giovedì 29 agosto 2013

50 anni dopo il sogno di King




Il 50° anniversario della "Marcia su Washington"  dei 250.000 americani, bianchi e neri,  guidati da Martin Luther King non può essere passato sotto silenzio, anche se attualmente il mondo è in fibrillazione per i venti di guerra che soffiano in Siria, e in casa nostra per i problemi economici e politici che travagliano l'Italia.

"I have a dream"...

Il sogno di Martin Luther King, in quel memorabile 28 agosto 1963 davanti al monumento di Lincoln, non fu vanificato dalla pallottola che uccise il leader religioso a Memphis nel 1968; quella marcia è continuata ed ha raggiunto ormai la Casa Bianca, dal 2008...

Quando dico che non si può passare sotto silenzio la memoria di quella marcia pacifica e insieme grandemente rivoluzionaria, intendo sottolineare che non bastano le parole scritte. La marcia di Martin Luther King fu una marcia scandita anche dal canto "We shall overcome" (Noi trionferemo) eseguito da Joan Baez, un inno alla fratellanza universale, una ballata popolare entrata nella memoria collettiva.

Non lo ripropongo, perché troppo noto. Preferisco il meno noto ma altrettanto significativo "Wade in the water" (Entra nell'acqua).

Un canto con commoventi riferimenti biblici, un gospel, nel quale si invitano i "bambini" (children, cioè il popolo di Dio) a guadare il fiume della schiavitù, come Mosé aveva attraversato il Mar Rosso con gli Israeliti.

Anche ora Dio sta per far muovere le acque (God's gonna trouble the water)...





Wade in the water.Wade in the water, children.Wade in the water.God's gonna trouble the water.

Well, who are these children all dressed in red?God's a-gonna trouble the waterMust be the children that Moses ledGod's a-gonna trouble the water.

Refrain

Who's that young girl dressed in whiteWade in the waterMust be the children of IsraelitesGod's gonna trouble the water.

Refrain

Who's that young girl dressed in blue
Wade in the water
Must be children coming true
And God's gonna trouble the water.



Refrain

mercoledì 21 agosto 2013

Non esiste più l'agosto di una volta...




C’era una volta l’agosto.

L’agosto di una volta era soprattutto una stato mentale.

Tutte le preoccupazioni e i problemi venivano messi, almeno per un mese, in stand by. L’unica preoccupazione era il “divertimento” nel senso etimologico del termine, cioè l’allontanarsi dal quotidiano, il “divergere” dal consueto. 

E con tanta musica: da quella a tutto volume degli altoparlanti delle colonie a quella delle radioline a transistors dei vicini d’ombrellone.  

Agosto significava fuga dalle città, affollamento delle spiagge, oppure viaggi senza mete prefissate, magari con una tenda, un sacco a pelo e in cinquecento (parlo della Fiat, ovviamente...).

Tutto doveva essere comunque rigorosamente al di fuori della quotidianità.

Il tran tran riprendeva a settembre.

Ora in agosto è aperto perfino il parlamento (!).  Il traffico cittadino, tranne un leggero calo nei fine settimana, sembra quello di un mese qualunque. I supermercati fanno a gara a chi tiene aperto più a lungo, domeniche e feste comandate comprese. Nessuno si sentirebbe più di affrontare un viaggio, se non prenotando con un’agenzia nei minimi dettagli, all inclusive.

Soprattutto è entrato in crisi lo stato mentale delle vacanze. Non si stacca più, la quotidianità ci tiene per le gonadi, e in certo senso ci attrae. Sarà la crisi economica, sarà lo stress delle vacanze affollate, sarà il fatto che il “divertimento” è oggi raggiungibile senza spostarsi troppo lontano da casa, senza bisogno di andare a Rimini o a Viareggio; o nelle Dolomiti.

Non esiste più l’agosto di una volta.

Di quelle estati mi manca soprattutto un aspetto: la certezza che quei venti-trenta giorni da passare in piena libertà e magari con pochi soldi sarebbero stati comunque bellissimi, qualunque luogo o meta avessimo raggiunto. E con qualunque tempo.

Ripropongo una delle canzoni che ho amato di più, in un’estate di tanti anni fa: Happy together, dei Turtles (1967).






domenica 18 agosto 2013

Treni e... trenodie. Mina





Stasera ho avuto modo di rivedere un vecchio film di John Sturges, con Kirk Douglas: "Last train from Gun Hill" (in Italia, Il giorno della vendetta), del 1959. Non è un capolavoro (Sturges era stato più convincente in Sfida all'OK Corral); ma vedere all'opera un attore come Kirk Douglas è sempre una grande soddisfazione.

