domenica 31 ottobre 2010

Viva le zucche (coi semi) !


Cucurbitacea zucca,
oggi ti fanno festa;
con cura ti si trucca,
così sembri una testa.

Una gran testa vuota,
senza traccia di semi;
immagine ben nota
di questi tempi scemi.

Se orrore non ispiri,
la festa non vien bene:
di streghe, orchi e vampiri
le strade tu fai piene.

Non bastan quelli veri,
quelli dei giorni nostri;
son pochi, son leggeri,
ci vogliono altri mostri.

E allora, ecco arrivare
la zucca e i suoi affiliati!
Io invece vo a comprare
i suoi semi salati.


Amicusplato

sabato 30 ottobre 2010

In attesa di Ognissanti



Siamo ormai alla fine del mese di ottobre. In attesa delle festività che ci aspettano nel ponte di Ognissanti, mi piace rilassarmi con la musica del grande Couperin, anzi di “Couperin il Grande”.

Così venne chiamato François Couperin (1668-1733), non per nulla uno dei massimi rappresentanti della musica barocca.

Molti lo conoscono per le sue bellissime musiche natalizie (“In notte placida”, “Soeur Monique”).

Molti altri lo riconosceranno in questa Sarabanda in Mi minore (1714), tratta dal IV e ultimo dei “Concerts Royaux”, dedicati a Luigi XIV, di cui si appropriò la TV italiana per uno dei suoi intervalli.

Un intervallo d’autore…

giovedì 28 ottobre 2010

Il segreto del successo


Il blog di Stella ha raggiunto la ragguardevole cifra di 200.000 visitatori. 
Mi complimento con l'amica Stella (Gianna) per il meritato successo del suo bellissimo blog. 
I miei complimenti si traducono in versi, quartine di endecasillabi baciati (e come potrebbe essere diversamente in un giorno così fausto?), che cercano di descrivere il segreto di tanto successo.
Con l'augurio di ulteriori traguardi.  
Ad maiora!



Mentre tranquillo, in mezzo alla nottata,
davo ai post degli amici una guardata,
ho sentito arrivar come una scossa
quando ho visto una cifra tonda e grossa.

Duecentomila! Sì, duecentomila
visitatori, messi tutti in fila,
che hanno contattato il blog di Stella;
un bel traguardo, una gran cosa bella!

Ho pensato al segreto del successo;
credo di aver capito, e non da adesso.
È un blog sereno, caldo, luminoso,
e Stella ha sempre un bel volto radioso.

Una casa vivace ed accogliente,
dove si trova sempre bella gente!
Vuoi ridere con qualche barzelletta?
Il blog di Stella è pronto che ti aspetta!

Pianto e dolor ti serrano la gola?
C’è Stella che ti coccola e consola!
Ti piace provar qualche indovinello?
Stella mette alla prova il tuo cervello!

Se vuoi le discussioni ed i commenti,
lì troverai un’infinità di utenti.
Se invece ami silenzio e riflessione,
una bella poesia Stella propone.

Amico, che del web corri le vie,
se vuoi ricaricar le batterie,
passa da Stella, star di simpatia,
e ti ritrovi pieno di energia!

200.000 utenti han visitato
questo sito, che ormai va dichiarato
patrimonio comune italianeo,
come Piazza San Pietro e il Colosseo.

Dalla Svezia al Sud Africa, e Argentina,
dagli Usa, alla Germania, a Malta, e Cina,
da Nord a Sud, e quanto terra è tonda,
giungon visitatori a questa sponda.

Ma come fa un cinese o un africano
a capire il linguaggio in italiano?
Signori miei, in cima al blog di Stella
c’è il traduttor per qualunque favella!

E poco sotto, posta in bella vista,
dei followers ci sta la lunga lista.
Belle faccine o avatar astratti,
quattrocencinquantuno amici attratti

dal carisma di Stella, donna vera,
bella, bionda, simpatica e sincera.
Tra i followers, se cerchi, avrai trovato
anche l’avàtar dell’Amicusplato…

E Amicusplato, al termine dell’ode,
dà al blog di Stella centodieci e lode.
E a Stella-Gianna, per le doti sue,
l’accademico bacio, anzi, anche due!


Amicusplato


Una bella giornata di sole (con i Beatles al tramonto)



È una bella giornata di sole; fredda, ma bella.

E allora viene in mente la bella giornata di sole cantata dai Beatles: “Here comes the sun”, Ecco che viene il sole (1969).

È una delle ultime canzoni dei Favolosi Quattro; in questo caso, solo tre.

Manca all’appello John Lennon, che non cantò per motivi di salute.

Inoltre la canzone non è opera di Lennon e Mac Cartney, ma di George Harrison (con qualche apporto di Eric Clapton).

I Fab Four come gruppo ormai erano alla fine.

In genere si pensa che il loro ultimo album sia “Let it be”, uscito nel 1970.
In realtà quello è una registrazione del gennaio 1969, pubblicato l’anno successivo, a gruppo ormai disciolto.

L’ultimo album (tra l’altro bellissimo, nonostante i problemi che ormai travagliavano i quattro) è “Abbey Road”, dell’agosto 1969, che contiene proprio questa celebre canzone.

Il canto del cigno.


Here comes the sun

Here comes the sun,
Here comes the sun,
And I say "It's all right"

Little darling, it's been a long, cold lonely winter.
Little darling, it feels like years since it's been here.

Here comes the sun...

Little darling, the smile returning to their faces.
Little darling, it seems like years since it's been here.

Here comes the sun...

Sun, sun, sun here it comes (5).

Little darling, I feel that ice is slowly melting.
Little darling, it seems like years since it's been clear.

Here comes the sun...



