giovedì 26 gennaio 2017

Filastrocca dei mesi (da Amicusplato)



















Siamo ancora nel primo mese dell’anno.
Da ragazzi abbiamo imparato tutti qualche filastrocca dei mesi. Era un modo simpatico per ricordarne i nomi in ordine corretto. 
Ora che non sono più un ragazzo, e di primavere ne ho viste tante, voglio scriverne una anch’io, con un aggiornamento.
Non sarà bella come quella di Angiolo Silvio Novaro, ma nel comporla mi sono divertito.




Filastrocca dei Mesi


Gennaio al nuovo anno apre la via,
Febbraio è il più piccino che ci sia.
Marzo dà inizio al sol di primavera,
Aprile varia da mattina a sera.
Maggio infiorisce i monti e le vallate,
Giugno regala il tempo dell’estate.
Luglio arrostisce tutti al solleone,
Agosto manda in ferie le persone.
Settembre tien l’autunno nel cestino,
Ottobre coglie l’uva e ci fa il vino.
Novembre ci ricorda i nostri cari,
Dicembre fa morire i calendari.
Ma poiché è ormai cambiata ogni stagione,
non ti fidar di questa mia canzone.



Amicusplato


sabato 21 gennaio 2017

Dedicato a OKNOtizie. Con affetto






Non è stato un gran che questo gennaio,
e un avviso nel web mi ha molto scosso:
OKNOtizie dal 1° febbraio
chiude i battenti, vien perciò rimosso.

Non so se conoscete questo sito;
è stato, vi dirò, il mio primo amore;
un social che per me fu come un mito,
vi dedicai passione e molte ore.

Bello nella struttura e bella gente,
che son rimasti nel mio cuor presenti;
luogo vivace, in guerra permanente:
sinistra, destra, atei e in Dio credenti.

Le prime che incontrai fur due signore,
vivaci, affascinanti, certo belle;
era di notte e si parlò per ore:
Ross e Audrey, del social le due stelle.

Rude, anticlericale, comunista
ricordo Swa, col quale mi azzuffavo;
avea per logo un mitra bene in vista,
era solo apparenza, e lo stimavo.

Di origine furlana molto fiero,
di asburgico potere difensore,
Mstatus è stato un grande amico vero,
lo porterò per sempre nel mio cuore.

E non posso scordar Kurosbannato,
amante degli scherzi e a luci rosse;
con lui non sempre un feeling ho trovato,
ma del social lui spesso era il gran bosse.

La vera lotta era per la vetta
dell’Home Page, meta molto ambita.
Ma la scalata spesso era sospetta,
veniva usata ogni arma, anche proibita.

Cordate, fakes, trucchi e altri fattori
l’algoritmo.cercavan di aggirare;
e Trent e Antirez, gli Amministratori,
cercavano i furbetti da bannare.

Avevo qui un amico assai speciale,
Webboy che mi seguiva a tutte l’ore;
chilometri di scritti, per dir male
di quello che postavo; un vero amore!

Ma un vero amico, degno di rispetto,
trovai in Geromarsala siciliano;
il parlare con lui fu sempre schietto,
e nel mio cuor ha un posto in primo piano.

Che dirò di Saamaya, che nel vento
affidava i suoi post come Sibilla?
Libera nel pensier, così la sento,
e la sua voce dentro il cuor mi brilla.

E Violaine, del profumo di una viola:
ricordo le sue doti di dolcezza;
ma sapeva difendere da sola
la sua fede cristiana con fermezza.

Nella e Egeria facevano ugualmente:
due coraggiose in fossa di leoni;
ma avevano caratter differente,
ed erano infinite discussioni.

Dal fertile terreno carpigiano,
anzi, dal borgo detto  Migliarina,
il prode Max, ovver Massimiliano,
difende la sua fede cristallina.

Nonsolopane amo ricordare,
e la cara pisana amica Lisa,
e Fiammifero, pronta ad incendiare,
così come faceva anche Marisa.

Se volevi gustare una ricetta,
c’era Abagnomaria nella cucina,
E se volevi musica perfetta
c’era Prokofiev: musica divina.
  
Ricordo per le loro varie doti
Rickgav, i Comicomix, Nicosia,
Antikom, Virtualblog, Ganglio e altri noti;
per citarli non basta una poesia.

Un pensiero speciale va a Guerrilla,
il caro Vik, ucciso in Palestina.
La sua persona su nel cielo brilla,
“Restiamo umani” fu la sua dottrina.

E l’ultimo pensiero va a me stesso.
Mi iscrissi a OKNO in pieno sentimento.
Tolsi l’account un giorno quando un fesso
offese la mia madre in un commento.