A parte la recitazione del grandissimo attore, il protagonista del film è - come indica anche  il titolo originario - ancora una volta il treno. Quell'ultimo treno delle 9 di sera sul quale lo sceriffo (Kirk Douglas) devo caricare un giovane assassino, figlio del padrone della città, che è tutta o quasi dalla parte del boss.
Mi è tornato alla mente che il treno è stato spesso grande protagonista nella cinematografia, fin dalle origini nel 1896 con quel memorabile "Arrivo del treno alla stazione de La Ciotat" dei Fratelli Lumière, proiettato in una sala paragina. All'arrivo del treno in primo piano, il pubblico parigino fuggì di sala terrorizzato.

Quelle lunghe attese che caratterizzano il film di Sturges fanno venire in mente la spasmodica attesa del treno di mezzogiorno che porta in città un gangster assetato di vendetta, in "Mezzogiorno di fuoco" (1952); e soprattutto il treno delle 3 e dieci, in  "Three Ten to Yuma" (Quel treno per Yuma), del 1957, a cui la pellicola del 1959 si è chiaramente ispirata.

Il treno mi ha fatto venire in mente la parola "trenodìa", che però con il treno non c'entra nulla. Trenodia è un termine di origine greca che significa lamento, compianto. Forse si può osservare umoristicamente che i nostri treni spesso sono un lamento, un vero strazio. Ma l'etimologia dei due termini rimane pur sempre diversa...

Detto questo, si può gustare la "Trenodia" cantata da MIna. Fu il primo brano che la Tigre di Cremona incise con la sua propria casa discografica, la PDU, nel dicembre 1967. È un adattamento del celebre Concerto de Aranjuez, di Joaquìn Rodrigo (1939), con parole di Giorgio Calabrese.

Il disco fu subito fatto ritirare da Rodrigo per violazione dei diritti d'autore, per cui non compare nella discografia di MIna (se non come rarità) , e pochi lo conoscono. Molto noto invece il brano di Massimo Ranieri, "Amore mio", sempre basato sulle note di Aranjuez, che poté cantare a Canzonissima nel 1970 senza alcuna contestazione, con diverso arrangiamento.

Appassionata la canzone di Ranieri; ma molto più convincente la versione di MIna, una vera "trenodia".

Buona settimana, con i treni che non fanno attendere e perciò senza trenodie!



Trenodia 


E così 
non mi resta che andarmene 
e incominciare adesso a non pensare più a te 
quando per te sembra impossibile 
cominciavo a sorridere. 
E così 
non ho niente da aggiungere 
e il canto disperato che intonavo per te 
lo finirà senza concluderlo 
un silenzio di morte. 
E così 
per la notte di incubi 
che è stata la mia vita fino a qui 
vedevo già un'alba di sereno 
che vivevo ma sono io che ho sbagliato. 
Cercherò di non piangere 
cercherò di resistere 
cercherò di sorridere. 
E così 
le mie dita non leggono 
leggere sul tuo viso il desiderio di me 
nacque per te un bene inutile 
ed è morto per sempre.


giovedì 15 agosto 2013

Un canto alla Regina del Cielo. Dall'Indonesia con amore




La solennità della Madonna Assunta in Cielo è la gloria di Maria, Madre di Dio, "umile ed alta più che creatura".

Infiniti nel corso dei secoli gli omaggi alla Regina del Cielo da parte degli artisti, oltre che ovviamente del popolo cristiano, come aveva predetto Maria stessa nel cantico del Magnificat: "Tutte le genti mi chiameranno beata".

Voglio offrire a Maria, Regina del Cielo un bellissimo mottetto, di Gioacchino Rossini (1792-1868). Sappiamo che il genio pesarese nella sua tarda età si dedicò volentieri alla musica sacra, lui che in precedenza aveva cantato altri aspetti della vita umana, nella vasta gamma delle sue espressioni, dal comico al tragico, dal grottesco al sublime.

Rossini chiamò, in modo simpatico, queste tardive composizioni religiose "peccati di vecchiaia" (péchés de vieillesse), e - come lui stesso scrive a proposito della Petite Messe Solennelle - sperava con questi di poter essere perdonato da Dio per quelli di gioventù.

Capolavori come la Petite Messe Solennelle (1863) o lo Stabat Mater (1841) meriterebbero da soli il perdono di ogni peccato e la gloria eterna, in cielo e in terra...

Il fatto è che tra le altre composizioni tardive troviamo spesso brani dedicati alla Madonna, segno di un cuore sicuramente devoto. Tra di essi troviamo quello che oggi viene qui postato, e una incredibile (ma per Rossini tutto è musicalmente possibile) "Ave Maria, su due note", un canto per solista e pianoforte. Il solista canta l'Ave Maria su due sole note: sol e la bemolle!

