
Gesù è certamente il personaggio che più di ogni altro ha cambiato la storia umana.
Da lui prende inizio anche il computo degli anni (avanti e dopo Cristo), e quella cristiana è ancor oggi la religione più diffusa nel pianeta.
C’è però nel mondo attuale chi vuole negare perfino l’esistenza storica di Gesù, forse perché anche solo il riconoscere la sua presenza mette in crisi molte false sicurezze dell’uomo di oggi.
Ma i documenti che attestano l’esistenza di Gesù provengono da fonti pagane, giudaiche, cristiane, e anticristiane, cioè da ogni ambiente dell’epoca.
Mi fermo solo sulle principali, perché bastano queste per costituire nel loro insieme una prova inoppugnabile.
1. Il documento fondamentale proveniente dal mondo pagano è del grande storico latino Tacito, il quale, parlando di Nerone che fece incendiare Roma, ricorda come la colpa fu fatta ricadere sui cristiani (anno 64). Pur ritenendoli innocenti, Tacito parla dei cristiani con disprezzo, come una cattiva novità per l’impero. Proprio questo disprezzo aumenta paradossalmente la veridicità dello scritto.
“Perciò, per far cessare tale diceria, Nerone si inventò dei colpevoli e sottomise a pene raffinatissime coloro che la plebaglia, detestandoli a causa delle loro nefandezze, denominava cristiani. Origine di questo nome era Cristo, il quale sotto l'impero di Tiberio era stato condannato al supplizio dal procuratore Ponzio Pilato (Auctor nominis eius Christus Tiberio imperitante per procuratorem Pontium Pilatum supplicio adfectus erat) e, momentaneamente sopita, questa dannosa superstizione (exitialis superstitio) di nuovo si diffondeva, non solo per la Giudea, origine di quel morbo, ma anche a Roma, dove da ogni parte confluisce e viene tenuto in onore tutto ciò che vi è di turpe e di vergognoso”.
“Perciò, da principio vennero arrestati coloro che confessavano, quindi, dietro denuncia di questi, fu condannata una ingente moltitudine (ingens multitudo) non tanto per l’accusa dell'incendio, quanto per odio del genere umano” (Annales XV, 44).
Tacito scriveva nel 116 circa, a pochissimi decenni di distanza dai fatti accaduti, senza considerare che le sue ricerche erano partite necessariamente molti anni prima; aveva accesso come senatore agli archivi dello Stato (Acta diurna, Acta Senatus, etc.) e parla perciò con cognizione di causa, citando con precisione nomi e fatti; inoltre, la numerosa comunità cristiana (ingens multitudo), che nel 64 è già presente a Roma al tempo di Nerone, a pochissimi anni dalla morte di Gesù, costituisce una prova ulteriore della realtà storica di Cristo. Tacito infatti fa preciso riferimento alla continuità di questa setta religiosa, dal suo fondatore in Giudea, fino alla capitale dell’impero.
2. Il documento fondamentale proveniente dal mondo giudaico è dello storico Giuseppe Flavio che vissuto nel secolo di Gesù, scrive intorno al 94 le “Antichità Giudaiche”. Siamo proprio a ridosso degli avvenimenti narrati, e migliaia di persone, testimoni di quei fatti, erano ancora in vita. Giuseppe Flavio conosceva bene la storia del suo tempo, anche perché era di famiglia sacerdotale, ed era stato governatore della Giudea dal 64 alla 70, anno della distruzione di Gerusalemme da parte dei romani. Egli cita Giovanni Battista, Giacomo “fratello di Gesù chiamato il Cristo”, Pilato; e descrive in breve, ma con precisione, la vita di Gesù, alla quale venne aggiunta nel III secolo anche qualche nota cristiana.
La scoperta di un’antica traduzione araba delle Antichità Giudaiche nel 1971 dall’ebreo Schlomo Pinès, professore all’Università di Gerusalemme, ha permesso di stabilire con più precisione la testimonianza flaviana, che riportiamo nella dizione fissata da Pinès:
“ In questo tempo [al tempo di Pilato] viveva un uomo saggio che si chiamava Gesù, e la sua condotta era irreprensibile, ed era conosciuto come un uomo virtuoso. E molti fra i Giudei e altri popoli divennero suoi discepoli. Pilato lo condannò a essere crocifisso e morire. E quelli che erano divenuti suoi discepoli non abbandonarono la propria lealtà per lui. Essi raccontarono che egli era apparso loro tre giorni dopo la sua crocifissione, e che egli era vivo. Di conseguenza essi credevano che egli fosse il Messia, di cui i Profeti avevano raccontato le meraviglie” (Ant. XVIII, 63-64).