Ho visto poi pian piano deperire
quel social così bello e affascinante.
Tanti utenti li  ho visto poi partire,
è iniziato il declino desolante.  

Ora però che OKNO viene spento
dedico al social l’ ultimo postato.
Queste rime sono un ringraziamento
e un saluto commosso. Amicusplato.








martedì 17 gennaio 2017

Sant'Antonio Abate, amico degli animali, nemico del demonio

Oggi è la festa di S. Antonio Abate, nemico del demonio e patrono degli animali. Soprattutto è uno dei padri fondatori del monachesimo (IV secolo); l'appellativo "abate" lo ricorda chiaramente.
In questo giorno, secondo la tradizione toscana, e non solo, inizia anche il carnevale.
Oggi il carnevale ha perso molto del suo fascino. In ogni modo io, che porto il nome di questo grande Santo, lo voglio iniziare in rime scherzose e in latino maccheronico.
Per Carnevale ogni scherzo vale!






Quando initiat Carnevalem
ego initio stare malem.
Haec temperies invernalis
causa est de multis malis.

Frigor, virus, influentia
me costringunt de prudentia.
Ergo maneo in meo lecto,
tempus bonum ibi expecto.

Mala tempora et ria
spero ardenter vadant via.
Et in tanto, in festo meo,
scribo in macheronèo.

Hodie invoco Sant’Antonium
ut repellat reum demonium,
tempus bonum voco et alia,
salus atque ad animalia,

et pro omnibus personis
spero veniant diebus bonis.
Isto canto terminato,
vos saluto. Amicusplato.




mercoledì 11 gennaio 2017

18 anni senza De André





Sono 18 anni che Fabrizio De André ci ha lasciati.

Non le sue canzoni, non la sua voce, non il suo ricordo, indelebile nella nostra memoria.

Quest'anno desidero onorarlo postando "Don Raffaè" (1990), una canzone in cui la satira mordace si sposa con la briosa leggerezza della tarantella.
Un ossimoro che troviamo spesso nella produzione di Faber. Il modo migliore per evitare la retorica, anche quando si tratta di "gomorra".

Quasi certamente il Don Raffaè, detenuto "di riguardo" del carcere di Poggioreale, si ispira alla figura del boss della camorra Raffaele Cutolo. Forse anche per questo la canzone è in napoletano.

A che bell'o cafè... È evidente qui il riferimento alla canzone di Modugno 'O cafè'.

Anche per questo motivo mi piace postare Don Raffaè.





Don Raffaè


Io mi chiamo Pasquale Cafiero 
e son brigadiere del carcere, oinè.
Io mi chiamo Cafiero Pasquale
sto a Poggio Reale dal ’53.

E al centesimo catenaccio
alla sera mi sento uno straccio,
per fortuna che al braccio speciale
c’è un uomo geniale che parla co’ me.

Tutto il giorno con quattro infamoni
briganti, papponi, cornuti e lacché;
tutte l’ore cò ‘sta fetenzia
che sputa minaccia e s’à piglia co' me.

Ma alla fine m’assetto papale,
mi sbottono e mi leggo ‘o giornale,
mi consiglio con don Raffae’,
mi spiega che penso e bevimm’o cafè.

A che bell’o cafè,
pure in carcere ‘o sanno fa,
co’ a ricetta ch’a Ciccirinella
compagno di cella
ci ha dato mammà.

Prima pagina venti notizie,
ventuno ingiustizie e lo Stato che fa:
si costerna, s’indigna, s’impegna,
poi getta la spugna con gran dignità.


Mi scervello e mi asciugo la fronte
per fortuna c’è chi mi risponde,
a quell’uomo sceltissimo immenso
io chiedo consenso a don Raffaè

Un galantuomo che tiene sei figli
ha chiesto una casa e ci danno consigli,
mentre ‘o assessore, che Dio lo perdoni,
‘ndrento a ‘e roullotte ci tiene i visoni.


Voi vi basta una mossa, una voce,
c’ha ‘sto Cristo ci levano ‘a croce;
con rispetto s’è fatto le tre,
volite ‘a spremuta o volite ‘o cafè.

A che bell’o cafè,
pure in carcere ‘o sanno fa,
co’ a ricetta ch’a Ciccirinella
compagno di cella
ci ha dato mammà.

A che bell’ò cafè,
pure in carcere ‘o sanno fa,
co’ a ricetta ch’a Ciccirinella
compagno di cella
preciso a mammà.

Qui ci sta l’inflazione, la svalutazione
e la borsa ce l’ha chi ce l’ha,
io non tengo compendio che chillo stipendio
e un ambo se sogno ‘a papà;


aggiungete mia figlia Innocenza,
vuo’ marito, non tiene pazienza,
non chiedo la grazia pe’ me,
vi faccio la barba o la fate da sé.