La posterò in altra occasione.

Ora ascoltiamo la "Salve, o Vergine Maria". Spesso il brano è detto impropriamente "Salve Regina", o anche "Ave Maria", come nel video presente. È a quattro voci miste (Soprani, Contralti, Tenori, Bassi) con accompagnamento di pianoforte), e datato 20 marzo 1850. Rossini non era poi così vecchio... 

Discreta l'esecuzione (e la pronunzia) del Coro di Bandung (Indonesia).

Buona festa dell'Assunta e buon Ferragosto!



Salve, o Vergine Maria. Salve, o  Madre in ciel Regina.
Sulla terra il guardo inchina, de’ tuoi figli abbi pietà.

Tu di sol tutta vestita, Tu di stelle incoronata,
Tu speranza, Tu avvocata, del tuo popolo fedel.



Salve! (ripete).




sabato 10 agosto 2013

In cammino verso la meta (quale?)




Una delle metafore più efficaci della vita è il viaggio. 

Un  viaggio più o meno lungo, più o meno faticoso, più o meno bello; ma è un procedere incessante, anche quando ci fermiamo al bar a prendere un caffè, o ci prendiamo un periodo di riposo al mare o in montagna.

L'uomo è un viandante. Lo dimostra il fatto che non può stare fermo, deve fare, deve andare, deve arrivare...

Dove voglia arrivare, quale sia la sua meta, questo è il problema di fondo. C'è chi non si pone nemmeno la questione, e vive alla giornata navigando a vista. 

Altri pensano che non sia sufficiente raggiungere piccoli traguardi, ma allungano il passo e la prospettiva verso mete più lontane e più gratificanti della routine quotidiana.

In particolare ritengo soprattutto significativa la vita di coloro che si sentono in cammino verso l'infinito, verso l'Assoluto. Null'altro può pienamente soddisfare il cuore se non la completa realizzazione di ciò che di più grande è impresso nell'intimo della natura umana.

Ognuno comunque è in cammino; e anche chi non vuol vedere oltre il suo naso, alla fine si troverà comunque davanti al naso un cartello con la scritta: "Pay toll", paga il pedaggio.

Mi piacciono molto i Canti Scout, che hanno spesso come tema il cammino, la marcia. Ovviamente.

Non lasciamoci ingannare dalla loro apparente semplicità; esprimono il vero senso della vita.

Ascoltiamo "La route est longue" (la strada è lunga). 

Buona strada!


La route est longue, longue, longue.
Marche sans jamais t'arrêter.
La route est dure, dure, dure.
Chante si tu es fatigué.

Tu marcheras des heures entières
Sous le dur soleil de l'été.
Tu marcheras dans la poussière
Que soulèveront tes souliers.

La route...

Si ta route est creusée d'ornières
Et si tu as peur de tomber,
Que ta voix se fasse plus fière
Et que ton pas soit plus léger.

La route...

Si ta route est souvent austère,
Garde-toi jamais d'oublier
Qu'elle te mène à la lumière,
A la joie, à la vérité.


La strada è lunga, lunga, lunga,
marcia senza mai fermarti.
La strada è dura, dura, dura,
canta se sei stanco.

Marcerai ore intere
sotto il duro sole dell'estate.
Marcerai nella polvere
che  solleveranno le tue scarpe.

Se la tua strada è scavata da solchi
e se tu hai paura di cadere,
che la tua voce si faccia più fiera
e il tuo passo sia più leggero.

Se la tua strada è  spesso difficile,
guarda di non dimenticare mai
che essa ti porta alla luce,
alla gioia, alla verità.




martedì 6 agosto 2013

Il gladiatore




Mi piace il film "Gladiator". Non credo di essere l'unico ad amare questo film, vincitore di 5 Premi Oscar.

Mi piace il protagonista, Massimo Decimo Meridio, l' "ispanico", e la superba interpretazione di Russel Crowe. 

Mi piace la vicenda di quest'uomo forte e valoroso, che sfida e sconfigge il potere tirannico di Commodo e dei suoi accoliti.

Mi piace questo film, perché mi piacciono le persone che lottano fino all'ultimo, come l'Ispanico, e non hanno paura di affrontare la morte per una causa giusta.

Chissà perché in questi giorni ho pensato al gladiatore Massimo, l'Ispanico, e ovviamente alla bellissima colonna sonora (composta da Hans Zimmer e Lisa Gerrard),  che accompagna le sue gesta.

Buon ascolto!



venerdì 2 agosto 2013

Il processo di Kafka, cioè di Berlusconi











L’Italia non è più una repubblica fondata sul lavoro (anche perché il lavoro scarseggia assai); è una repubblica fondata sulle sentenze dei giudici.