Ecco che viene il sole
e dico "Va tutto bene".

Piccola cara, è stato un inverno lungo, freddo e solitario.
Piccola cara, sembrano passati anni dall’ultima volta che è stato qui.

Arriva il sole, arriva il sole,
E dico: "Va tutto bene".

Piccola cara, i sorrisi ritornano sui volti.
Piccola cara, sembrano passati anni dall’ultima volta che è stato sereno.

Arriva il sole, arriva il sole,
E dico: "Va tutto bene".

Sole, sole, sole, eccolo che arriva…

Piccola cara, sento che il ghiaccio si sta piano piano sciogliendo.
Piccola cara, sembrano passati anni dall’ultima volta che è stato qui.

Arriva il sole, arriva il sole,
E dico: "Va tutto bene,
Va tutto bene!"

mercoledì 27 ottobre 2010

Al Generale Inverno, arrivato in anticipo



O freddo polare, stamani
sei sceso dai monti improvviso
e m' hai congelato le mani,
i piedi, le spalle ed il viso.

Ridevi, nel cielo azzurrino
e ai raggi di un pallido sole,
nel mentre il tuo gelo assassino
mi ha cinto dal capo alle suole.

Così, per sfuggire ai tuoi assalti,
nei bar ho trovato conforto;
da un bar ad un altro, per salti,
a casa arrivai mezzo morto.

Quest’oggi perciò, Generale
Inverno, un bel po’ anticipato,
a me non andò così male;
con qualche caffè ti ho fregato.

Non fu come fu Bonaparte,
tornato da Russia deluso.
Dei suoi ne morì buona parte,
il bar della steppa era chiuso.


Amicusplato


lunedì 25 ottobre 2010

Ottobre Rosso




Con il colpo di cannone sparato dall' incrociatore Aurora dal porto di Pietrogrado (poi Leningrado, oggi S. Pietroburgo) iniziò nella mattina del 25 ottobre 1917, il 7 novembre del calendario gregoriano, la Rivoluzione sovietica.

Non parlerò di questo avvenimento, che ha segnato in maniera indelebile il secolo XX.

Parlerò invece del film “Caccia a Ottobre Rosso” (1990) e dell’impressionante scena del canto dell'inno sovietico (di Aleksandr Aleksandrov) dentro il sottomarino di Marko Ramius.

Qualunque sia il giudizio sulla Rivoluzione d’Ottobre, non possiamo non commuoverci di fronte a questi marinai che ancora negli anni 80, quando l’URSS stava per crollare, credevano al sol dell’avvenire, cantando il bellissimo (musicalmente) inno sovietico.

Una scena indimenticabile.

domenica 24 ottobre 2010

Rameau. Chi era costui?



La fastosità e la brillantezza della scuola musicale classica francese si riassumono bene in questo “selvaggio” Rondò, o meglio, “Rondeau delle Indie Galanti” (1735) di Jean-Philippe Rameau (1683-1764), il grande compositore del barocco francese.

Rameau, oltre che grande musicista, è anche il teorizzatore dell’armonia nel senso vero e proprio del termine, avendo scritto nel 1722 il primo trattato di questa disciplina: “Traité de l’harmonie”.

Prima di lui l’armonia era più un intuito del musicista che una scienza “esatta”. Più un’arte che una disciplina.

Con Rameau l’armonia diventa una vera e propria “scienza”, cioè una riflessione su ciò che l’orecchio sente come “naturale”, espressa in regole rigorose, che ancor oggi vengono studiate nel “corso di armonia” nei Conservatori.

Naturalmente si sono anche moltiplicati i manuali di studio.

Quello di Rameau è stato il primo. Perfino Bach ha dovuto studiarlo, benché controvoglia...

Buona serata domenicale, con la festosa musica di Rameau!

Straordinariamente efficace l’interpretazione del soprano Magali Léger, del baritono Laurent Naouri, de Les Musiciens du Louvres, e la direzione di Marc Minkowski.

Il duetto, inframezzato dal coro, è un elogio della semplicità e della pace delle "selvagge"  Indie (di America),  contro i falsi miti della civiltà europea.

sabato 23 ottobre 2010

Un'amicizia che vale 170 milioni


La carissima amica Stella mi ha voluto fare un bel regalo nel giorno del mio compleanno. 
Un regalo particolarmente gradito, perché parla di amicizia:  "L'albero degli Amici".


Sono ben lieto di far parte di questo grande albero, che ha come linfa vitale l'amicizia.

La cosa mi ispira. Perciò non posso fare a meno di poetare, a mio modo; con una villotta.


La vera amicizia

L’amicizia, quella vera,
è una perla molto rara;
specialmente in blogosfera
se la trovi, tienla cara!

Di fortuna n’ebbi tanta
quando un giorno galeotto
trovai Stella, che m’incanta
più del Superenalotto.

E i milion son censettanta!



Quando avrò 64 anni... (Beatles)



“When I’m sixty-four”

La canzone, pubblicata dai Beatles nel 1967, si presenta con le caratteristiche di un ragtime, che col suo sapore rétro dà l’idea del tempo che fu; quanto mai intonato per indicare i 64 anni di età.
Nel mezzo della partitura però, il passaggio dalla tonalità maggiore di Si bemolle al relativo Sol minore (You'll be older too…) dà al brano un tocco originale e raffinato, tipico dei Fab Four.

Perché ho postato questa canzone?

Perché è una delle più caratteristiche dei Beatles.

E  poi, perché oggi finisco gli anni.