Voi tenete un cappotto cammello
che al maxi processo eravate ‘o chiù bello,
un vestito gessato marrone,
così ci è sembrato alla televisione;


pe’ ‘ste nozze vi prego, Eccellenza,
mi prestasse pe’ fare presenza,
io già tengo le scarpe e ‘o gillè;
gradite ‘o Campari o volite ‘o cafè.

A che bell’o cafè,
pure in carcere ‘o sanno fa,
co’ a ricetta ch’a Ciccirinella
compagno di cella
ci ha dato mammà.

A che bell’o cafè,
pure in carcere ‘o sanno fa,
co’ a ricetta ch’a Ciccirinella
compagno di cella
preciso a mammà.

Qui non c’è più decoro, le carceri d’oro
ma chi l’ha mai viste, chissà;
chiste so’ fatiscienti, pe’ chisto i fetienti
se tengono l’immunità.

Don Raffaè voi politicamente
io ve lo giuro sarebbe ‘no santo,
ma ‘ca dinto voi state a pagà
e fora chiss’atre se stanno a spassà.

A proposito, tengo ‘no frate
che da quindici anni sta disoccupato;
chill’ha fatto cinquanta [quaranta] concorsi,
novanta domande e duecento ricorsi;


voi che date conforto e lavoro,
Eminenza, vi bacio v’imploro,
chillo duorme co’ mamma e co’ me;
che crema d’Arabia ch’è chisto cafè.





mercoledì 4 gennaio 2017

Un canto di speranza, in attesa dell'Epifania




Dopo l'orrendo massacro di Istanbul nella notte di capodanno 2017 da parte dei jihadisti dell'isis e nel quale sono state uccise 39 persone, voglio postare un canto natalizio in attesa dell'Epifania.

Si tratta della celebre "The Huron Carol", scritta nel 1643 da Jean de Brébeuf, gesuita, che evangelizzò con altri 7 suoi confratelli il popolo degli Uroni in Canada. Fu scritta nella lingua di quella gente: "Jesous Ahatonhia" (Gesù è nato) e cantata in una melodia popolare francese dell'epoca.

Posto questo canto per più motivi.

Anzitutto perché l'Epifania è la manifestazione di Gesù come salvatore di tutte le genti; dunque, la festa di tutti i popoli, rappresentati dai Magi, ricordati nel canto.
È stato scritto nella lingua di un popolo considerato dagli europei incivile. Ma non la pensavano così quei missionari francesi.
È un canto che invita alla gioia e alla pace.
È considerato la più antica canzone natalizia del continente americano.

Gli Uroni, che occupavano una vasta zona tra gli attuali Canada e Stati Uniti, si convertirono alla fede cristiana con l'intelligente ed eroica testimonianza di quei missionari.
Ma questi missionari, in un breve lasso di tempo, furono tutti uccisi dopo atroci torture dagli Irochesi, nemici degli Uroni.

Anche nel 1649, l'anno del martirio di Jean de Brébeuf, c'era chi predicava la pace e la fratellanza e veniva ucciso. Evidentemente in 400 anni ancora qualcuno (molti purtroppo) non hanno capito nulla di religione, né di fratellanza.

Non hanno capito la straordinaria lezione di vita e di cultura di Jean de Brébeuf e Compagni. Questi, sì, veri martiri, i Martiri Canadesi.





Jesus is born (Jesous Ahatonhia)


'Twas in the moon of wintertime when all the birds had fled
That mighty Gitchi Manitou sent angel choirs instead;
Before their light the stars grew dim and wondering hunters heard the hymn
Jesus your King is born, Jesus is born, in excelsis gloria

Within a lodge of broken bark the tender babe was found;
A ragged robe of rabbit skin enwrapped his beauty round
But as the hunter braves drew nigh the angel song rang loud and high
Jesus your King is born, Jesus is born, in excelsis gloria



O children of the forest free, O son of Manitou
The holy child of earth and heaven is born today for you
Come kneel before the radiant boy who brings you beauty peace and joy
Jesus your King is born, Jesus is born, in excelsis gloria

The earliest moon of wintertime is not so round and fair
As was the ring of glory on the helpless infant there
The chiefs from far before him knelt with gifts of fox and beaver pelt
Jesus your King is born, Jesus is born, in excelsis gloria.







sabato 31 dicembre 2016

Bilancio 2016 (in coppiole di versi)















L’anno 2016 è finito
e noi lo salutiamo con un dito.

Non con il dito medio, sia ben chiaro!
ma con quello che a scriver mi preparo.