Da vent’anni a questa parte questi signori eletti da nessuno, che pretendono di parlare “in nome del popolo italiano”, stanno decidendo come deve essere formato il parlamento e il governo, chi ci deve accedere e chi no, e soprattutto in quale parte i parlamentari devono sedere:  a sinistra.

Esagerazioni? No, pura e semplice constatazione dei fatti.

20 anni fa tutti i partiti di governo (e solo quelli) furono messi sotto inchiesta e con processi allucinanti vennero condannati e spazzati via per finanziamento illecito, quando tutto il sistema politico era allora consociativo ed il PCI aveva le medesime identiche responsabilità degli altri.

Rimase così in piedi solo “la gioiosa macchina da guerra” di Achille Occhetto, pronta a entrare vittoriosa in  Roma, dopo che i cosacchi guidati da Di Pietro (ma non era quello di mani pulite?!) avevano spianato la via: un solo partito al potere. Se non vince da solo...

Scese in campo Silvio Berlusconi e la gioiosa macchina da guerra di Occhetto si rivelò come l’esercito di Mussolini: carri armati da rottamazione e scarpe di cartone per i soldati dell’Armir. Una completa disfatta politica.

Ma, parafrasando Von Clausewitz, la via giudiziaria è la continuazione della guerra in altro modo. E così l’armata cosacca dei giudici milanesi (pagata lautamente da noi contribuenti) si rimise sovieticamente al lavoro per cercare di eliminare quell’homunculus che si era messo in testa di dare voce alla maggioranza degli italiani.

Un uomo che è stato spiato, passato al setaccio, analizzato ai raggi X, alle risonanze magnetiche, ai controlli satellitari, ai raggi ultravioletti, infrarossi, agli ultrasuoni e infrasuoni. In nome del popolo italiano gli hanno fatto l’analisi del sangue e dell’urine, prelevato campioni di capelli sintetici o naturali e di altro materiale biologico, si sono messi al buco della serratura della sua camera da letto e hanno imbastito 50 processi (cinquanta!) in meno di vent’anni. Roba da Jack lo squartatore.

Dopo tanto travaglio, ieri alla fine si è vista la condanna. Non si capisce nemmeno per quale motivo sia stato condannato, come il protagonista del "Processo" di Kafka. Importante che sia stato condannato. Ciò che conta è la preda.

Mi sento vicino al Signor Silvio Berlusconi, per l’inaudita sentenza di condanna di ieri; e lontano anni luce dalla casta dei giudici che lo hanno condannato, con quel ridicolo codicillo di una ridefinizione della pena accessoria.

Una tirata di sigaretta per il condannato a morte. Penosi!

Non credo che Berlusconi fumi; e non credo sia disposto a mettere il collo nel cappio dei Mastro Titta romano-milanesi.

Di certo chi ha perso è l’Italia, una ex-repubblica fondata sui Mastro Titta.

E poi qualcuno ancor oggi osa scandalizzarsi della medievale Inquisizione...


lunedì 29 luglio 2013

Le gioie e le tristezze di una grande settimana




“Le gioie e le speranze, le tristezze e le angosce degli uomini di oggi”.

Si può prendere questo celebre inizio della “Gaudium et Spes” del Concilio Vaticano II per esprimere ciò che è accaduto in questi giorni, di gioia indicibile e di dolori inenarrabili.

La gioia e la speranza vengono dalla Giornata Mondiale della Gioventù di Rio de Janeiro, che ha visto intorno a Papa Francesco milioni di giovani di tutto il mondo. Giovane tra giovani, Papa Francesco ha entusiasmato e stupito con i suoi gesti e le sue parole. Solo lo Spirito Santo può suggerire tanta fantasia di bene. E solo lo Spirito Santo può dare tanta trascinante energia ad un anziano di 76 anni.

Il mondo giovanile non è così male come viene  dipinto, quando trova un padre come Francesco, che annuncia il Vangelo senza sconti e saldi di stagione. La Messa conclusiva di ieri, domenica 28 luglio, nella spiaggia di Copacabana, ha qualcosa di “miracoloso”. In uno dei luoghi simbolo dello svago e del divertimento mondiale, vedere una marea umana di tre milioni di persone (che faceva concorrenza alla placida marea dell’Atlantico) pregare, lodare e cantare il Signore, rimarrà nella nostra memoria per sempre.

Grande tristezza ci assale per il terribile disastro ferroviario di Santiago de Compostela, dove sono morte un’ottantina di persone, il 24 luglio scorso. Santiago è la città del celebre Santuario e molte di quelle persone si recavano proprio in pellegrinaggio per la festa di S. Giacomo, il 25 luglio. Il treno viaggiava a velocità pazzesca in un tratto curvo, e non si capisce bene cosa stesse facendo il macchinista, che si è salvato.