La canzone non esprime la mia esperienza di vita (un bel po’ diversa da quella descritta dalla canzone); ma per quanto riguarda gli anni, siamo in quei paraggi…



When I’m sixty-four

When I get older, losing my hair
Many years from now
Will you still be sending me a valentine
Birthday greetings, bottle of wine?
If I'd been out till quarter to three
Would you lock the door?
Will you still need me
Will you still feed me
When I'm sixty-four?

You'll be older too
And if you say the word
I could stay with you

I could be handy mending a fuse
When your light have gone
You can knit a sweater by the fireside
Sunday mornings, go for a ride
Doing the garden, digging the weeds
Who could ask for more
Will you still need me
Will you still feed me
When I'm sixty-four?

Every summer we can rent a cottage
On the Isle of Wight, if it's not too dear
We shall scrimp and save
Grandchildren on your knee
Vera, Chuck, and Dave

Send me a postcard, drop me a line
Stating point of view
Indicate precisely what you mean to say
Yours sincerely wasting away
Give me your answer fill in a form
Mine for evermore
Will you still need me
Will you still feed me
When I'm sixty-four?

Quando avrò 64 anni

Quando sarò vecchio e perderò i capelli
fra molti anni
mi manderai ancora un bigliettino d'amore e una bottiglia di vino
con gli auguri per il mio compleanno?
Se starò fuori fino alle tre meno un quarto
sprangherai la porta?
Avrai ancora bisogno di me, mi farai ancora da mangiare
quando avrò 64 anni?
Anche tu sarai vecchia
ma se lo vorrai, io potrò stare con te.
Mi renderei utile: potrei riparare le valvole
quando andrà via la luce.
Tu potresti sferruzzare accanto al fuoco.
La domenica mattina andremmo a fare un giretto
ci metteremmo a curare il giardino, a strappare le erbacce
cosa si può chiedere di più.
Avrai ancora bisogno di me, mi farai ancora da mangiare
quando avrò 64 anni?
Ogni estate potremmo affittare una villetta
nell'isola di Wight, se non è troppo cara
E potremmo fare economia e tenere sulle ginocchia
i nipotini: Vera, Chuck e Dave.
Mandami una cartolina, scrivimi due righe
chiarendo il tuo punto di vista
spiegami con precisione quello che intendi dire
con sinceramente tua.
Mi sto consumando
dammi una risposta, riempi un modulo,
mio per sempre.
Avrai ancora bisogno di me, mi farai ancora da mangiare
quando avrò 64 anni?

giovedì 21 ottobre 2010

Un'insalata italiana da ascoltare...



"Insalata italiana".

Questo brano musicale, per Soli e Coro a 4 voci miste (soprani, contralti, tenori, bassi) è stato composto dal tedesco F. F. Richard Genee (1823-1895).

Genee ha realizzato questa curiosa “insalata” polifonica servendosi dei termini italiani che si usano abitualmente nel linguaggio musicale e operistico in particolare.

A suo modo è un pezzo geniale.

Anzitutto per la sua originalità. Inoltre i termini e le frasi che lo compongono sono associati o per contrasto o per somiglianza, per cui il brano, pur nel voluto nonsense, acquista una sua logica e risulta sempre vivace e talora scoppiettante, con cambi espressivi e dinamici di sicuro effetto.

Qualcuno ha visto in questa composizione una sottile caricatura dell’opera italiana (il sottotitolo suona: "Parodia di una scena d'opera"). “Piano, pianissimo”, Bravo, bravissimo”, “O Dio, o cielo”, “Venite qua, venite qua”, etc…

Io penso invece che si tratti di un simpaticissimo “Scherzo”, anche in senso musicale, che strizza l’occhio alla colorita terminologia italiana, e ne riconosce la sua insostituibile valenza espressiva.

In definitiva, un intelligente omaggio all’opera italiana, che ha fatto scuola nel mondo.

Del resto Richard Genee era un buon librettista e un discreto compositore; questo tipo di insalata la mangiava tutti i giorni…


Insalata italiana

Piano, piano, dolce, soave ed amabile,
forte, piano, pianissimo.
Venite qua, venite qua qua qua...
Forte, fortissimo,
forte, piano, forte, piano…
forte, fortissimo,
pianino, pianino, pianino…
Forte, piano…
Crescendo, stringendo, più mosso,
rinforzando, diminuendo,
decrescendo, morendo, smorzando.

(Basso solo) Recitativo
(Coro) o Dio!
B. Recitativo
C. O cielo!
B. Coloratura
C. Io tremo
B. A piacere, a piacere
C. Con la parte
B. Fermata, fermata.

Lento, con espressione, larghetto.
Sostenuto, ritenuto….
B. Sostenuto, ben marcato,
ben legato,
con espressione…

C. Pizzicato, pizzicato… 
Arco..

(Soprano solo) Ah! vibrato,
mezza voce, appassionato,
precipitato, sospirando, ritardando.

Ra ta ta ta… Suona la tromba,
… a la vendetta…
Con fuoco, staccato…
assai scandaloso, non più lamentoso.

(Tenore solo) Bravo, bravissimo,
sono contento, volti subito, 
 l’accompagnamento.

C. Con rabbia, con furia,
in tempo di Polacca,
con impeto, con scandalo, con grazia,
con anima, agitato….
Più mosso, stretto, più mosso, stretto,
fine dell’opera, felicità,
fine dell’opera.

(F. F. Richard Genee)

martedì 19 ottobre 2010

Bello, con sentimento



I drammatici fatti di cronaca di questi ultimi giorni ci impongono una seria riflessione.

Stiamo regredendo a grandi passi verso la barbarie.

La vita umana conta sempre di meno e perfino gli affetti familiari vengono profanati.

In stretta interdipendenza con questa realtà sociale, il brutto spesso domina incontrastato nel mondo della cultura e dell’arte.