Possiamo fare i conti di chiusura:
qualche dolcezza e tanta più paura.

Furono più le spine che le rose;
e allor cerchiamo rime spiritose.

Renzi rottamatore han rottamato
e a Pontassieve a piedi è ritornato.

La Raggi ci ha un cognome  che confonde:
più che raggi mi paion notti fonde.

La Boldrini, plurale e, ohibò, maschile,
Boldrina sia! singola femminile.

La ministra di Pubblica Istruzione
non è istruita; è adatta alla mansione.

Nel governo c’è ancora la Madìa,
la più inetta (e più bella) che ci sia.

Il terremoto ha fatto danni ingenti,
speriamo che il governo non li aumenti.

I terroristi fan più gravi danni,
c'è chi li ferma a Sesto San Giovanni.

Obama per la Clinton lottò fiero,
ma Donald Trump lo ha fatto un po’ più nero.

È morto, ahimè, Bud Spencer, grande attore,
ed ora chi mi fa rider di cuore?    

Papa Francesco predica la pace,
e finalmente a Aleppo guerra tace.

Hanno proibito i botti a capodanno,
ma scoppi a destra e a manca e fuochi fanno.

Notte di festa e luci e di colori,
pei camionisti e  tir saran dolori.

Ma gli ultimi minuti se ne vanno,
Amicusplato vi augura Buon Anno!










lunedì 26 dicembre 2016

Onore al Coro dell'Armata Rossa!





Voglio rendere omaggio al Coro dell'Armata Rossa, dal 1998 denominato "Alexandrov Ensemble", scomparso tragicamente a bordo dell'aereo russo precipitato nel Mar Nero il giorno di Natale.

Lo voglio ricordare con un canto che fa riferimento all'immensa pianura russa, al suo irresistibile fascino, ma anche al dolore delle ragazze che vedono partire i loro amati per la guerra: "Polyushko Polye", pianura, mia pianura.

Un Coro celeberrimo, che ha rappresentato vocalmente l'Unione Sovietica prima e la Federazione Russa oggi, con esecuzioni memorabili. 

Il suo fondatore e primo direttore (1928), Alexandr Alexandrov, è colui che ha musicato l'inno sovietico (1944), oggi inno della Federazione Russa. Un inno nazionale tra i più belli del mondo, se non il più bello.

Ora l'Ensemble ne porta giustamente il nome.




domenica 25 dicembre 2016

Natale 2016






Davanti al presepe



Non voglio fare discorsi dotti
davanti alla capanna di un falegname.

Non voglio cercare immagini artistiche
per nascondere lo squallore di una mangiatoia.

Non voglio pronunziare inutili parole
davanti a Colui che ha dato senso a tutta la mia vita.

Mi voglio solo inginocchiare.







sabato 24 dicembre 2016

Vieni Signore (ce n'è bisogno!)




Non direi che il 2016 sia stato un'annata "da segnare con un sassolino bianco" (albo signanda lapillo), cioè un anno fortunato.
Non farò certo la lista dei mali che sono accaduti; basta ricordare il sisma di Amatrice (e zone limitrofe) del 24 agosto, la strage di Nizza del 14 luglio e quella di Berlino del 19 dicembre.

In questa vigilia di Natale voglio solo rivolgere una pressante invocazione al Salvatore del mondo, con il mirabile mottetto musicato da F. Mendelsshon-Bartholdy: "Veni Domine, et noli tardare", vieni Signore e non tardare!

Ho un debole per la musica di Mendelsshon (quello conosciuto soprattutto per la "Marcia Nuziale"). È un limpido genio, che in epoca romantica ha fatto riscoprire al mondo Bach e Mozart dimenticati, e tra le sue composizioni ci ha lasciato le 48  meravigliose "Romanze senza parole" per pianoforte. Perfino Glenn Gould, il più grande esecutore della musica di Bach e poco attratto dagli autori romantici, ne è rimasto affascinato.

Mi preparo perciò al Natale con il mottetto "Veni Domine", per coro femminile a tre voci (soprani, mezzo-soprani, contralti) e accompagnamento d'organo, composto a Roma nel 1830 per le monache di Trinità dei Monti.
L'ho già postato altre volte. Ma le cose belle non stancano mai.
Come la bellezza del Santo Natale.

Più che buona l'esecuzione del Coro Femminile "Madonna della Consolazione" di Reggio Calabria, diretto dal M° Luigi Miriello. Finalmente un bel coro italiano! Un po' in ombra l'organo.


Veni Domine et noli tardare.
Relaxa facinora plebi tuae, et revoca dispersos in terram tuam.