Ieri è avvenuto un altro tremendo incidente. Un autobus con una cinquantina di persone, di ritorno dal pellegrinaggio al Santuario di Padre Pio, è caduto da un viadotto dell’autostrada Napoli-Bari. Il tragico bilancio è attualmente di 38 morti e una decina di feriti. Forse il disastro è stato causato dalla rottura dei freni del bus, o dallo scoppio di una gomma, in un tratto di forte pendenza e molto pericoloso, presso Baiano. Tra le vittime, anche l’autista.

Non possiamo tralasciare le decine e decine di morti negli scontri tra opposte fazioni in Egitto, per motivi politici e religiosi (!). 

Il mondo si è anche rallegrato il 22 scorso per la nascita del “royal baby” inglese, George Alexander Louis, futuro erede al trono, il figlio di William e Kate.

Dico la verità. Mi importa poco o nulla della dinastia inglese. Ma la nascita di un baby, regale o no, è sempre una gran bella notizia.

Gioie e speranze, tristezze e angosce...

Ma nulla potrà far dimenticare lo spettacolo di vera umanità che ci è stato offerto dalla gioventù cristiana di tutto il mondo a Rio de Janeiro nella settimana appena trascorsa. Come aveva richiesto Papa Francesco: "Un segno di fede per il mondo intero". E così è avvenuto.

Proprio mentre si concludeva la GMG di Rio, ieri 28 luglio è morto il Card. Ersilio Tonini, un "giovane" di 99 anni. Troppo nota la sua figura per tesserne io gli elogi, che riceverà in ben altro "Sito". Se da una parte la Chiesa e il mondo perdono un umile e grande testimone dell'amore di Cristo, dall'altra parte ci sostiene la sua ferma fiducia nella misericordia di Dio.

La speranza, oltre ogni tristezza.



lunedì 22 luglio 2013

Li ggiudici der cazzo (pasquinata)


 




Se ammazzi per la via quarche pedone
te danno un giorno e mezzo de galera.
Se fai affonda’ ‘na nave da crociera
e fai affogà ‘na cifra de persone,


te piji un pajo d’anni, e te la cavi.
Ma se porti a cena’ da Bberlusconi
quarche povera donna, me cojoni,
te metton dentro, e buttan via le chiavi.





Amicusplato

martedì 16 luglio 2013

Ave Maria, fiore del Carmelo!




Può passare sotto silenzio informatico la festa della Madonna del Carmine? Non sia mai!

Oggi, 16 luglio, è la festa della Madonna del Carmine, o del Carmelo.

All'ultimo minuto del giorno (o meglio, della notte) arriva il mio saluto alla Beata Vergine del Carmelo. Meglio tardi che mai.

Nella Bibbia il Carmelo è ricordato come il luogo dove Elia sconfisse i 450 profeti di Baal (I Re 18, 20-40).

Nelle pendici di quello stesso monte sorse nel Medioevo l'Ordine Carmelitano, sotto l'invocazione di Maria. Un ordine religioso che si è sparso in ogni nazione e che ha dato alla Chiesa e al mondo delle figure di straordinaria grandezza, soprattutto nel ramo femminile. Basterà ricordare S. Teresa d'Avila, S. Teresa Margherita Redi (aretina), le 16 Sante Carmelitane di Compiègne, S. Teresa di Gesù Bambino, S. Teresa Benedetta della Croce (Edith Stein).

Ovviamente non si può dimenticare, nel ramo maschile, S. Giovanni della Croce.

In onore della Madonna del Carmine, una preghiera alla Madre di Dio, in lingua slava, di Arvo Pärt, il grande compositore estone, di fede cattolica, uno dei massimi musicisti contemporanei.

La sua lezione di riduzione al minimo dei suoni, quasi a coincidere con il silenzio, è una sfida all'assordante e ormai insopportabile rumore di molta musica (?) attuale.

Ed è quanto mai in sintonia con il mondo del Carmelo, dove ogni parola ha un significato vero, quanto il silenzio da cui è avvolta. 

"Bogoroditse Djévo", Rallegrati, Vergine Madre di Dio. E la preghiera continua simile all'Ave Maria.

Un canto corale a cappella, a 4 voci miste (SATB), del 1990. Qui Arvo Pärt ritorna alla forma della polifonia classica, ma con il tocco geniale della modernità (il canto alla fine diventa preghiera mormorata...).




sabato 13 luglio 2013

Estate, la ragione in vacanza. Per fortuna che c'è Francesco (e Bach)





L'estate è per eccellenza il periodo di relax. 