3. I documenti cristiani sono i Vangeli , gli scritti apostolici (Lettere di S. Paolo, Atti, etc.) e i cosiddetti padri apostolici. Sono stati redatti tra il 50 e il 100, quando morì l’ultimo apostolo, Giovanni.
Tra i padri apostolici ricordiamo:
La Didachè, composta in Oriente tra il 50 e il 70 d. C.
La prima lettera di S. Clemente papa ai Corinti composta nel 96 d. C., al tempo della persecuzione di Domiziano.
Le lettere di S. Ignazio, che conobbe gli apostoli e fu vescovo di Antiochia tra il 70 e il 107, quando fu portato a Roma e martirizzato al tempo dell’imperatore Traiano.
Per la datazione dei Vangeli un fondamentale punto di riferimento è il Papiro Ryland, che è del 120 circa. Venne trovato al Fayyum in Egitto, e riporta un passo del Vangelo di Giovanni, l’ultimo dei Vangeli. Secondo la testimonianza di Eusebio di Cesarea, il grande storico del IV secolo, l’ultimo vangelo fu scritto al tempo dell’imperatore Domiziano, morto nel 96.
Il papiro Ryland conferma ampiamente questa testimonianza. Infatti il materiale usato (il papiro e non la pergamena) indica ormai una diffusione popolare, così come il luogo, fuori della Palestina. Il Vangelo di Giovanni è perciò ascrivibile a svariati anni precedenti, appunto intorno alla fine del I secolo.
Del resto già nel II secolo abbiamo l’elenco dei libri canonici da leggere in chiesa: questo celebre documento è chiamato Codice Muratoriano, una pergamena del 160-180 dopo Cristo, che prende il nome dal grande storico e ricercatore Ludovico Antonio Muratori che lo scoprì. Nel Codice Muratoriano sono indicati i Vangeli, gli Atti degli Apostoli, le Lettere di S. Paolo, altre lettere apostoliche e l’Apocalisse.
Se Dan Brown, invece di scrivere il romanzesco Codice da Vinci, avesse riportato il Codice Muratoriano, non avrebbe potuto dire scioccamente che i Vangeli sono del IV secolo; di certo però non avrebbe guadagnato milioni di dollari…
5. Anche i vangeli apocrifi, benchè non riconosciuti validi nelle affermazioni teologiche dalla Chiesa antica, attestano comunque l’esistenza di Gesù e sono stati scritti tra l’età apostolica e il secolo successivo. A differenza di quello che spesso si dice, anche i Vangeli apocrifi affermano la divinità di Cristo, e la sua risurrezione. Svalutano invece gli aspetti più dolorosi dell’umanità di Gesù. In nessun vangelo apocrifo c’è la descrizione di un amore di tipo carnale tra Gesù e Maria Madalena, ed in genere i vangeli apocrifi sono fortemente misogini, come lo erano i loro autori gnostici.
Evidentemente Dan Brown non ha letto nemmeno questi.
6. Nessun autore nemico dei cristiani nei primi secoli ha mai contestato ai cristiani l’esistenza di Gesù. Ne contestavano la risurrezione, cioè la divinità. Così ad esempio il pagano Frontone, l’ebreo Trifone, il platonico Celso, il cinico Luciano di Samosata (II secolo), etc.
Questi avevano tutto l’interesse a negare l’esistenza storica di Gesù, ma non lo fecero mai; anzi, per citare solo Luciano, i cristiani adorano “un uomo che fu crocifisso in Palestina per aver dato vita a questa nuova religione”.
Coloro che oggi vogliono contestare l’esistenza di Gesù devono cancellare le testimonianze di Tacito, di Giuseppe Flavio, dei Vangeli, di S. Paolo, e dei nemici stessi degli antichi cristiani.
Insomma, devono cancellare la storia. E come fanno, con il bianchetto?