Non bisogna cedere di fronte a questo “deserto dei tartari”, ma opporre una ferma difesa di tutti quei valori che unicamente permettono la civile convivenza e l’esistenza stessa dell’essere umano.

Bisogna anche indicare a coloro che hanno avuto solo esperienza del culturalmente brutto, ciò che invece vale la pena di conoscere e apprezzare.

Bellissimo è ad esempio il Concerto per Violino e Orchestra, in Re maggiore, op. 35, di Piotr Ilic Tchaikovskj, del 1878.
Bellissimo, con sentimento.

Nel video (non altrettanto perfetto...), il I Movimento: Allegro Moderato, I parte.
II parte: http://www.youtube.com/watch?v=UKfdMR1WfNY&feature=player_embedded#!

Al violino, il grande Itzhak Perlman, diretto da un altro grande, Eugene Ormandy, con la Philadelphia Orchestra.

La partitura per violino di questo celebre concerto è considerata una tra le più difficili, quasi ineseguibile.

Per questo appare ancor più straordinaria l'esecuzione di Perlman, qui molto giovane, con il suo Stradivari.


Non si può infine non ricordare che questo concerto dà significato e titolo al  bellissimo film "Il Concerto"  (2009) del regista Radu Mihaileanu

lunedì 18 ottobre 2010

La follia dei luoghi comuni



Per onorare la memoria di Maricica Hahaianu, la donna rumena morta in seguito ad un pugno sferratole in faccia da un giovane romano per un banale diverbio nella stazione metro dell’Anagnina, mi pare opportuno proporre un celebre brano di Arcangelo Corelli:

“La Follia”.

Il titolo esprime perfettamente il gesto insensato del giovane e il comportamento di tante altre persone che, di fronte alla donna stesa a terra priva di sensi, hanno preferito far finta di nulla.

Le 23 variazioni in Re minore de La Follia (1700) sono eseguite da uno dei più grandi violinisti del XX secolo, il rumeno George Enescu (1881-1955), celebre anche come compositore e direttore d'orchestra.

Una bella lezione di civiltà per tutti. Contro la stupidità dei luoghi comuni.

sabato 16 ottobre 2010

Per conoscerci meglio



L’amica Stella mi ha passato il testimone di una simpatica staffetta, per una migliore conoscenza tra bloggers:

"La staffetta dell'amicizia"


Si tratta in particolare di rispondere a 8 (innocenti) domande.

1. Quando da piccoli vi veniva chiesto cosa volevate fare da grandi, cosa rispondevate?
2. Quali erano i vostri cartoni animati preferiti?
3. Quali erano i vostri giochi preferiti?
4. Qual è stato il vostro più bel compleanno e perchè?
5. Quali sono le cose che volevate assolutamente fare e non avete ancora fatto?
6. Qual è stata la vostra prima passione sportiva o non?
7. Qual è stato il vostro primo idolo musicale?
8. Qual è stata la cosa più bella chiesta ( ed eventualmente ricevuta) a Babbo Natale, Gesù Bambino, Santa Lucia?

A domanda, rispondo:

1. Mi piaceva fare il muratore, il meccanico, il piccolo scienziato….
Poi ho fatto tutt’altro.
2. Nella mia infanzia e fanciullezza c’erano soprattutto i giornalini. Il preferito era Tex Willer; ma mi piaceva molto anche Il grande Blek.
3. Da piccolo giocavo con le figurine, le palline, a “banditi”…
Poi il calcio ha dato un calcio a tutto.
4. Quando ho compiuto 33 anni. Poiché mi trovavo con una comitiva (il coro polifonico di cui facevo parte), ero costretto a prendere l’aereo da Atene per tornare a casa. Non amo l’aereo…
Ho detto: se non muoio oggi, non muoio più. Essere atterrato sano e salvo l’ho considerato il più bel regalo di compleanno della mia vita; comunque, certamente indimenticabile.
5. Un viaggio in Terra Santa; che farò senz’altro. Anche se l’aereo precipita.
6. Il calcio. Ma sono sempre stato appassionato di ogni tipo di sport, tranne il golf.
7. Celentano. Un mito…
8. Una biciclettina. Che ottenni, ma che ruppi in poco tempo. Il mio primo vero dolore.


Come vedi cara Stella
ho risposto ai tuoi quesiti.
Spero avere i requisiti
per un’ottima pagella.

La staffetta invece, quella,
non raggiungerà altri siti.
Qui i suoi passi son finiti;
non ho tanti amici, bella!
 

venerdì 15 ottobre 2010

Teresa d'Avila. "Solo Dio basta"




Oggi è la festa di S. Teresa d’Avila, la grande riformatrice del Carmelo, al tempo del Concilio di Trento, nel XVI secolo. S. Teresa morì il 15 ottobre 1582.
Per il suo carattere forte e deciso, il papa la definì “l’unico uomo dell’Ordine Carmelitano”.

Per capire quanto abbia inciso la sua riforma, basterà ricordare altre due sante del suo Ordine, che in suo onore ne portano il nome.

S. Teresa del Bambino Gesù (Teresa di Lisieux, 1873-1897). È stata colei che ha indicato una nuova via per la santità; quella che si ottiene non con gesti eclatanti o con segni straordinari, ma accettando le gioie e le sofferenze della vita quotidiana.
Mentre Freud stava scrivendo la “Psicopatologia della vita quotidiana”, Teresa di Lisieux aveva descritto la sua vita nella “Storia di un’anima”; un’anima completamente sgombra da ogni complesso o frustrazione, perché totalmente aperta all’accoglienza della vita, in tutti i suoi aspetti, anche i più dolorosi.
“Tutto è grazia”, diceva. Anche la più dolorosa delle prove.

