ladroni (pasquinata)






Hanno sfrattato jeri Bberlusconi,
l’hanno cacciato via da ‘r Parlamento;
j’ han dato quattro calci ne cojoni
e l’han mannato a Arcore ‘n convento.

Han detto ch’era ladro e ‘ngannatore;
e chi l’ha detto? anvedi che campioni:
un giudice buggiardo e mmentitore, 
e, li mortacci, un branco de ladroni.





Amicusplato 

martedì 26 novembre 2013

Contro il freddo polare, Mozart e Stradivari!




È in arrivo il freddo polare, almeno così dicono le previsioni.

In effetti dal vetro della finestra del mio studio sto vedendo, nel grande display elettronico del quartiere, un misero +2 che non promette niente di buono.

Mi voglio perciò riscaldare con la musica di Mozart, sempre utile nei momenti in cui l’umore, come la temperatura, scende in basso.

Ho scelto una musica che però non fa pensare a luminose e serene atmosfere, a cui siamo soliti associare il genio di Amadeus.

Una sonata del 1778 per violino e pianoforte, che oscilla tra “stanca rassegnazione e incontenibile ribellione” (H. Abert): la Sonata n. 21, in Mi minore, K. 304. 

Rassegnazione e ribellione. Chissà perché mi viene in mente la situazione socio-politica attuale...

Eseguono il primo movimento ("Allegro") i due fratelli Shaham: Gil al violino, Orli al pianoforte.

Gil Shaham è un violinista di grande levatura. Suona con uno Stradivari del 1699 (!), denominato “Contessa di Polignac”.

Buon ascolto, dunque! 




venerdì 22 novembre 2013

Musiche diverse...






Due diversi strumenti per due diverse ricorrenze nel giorno 22 novembre.

Oggi è S. Cecilia, la patrona della musica.

La vogliamo ricordare simbolicamente con uno strumento musicale, un  violino Stradivari. Il violino è il principe degli strumenti, e lo Stradivari è il principe dei violini. La celebre famiglia di  liutai cremonesi è diventata nel mondo sinonimo di perfezione, e i più grandi violinisti si sono contesi il possesso di qualche loro strumento.

Oggi è anche il 50° anniversario dell’assassinio di John F. Kennedy, un giorno buio e tristissimo nella storia moderna.
Il presidente della “nuova frontiera”, che stava aprendo con la sua azione politica nuovi orizzonti in un mondo diviso da guerra fredda e discriminazioni razziali, venne fermato per sempre a Dallas dagli spari del fucile di Lee H. Oswald.

Anche in quel vile attentato di 50 anni fa è entrato in azione uno strumento italiano, ma con musica ben diversa: un fucile Carcano, Mod 91/38, fabbricato a Terni. Un’arma già allora obsoleta, ma purtroppo sempre micidiale. Niente di cui vantarsi, in ogni senso.

22 novembre. Il ricordo di S. Cecilia e di J. F. Kennedy.

Due persone molto diverse, ma unite nel martirio per nobili cause.



Nelle foto in alto:

Stradivari "Lady Blunt", del 1721, valutato quasi 16 milioni di dollari (proprietà privata).

Il fucile Carcano Mod 91/38, del 1940,  che ha ucciso J. F. Kennedy (National Archives, Maryland).

mercoledì 20 novembre 2013

Deus ti salvet, Sardigna!





È un mese disastroso quello che stiamo vivendo.

Dopo le Filippine e gli Stati Uniti, ora è la nostra amatissima Sardegna ad essere prostrata da una devastante alluvione.

Alla triste conta dei morti (sedici) e degli sfollati (quasi tremila), si aggiungono le impressionanti devastazioni delle case e del territorio, tra l’altro uno dei più belli d’Italia.

Oltre agli aiuti materiali, indispensabili e urgenti, non può mancare l’aiuto spirituale, la nostra preghiera. 

Lo faccio attraverso una delle più belle canzoni della band sarda dei Tazenda: “Preghiera semplice”, del 1992.

Una preghiera semplice nella linea musicale, ma piuttosto complessa nella sua struttura: le parole sono in quattro lingue: sardo, italiano, inglese, giapponese.

In certo senso, un’invocazione a Dio da ogni parte  del mondo: "Oh Lord, you lead me!"
Ma - come dice ancora la canzone- non basta la preghiera, occorre rimboccarsi le maniche: "Non fermarti ad aspettare".

Splendida la voce di Andrea Parodi, frontman dei Tazenda, deceduto nel 2006, una delle voci più belle nel panorama della musica leggera, non solo in Italia.

La canzone è stata scritta da Luigi Marielli (Gino), il chitarrista dei Tazenda, che tra l'altro è originario di Olbia, la città maggiormente provata da questo disastroso nubifragio.


Deus ti salvet, Sardigna!