Ma se vado per le strade, il traffico è caotico come in autunno; tutti i negozi sono aperti, saldi o non saldi, e quelli chiusi lo sono per motivi tristemente noti. I politici sembrano scatenati, e pur di dimostrare di fare qualcosa, ogni giorno si accapigliano con avversari ed amici, senza distinzione. 

Perfino i tribunali, famosi per i tempi biblici dei loro processi, si son messi a lavorare anche in ferie.

Un mondo che annaspa e non sa che pesci prendere. Se vogliamo usare un'immagine di stagione, sembra un bagnante poco esperto che si è spinto in acqua alta e cerca affannosamente con le mani di toccare con i piedi.

Papa Francesco ha pubblicato in questi giorni la sua prima enciclica, opera in gran parte di Benedetto XVI (le citazioni di Nietzsche, Wittgenstein, Guardini ed altri autori di lingua tedesca ne sono testimonianza). È intitolata "Lumen fidei", la luce della fede.

In essa si fa notare come, proprio nel secolo della scienza e della tecnica, la ragione umana stia smarrendo i punti di riferimento per l'umana convivenza.

È il paradosso della fede, che non solo illumina i misteri dell'aldilà, ma aiuta l'uomo a non perdersi nell'aldiquà e a ritrovare il lume della ragione.

Ascoltiamo il 1° Canone a due voci dell' Offerta Musicale di J. S. Bach, del 1747. 

L'Offerta Musicale è una delle massime espressioni del genio di Bach. Vi domina l'arte del contrappunto, che è al tempo stesso perfetta razionalità e potenza della fantasia. 

Questo breve Canone ne è un esempio mirabile. Non è la classica ripetizione di un tema, come è ogni canone, ma una ripetizione retrograda; cioè, la seconda voce è costituita dalla ripetizione del tema a partire dalla fine.

Le 18 battute del brano diventano così un'affascinante armonia, prodotta dai due temi che si incrociano e si allontanano, come correndo in quel tipo di nastro o anello, che sarà detto di Möbius.

Non è un caso che la musica contemporanea, ad esempio quella dodecafonica, riprenderà questi ed altri spunti dell'arte di Bach.

Ottima l'illustrazione grafica del brano in un anello di Möbius.




lunedì 8 luglio 2013

Un canto per Lampedusa





Papa Francesco ama ricordare che bisogna recarsi a portare speranza nelle periferie del mondo, e non accontentarsi del quieto vivere dei quartieri residenziali.

Oggi ci dà un grande esempio di tutto questo. 

Si reca a Lampedusa, la periferia Sud dell'Europa. Va a rendere omaggio alla popolazione dell'isola che in questi ultimi anni ha accolto con coraggio e amore cristiano migliaia e migliaia di disperati provenienti da ogni parte dell'Africa e dell'Asia.

Va a portare una parola di conforto e di solidarietà a quest'ultimi, ultimi in ogni senso, che fuggendo da situazioni disastrose, cercano in quelle coste italiane la porta della speranza.

Va a pregare per coloro che non hanno potuto raggiungere da vivi la meta desiderata, e sono sepolti  nell'isola, o nelle profondità del Mediterraneo.

L'Europa impari a guardare la sua carta geografica e si accorga che c'è un'isola nel cuore del Mediterraneo, chiamata Lampedusa. Fa anch'essa parte dell'Europa. 

Ma forse i politicanti di Bruxelles e i banchieri di Francoforte non se ne sono ancora accorti.    

Voglio accompagnare il Papa nel suo pellegrinaggio con una preghiera che i neri d'America cantavano quando venivano deportati nelle colonie. Un negro-spiritual in omaggio soprattutto a quegli sconosciuti che non hanno potuto raggiungere la costa.

Sconosciuti a noi, ma non a Dio.




Soon ah will be done.

Soon ah will be don' a-wid de troubles ob de worl', 
de troubles ob de worl', 
de troubles ob de worl'. 
Soon ah will be don' a-wid de troubles ob de worl', 
Goin' home to live wid God. 

I wan' to meet my mother (x3), 
I goin' to live wid God. 

Soon, ah will be don' a-wid de troubles ob de worl'
de troubles ob de worl', 
de troubles ob de worl' 
Soon ah will be don' a-wid de troubles ob de worl', 
Goin' home to live wid God 

No more weepin' an' a wailin' (x3) 
I'm goin' to live wid God. 

Soon ah will be done, etc. 

I wan' to meet my Jesus (x3), 
I'm goin' to live wid God. (S. In de mornin' Lord!)



Presto avrò finito con i tormenti del mondo,
Tornerò a casa, a vivere con Dio.

Voglio incontrare mia madre,
Andrò a vivere con Dio.