S. Teresa Benedetta della Croce, cioè Edith Stein (1891-1942). La grande studiosa ebrea, allieva di Husserl, padre della “fenomenologia”, si convertì al cattolicesimo attraverso la riscoperta della filosofia e teologia di S. Tommaso d’Aquino, e decise di abbandonare tutto per entrare in convento, percorrendo quella stessa strada che i ricercatori dell’Assoluto hanno percorso, e che S. Teresa d’Avila ha mirabilmente espresso in una frase: “Dio è tutto; solo Dio basta”.
Il suo martirio ad Auschwitz, come quello delle 16 carmelitane di Compiègne al tempo del Terrore (1794), ci fa capire che quando Dio viene negato, allora anche la persona umana viene distrutta.


Ascoltiamo dai “Dialoghi delle Carmelitane”, di Francis Poulenc, la bellissima “Ave Maria” (1957).
Il brano fa parte dell'opera tratta dal dramma omonimo di Georges Bernanos, che descrive la vicenda delle 16 Carmelitane di Compiègne, ghigliottinate nel 1794.

Del Coro giovanile di Salisburgo che esegue il brano si apprezzi la buona volontà.

Sull' "Ave Maria" di Poulenc vedi anche:
http://semperamicus.blogspot.com/2009/12/ave-maria-con-la-voce-del-futuro.html


giovedì 14 ottobre 2010

I minatori cileni (e Arrau) nella leggenda



Grande festa in Cile, e gioia in tutto il mondo, per il salvataggio di tutti e trentatré i minatori intrappolati a oltre 600 metri di profondità nella miniera di S. Josè.

Non ci sono parole per esprimere un'impresa che ha dell'incredibile, come incredibile è stata la resistenza fisica e psichica dimostrata dai mineros nelle viscere della terra.

Ci vuole una grande musica per festeggiare.

Inizialmente ho pensato al Te Deum, l'inno di ringraziamento della liturgia cattolica per ogni felice esito di un'impresa.

Tutti i minatori hanno detto che la fede in Dio è stata per loro un sostegno fondamentale in questa durissima prova.

Ma preferisco onorare i 33 mineros e il  popolo del Cile con la eccezionale performance di uno dei suoi figli più illustri, il celebre pianista Claudio Arrau (1903-1988), in un concerto memorabile,  l' "Emperor" di Beethoven, cioè il Concerto per Pianoforte e Orchestra n. 5, op. 73, in Mi bemolle maggiore.

L'esecuzione di Arrau è eccezionale per più aspetti.

Si tratta del concerto di Londra del 1988 diretto da Sir Colin Davis con la London Symphony Orchestra. Il pianista aveva allora 85 anni, e mostra una freschezza pianistica sbalorditiva. 
Senza parlare della memoria: il concerto dura oltre 40 minuti...

Da rimanere increduli.

mercoledì 13 ottobre 2010

"E quindi uscimmo a riveder le stelle"


Se Florencio Avalos, il primo "estratto" dei 33 minatori rimasti intrappolati per 69 giorni a 630 metri sotto terra in Cile, conoscesse Dante Alighieri e non avesse altre cose a cui pensare, l’ultimo verso dell’Inferno uscirebbe spontaneo dalla sua bocca.

In ogni caso, quello che i mineros di S. Josè hanno passato dal 5 agosto ad oggi è stato come una discesa all’Inferno e ritorno.

Con una differenza. Dante e Virgilio tornarono a riveder le stelle per “natural burella”, per una galleria naturale; i minatori sudamericani invece per “artificial trivella”.

Dante mi scuserà per la manomissione del suo verso, ma i minatori (e i loro cari) dovranno ringraziare la trivella T-130 e la capsula Fenix.

Importante essere usciti vivi dalle grinfie del diavolo.

Con qualunque diavoleria…

 Un'impresa davvero epica, dantesca.

martedì 12 ottobre 2010

Tierra! Tierra!


All’alba del 12 ottobre 1492 dalla coffa della Pinta, la più veloce delle tre caravelle spagnole di Cristoforo Colombo, si alzò improvviso questo storico grido di Rodrigo de Triana, che poneva fine all’incubo della spedizione e annunciava l’arrivo alle sospirate Indie.

In realtà annunciava molto di più: la scoperta di un nuovo continente, e per la prima volta veniva attraversato l'Oceano, considerato invalicabile.

Ci son diversi modi per ricordare questo straordinario avvenimento.

Si può fare in maniera solenne, con una festa apposita e una grande parata, come il Columbus Day; ed è il modo più adeguato, per un avvenimento che ha cambiato in modo decisivo la storia moderna.

Si può fare però anche in maniera più informale, con un pizzico di humor. Così fa ad esempio il poeta romano  Cesare Pascarella (1858-1940) con i suoi 50 sonetti che descrivono appunto “La scoperta de l’America” (1894), in dialetto romanesco.

Si può infine usare l’umorismo ironico e surreale del film “Non ci resta che piangere” (1985) di Roberto Benigni e Massimo Troisi. Il motivo del pianto dei due attori comici per la scoperta dell’America è facilmente immaginabile…

Ciò che non si può fare è passare sotto silenzio questa data memoranda.
Una volta si diceva che segnava la fine del Medioevo e l’inizio dell’Epoca Moderna.

Oggi a scuola spesso le date e i nomi nell’apprendimento della storia sono diventati degli optional. Ne danno fulgido esempio anche i nostri parlamentari, interrogati al riguardo. Udite le loro risposte, “non ci resta che piangere”.

A me piace in modo particolare Pascarella, perché l’ironia tipicamente romanesca non va a scapito del valore storico dell’impresa, per di più compiuta da un grande italiano, Cristoforo Colombo.