Excita Domine potentiam tuam, et veni, ut salvos nos facias,
Veni Domine, et noli tardare.



Vieni, Signore, e non tardare!
Rimetti i peccati del tuo popolo e richiama nella tua terra i dispersi.
Mostra, Signore, la Tua potenza, e vieni a salvarci.
Vieni, Signore, non tardare!




venerdì 23 dicembre 2016

Fermato in Italia l'attentatore di Berlino. Per sempre
















Il folle pluriomicida islamico Anis Amri, l'inafferrabile attentatore di Berlino dai mille nomi, dopo aver girovagato per tutta la Germania senza incontrare ostacolo, dopo essere entrato in Francia senza incontrare ostacolo, appena entrato in Italia ha incontrato a Sesto San Giovanni due pallottole che lo hanno fermato per sempre.

Ha fatto del suo meglio, ovvero, del suo peggio anche prima di morire: ha sparato e ferito Christian Movio, l'agente di polizia che lo aveva fermato. Per fortuna la pallottola calibro 22 ha colpito la spalla destra del valoroso poliziotto senza ledere organi vitali. In compenso il giovane collega del ferito, il siciliano Luca Scatà, ha centrato in pieno petto il delinquente con due colpi, stendendolo al suolo. Amri è morto in una decina di minuti. 

Parce sepulto.

Una riflessione è d'obbligo. 
Due agenti di polizia italiani, in pattuglia alle 3 di notte, hanno fermato il pericolo pubblico numero uno in Europa appena entrato in Italia, mentre tutto l'apparato delle forze dell'ordine tedesche in quasi cinque giorni non è riuscito neppure a sapere dove il criminale si trovava (pensavano addirittura in Danimarca).
Sappiamo come la Germania soffra di un complesso di superiorità, specialmente nei confronti dell'Italia. 
Luca Scatà, poliziotto in prova di 29 anni, della provincia di Siracusa, e Christian Movio, agente scelto di 36 anni di Udine, l'hanno costretta ad un bel bagno di umiltà.
Anzi, a una bella doccia fredda...

Grazie di tutto, coraggiosi (e intelligenti) poliziotti italiani!


mercoledì 21 dicembre 2016

Il sole si è fermato
















Il sole si è fermato nel suo punto più basso. Non ne poteva più, dopo aver visto ciò che è accaduto in questi giorni.

Un agente della sicurezza turca spara alle spalle all'ambasciatore russo in Turchia, mentre questi stava parlando di quadri d'arte. Una volta gli ambasciatori non portavano pena (come dice il proverbio); ma quel criminale fanatico spara più volte, uccidendo al grido di "allah u akbar".

Nello stesso giorno, 19 dicembre, un tir travolge un mercatino di Natale a Berlino, davanti alla Chiesa della Memoria. Una strage orrenda: 12 morti, quasi certamente 13 con la nostra Fabrizia Di Lorenzo. Il folle omicida è un tunisino "soldato dell'isis", cioè di quel sedicente stato islamico che ha come scopo l'uccisione degli infedeli, nel nome di allah akbar

Tre giorni prima a Damasco una bambina di 7 anni, col beneplacito della famiglia, è stata imbottita di esplosivo ed è stata fatta saltare in aria in una stazione di polizia uccidendo due agenti, sempre nel nome di allah akbar.

Spossato da queste notizie oggi il sole si è fermato. 

Domani forse ci ripenserà e ricomincerà il suo giro: deve arrivare in tempo al 25 dicembre, per portare al mondo la lieta notizia del Natale di Gesù.

Se non arriva il Natale, arriva allah akbar, quello che ordina - come Erode - di uccidere gli innocenti, anche di 7 anni.

Per questo il sole domani sorgerà di nuovo e continuerà il suo cammino.




Nella foto: la bambina di 7 anni, "volontaria" kamikaze, salutata dal padre (!)










martedì 20 dicembre 2016

La strage di Berlino. Ancora islam...

















Ormai il termine strage è sinonimo di islamici.

Lupi (ma io direi vermi) solitari, cellule organizzate, gruppi jihadisti, boko aram, al-nusra, al-kaeda, fino ad uno stato territoriale, l’isis: un crescendo mostruoso di disumanità, frutto di una ideologia aberrante.

Tutta gente che ha come unico scopo conclamato l’eliminazione fisica degli “infedeli”, cioè noi.
E con tutti i mezzi possibili. Ora va di moda il tir, a Parigi come a Berlino, ieri sera 19 dicembre.
E con l’impiego di qualsivoglia fedele di “allah il misericordioso”,  compresa una bambina kamikaze di 7 anni (!)