Mai più pianti e lamenti,
Andrò a vivere con Dio.

Voglio incontrare il mio Gesù,
Andrò a vivere con Dio (Soprano. Al mattino, Signore!)


mercoledì 3 luglio 2013

D'obbligo la cravatta!




L'ingresso della Croazia (l'impronunciabile Republika Hrvatska) nell'Unione Europea come 28° Stato membro, lunedì 1 luglio scorso, è passato un po' in secondo piano nella cronaca italiana. Eppure si tratta di un avvenimento di portata storica.

I motivi del relativo disinteresse sono molteplici. 

Anzitutto, perché l'Unione Europea è in una fase tutt'altro che brillante, e più che un'unione di stati sembra una riunione di condominio.

Non si può inoltre negare che per molti italiani, quelli che hanno una certa età e la memoria ancora buona, dire Croazia (e Slovenia) significa riaprire ferite mai del tutto rimarginate. Se si pensa agli istriani, ai fiumani e ai dalmati italiani che alla fine della II guerra mondiale furono costretti a lasciare tutto (e furono centinaia di migliaia!) per vagare esuli in Italia, spesso oltraggiati e vilipesi (come alla stazione di Bologna, nel porto di Ancona, etc.), non ci sarebbe molto da festeggiare. E a quelli andò pure bene, se paragonati alle migliaia di italiani infoibati...

Infine, ci sono varie nazioni che se potessero fare marcia indietro, tornerebbero volentieri a coltivare il proprio campicello nazionale, piuttosto che essere irreggimentati nella Panzer-Division della signora Merkel e della Deutsche Bank.

Nonostante ciò, l'ingresso della Croazia nell'Unione Europea ha un grande significato. Significa che è passata l'epoca dei nazionalismi esasperati, che tante tragedie hanno portato, sia nella II guerra mondiale che dopo lo sfaldamento della Jugoslavia di Tito.

È una nazione di grande tradizione cattolica; e a questa Europa, che sta perdendo le sue radici cristiane, l'innesto croato non può fare che del bene. 

E allora mettiamoci l'abito buono per festeggiare i nuovi concittadini.

È d'obbligo la cravatta! Come noto, furono i croati per primi a diffondere l'uso di questo indumento: una fascia al collo annodata. La parola "cravatta" deriva proprio dalla parola "Croatia".

Per sancire questo ingresso e questa pacificazione, ascoltiamo la Bourrée di un grande istriano, Luigi Dallapiccola (1904-1975). Originario di Pisino (in croato, Pazin), ha passato gran parte della sua vita di musicista al Conservatorio "Luigi Cherubini" di Firenze.
La sua opera è spesso una geniale rivisitazione della musica classica con gli stilemi della composizione dodecafonica, di cui è stato il maggior esponente in Italia.

La Bourrée è tratta dalla suite "Tartiniana seconda" (1956), per violino e pianoforte, su temi di Giuseppe Tartini (1692-1770)l'altro grande musicista istriano di Pirano, nell'attuale Slovenia, poco distante dalla città di Pisino.

Ben arrivata, Croazia!





lunedì 1 luglio 2013

Un bagno di freschezza (in musica)




In estate il rilassamento è d'obbligo. 

Siamo entrati nel mese di luglio, e ci siamo lasciati alle spalle le fatiche di un anno scolastico e (speriamo) lavorativo.

È un periodo balneare, anche se non andiamo al mare; possiamo finalmente respirare, anche se non siamo in montagna. 

Pure la musica si deve adattare alla stagione. A me personalmente rilassa in modo particolare la musica del clavicembalo,  con quel suono pizzicato che accarezza l'udito, senza mai impegnarlo troppo.

Domenico Scarlatti, François Couperin, Jean-Philippe Rameau, e naturalmente J. S. Bach; sono il top della musica clavicembalistica, musica rinfrescante come una doccia. Ma ovviamente, i grandi clavicembalisti sono molti, che non starò a elencare... 

In previsione del caldo di domani (dicono che arrivi), mi ascolto Le tic-toc-choc, di F. Couperin. È un brano del 1722, scritto per clavicembalo a due tastiere, poiché le mani si sovrappongono e insistono per lo più nella stessa ottava. Il titolo del brano vuole ricordarci appunto che si tratta di un martellamento continuo (tic-toc) e spesso di uno scontro (choc) negli stessi tasti.

Poiché oggi la musica per clavicembalo viene eseguita in genere al pianoforte, la difficoltà di questa pièce-croisée diventa particolarmente evidente (una sola tastiera).

Il titolo completo del rondeau è "Le tic-toc-choc, ou Les Maillotins". Questi Maillotins erano una famiglia di funamboli. Anche il pianista lo deve essere!