Presento di seguito i sonetti 29 e 30, che descrivono l'incontro con i "selvaggi".
L’ultimo, il 50, è l'elogio di Colombo, reso ancor più gradito dall'umorismo romanesco.


La scoperta de l’America


- E quelli? - Quelli? Je successe questa:
Che mentre, lì, framezzo ar villutello
Cusì arto, p'entrà ne la foresta
Rompeveno li rami cor cortello,

Veddero un fregno buffo, co' la testa
Dipinta come fosse un giocarello,
Vestito mezzo ignudo, co' 'na cresta
Tutta formata de penne d'ucello.

Se fermorno. Se fecero coraggio...
- A quell'omo! je fecero, chi séte?
- E, fece, chi ho da esse? Sò un servaggio.

E voi antri quaggiù chi ve ce manna?
- Ah, je fecero, voi lo saperete
Quando vedremo er re che ve commanna.


E quello, allora, je fece er piacere
De portalli dar re, ch'era un surtano,
Vestito tutto d'oro: co' 'n cimiere
De penne che pareva un musurmano.

E quelli allora, co' bone maniere,
Dice: - Sa? Noi venimo da lontano,
Per cui, dice, voressimo sapere
Si lei siete o nun siete americano.

- Che dite? fece lui, de dove semo?
Semo de qui, ma come sò chiamati
'Sti posti, fece, noi nu' lo sapemo. -

Ma vedi si in che modo procedeveno!
Te basta a dì che lì c'ereno nati
Ne l'America, e manco lo sapeveno.


[Sonetto 50]

Cusì Colombo. Lui cor suo volere,
Seppe convince l'ignoranza artrui.
E come ce 'rivò! Cor suo pensiere!
Ècchela si com'è... Dunque, percui

Risemo sempre lì... Famme er piacere:
Lui perchè la scoprì? Perché era lui.
Si invece fosse stato un forestiere
Che ce scopriva? Li mortacci sui!

Quello invece t'inventa l'incredibile:
Che si poi quello avesse avuto appoggi,
Ma quello avrebbe fatto l'impossibile.

Si ci aveva l'ordegni de marina
Che se troveno adesso ar giorno d'oggi,
Ma quello ne scopriva 'na ventina!

(Cesare Pascarella)

lunedì 11 ottobre 2010

Improvvisamente, l'autunno



Giorni velati di tristezza, non possiamo nasconderlo e non possiamo far finta di nulla.

Fatti di cronaca orrendi, che non voglio nemmeno ricordare per pudore, a cui si aggiunge il mesto rientro in patria delle salme dei nostri quattro militari uccisi in Afghanistan.

E il volto triste dell’ottobre, improvvisamente freddo e piovigginoso.

Voglio esprimere tutti questi sentimenti con il II Movimento del Concerto n. 23 in La maggiore per Pianoforte e Orchestra, KV 488, di W. A. Mozart (anno 1786).

È lo stupendo Andante, trattato alla "Siciliana" nel tempo di 6/8, in Fa # minore.
Per alcuni aspetti si potrebbe confondere con la musica di Schubert, di Chopin, di Beethoven...

È Mozart.


Il disco di questo concerto (con Maria Yudina come pianista) fu trovato nel giradischi di Stalin il giorno della sua morte (5 marzo 1953). Era una musica che commuoveva "Baffone" fino alle lacrime, e fu l'ultima che egli ascoltò.

Era stato inciso in una sola notte e in una sola copia per il "compagno" Presidente, il quale ricompensò la Yudina con ben 20.000 rubli. La grande pianista rispose ringraziando Yosif Vissarionovich (Stalin),  dicendo che avrebbe pregato "giorno e notte" perché il Signore gli perdonasse "tutti i suoi crimini"; gli rese noto inoltre che il denaro  lo aveva donato alla sua parrocchia per la riparazione della Chiesa.

L'episodio è ricordato da Shostakovich nelle sue "Memorie" (Mondadori, 1979).

Stalin non rispose, né fece arrestare questa volta la coraggiosa contestatrice. Ma parlarono i fatti.
L'arte ebbe la meglio.

Anche i grandi dittatori, a quanto pare, hanno un'anima.

domenica 10 ottobre 2010

10.10.10. La data perfetta

Oggi è una data particolare.

Una data da primi della classe, tutta dieci.

Per avere una pagella con questi voti bisognerà aspettare altri cento anni.
Ma, come cantano i Nomadi e Guccini, noi non ci saremo… Accontentiamoci di questa.

Il dieci è il numero della pienezza. Anche perché le dita sono dieci, e arrivati a contare fino all’ultimo dito, bisogna ricominciare da capo.

Pitagora, che vedeva nei numeri l’archè, il principio di tutte le cose, sul dieci ha costruito un’intera filosofia; e i suoi discepoli su questo numero che costituiva la “Tetractys”, il triangolo equilatero di lato 4, prestavano giuramento come sopra una divinità.

Noi invece più scolasticamente ci siamo limitati da ragazzi a imparare la tavola pitagorica, ovverossia le tabelline. Quando dico noi, intendo dire quelli che non avevano ancora nell’astuccio il calcolatore.

Dieci sono i Comandamenti di Dio, le “dieci parole” date a Mosè sulle quali si fonda la vita religiosa e morale dell’uomo.

Il Decalogo della Bibbia è diventato poi l’esempio per formulare altri numerosissimi decaloghi. Ce ne sono di ogni genere; da quelli salutisti a quelli del bon ton.
Io stesso mi sono cimentato in un “decalogo del socialblog”…


Dobbiamo infine notare che la data di oggi è 3 volte dieci. Quindi non abbiamo solo la pienezza del dieci, ma anche la perfezione del tre: “ogni trio è perfetto”.