Ancora una volta siamo qui a piangere vittime innocenti dell’ennesimo attentato islamico: 12 morti, oltre quaranta i feriti di cui alcuni gravissimi, nonché alcuni dispersi, tra cui un’italiana di 31 anni, Fabrizia Di Lorenzo, per la quale si teme il peggio.

È il solito augurio di Buon Natale islamico. Lo hanno già fatto al Cairo, ora lo hanno ripetuto a Berlino, proprio in mezzo ad un mercatino natalizio e davanti alla famosa Chiesa della Memoria, simbolo di pace tra le nazioni.

In compenso, non sono solo gli islamici a voler cancellare il Cristianesimo dalla faccia della terra. Ci sono anche tanti solerti laicisti nostrali, come quell’inqualificabile dirigente scolastica di Pontevico, nel bresciano, che ha cancellato dai canti natalizi il nome di Gesù, per non disturbare i manovratori musulmani…
E sappiamo quanto i manovratori musulmani abbiano bisogno di non essere disturbati, per colpire con precisione la gente che affolla i mercati di Natale.

La festa di Natale senza il nome di Gesù nei canti natalizi…

Ma il Natale di chi? 



Nel riquadro della foto in alto, Fabrizia Di Lorenzo





domenica 18 dicembre 2016

Auguri, Papa Francesco!



















Ieri Papa Francesco ha compiuto 80 anni; e in buona forma, a quanto è dato vedere!

Un grande e affettuoso augurio di una serena e sempre attiva “vecchiaia” (parola che il Papa stesso ha usato).

Ciò che ammiro di più in Papa Francesco è il coraggio di aver iniziato e portato avanti con grande fermezza la "pulizia" del Vaticano. Ha preso la ramazza in mano e non intende mollarla.
Benedetto XVI non c’è riuscito. I “poteri forti” lo hanno costretto a lasciare.
Papa Francesco invece ha mostrato un carattere più forte dei “poteri forti”, per cui spero che porti a termine l’operazione “nettezza vaticana”.

Un altro aspetto che mi ha impressionato è la sua povertà evangelica messa in atto nella forma più totale, “sine glossa” (il nome Francesco del resto lo faceva presagire). Lasciare il Palazzo Vaticano (nonché la residenza di Castel Gandolfo) e ridursi a vivere a S. Marta, in un bilocale di 50 metri quadrati, è qualcosa che lascia ammutoliti. Un esempio per tutti coloro che hanno privilegi di ogni genere, a cominciare dal mondo della politica, diventato ormai una cloaca massima, che ci sta ammorbando con il suo insopportabile tanfo.

Sento anche molto vicino alla mia sensibilità la sua insistenza sulla misericordia divina, che si manifesta nella misericordia per i peccatori. Qualcuno si è scandalizzato (!). È giusto sottolineare questo aspetto, che corrisponde al cuore del messaggio evangelico: “Sono venuto a cercare e salvare chi era perduto” (Lc 19, 10).

Un ultimo aspetto voglio mettere in rilievo. La sua grande semplicità, il suo feeling con la gente più umile, più povera, con gli ultimi. Le tante periferie del mondo e della vita sono davvero il suo centro d’interesse prioritario, la sua vera “city”.
E con ragione, se vuole essere il primo discepolo di Cristo, che è venuto ad annunciare ai poveri la “buona notizia”.

Devo anche dire che talvolta mi disorienta la sua disarmante fiducia nell’accoglienza ad ogni costo. Forse un richiamo anche alla vigilanza (“Siate prudenti come serpenti e semplici come colombe”; Mt 10, 16) sarebbe molto opportuno. Spero che anche su questo punto l'ormai ottuagenario Papa Francesco batta un colpo. Allora saremo al top in assoluto.

Auguri, Papa Francesco!  E da parte mia non mancherà quella preghiera che sempre chiedi a tutti i fedeli.




giovedì 15 dicembre 2016

Er popolo del No (pasquinata)


 






Er popolo ‘gnorante e ppecorone
credeva con un No tanto palese
d’ave’ ddato ar governo un bel calcione
e ave’ mannato tutti a quer paese.

E ‘nvece, anvedi te come te sbaje,
n’han fatto un antro uguale in un minuto:
han cambiato li numeri a le maje
e han dato un calcio ar popolo fottuto.










lunedì 12 dicembre 2016

Il solito augurio di Buon Natale islamico

















Ieri, in una Chiesa nei pressi della Cattedrale del Cairo, sono state uccise oltre 25 persone e ne sono state ferite una cinquantina in un orrendo attentato islamico. 

Un attentato al tritolo, avvenuto in un luogo sacro e nel momento più sacro della fede cristiana: durante la celebrazione della Messa.  