Foto in alto: Rifacimento di un poster della contestazione giovanile del '68
Da lui prende inizio anche il computo degli anni (avanti e dopo Cristo), e quella cristiana è ancor oggi la religione più diffusa nel pianeta.
C’è però nel mondo attuale chi vuole negare perfino l’esistenza storica di Gesù, forse perché anche solo il riconoscere la sua presenza mette in crisi molte false sicurezze dell’uomo di oggi.
Ma i documenti che attestano l’esistenza di Gesù provengono da fonti pagane, giudaiche, cristiane, e anticristiane, cioè da ogni ambiente dell’epoca.
Mi fermo solo sulle principali, perché bastano queste per costituire nel loro insieme una prova inoppugnabile.
1. Il documento fondamentale proveniente dal mondo pagano è del grande storico latino Tacito, il quale, parlando di Nerone che fece incendiare Roma, ricorda come la colpa fu fatta ricadere sui cristiani (anno 64). Pur ritenendoli innocenti, Tacito parla dei cristiani con disprezzo, come una cattiva novità per l’impero. Proprio questo disprezzo aumenta paradossalmente la veridicità dello scritto.
“Perciò, per far cessare tale diceria, Nerone si inventò dei colpevoli e sottomise a pene raffinatissime coloro che la plebaglia, detestandoli a causa delle loro nefandezze, denominava cristiani. Origine di questo nome era Cristo, il quale sotto l'impero di Tiberio era stato condannato al supplizio dal procuratore Ponzio Pilato (Auctor nominis eius Christus Tiberio imperitante per procuratorem Pontium Pilatum supplicio adfectus erat) e, momentaneamente sopita, questa dannosa superstizione (exitialis superstitio) di nuovo si diffondeva, non solo per la Giudea, origine di quel morbo, ma anche a Roma, dove da ogni parte confluisce e viene tenuto in onore tutto ciò che vi è di turpe e di vergognoso”.
“Perciò, da principio vennero arrestati coloro che confessavano, quindi, dietro denuncia di questi, fu condannata una ingente moltitudine (ingens multitudo) non tanto per l’accusa dell'incendio, quanto per odio del genere umano” (Annales XV, 44).
Tacito scriveva nel 116 circa, a pochissimi decenni di distanza dai fatti accaduti, senza considerare che le sue ricerche erano partite necessariamente molti anni prima; aveva accesso come senatore agli archivi dello Stato (Acta diurna, Acta Senatus, etc.) e parla perciò con cognizione di causa, citando con precisione nomi e fatti; inoltre, la numerosa comunità cristiana (ingens multitudo), che nel 64 è già presente a Roma al tempo di Nerone, a pochissimi anni dalla morte di Gesù, costituisce una prova ulteriore della realtà storica di Cristo. Tacito infatti fa preciso riferimento alla continuità di questa setta religiosa, dal suo fondatore in Giudea, fino alla capitale dell’impero.
2. Il documento fondamentale proveniente dal mondo giudaico è dello storico Giuseppe Flavio che vissuto nel secolo di Gesù, scrive intorno al 94 le “Antichità Giudaiche”. Siamo proprio a ridosso degli avvenimenti narrati, e migliaia di persone, testimoni di quei fatti, erano ancora in vita. Giuseppe Flavio conosceva bene la storia del suo tempo, anche perché era di famiglia sacerdotale, ed era stato governatore della Giudea dal 64 alla 70, anno della distruzione di Gerusalemme da parte dei romani. Egli cita Giovanni Battista, Giacomo “fratello di Gesù chiamato il Cristo”, Pilato; e descrive in breve, ma con precisione, la vita di Gesù, alla quale venne aggiunta nel III secolo anche qualche nota cristiana.
La scoperta di un’antica traduzione araba delle Antichità Giudaiche nel 1971 dall’ebreo Schlomo Pinès, professore all’Università di Gerusalemme, ha permesso di stabilire con più precisione la testimonianza flaviana, che riportiamo nella dizione fissata da Pinès:
“ In questo tempo [al tempo di Pilato] viveva un uomo saggio che si chiamava Gesù, e la sua condotta era irreprensibile, ed era conosciuto come un uomo virtuoso. E molti fra i Giudei e altri popoli divennero suoi discepoli. Pilato lo condannò a essere crocifisso e morire. E quelli che erano divenuti suoi discepoli non abbandonarono la propria lealtà per lui. Essi raccontarono che egli era apparso loro tre giorni dopo la sua crocifissione, e che egli era vivo. Di conseguenza essi credevano che egli fosse il Messia, di cui i Profeti avevano raccontato le meraviglie” (Ant. XVIII, 63-64).