Gustiamoci dunque questa data memoranda, anche se i tempi purtroppo non sono dei migliori.
Mi riferisco in particolare all’attentato di ieri in Afghanistan, nel quale hanno perso la vita quattro nostri eroici militari, alpini della Julia.

Il tempo atmosferico invece promette bene. La degna cornice per una  data perfetta.


Foto in alto: "Mosè" (1513-15), Michelangelo, Basilica di S. Pietro in Vincoli, Roma.

sabato 9 ottobre 2010

Per Sarah



Non ci sono parole per esprimere l'orrore, l'indignazione, e lo sconcerto, per l'uccisione della quindicenne Sarah Scazzi ad opera di un familiare, uno zio.

Per questo preferisco salutare Sarah, nel giorno delle sue esequie, con le note di una dolcissima preghiera.

Solo la certezza che Sarah è nella gioia del Paradiso, lei che ha difeso fino alla morte la sua dignità di essere umano,  riesce a farmi soppportare il dolore per questo crimine orrendo.

Dai "Salmi per il nostro tempo" di Marcello Giombini (1970),  "Ho lottato tanto".

Una bellissima preghiera per una splendida ed eroica ragazza del nostro tempo.

giovedì 7 ottobre 2010

Lepanto. Una battaglia memorabile



Non si può lasciar passare sotto silenzio la data del 7 ottobre, che ricorda la battaglia di Lepanto, nella quale fu respinto dalla flotta cristiana l'espansionismo turco nel Mediterraneo e in Europa.

Grande artefice di questa straordinaria vittoria (la flotta cristiana era inferiore per uomini e mezzi) fu certamente la Serenissima Repubblica di Venezia, che abbandonato il suo tradizionale mercantilismo, si pose alla testa dell'armata europea.

Infatti i turchi, dopo aver espugnato la roccaforte veneziana di Famagosta (Cipro), contravvenendo alle condizioni di resa avevano passato per le armi i difensori e scorticato vivo (!) il loro generale Marcantonio Bragadin; ne avevano poi impagliato la pelle e dopo averla issata sul pennone della nave ammiraglia, l'avevano portata come macabro trofeo a Istanbul.

Con un colpo di mano i Veneziani riuscirono in seguito a trafugarla e riportarla in patria.

L'orrendo misfatto scosse profondamente Venezia e l'Europa intera che, coalizzatasi, ottenne una schiacciante quanto imprevedibile vittoria nelle acque del golfo di Corinto, a Lepanto, la domenica 7 ottobre 1571.

Con tutto il rispetto per gli avversari, venne salvata la nostra civiltà.
La vittoria fu così clamorosa che il Papa S. Pio V l'attribuì all'intercessione della Beata Vergine, "aiuto dei Cristiani".

Voglio ricordare la grande vittoria (difensiva) di Lepanto con la musica di Antonio Vivaldi. Il gioioso 3 Concerto in Sol Maggiore, RV 310, dell'Estro Armonico (1711) va benissimo.

Tutt'altra musica che il rombo dei cannoni... Ma sempre ad opera di un grande veneziano.

Ho trovato i funghi!



Nella stagion che il mondo sfoglia e sfiora,
ad allietare il bosco un po’ intristito
tra gli umidi cespugli viene fuora
ogni tipo di fungo colorito.

Ecco là i pinaroli, gialli e belli,
i gallinacci invece son rossastri,
bianchi come la luna gli ordinelli,
ma ne trovi anche viola e pur bluastri.

Di capre le boscaglie sono piene:
bigie, brune, verdognole le vedi.
I funghi buoni stan nascosti bene,
capre e fungacci li hai sempre tra i piedi.

Alta e sclanciata, al gambo con l’anello,
la bubbola è regin della foresta.
Guarda dall’alto del suo gran cappello
la vescia, bassa e tonda, tutta testa.

Ma più vistosa ancora è l’amanita
cesarea, la più bella del reame;
splendente nel color, rossovestita,
e bona, nella prova del tegame.

Ovulo, cucco ed altri nomi ha assai,
ché da piccola all’uovo ben si lega.
Sta’ attento, amico, a non scambiarla mai
con quell’altra amanita che ti frega.

Ma cercando nel folto di un macchione
vedo apparir, miracolo divino,
una cappella grossa e un po’ marrone,
la tipica cappella del porcino.

È noto a tutti, anche ai più inesperti,
che se ne trovi uno così bello,
nei suoi dintorni, si può stare certi,
ce ne son da riempir tutto il corbello.

E così ho fatto proprio stamattina.
Nei boschi a girellare sono andato,
e dopo capre e funghi di dozzina
un cestin di porcini ho rimediato.

Sono un ricercatore. Amicusplato.

martedì 5 ottobre 2010

Fratello sole, sorella luna: al pianoforte, Liszt!



La straordinaria figura di S. Francesco non solo ha mobilitato il popolo cristiano, e direi il mondo intero, nella via della pace e della fratellanza, ma ha anche ispirato artisti di ogni genere, che mi pare inutile ricordare, tanto sono noti, a partire da Dante e Giotto.

Del resto, lo stesso S. Francesco è stato un artista vero e proprio.
Il suo "Cantico di Frate Sole" è all'origine della letteratura moderna, ed è stato imitato perfino da Gabriele D'Annunzio nelle Laudi ("La sera fiesolana"). Ed è tutto dire...

Tra i musicisti contemporanei, le "Quatre petites prières" di Francis Poulenc (1948), per coro maschile, rimangono tra le composizioni di maggior prestigio e bellezza.