È il solito "augurio di Buon Natale", caro agli islamici, gente pacifica e rispettosa delle altre religioni, a loro dire. Tutti ricordiamo ancora ciò che accadde ad Alessandria d'Egitto nella Messa di Capodanno del 2011 (21 morti).  Dal 2013 a oggi si contano in Egitto oltre 40 attentati contro i cristiani.

Considero ormai da tempo l'islam non una religione, ma una ideologia intollerante, perché il corano insegna l'eliminazione degli "infedeli" (cioè noi) o la loro sottomissione. Ed è quello che gli islamici fanno nei paesi dove sono maggioranza, ed è quello che vorrebbero fare, con attentati sanguinari, nei paesi che li accolgono.

Sarebbe l'ora che Papa Francesco, invece di parlare solo di accoglienza, cominci a parlare con grande fermezza (come fece Papa Benedetto a Colonia) anche di questa intollerabile persecuzione nei confronti dei cristiani da parte degli islamici. 

L'islam non è un' ideologia di pace e non potrà mai esserlo, perché il corano lo vieta: la jihad è un dovere per loro. Le donne saranno sempre schiave dell'uomo perché il corano lo comanda: non saranno mai emancipate. Gli islamici non accetteranno mai di integrarsi con altre culture, perché l'unica "cultura" è la loro.

Ho un grande rispetto  e amore per Papa Francesco. Ma quando si addormenta un po', allora il popolo cristiano ha il dovere di svegliarlo e di richiamarlo alla realtà: Papa Francesco, svegliati! gli islamici perseguitano e uccidono i cristiani in tutto il mondo! 

Non mandare solo generici messaggini senza indirizzo... 




giovedì 1 dicembre 2016

Tempo di Avvento




Siamo in Avvento, il tempo della preparazione al Natale.

Forse qualcuno riesce a rimanere indifferente di fronte alla nascita di Cristo.

Non io, come il miliardo e passa di persone che vedono nel Messia il Salvatore del mondo.

Per questo  mi piace ascoltare un antico canto di Avvento: "Veni, Veni Emmanuel", eseguito in lingua inglese.

È un modo per far giungere un po' ovunque le bellissime e struggenti invocazioni del canto, che nel testo risale all'VIII secolo (non al XII, come riporta il video). La musica è del XV secolo.

Vieni, Emmanuel, Dio con noi. Anche nel XXI secolo abbiamo bisogno della tua presenza.

O come, desire of nations! Vieni, desiderio delle nazioni!




martedì 22 novembre 2016

Santa Cecilia, ovvero la musica




Una delle regole fondamentali dei nostri cori polifonici è cantare da fermi, quasi "sull'attenti", per non compromettere l'armonia delle sezioni con stonature, distrazioni e incertezze varie.

Una delle regole dei cori africani e di altri continenti è esattamente il contrario: i cantori devono muoversi con il corpo, quasi danzare, e comunque compiere gesti e movimenti che rinforzino il significato delle parole cantate.

Due modi di intendere la musica, due mondi apparentemente distanti.

Certo, non si può cantare un corale di Bach, un madrigale di Monteverdi o un mottetto di Palestrina muovendosi a destra o a sinistra, gesticolando o battendo le mani. La bellezza del brano e il valore delle parole risaltano dalla perfetta esecuzione delle singole parti che si devono unire e fondere tra di loro senza alcuna smagliatura. Come una cattedrale che ha nella sua formidabile struttura architettonica il pregio più grande.

Ma se la realtà è ridotta all'essenziale, se non sono state elevate cattedrali o complessi monumentali, e se la vita è il manifestarsi dei bisogni più semplici, ecco che la voce si accompagna alla gestualità quotidiana, al movimento, al susseguirsi delle azioni. In questo caso il canto riproduce la vita nella sua struttura fondamentale, che non è mai staticità.

Due mondi inconciliabili? Una musica più elevata e un'altra più elementare? Non direi.

Il fatto che ogni popolo senta il bisogno di cantare ci fa capire che la musica è un linguaggio universale. Un linguaggio che ha ovviamente nei vari luoghi una grammatica e una sintassi propria.

Ma la bellezza della musica consiste proprio in questo: nella varietà dei linguaggi, e nel saper accogliere ciò che ognuno di essi può insegnarci.

Nella festa di S. Cecilia, patrona della musica, ascoltiamo (e ammiriamo) il "Coro Santa Cecilia" di Nairobi (Kenia). 

Di certo ha molto da insegnarci. Se non altro la gioia di cantare.

Il titolo del canto "Amkeni, Amkeni!" significa "Svégliati, Svégliati!"