Perfetta è l'esecuzione del grande Grigory Sokolov (che però non ho trovato in video). Mi accontento di Jéremy Deschane. Niente male, però...

Buon ascolto! 


martedì 25 giugno 2013

Nel dubbio, un anno in più




Non bastava la disoccupazione, la crisi economica devastante, il governo di larghe intese tenuto insieme con il bostik, la Merkel, la Deutsche Bank,  lo spread...
Ci volevano anche i giudici di Milano. Anzi, le giudichesse.
Vorrei domandare alle tre parche, che ieri hanno tessuto e tagliato il filo di Berlusconi, come fanno a sapere che il Cavaliere è stato a letto con Ruby, se ambedue gli imputati negano; in particolare (non è cosa di poco conto) lo nega proprio la bella marocchina. Le hanno messo una microspia tra le mutande?
Vorrei sapere come fa il Cavaliere ad essere un concussore, se le persone che dovrebbero essere concusse lo negano. I tre funzionari di polizia coinvolti, Ostuni, Morelli e Iafrate, parti offese del reato di concussione, non si sono costituiti parte civile e in aula hanno detto di aver agito normalmente «nell'interesse della minore», come ha sottolineato il commissario Iafrate.
Vorrei sapere come si fa a ipotizzare la falsa testimonianza per tutti coloro che in tribunale hanno preso le difese di Berlusconi (sono più di 30 persone!), mentre avrebbe valore solo chi sostiene l' accusa.
Bisogna avere un odio viscerale per l’imputato, per condannare in queste condizioni. Perfino l’antico diritto romano esigeva l’assoluzione nei casi dubbi: in dubio pro reo.
Ma le tre parche non hanno avuto dubbi: l’imputato era certamente Silvio Berlusconi; ergo, il massimo della pena, perfino oltre le richieste dell’accusa: un anno in più.
Non ho simpatie politiche per Berlusconi, e per la verità non ho simpatie politiche; la politica è sempre più una cloaca maxima. E la gente l’ha capito.
Ma voler eliminare una persona per vie giudiziarie, dal momento che non si riesce a farla fuori con il voto democratico, questo fa pensare ai tribunali speciali dei regimi rossi e neri.
I tribunali sovietici al tempo di Solgenitzin dicevano: “Dateci l’uomo, l’accusa la troviamo noi” (Arcipelago Gulag).
Sono vent’anni che processano l’uomo di Arcore, da quando “scese in campo” contro Occhetto e la sua “gioiosa macchina da guerra”, che finì tristemente.
Altrove i processi languiscono o non si fanno. Solo il tribunale speciale di Milano è a pieni regimi.
Anzi, a pieno “regime”.



Sarà meglio ascoltare Lucio Battisti, in Fiori rosa, fiori di pesco (1970). Un anno di più...





giovedì 20 giugno 2013

Esami di maturità: le ali della libertà





Gli esami di maturità sono sempre stati un punto di arrivo fondamentale nella vita di uno studente.
Cambiano i sistemi, ma il risultato non cambia.

Possiamo definirli il pedaggio della libertà, o se vogliamo, le ali della libertà.

La maturità è un punto di riferimento decisivo: segnano un prima e un dopo.
Prima c’è l’orario scolastico, tassativo, quotidiano, inesorabile (a parte le “forche”). Dopo c’è l’esaltante sapore della libertà, il futuro che si spalanca davanti agli occhi, il fascino della scelta in prima persona.

Lo studente non si accorge di quanto sia decisivo questo discrimine, finché non l’ha superato.
D’improvviso si accorge di essere diventato padrone di sé stesso, e che la sua vita ora è tutta nelle sue mani e deve decidere cosa farne. Tutto ciò determina un senso di libertà così profondo ed esaltante che trasforma l’intera esistenza.

Questo è stato anche il mio stato d’animo quando, superato l’ostacolo (una volta poi molto selettivo), passai quattro mesi tra i più belli della mia vita: il gusto di gestire le giornate, la scelta della facoltà universitaria, l’assoluta padronanza di me stesso...

Anche se la vita ridimensiona un po’ questa “sobria ebbrezza”, tuttavia non la cancella più, e sostanzialmente  la conferma negli anni: dopo l’esame di maturità, il giovane si accorge che la vita dipende da lui, dalle sue scelte, dalla sua responsabilità.

E dai sogni che vuole realizzare.

Voglio accompagnare la fatica (e l’ansia) dei maturandi con la dolce musica di Debussy, quella stessa che mi aiutava a studiare, mentre preparavo la mia maturità, in nottate estive simili a quelle di questi giorni caldissimi (ai miei tempi gli esami cominciavano il primo di luglio).

Arabesque, 1 (1888).