Ben più conosciute le musiche di Riz Ortolani, cantate da Claudio Baglioni (e da Donovan in versione inglese) nel film di Franco Zeffirelli "Fratello sole, sorella luna" (1972).

La melodia della canzone omonima ("Fratello sole, sorella luna") cantata da Claudio Baglioni, non è però di Riz Ortolani (come talvolta si pensa), ma si tratta di un canto medievale: "Sia laudato San Francesco".

Si trova nel celebre "Laudario Cortonese", un manoscritto della fine del XIII secolo, scoperto casualmente nel 1876 a Cortona. A partire dagli anni 1960-70 concerti e dischi lo hanno reso celebre in tutto il mondo.

Anche Franz Liszt rimase affascinato dalla vita di S. Francesco (di cui portava il nome); e proprio all'inizio della sua conversione alla fede cattolica e alla vita religiosa, nel 1862, compose in onore del Santo di Assisi il "Cantico del sol", che ebbe varie rielaborazioni.

Noi postiamo per brevità il "Preludio" di questo bellissimo Cantico, per pianoforte.

Mi ha colpito il fatto che la composizione è chiaramente ispirata dalle note iniziali di "Sia laudato San Francesco" del Laudario Cortonese, o se vogliamo, "Fratello sole, sorella luna".

Poiché il Laudario Cortonese è stato scoperto successivamente, bisogna pensare che Liszt conoscesse questo canto francescano per altra via.

Non può essere una coincidenza. E poi, le vie del Signore sono infinite...


lunedì 4 ottobre 2010

Nella festa di S. Francesco una poesia di Giulio Salvadori


Nella festa di S. Francesco d'Assisi presentiamo una bella poesia di Giulio Salvadori (1862-1928), fine poeta e letterato toscano, di Monte S. Savino (Arezzo).
Poesia “francescana” in ogni senso. Sia perché l’argomento è tratto dai Fioretti (Cap. XVI), sia perché nella sua voluta semplicità fa pensare al Cantico delle Creature.
Il Salvadori, professore di Stilistica alla Sapienza di Roma e poi  primo docente di Letteratura Italiana all'
Università Cattolica di Milano, fu un vero discepolo di S. Francesco; ne studiò accuratamente gli scritti, si ispirò alla sua concezione della natura, immagine di Dio, e soprattutto modellò la propria vita sugli ideali di fede, umiltà e carità. 
Fu terziario francescano, ed è sepolto nella Basilica dell’Ara Coeli a Roma. È in corso  la causa di beatificazione.


Giulio Salvadori

LA PREDICA AGLI UCCELLI


Francesco, andando con la compagnia,
alberi vide ai lati della via

ed una moltitudine d’uccelli
che piegavan col peso i ramoscelli.

Ed ei si volse tanto lieto in viso
che gli ridea negli occhi il Paradiso.

“Fratelli miei, voi grati esser dovete
a chi vi fece creature liete:

e sempre voi dovete Lui lodare
perché v’ha fatti liberi a volare,

e v’ha dato di piume il vestimento,
sì che non vi fa danno acqua né vento.

E voi non seminate eppur mangiate
e dell’acqua del ciel v’abbeverate;

lume v’ha dato a fabbricarvi il nido,
e delle vie del cielo istinto fido:

tanto, uccelli, v’amò l’alto Signore:
or voi rendete a Lui col canto onore”.

Mentre Francesco così stava a dire,
ei battean l’ali quasi a plaudire,

e abbassavan le brune testoline
e allegrezza mostravan senza fine.

E San Francesco ancor si rallegrava
maravigliando, poi che lo mirava

l’alata moltitudine ascoltando,
come la folla fa, che ascolta un bando.

Poi fece il segno lor di santa croce,
dicendo: andate! E a quella voce,

in aria si levarono festanti
e si sentian maravigliosi canti.

Poi, secondo la croce, obbedienti
se n’andaron partiti ai quattro venti.

E in tutte le sue parti il ciel sereno
fu dei lor canti armoniosi pieno.


(Dal Canzoniere Civile, 1889)


Nella foto in alto: "S. Francesco predica agli uccelli", Codice miniato (sec. XIII),  Museo Civico Amedeo Lia, La Spezia

domenica 3 ottobre 2010

Oktoberfest, ma con Mozart e la Kobayashi!



Il mese di ottobre è agli inizi e in questa prima domenica gli diamo il degno benvenuto con un grande concerto di Mozart.

Si tratta del Concerto per Pianoforte e Orchestra, n. 26, in Re maggiore, K. 537, denominato "Concerto dell'Incoronazione".

L'incoronazione è quella di Leopoldo II a Sacro Romano Imperatore, avvenuta il 9 ottobre 1790.

Leopoldo II era stato Granduca di Toscana col nome di Pietro Leopoldo, autore di grandi riforme. Abolì per primo nel mondo moderno la pena di morte e la tortura, il 30 novembre 1786 ed eliminò i privilegi feudali senza bisogno della ghigliottina, prima della Rivoluzione francese.

Questo splendido concerto di Mozart viene reso ancor più avvincente dalla incredibile performance della giovanissima pianista giapponese Aimi Kobayashi (1995), qui appena undicenne.

Non si tratta di un fenomeno da circo, ma di una vera "ragazza prodigio", che sta ormai dimostrando di essere una delle più grandi pianiste in circolazione, acclamata nei più prestigiosi teatri di tutto il mondo.

Si noterà come la ragazzina, in questo "Allegro", che costituisce il primo movimento del concerto, non sia una meccanica - se pur perfetta - esecutrice di note, ma una vera interprete della partitura mozartiana, con una capacità espressiva da lasciare stupefatti.

Mozart, enfant prodige, non può che essere soddisfatto...