Un invito opportuno per tanti nostri cori. 






lunedì 21 novembre 2016

La misericordia non chiude i suoi battenti




Ieri, Solennità di Cristo Re dell'Universo, Papa Francesco ha chiuso la Porta Santa  della Basilica di S. Pietro portando così a termine il Giubileo Straordinario della Misericordia, iniziato ufficialmente l'8 dicembre 2015, ma anticipato il 29 novembre con l'apertura della Porta Santa della Cattedrale di Bangui, nella Repubblica Centro-Africana. 
Tra l'altro l'arcivescovo di quella poverissima Chiesa è stato fatto cardinale nel concistoro di  due giorni fa, con altri 16 confratelli, uno solo italiano. Il Papa è andato a scegliere i nuovi porporati dai luoghi più diversi e taluni impensati: Bangladesh, Isole Mauritius, Papua Nuova Guinea, Venezuela, Messico, Stati Uniti, Brasile, Siria, Albania... Una chiesa sempre più universale, sempre meno eurocentrica, sempre più vicina ai poveri. Come è giusto che sia.

Il messaggio che Papa Francesco ci ha voluto lasciare con questo giubileo è stato ribadito dalla sua mirabile omelia, di fronte a un'immensa folla in Piazza S. Pietro: "Si chiude la porta santa, ma rimane sempre spalancata per noi la vera porta della misericordia, che è il Cuore di Cristo".

Nonostante tutto, nonostante le nostre miserie, Dio è sempre pronto ad accoglierci: "Dio non ha memoria del peccatoha detto con forte espressionema di noi, di ciascuno di noi, suoi figli amati. E crede che è sempre possibile ricominciare, rialzarsi".

Un messaggio che ci dona serenità interiore, e ci dà forza per andare incontro ai problemi  del mondo attuale con grande apertura di cuore.

Come degna conclusione musicale di questo Anno Santo della Misericordia, mi pare opportuno ascoltare dal "Magnificat" di J. S. Bach,  l'incantevole versetto "Et misericordia eius", BWV 243, per contralto, tenore e orchestra. 



"Et misericordia eius a progenie in progenies timentibus eum" (Lc 1, 50).

Di generazione in generazione la sua misericordia si stende su quelli che lo temono. 




Dio non ha memoria del peccato, ma di noi, di ciascuno di noi, suoi figli amati. E crede che è sempre possibile ricominciare, rialzarsi"
Potrebbe interessarti:http://www.today.it/cronaca/giubileo-2016-papa-francesco-chiude-la-porta-santa.html
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Dio non ha memoria del peccato, ma di noi, di ciascuno di noi, suoi figli amati. E crede che è sempre possibile ricominciare, rialzarsi"

lunedì 14 novembre 2016

La super-luna!


















La super-luna sta dando spettacolo, in questa limpida notte quasi invernale. È al  perigeo, cioè nel punto più vicino alla terra (356.410 km) ed è luna piena; combinazione che non si verificava dal 1948 e non si verificherà fino al 2034.  Una luna luminosissima, quasi accecante. E  più grande del solito, anche se questo aspetto appare meno vistoso.
Nel ritornare a casa in auto di notte, mi sono fermato per guardare lo spettacolo. Con un imprevisto.




Bella la super luna in mezzo al cielo!
Per contemplarla in tutto il suo splendore,
nel limpido notturno e con il gelo,
l’auto ho fermato e ho spento anche il motore.

Dalla piazzola dove ho parcheggiato
ho ammirato quel tondo  abbacinante,
e mi pareva d’esser Saffo o Arato
o Leopardi o Beethoven musicante.

Ma ormai dove ti fermi per la via,
una lucciola spunta anche autunnale;
e mentre io pensavo alla poesia,
ho sentito un linguaggio più venale.

Volevo ripartir; ma che sfortuna:
ho girato la chiave d' accensione,
e  forse per il freddo o per la luna
l’auto è rimasta lì in contemplazione.

Prova e riprova, mi ero fatto scuro...
ma alla fine il motore ha preso il via.
Il plenilunio prossimo venturo
lo vedrò dal balcon di casa mia.





mercoledì 9 novembre 2016

Er calcio de Trump (pasquinata)







In America ieri, bboni bboni,
li Stati Uniti han fatto l’elezioni.
Tutti dicevon, con er Renzi in testa,
che la Clinton avrebbe fatto festa.

E ‘nvece l’elettori per dispetto
han fatto vince Trump er maledetto;
la ggente, dei politici s’è rotta
e gli ha dato ner culo 'na gran botta.

Er nostro Renzi c’è rimasto male,
perché l’Itaja è come uno stivale.
Mo' pure lui con queste votazioni
ha paura d’un calcio ne cojoni.