Preghiera Semplice

Dansat sa majalza
Sa majalza dansat
Archimissa in sas manos
Ballu, ballu tundu 
Abbatticamus su mundu
Brincamus che indianos
Sa vida, sa sorte, su nuscu ‘e sa terra mia 
Sa muida ‘e sa morte, sas dudas mias

Se un’altra volta ancora quella luce splenderà 
Ci sentiremo un po’ più uniti, nei fiumi e nei granai
Ma inevitabilmente un nuovo giorno nascerà 
E per la storia ancora guai 
Se lei...si spegnerà

Oh Lord, you lead me, oh Lord
Oh Lord, you lead me, oh Lord
Oh Lord, oh Lord! 

Malu, malu mundu
Brincamus in ballu tundu 
Pregamus che africanos
Sa vida, sa sorte, su nuscu ‘e sa terra mia
Sa muida ‘e sa morte, sas dudas mias

Se un’altra volta ancora quella luce splenderà 
Ci sentiremo più vicini, a deserti e ghiacciai
Ma inevitabilmente un nuovo giorno nascerà
Per certa gente sempre ed altra mai 
...si spegnerà
Una preghiera semplice può darti tanto 
Ma non illuderti all’incanto 
Che lei t’infonderà
Una preghiera semplice ti può aiutare 
Ma non fermarti ad aspettare 
Così...si spegnerà

Nàm - myo - hò - rénge - kyò 
Nàm - myo - hò - rénge - kyò 

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TRADUZIONE IN ITALIANO



Danza la maliarda
La maliarda danza
Spigo nelle mani
Ballo, ballo tondo
Calpestiamo il mondo
Saltiamo come indiani
La vita, il destino, l’odore della mia terra
Il ronzio della morte, i miei dubbi
Se un’altra volta ancora quella luce splenderà 
Ci sentiremo un po’ più uniti, nei fiumi e nei granai
Ma inevitabilmente un nuovo giorno nascerà 
E per la storia ancora guai 
Se lei...si spegnerà
Oh Signore, guidami tu, oh Signore 
Oh Signore, guidami tu, oh Signore
Oh Signore, oh Signore! 

Cattivo, cattivo mondo
Saltiamo in ballo tondo
Preghiamo come africani
La vita, il destino, l’odore della mia terra
Il ronzio della morte, i miei dubbi
Se un’altra volta ancora quella luce splenderà 
Ci sentiremo più vicini, a deserti e ghiacciai
Ma inevitabilmente un nuovo giorno nascerà
Per certa gente sempre ed altra mai 
...si spegnerà
Una preghiera semplice può darti tanto 
Ma non illuderti all’incanto 
Che lei t’infonderà
Una preghiera semplice ti può aiutare 
Ma non fermarti ad aspettare 
Così...si spegnerà
Mi dedico alla mistica legge di causa ed effetto 
Mi dedico alla mistica legge di causa ed effetto.




giovedì 14 novembre 2013

Per le Filippine un aiuto "corale"





Le isole Filippine sono prostrate dal terrificante tifone  Haiyan che il 7 novembre scorso ha fatto più di tre mila morti e ha raso al suolo intere località.

Il mondo si sta mobilitando per portare aiuto alle popolazioni colpite; al flagello dell’uragano si aggiungono ora problemi di ogni genere nell’organizzazione dei soccorsi e nell’ordine pubblico.

Il popolo filippino è un popolo coraggioso e tenace, abituato a sacrifici di ogni genere. Ma questa volta la prova è davvero superiore alle sue forze. Senza la solidarietà e l’aiuto di tutti, non può risollevarsi.

È anche un popolo profondamente religioso, di fede cattolica nella quasi totalità.

Il mio aiuto consiste qui in una invocazione a Dio, con un mottetto di Francis Poulenc (1899-1963) a quattro (e fino a otto) voci miste (SCTB): “Timor et tremor” (1939).

Le parole sono prese dai Salmi 54 (55) e 30 (31). 

La musica del grande Poulenc unisce alla tradizione polifonica a cappella il fascino dell’armonia moderna francese, di cui egli è stato uno dei maggiori rappresentanti (il Gruppo dei Sei). L'andamento del brano è poliritmico (6/4, 3/4, 4/4 e perfino 5/4).

Il Coro che canta è un coro giovanile giapponese di Koriyama. Non è un coro filippino, ma in certo senso in questa circostanza può essere considerato tale. La città di Koriyama è nel distretto di Fukushima.

E sappiamo bene cosa accadde l’11 marzo 2011 in quella zona...

Un bellissimo aiuto “corale” anche questo.



Timor et tremor venerunt super me,
et caligo cecidit super me:
miserere mei Domine, miserere mei,
quoniam in te confidit anima mea.

Exaudi Deus deprecationem meam
quia refugium meum es
tu adjutor fortis.
Domine, invocavi te, non confundar.


Timore e tremore mi hanno assalito
e l’oscurità è scesa sopra di me.
Abbi pietà di me, Signore, abbi pietà di me,
poiché in te confida l'anima mia.

Esaudisci Dio la mia supplica,
poiché mio rifugio sei tu 
forte sostegno.
Signore, ti ho invocato, che io non sia deluso.