3. I documenti cristiani sono i Vangeli , gli scritti apostolici (Lettere di S. Paolo, Atti, etc.) e i cosiddetti padri apostolici. Sono stati redatti tra il 50 e il 100, quando morì l’ultimo apostolo, Giovanni.
Tra i padri apostolici ricordiamo:
La Didachè, composta in Oriente tra il 50 e il 70 d. C.
La prima lettera di S. Clemente papa ai Corinti composta nel 96 d. C., al tempo della persecuzione di Domiziano.
Le lettere di S. Ignazio, che conobbe gli apostoli e fu vescovo di Antiochia tra il 70 e il 107, quando fu portato a Roma e martirizzato al tempo dell’imperatore Traiano.
Per la datazione dei Vangeli un fondamentale punto di riferimento è il Papiro Ryland, che è del 120 circa. Venne trovato al Fayyum in Egitto, e riporta un passo del Vangelo di Giovanni, l’ultimo dei Vangeli. Secondo la testimonianza di Eusebio di Cesarea, il grande storico del IV secolo, l’ultimo vangelo fu scritto al tempo dell’imperatore Domiziano, morto nel 96.
Il papiro Ryland conferma ampiamente questa testimonianza. Infatti il materiale usato (il papiro e non la pergamena) indica ormai una diffusione popolare, così come il luogo, fuori della Palestina. Il Vangelo di Giovanni è perciò ascrivibile a svariati anni precedenti, appunto intorno alla fine del I secolo.
Del resto già nel II secolo abbiamo l’elenco dei libri canonici da leggere in chiesa: questo celebre documento è chiamato Codice Muratoriano, una pergamena del 160-180 dopo Cristo, che prende il nome dal grande storico e ricercatore Ludovico Antonio Muratori che lo scoprì. Nel Codice Muratoriano sono indicati i Vangeli, gli Atti degli Apostoli, le Lettere di S. Paolo, altre lettere apostoliche e l’Apocalisse.
Se Dan Brown, invece di scrivere il romanzesco Codice da Vinci, avesse riportato il Codice Muratoriano, non avrebbe potuto dire scioccamente che i Vangeli sono del IV secolo; di certo però non avrebbe guadagnato milioni di dollari…
5. Anche i vangeli apocrifi, benchè non riconosciuti validi nelle affermazioni teologiche dalla Chiesa antica, attestano comunque l’esistenza di Gesù e sono stati scritti tra l’età apostolica e il secolo successivo. A differenza di quello che spesso si dice, anche i Vangeli apocrifi affermano la divinità di Cristo, e la sua risurrezione. Svalutano invece gli aspetti più dolorosi dell’umanità di Gesù. In nessun vangelo apocrifo c’è la descrizione di un amore di tipo carnale tra Gesù e Maria Madalena, ed in genere i vangeli apocrifi sono fortemente misogini, come lo erano i loro autori gnostici.
Evidentemente Dan Brown non ha letto nemmeno questi.
6. Nessun autore nemico dei cristiani nei primi secoli ha mai contestato ai cristiani l’esistenza di Gesù. Ne contestavano la risurrezione, cioè la divinità. Così ad esempio il pagano Frontone, l’ebreo Trifone, il platonico Celso, il cinico Luciano di Samosata (II secolo), etc.
Questi avevano tutto l’interesse a negare l’esistenza storica di Gesù, ma non lo fecero mai; anzi, per citare solo Luciano, i cristiani adorano “un uomo che fu crocifisso in Palestina per aver dato vita a questa nuova religione”.
Coloro che oggi vogliono contestare l’esistenza di Gesù devono cancellare le testimonianze di Tacito, di Giuseppe Flavio, dei Vangeli, di S. Paolo, e dei nemici stessi degli antichi cristiani.
Insomma, devono cancellare la storia. E come fanno, con il bianchetto?
Foto in alto: Rifacimento di un poster della contestazione giovanile del '68





